Venzone - MondoStoria

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Venzone

Borghi > Friuli Venezia Giulia

Rinato dopo il devastante terremoto del 1976, il cui epicentro fu l'antistante vetta del monte San Simeone, Venzone è un paese del quale si parla spesso al passato remoto o all'imperfetto: il primo con riferimento alla sua lunga storia di chiave di accesso dai territori germanici, il secondo a proposito di ciò che era prima che il tempo si fermasse, quel fatidico 15 settembre. Solo la certosina numerazione e catalogazione dei marmi, delle pietre, delle cornici dei suoi edifici storici, operata con amore e dedizione dai suoi abitanti, ha consentito il ripristino del suo volto medievale, sfregiato dalla furia del sisma solo pochi anni dopo che lo Stato italiano lo aveva vincolato quale «unità monumentale sottoposta a tutela integrale». Memoria storica del borgo, e sua carta di identità, è la duplice cinta di mura candide, sulla quale svettano torri duecentesche che ne fanno la più suggestiva città murata del Friuli. Fondato prima del Mille alla confluenza del Tagliamento con la Venzonassa, in una posizione di notevole transito commerciale tra la pianura friulana e i valichi alpini, l'abitato era attraversato dalla celebre "Strada dell'ambra", che portava la preziosa resina fossile dal nord Europa verso i mercati mediterranei, ma la sua fortuna fu legata soprattutto allo speciale privilegio concesso dal patriarca di Aquileia, che le riconosceva il diritto di dazio sulle merci in transito. Sorsero così, grazie ai lauti guadagni garantiti dal commercio, splendidi edifici pubblici, ricche dimore borghesi e preziosi luoghi di culto, che la storia ha consegnato intatti al terremoto del 1976 insieme alle sue fortificazioni, erette a partire dal 1258 per volere di Glizoio di Mels, esponente di un'importante famiglia feudale locale. Circondate da un profondo fossato in cui un tempo scorreva l'acqua del torrente Venzonassa, le mura hanno un andamento esagonale piuttosto irregolare, scandito da un munito sistema di sedici torri. Completamente distrutte, esse sono state in gran parte ricomposte con i pezzi originari, così come il gotico Palazzo comunale, della fine del Trecento ma già riedificato dopo l'ultima guerra, e il duomo, capolavoro del maestro Giovanni Griglio ( attivo qui e a Gemona tra il 1337 e il 38 ) nel quale spicca la decorazione plastica dei portali. Sul sagrato della chiesa è stata cancellata e fedelmente ricostruita anche la trecentesca cappella cimiteriale di San Michele, nella cui cripta sono conservate le cosiddette "mummie di Venzone", cadaveri del XVII-XIX secolo disseccati per un raro processo naturale.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu