Venosa - MondoStoria

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Venosa

Borghi > Basilicata

Patria del poeta Quinto Orazio Fiacco, Venusio sorse per opera dei Sanniti su un tormentato pianoro alle propaggini orientali del monte Vulture, lungo la linea di confine tra l'Apulia e la Lucania. Conquistata nel III secolo a.C. dai Romani, i quali vi dedussero una colonia latina e prolungarono fino a qui la via Appia (all'epoca limitata a Benevento), la città conserva abbondanti riferimenti all'età classica, qui evolutasi senza soluzione di continuità nel Medioevo cristiano grazie all'abbondante uso di materiale di spoglio sia in edifici pubblici che privati. La memoria storica del luogo perpetua il ricordo dell'illustre figlio, che qui nacque nell'anno 65 a.C., nella cosiddetta Casa di Orazio, in realtà un ambiente termale a forma di emiciclo, appartenuto a una domus patrizia del II secolo d.C. Di ben altro spessore sono invece le rovine romane del Parco archeologico, vasta area di scavo comprendente resti di edifici di età repubblicana e imperiale, tra i  quali spiccano una domus del II secolo a.C. e un grande edificio termale articolato in vari ambienti, in uso dal I secolo a.C. al IV d.C. Sul lato opposto della strada si trova l'anfiteatro (I secolo d.C.), mentre il tufo della collina oltre il cimitero cela un vero e proprio dedalo di catacombe sia cristiane che ebraiche. Di qualche secolo più tardo è invece il complesso abbaziale della Santissima Trinità, uno dei più singolari documenti architettonici medievali dell'Italia meridionale, ai margini orientali dell'abitato. L'insieme, di grande fascino e suggestione, è costituito da tre corpi distinti. Il primo è la Chiesa vecchia, dalla semplice facciata con ingresso porticato e interno assai rimaneggiato, sulle cui pareti restano brani di affreschi bizantineggianti; essa sorse in epoca normanna (XI secolo) su un preesistente edificio di culto paleocristiano ( del quale rimane la cripta ) a sua volta fondato su un tempio pagano dedicato alla dea Imene. Sulla destra del prospetto sporge il corpo di fabbrica del palazzo abbaziale, collegato con l'atrio della chiesa e aperto a pianterreno da due arcate sostenute da pilastri cruciformi di epoca longobarda. Sul retro della chiesa, oltre l'abside, si aprono invece le scheletriche navate della Chiesa nuova, iniziata dai Benedettini nel 1135 grazie al reimpiego di materiali provenienti dai vicino anfiteatro. Dell'edificio, romanico con influssi borgognoni, furono però ultimati soltanto i muri perimetrali, parte del colonnato, le tre absidi e il transetto, che oggi rimangono a documentare l'ambizioso progetto della fiorente comunità monacale di creare un'unica, immensa basilica con la Chiesa vecchia.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu