Tarquinia - MondoStoria

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Tarquinia

Borghi > Lazio

Come quella famosa pubblicità del vecchio Carosello, anche a proposito di Tarquinia potremmo dire «basta la parola!». Se c'è un luogo che l'immaginario collettivo associa più di ogni altro alla raffinata civiltà etrusca, è proprio la città laziale. Ultimo scampolo di Maremma su un pianoro tufaceo affacciato sul litorale tirrenico, l'etrusca Tarchuna raggiunse la massima potenza politica e commerciale tra il VII e il IV secolo a.C. Di quell'epoca sono insostituibile documento le tombe ipogee della necropoli dei Monterozzi, che spaziano dall'età arcaica (VI-V secolo a.C.) fino a quella ellenistica (II-I secolo a.C.), in gran parte ravvivate da affreschi di inestimabile valore. Annunciata ciascuna da un casottino di ingresso, esse custodiscono uno dei maggiori complessi pittorici dell'antichità, con decorazioni policrome di commovente vivacità e freschezza, nelle quali l'armonia del disegno e dei colori raggiunge vertici di insuperabile bellezza. Tredici sono quelle aperte al pubblico ( con ambiente ipogeo ermeticamente protetto da vetri che ne salvaguardano il delicato equilibrio climatico ) tra le quali spiccano quelle dei Giocolieri, della Caccia e Pesca, del Cacciatore, delle Leonesse, della Pulcella, dei Caronti e dei Leopardi (con il delizioso flautista, emblema stesso del mondo etrusco). Completa il percorso archeologico il Museo Nazionale Tarquiniense, alloggiato nel quattrocentesco palazzo Vitelleschi, sulla piazza che segna l'ingresso al nucleo medievale della città: la veste architettonica dell'edificio fonde elementi gotici con altri rinascimentali, che trovano compiuta sintesi nel cortile interno. Tra i pezzi custoditi al museo spicca per importanza storica e per valore artistico il gruppo dei Cavalli alati, eggiadra scultura templare etrusca del IV-III secolo a.C. Lasciate le antichità museali, un salto di parecchi secoli ci porta dapprima alla chiesa di San Francesco, la cui facciata mostra elementi romanici e gotici; quindi a San Martino, con abside di ispirazione arabo-normanna; e poi a Santa Maria di Castello, lungo il tratto occidentale della cerchia muraria, nella parte più antica dell'abitato. Capolavoro dell'edilizia sacra locale, quest'ultima fu iniziata nel 1121 e consacrata nel 1208: annunciata da una semplice facciata con campaniletto a vela, portale e bifora, mostra un interno basilicale con pavimento a mosaico cosmatesco, nel quale spiccano il fonte battesimale ottagonale e il pergamo duecentesco.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu