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Sorrento

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Protagonista tra le più sincere e appassionate di quella favola poetica che si incarna nelle note nostalgiche della musica napoletana, Sorrento vive da sempre a sulla linea di confine tra la realtà e un mito alimentato dalle sue leggendarie canzoni , prima fra tutte Torna a Surriento. Immersa nella rigogliosa vegetazione che copre il versante nord-occidentale della penisola cui dà il nome, la città è adagiata su una terrazza tufacea a picco sul mare , in una cornice paesaggistica e ambientale  cara a poeti , pittori e incisori  fin dalla metà del Settecento . Perfino  il nome , Surrentum , pare legato alla presenza delle sirene e del loro canto ammaliatore , ad accrescere  ulteriormente  l'impalpabile magia del luogo. Di certo si sa che la zona fu lussuosa dimora patrizia romana sopratutto in età imperiale , come testimoniano i resti di numerose ville , con peschiere , ninfei e installazioni marine. Lo stesso tracciato urbano , articolato attorno ai due assi ortogonali  di via Tasso ( intitolata al poeta , nativo del posto ) e via San Cesareo, tradisce origini classiche , cui l'impietoso incedere del tempo e l'avvicendarsi di dominatori stranieri ha però sovrapposto soluzioni abitative e stilistiche di varia origine e provenienza, uniformate tra sei e settecento da un'opera di rinnovamento edilizio in chiave barocca. Tra le istituzioni più illustri ereditate dal suo passato, Sorrento annovera il cosiddetto Sedil Dominova, loggia cinquecentesca che documenta l'organizzazione amministrativa della città, ripartita all'epoca in due sedili nobiliari: essi erano «edifici in forma quadrangolare con ampi ingressi laterali, nei quali i nobili convenivano per intrattenervisi e i delegati di costoro discutevano gli affari pubblici». Unico in tutta la Campania, il Sedil Dominova è costituito da due arcate in piperno (roccia eruttiva di colore grigio) chiuse da balaustre e coronate da una cupola seicentesca formata da embrici maiolicati di colore giallo e verde. L'edilizia religiosa replica principalmente con il duomo, rifacimento quattrocentesco di un precedente luogo di culto e più volte rimaneggiato anche in seguito, al cui interno sono custoditi arredi e sculture cinquecenteschi, oltre a un coro ligneo a intarsio realizzato da artigiani locali agli inizi del Novecento. Ma importanti sono anche altri edifici sacri, come la chiesa di Sant'Antonino, con portale dell'XI secolo, e il piccolo chiostro di San Francesco (sec. XIV), ad archi poggianti su pilastri ottagonali in una pittoresca cornice di palme e buganvillee.

 
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