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Soriano nel Cimino

Borghi > Lazio

Nell'incantata campagna viterbese, appena corrugata dal modesto rilievo dei Monti Cimini, appare all'improvviso, quasi dal nulla, l'impetuoso colle sul quale si addensa Soriano, stretta attorno alla sua rocca come per difendersi. Dal basso verso l'alto è un susseguirsi di case e di tetti il cui ritmo si fa sempre più incalzante, fino a raggiungere il duecentesco profilo merlato del castello, eretto nel 1278 da Orso Orsini all'ombra del pontefice Niccolò III, suo zio, quel «figliuol dell'orsa, cupido sì per avanzar li orsatti» ricordato da Dante tra i simoniaci nel canto XIX dell'Inferno. La poderosa fortezza, vasto complesso di bastioni e cortine dominate dall'imponente maschio, fu realizzata incorporando un preesistente torrione appartenuto alla famiglia Guastapane, signori locali accusati di eresia e cacciati pochi anni prima: giusto in tempo perché il pontefice potesse trascorrervi la sua ultima estate, nel 1280. Se la rocca posta a coronamento dell'abitato domina il panorama da qualsiasi parte si guardi, è però nella parte più bassa che sorge il monumento di maggiore interesse del borgo, palazzo Chigi-Albani, iniziato nel 1562 dal cardinale e vescovo-principe di Trento Cristoforo Madruzzo su progetto dell'architetto Jacopo Barozzi da Vignola, e portato a compimento re Settecento dai principi Albani. L'imponente edificio si compone di tre corpi di fabbrica: il primo e il pianterreno del secondo appartengono alla fase costruttiva cinquecentesca, mentre il piano nobile di quest'ultimo e il terzo, minore e allungato verso l'interno, sono settecenteschi. Un cortile tra il primo e il secondo corpo accoglie i fantasiosi gruppi scultorei della fontana Papacqua, complessa creazione manierista in parte scavata nella roccia, il cui gruppo centrale è costituito da una vasca sulla quale è adagiata una grande figura femminile dai piedi di capra, con putti; sulla sinistra è raffigurato il dio Pan, mentre in secondo piano si vedono satiri e figure di animali. A questa scena di ispirazione pagana, dalla controversa interpretazione, si affiancano figure bibliche come il Mosè, e allegoriche come le Quattro stagioni. Prima della sua costruzione, il paese beneficiava di un'altra fontana, ancora oggi esistente, fatta erigere da papa Niccolò V alla metà del Quattrocento in vaghe forme longobarde: su una vasca circolare in peperino si erge una colonna conclusa da un capitello con maschere dalle quali escono i getti d'acqua, sormontate da un'edicola con le insegne papali.

 
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