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Sbarco in Normandia (1944)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1900 d.C. al 1945 d.C. > Seconda Guerra Mondiale (1939-1945)

Luogo: Normandia, Francia
Data:
6 giugno 1944
Forze in Campo:
Stati Uniti , Regno Unito , Canada , Francia Libera e Polonia contro la Germania
Esito:
Vittoria Alleata
Comandanti:
Stati Uniti , Regno Unito , Canada , Francia Libera e Polonia:
Dwight D. Eisenhower , Bernard Montgomery , Trafford Leigh-Mallory , Bertram Ramsay , Omar Bradley e Miles Dempsey - Germania: Gerd von Rundstedt , Erwin Rommel e Friedrich Dollmann

L'attacco alle coste normanne, sferrato dalle truppe alleate il mattino del 6 giugno del 1944, non fu solo la più grande operazione anfibia mai ideata e portata a termine nella storia della guerra, ma anche l'inizio di quella campagna ( Eisenhower la definì crociata ) che avrebbe portato alla sconfitta della Germania nazista e alla liberazione dell'Europa. Le operazioni del D-Day, che sarebbe passato alla storia come "il giorno più lungo", non furono una battaglia compiuta e a sé stante; costituirono piuttosto la prima di una serie di operazioni che entro la fine di luglio avrebbero portato alla sconfitta delle forze tedesche in Francia e, in seguito, alla liberazione dell'intero paese fino al Reno. Questa grande battaglia, che pure ebbe molte fasi distinte, è nota agli storici nel suo insieme come "la battaglia di Normandia". Ma senza le operazioni del D-Day, senza gli sbarchi della fanteria, senza i lanci di tre divisioni aviotrasportate, operazione mai tentata prima e che fino all'ultimo lasciò i comandanti alleati col fiato sospeso, non ci sarebbe stata nessuna battaglia di Normandia, nessuna liberazione della Francia né dell'Europa. Quello che segue è, in breve, il racconto di questa operazione; la storia degli uomini che, stanchi, infreddoliti, spossati dal mal di mare, misero piede su quelle spiagge all'alba di un giorno di giugno di ormai più di sessanta anni fa.

Le Forze in Campo:
Le 4.572 navi alleate trasportavano i 173.000 uomini e gli innumerevoli carri, cannoni e mezzi del corpo di spedizione destinato a dare avvio all'Operazione Overlord. Ad attenderli sulle coste normanne, schierati tra la foce dell'Orne e la penisola del Cotentin, i quasi 200.000 soldati della VII armata tedesca al comando del Generale Dolmann.

La Battaglia:
Alle 21,15 del 5 giugno 1944, tra i molti messaggi in codice, Radio Londra trasmise alla Francia occupata il verso di una poesia di Verlaine: "Blessent mon coeur d'une langueur monotone". Era l'avviso per la resistenza francese che l'invasione alleata del continente sarebbe avvenuta entro le ventiquattro ore. In quello stesso momento una gigantesca flotta composta da 4.572 navi di ogni tipo salpava le ancore da decine di porti dell'Inghilterra meridionale per la più grande operazione di sbarco mai tentata fino allora. Sotto il comando del generale Dwight D. Eisenhower, comandante dello SHAEF (Supreme Headquarters Allied Expeditionary Forces), il XXI gruppo d'armate agli ordini del maresciallo sir Bernard Law Montgomery avrebbe, dopo poche ore, attaccato la "Fortezza Europa" di Hitler. A bordo delle navi da trasporto o stipati sui mezzi da sbarco stavano i 173.000 soldati destinati a creare e consolidare la testa di sbarco: erano gli uomini del 7° e 5° corpo d'armata statunitensi, comandati dai generali Collins e Gerow, che formavano la I armata statunitense di Omar Bradley, e quelli del 1° e 30° corpo britannico, al comando dei generali Bucknann e Crocker, che erano le due grandi unità della II armata britannica del generale Dempsey. Lasciata la costa, le navi si diressero verso un punto di incontro chiamato in codice "Piceadilly Circus", da dove i vari convogli si misero in rotta, lungo percorsi preventivamente liberati dalle mine, verso le zone di sbarco assegnate alle varie unità. Obiettivo dell'attacco generale era il tratto di costa della Normandia che va dalla foce della Dive alla penisola del Cotentin. L'area di sbarco era stata suddivisa in cinque spiagge. Le prime tre, più orientali, furono assegnate agli inglesi: la 3a divisione di fanteria aveva il compito di sbarcare nella zona di Merville, sulla spiaggia denominata in codice "Sword"; la 3a divisione di fanteria canadese e la 50a divisione inglese dovevano prendere terra sulle spiagge designate come "Juno" e "Gold", davanti ad Arromanches e Coursellessur-Mer. Agli Americani spettarono le due spiagge più occidentali: il 5° corpo, con la l' e la 29a divisione di fanteria, doveva sbarcare a "Omaha"; la 4a divisione e il 7° corpo a "Utah", alla base della penisola del Cotentin. Di fronte a loro le divisioni della VII armata del generale Dolmann, parte del gruppo d'armate B comandato dal Feldmaresciallo Erwin Rommel. Mentre erano in navigazione verso la costa francese le grandi colonne di navi venivano sorvolate da centinaia di aerei da trasporto e da alianti al traino di bombardieri; portavano gli uomini delle tre divisioni aviotrasportate ai quali spettava il compito di mettere piede, per primi, sul suolo del continente e di conquistare gli obiettivi strategici nell'entroterra normanno, per difenderli fino a quando le truppe di terra li avrebbero rilevati. Era trascorsa da pochi minuti la mezzanotte del 6 giugno, il giorno passato alla storia come il D-Day, quando sei alianti si posarono nei pressi dei ponti di Ranville e di Bénouville, sul canale di Caen e sul fiume Orne; trasportavano un battaglione d'assalto della 6a divisione paracadutisti inglese che in pochi minuti, sotto agli occhi degli stupefatti difensori, si impadronì dei passaggi e si dispose a difesa. Verso le 3,30 iniziò il lancio dei paracadutisti della 6a divisione, ma una serie di errori da parte dei piloti fecero mancare le zone di lancio e gli uomini si trovarono dispersi su un'area molto vasta: alcuni paracadutisti presero terra addirittura a oltre 100 km di distanza. Dopo il primo sbandamento gli Inglesi riuscirono a organiizzarsi e, riuniti in vari gruppi, di battaglioni diversi, improvvisarono una serie di azioni nelle retrovie tedesche. Alla stessa ora, alle spalle della spiaggia Utah, iniziarono i lanci dei paracadutisti americani della 101a e della 82a aviotrasportate, ai quali era stato assegnato il compito di impadronirsi dei passaggi che, attraverso la zona paludosa, portavano verso l'entroterra. Anche a Utah l'imprecisione dei lanci aveva creato gravi problemi alle truppe; un battaglione del 505° reggimento della 82a divisione venne lanciato direttamente stilla cittadina di Sainte-Mère-Église che stava bruciando a causa del bombardamento. Molti paracadutisti, rimasti impigliati sui tetti e sugli alberi illuminati dalle fiamme, furono facile bersaglio dei Mauser tedeschi. Ma in poco tempo anche gli Americani riuscirono a riorganizzarsi e si diressero verso gli obiettivi loro assegnati in attesa dell'arrivo delle truppe che di lì a poco sarebbero sbarcate. La costa normanna prescelta per l'attacco dal generale Eisenhower, comandante supremo alleato, era presidiata dalla 7a armata tedesca composta per la maggior parte da divisioni di seconda linea. Il servizio informazioni di Rommel aveva intercettato e compreso il messaggio inviato da Radio Londra alla resistenza francese, ma, incredibilmente, la 7a non era stata allertata perché i Tedeschi si aspettavano un'offensiva sul passo di Calais, la parte più stretta del canale della Manica. Alle prime luci dell'alba del 6 giugno la flotta da sbarco giunse al largo della costa normanna e mentre le truppe della prima ondata prendevano posto sui mezzi da sbarco, i cannoni della flotta iniziavano un pesante bombardamento sulle posizioni costiere tedesche. Alle 6 del mattino le prime truppe del corpo di spedizione alleato, posto sotto il comando del maresciallo Montgomery, mettevano piede sulle spiagge continentali e davano inizio al "giorno più lungo". Le truppe britanniche e canadesi sbarcate sulle spiagge occidentali Sword, Gold e Juno trovarono una resistenza piuttosto scarsa, quindi, occupati con facilità i villaggi costieri, iniziarono a portarsi verso l'interno, dove però si scontrarono con una difesa tedesca più decisa. Gli uomini del genio preparavano intanto il terreno per lo sbarco dei carri della 7a divisione corazzata ma, poiché le grandi onde atlantiche rendevano difficili le operazioni, gli Sherman inglesi entrarono in combattimento solo nel pomeriggio. Nel corso della giornata la brigata commandos del generale Lord George Lovat raggiunse i ponti di Bénouville e si unì ai paracadutisti che li avevano conquistati e difesi accanitamente fino allora. Intorno alle 6 i fanti della 4a divisione statunitense erano sbarcati sulla spiaggia Utah dove avevano trovato una certa resistenza da parte dei difensori tedeschi che li costrinse a impegnare una serie di combattimenti. Dopo circa un'ora, grazie anche all'appoggio dei cannoni delle navi, le difese tedesche furono messe a tacere e gli Americani cominciarono a muoversi cautamente verso l'interno. Nel pomeriggio i reparti avanzati della 4a divisione si congiunsero con i paracadutisti aviotrasportati e si arrestarono per consolidare la testa di ponte. Sulla spiaggia Omaha sbarcarono i reggimenti di due delle divisioni più famose dell'esercito: la la e la 29' di fanteria americane. Ma a presidiare la spiaggia trovarono la 352' divisione di fanteria tedesca, un'unità ben addestrata e al completo degli effettivi, che casualmente si era schierata nel settore pochi giorni prima. La spiaggia era tenuta sotto tiro da decine di fortini di cemento tedeschi, muniti di mitragliatrici e lanciarazzi, mentre dall'immediato entroterra batterie di pezzi da 75 mm e plotoni di mortai battevano le truppe appena sbarcate. Le perdite si rivelarono subito molto elevate: la prima ondata rimase inchiodata allo scoperto sulla spiaggia, incapace di progredire di un metro; l'arrivo della seconda ondata non migliorò la situazione e gli uomini riuscirono a stento a raggiungere la base delle dune che offrivano una relativa copertura, ma là rimasero bloccati. Verso le undici del mattino il generale Omar Bradley, comandante della I armata statunitense di cui faceva parte il 5° corpo, fu costretto a prendere atto del fallimento dello sbarco e a considerare l'opportunità di far reimbarcare i superstiti, ma proprio allora un battaglione di truppe speciali americane (i rangers) aggregato alla 29a divisione riuscì ad aprirsi un varco verso una delle strade che portavano nell'interno, mentre anche in altri settori gli uomini, a piccoli gruppi, cominciavano ad avanzare: così, lentamente, tutto il fronte di combattimento iniziò a spostarsi in avanti. Alla sera gli Americani avevano conquistato a carissimo prezzo una striscia di terreno larga solo poche centinaia di metri, ma la testa di ponte era ormai costituita; quel pezzo di spiaggia che va da Sainte-Honorine-des-Pertes a Vierville-sur-Mer da allora sarà universalmente conosciuta come bloody Omaha, Omaha l'insanguinata. Alla fine del D-Day, anche se solo la metà degli obiettivi prefissati era stata raggiunta, gli Alleati avevano formato cinque teste di ponte sulla costa normanna, peraltro non ancora collegate tra loro. Le truppe avevano comunque messo solidamente piede sul suolo francese e i contrattacchi tedeschi dei giorni successivi non sarebbero riusciti a ricacciarle in mare. Le perdite furono alte da entrambe le parti: i Tedeschi lasciarono sul campo, compresi i prigionieri, quasi 15.000 uomini; gli Alleati persero 10.000 uomini, dei quali 6.500 erano americani, 900 canadesi, circa 3.000 inglesi, ma avevano mosso il primo passo sulla strada che un anno dopo avrebbe portato alla sconfitta della Germania nazista.

Gli Eserciti:
Nel 1944 le divisioni di fanteria statunitensi erano costituite da un organico di tre reggimenti di fanteria, ciascuno su due battaglioni, da un reggimento di artiglieria e da un reparto di autotrasporti. I soldati indossavano l'elmetto modello 1942 e l'uniforme modello 1941, con giacca e calzoni verde oliva, camicia e ghette. L'arma base della fanteria era il fucile semiautomatico Garand calibro 7,62 mm e quella d'appoggio di squadra era il BAR (Browning Automatie Rifle); i sottufficiali erano di norma armati con il mitra Thompson con caricatore a 20 o 30 colpi. Le divisioni aviotrasportate erano organizzate in modo analogo a quelle di fanteria, salvo uno dei tre reggimenti, o brigate per gli Inglesi, che era di fanteria su alianti, e gli altri due di paracadutisti. I reparti di paracadutisti americani vestivano la tuta verde oliva, gli stivaletti da lancio e portavano un elmetto con una maggiore imbottitura per proteggere la testa nel toccare terra. L'armamento individuale e di squadra era identico a quello della fanteria. Le divisioni di fanteria inglesi e canadesi che parteciparono agli sbarchi del D-Day erano formate in gran parte da veterani delle campagne che l'Inghilterra aveva combattuto contro le forze dell'Asse durante tutta la guerra. Ogni divisione comprendeva tre brigate di fanteria, su due o tre battaglioni, una di artiglieria e i servizi divisionali. La truppa portava l'uniforme marrone modello 1942, con il tipico elmetto a bacinella. L'armamento individuale consisteva nel fucile Enfield calibro 0,303 pollici e nel mitra Sten con il caratteristico caricatore laterale; l'arma di squadra era il fucile mitragliatore Bren. I reparti tedeschi schierati sulla costa normanna nel giugno 1944 erano formati da divisioni raccogliticce composte spesso da prigionieri di guerra e volontari di dubbia fedeltà. Sono stati infatti trovati libretti paga stampati in 12 lingue, tra cui il calmucco e l'ucraino. L'organico dei reparti era estremamente variabile con la costante per quasi tutte le unità di essere drammaticamente a corto di effettivi. I Tedeschi portavano una divisa grigia con stivali e un elmetto simile a quello della prima guerra mondiale. L'arma della fanteria era il fucile Mauser e la mitragliatrice Mg42, tuttora in uso in molti eserciti.

 
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