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Santo Stefano di Sessanio

Borghi > Abruzzo

Minuscolo borgo arrampicato lungo un costone sulle pendici meridionali del Gran Sasso, Santo Stefano di Sessanio è oggi rinomato più per le sue lenticchie ( piccole, nere e ricche di ferro ) che per le sue vetuste origini o per la sua atmosfera fuori dal tempo. Eppure, se potessero parlare, le terre di questo lembo di Abruzzo ci racconterebbero la storia della sua colonizzazione da parte della popolazione italica dei Vèstini. A dire il vero, in parte lo hanno anche fatto: la necropoli di Fossa, nel fondovalle, ha infatti restituito cospicue testimonianze dei primi abitanti, documentati intorno al massiccio appenninico a partire dal X secolo a.C. Con l'arrivo dei Romani il luogo fu ribattezzato Sextantia, da cui Sessanio, che ne indicava la distanza di sei miglia da Peltuinum, importante stazione lungo la via Claudia Nova, principale arteria di comunicazione verso i territori vèstini. La prima formazione dell'attuale nucleo storico sembra però risalire intorno al Mille e pare da collegarsi all'insediamento di una comunità di monaci Benedettini nella piana di Campo Imperatore e alla loro attività di bonifica del territorio e di incentivazione della pastorizia, che portò alla nascita di piccoli borghi fortificati tutto all'intorno. Notizie storiche certe si hanno solo dal Quattrocento, quando Sessanio risulta feudo della famiglia Piccolomini, che lo tenne fino al 1579 per cederlo poi ai Medici. Fu Francesco I, da poco divenuto granduca di Toscana, che ne completò il nome con la dedicazione a santo Stefano I, papa romano morto nell'anno 257 e al quale il padre Cosimo I nel 1561 aveva intitolato l'omonimo ordine religioso-cavalleresco in memoria della vittoria riportata sui Francesi a Marciano della Chiana il 2 agosto 1544 (festa del santo), durante la guerra di Siena. Furono proprio i Medici a conferire al paese la fisionomia che oggi ammiriamo, quando ai piedi della torre di osservazione medievale, eretta nel punto più alto del pendio cui è aggrappato, disegnarono un perimetro difensivo di case-mura di forma ellittica e aprirono le principali porte di accesso al paese. Su quella orientale pensarono bene di apporre il proprio stemma, sei palle in campo ovale, che campeggia anche su numerosi edifici, ornati di bifore e loggiati della stessa epoca. Molti di questi sono "voltati" e sotto gli archi si snoda un dedalo di viuzze che conducono verso la torre, alla cui sommità si può accedere tramite una scala interna, per godere il panorama del sottostante borgo e spaziare con lo sguardo fino al Gran Sasso e alla Maiella.


 
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