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Santarcangelo di Romagna

Borghi > Emilia-Romagna

Laboriosa cittadina con il cuore nel passato e la testa nel futuro, Santarcangelo di Romagna sorge ai margini sudorientali della pianura romagnola, lungo il tracciato della via Emilia. Il suo nucleo storico, attestato già nel XII secolo, occupa un poggio ( detto Monte Giove ) a guardia della grande arteria di comunicazione, dal quale si è poi sviluppato a valle; la storia della Chiesa ne registra il nome quale luogo natale di papa Clemente XIV, al secolo Giovanni Vincenzo Ganganelli, qui venuto alla luce il 30 ottobre del 1705 e titolare dello scenografico arco trionfale eretto nel 1782 nella parte bassa dell'abitato. Come tutti i borghi medievali che si rispettino, anche Santarcangelo crebbe attorno a un castello, fortificato dai Malatesta con una cinta di mura che gli avvenimenti dei secoli successivi hanno fortunatamente rispettato. Il suo impianto urbano si presenta ancora oggi in ottima salute, con stradine tortuose e vetusti edifici raccolti attorno alla rocca quattrocentesca; di forma quadrilatera, con massicce torri angolari poligonali, il severo edificio ingloba una preesistente torre trecentesca, trasformata in mastio da Sigismondo Pandolfo Malatesta nel 1447. Se l'edilizia militare è l'aspetto più appariscente del borgo, è tuttavia quella religiosa a offrire i maggiori spunti di interesse, sia all'interno che all'esterno delle mura. Nel centro storico sorge infatti la settecentesca collegiata, che seppure priva di appeal architettonico custodisce due opere trecentesche di notevole pregio; la prima è un crocifisso di scuola giottesca di un ignoto autore riminese, la seconda un grande polittico con la Maestà, del pittore veneziano Jacobello di Bonomo (1385). Uscendo dall'abitato in direzione di Verucchio, dopo circa un chilometro si incontra la pieve di San Michele Arcangelo in Acervulis (dal latino acervus, "cumulo", probabilmente riferito a laterizi per la vicina presenza di fornaci), dalla quale deriva il nome del paese: chiesa bizantina risalente al VI-VII secolo, ha un'abside esterna poligonale e un campanile romanico addossato alla facciata. Di diversa natura è invece la curiosità destata dalle oltre cento grotte scavate nel tufo di Monte Giove, cunicoli con nicchie laterali spesso conclusi da vani di forma circolare, che suscitano interrogativi ancora irrisolti: tra le tante ipotesi formulate, la più affascinante è quella che li vorrebbe luoghi di culto ipogei di epoca paleocristiana, ma non è improbabile che si tratti semplicemente di cantine o depositi per il vino di epoca molto più recente.

 
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