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San Daniele del Friuli

Borghi > Friuli Venezia Giulia

Città di luminose tradizioni culturali, San Daniele del Friuli lega però il suo nome alla ben più prosaica lavorazione della carne suina; e chi lo sa se anche in questo campo non si riflettano saperi e sapori di quell'Umanesimo di cui è imbevuta la sua storia. Battuto dalle brezze montane che spirano dalla Carnia, il borgo corona un colle che segna il limite occidentale dell'anfiteatro morenico del Tagliamento, sulla cui sommità si apre la spianata del castello, del quale rimangono una torre e resti di terrapieni, oggi sistemati a parco pubblico. Dapprima libero comune e quindi pubblico mercato tra i più importanti del Friuli, la città fu per alcuni secoli sotto la giurisdizione dei patriarchi di Aquileia, prima di passare nel 1420 in mani veneziane, che ne plasmarono la fisionomia architettonica quale oggi la vediamo (purtroppo gravemente segnata dal terremoto del 1976). Sintesi e compendio della dignità medievale è la Biblioteca Guarneriana, istituita dal canonico aquileiese Guarnerio d'Artegna (1387-1467), scrigno nel quale sono custoditi manoscritti ( taluni anche miniati ) la cui stesura abbraccia quasi cinque secoli (XII-XVI). L'illustre istituzione, purto di riferimento della vita culturale cittadina, ha sede nell'ex palazzo comunale, di impianto quattrocentesco, addossato al fianco destro del duomo e aperto al piano terra da un un portico su basse arcate. Alle sue spalle, preceduto da una breve scalinata, sorge il principale edificio religioso cittadino, annunciato da una fastosa facciata barocca, frutto di una sistemazione avvenuta nel primo quarto del Settecento. La chiesa più importante dal punto di vista artistico è però quella di Sant'Antonio Abate, oggi sconsacrata, di forme tardo-gotiche con facciata del 1470 in pietra d'Istria arieggiante modelli veneziani e ingentilita da un elegante rosone traforato. L'armonioso interno custodisce il più importante ciclo di affreschi rinascimentali della regione, realizzato a più riprese da un pittore udinese conosciuto con il nome di Pellegrino da San Daniele tra il 1497 e il 1522. Completa la visita, oltre alla gotica Santa Maria della Fratta, con garbata facciata quattrocentesca, il Museo del Territorio, nel quale all'indomani del sisma sono confluite migliaia di opere d'arte già custodite altrove; fra tutte ricordiamo una monumentale ancona lignea policroma della metà del Quattrocento, dorata e intagliata, provieniente dalla citata chiesa di Sant'Antonio Abate.

 
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