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Rodolfo Graziani

Biografie

RODOLFO GRAZIANI nacque a Filettino (Frosinone) l'11 agosto 1882. Vinto il primo concorso nella storia dell'esercito italiano per la promozione a ufficiale effettivo dai ruoli di complemento, fu nominato sottotenente di fanteria il 18 gennaio 1906 e assegnato al 1° reggimento granatieri. Tra il 1908 e il 1912 prestò servizio in Eritrea. Fu promosso tenente nel gennaio 1909, e nel 1914 fu con il suo battaglione del 1° Granatieri in Libia. Promosso capitano con anzianità al 31 dicembre 1914, iniziò la Grande Guerra nel 131° reggimento fanteria (brigata Lazio, 29° divisione). In seguito a un'ardita azione sul Carso condotta il 7 dicembre 1915 fu promosso maggiore per merito di guerra. Passato al 58° e poi al 57° Fanteria, fu promosso tenente colonnello nel novembre 1917 e colonnello l'8 dicembre 1918, dopo aver trascorso tutta la guerra al comando di truppe. Inviato in Tripolitania nell'ottobre del 1921, fu uno dei protagonisti delle campagne per la riconquista della Libia, ottenendo la promozione a generale di brigata per meriti di guerra nel 1923, quella a generale di divisione nel 1927 e quella a generale di Corpo d'armata nel 1932. Rimpatriato nel 1934, ebbe il comando del Corpo d'armata di Udine. Nel 1935 fu nominato governatore della Somalia e comandante del fronte meridionale nella guerra con l'Etiopia. Al termine della campagna ottenne la promozione a Maresciallo d'Italia, la nomina a governatore dell'Etiopia e il titolo di marchese di Neghelli. Dopo un grave attentato subito ad Addis Abeba, Graziani lasciò l'incarico nel dicembre del 1937. Rientrato in Italia, si ritirò per qualche tempo in campagna, finché il 3 novembre 1939 fu nominato Capo di Stato Maggiore dell'esercito. Il 30 giugno 1940, conservando tale incarico, fu nominato comandante superiore delle forze armate dell'Africa settentrionale, in sostituzione di Balbo, morto due giorni prima. La vittoriosa offensiva inglese segnò il declino della sua fortuna. Rientrato in Italia l'11 febbraio 1941, il 24 marzo successivo fu rimosso da tutti gli incarichi. Restò in disparte fino al settembre del 1943, quando aderì alla Repubblica Sociale, nel cui governo assunse la carica di ministro della guerra. Arrestato nell'aprile 1945, fu processato per il reato di "aiuto al nemico" e condannato a 19 anni di carcere. Amnistiato nel 1950, aderì al Movimento Sociale Italiano, del quale fu presidente onorario fino alla morte, avvenuta a Roma l'11 gennaio 1955.

 
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