Ravello - MondoStoria

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Ravello

Borghi > Campania

L'incanto del paesaggio, al quale si coniuga lo splendore di monumenti improntati ai caratteri dell'arte arabo-sicula medievale, fanno di Ravello una tra le gemme più preziose della Costiera amalfitana. Incastonato su un contrafforte che divide la valle del Dragone da quella del Reginna, il paese domina l'intero golfo di Salerno con panorami mozzafiato, come quello che si gode dal belvedere della villa Cimbrone, all'estremità dell'abitato. Ammantata di un silenzio quasi irreale, nel quale si è sopito il fervore che animava la cittadina nel Duecento, quando i lucrosi traffici col Levante garantivano benessere e prosperità rendendola «opulentissima, munitissima ed inespugnabile», Ravello si presenta oggi nella veste di raffinata mèta di soggiorno dell'entroterra amalfitano, lontana dal clamore e dalle intemperanze della costa. Sulla centrale piazza del Vescovado, cuore della vita cittadina, convivono pacificamente i due maggiori monumenti cittadini, uno religioso e l'altro civile: la cattedrale, dedicata all'Assunta, e villa Rufolo. La prima, vegliata da un campanile duecentesco, è un edificio risalente all'XI secolo ma rimaneggiato nel Settecento, nel quale fanno bella mostra di sé numerosi arredi medievali, primo fra tutti un portale bronzeo del 1179, opera di Barisano da Trani. L'interno, con pavimento sensibilmente inclinato verso la piazza per dare un maggiore effetto di profondità, vanta un ambone del 1130 caratterizzato da una rara tipologia costruttiva di derivazione bizantina, nonché un pergamo con mosaici e marmi, opera di Niccolò di Bartolomeo da Foggia (1272). Villa Rufolo, annunciata da una torre d'avvistamento, è una felice sintesi di natura e di arte, espresse con pari grazia tanto nella sua architettura ( il cui primo nucleo, ampiamente rimaneggiato, risale ai secoli XII-XIV ) quanto nell'incantevole giardino, ricco di essenze esotiche e affacciato su uno dei più celebri panorami della Costiera amalfitana: la «musicalità di luci e di colori» che lo ammanta ispirò a Richard Wagner, nel 1880, l'atmosfera del giardino di Klingsor nel Parsifal. Particolare attenzione merita il cortile a doppio ordine di archeggiature incrociate ( di chiara ispirazione araba ) la cui foggia ricorda quella di un chiostro. Il percorso artistico prevede una sosta anche alla chiesa di San Giovanni del Toro (XI secolo) per ammirare sia le tre cupole ad archi intrecciati che svettano sulle absidi, sia la ricca decoraziore musiva dell'ambone duecentesco.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu