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Popoli Della Mesopotamia

Storia > Storia antica

Sumeri ed Eblaiti
L’invenzione dell’agricoltura, che trasformò gli uomini da cercatori in produttori di cibo e diede origine ai primi villaggi stabili, rese possibile l’accumulo di ricchezze e creò le condizioni per la nascita delle prime forme di vita civile, cioè la formazione di comunità di uomini organizzati con leggi scritte e forme di governo. Queste prime civiltà sorsero in Asia e in Africa, là dove la presenza di grandi fiumi consentiva lo sviluppo dell’agricoltura e la crescita delle città. Ciò accadde in Mesopotamia, nelle regioni dei fiumi Tigri e Eufrate; in Egitto, attorno al Nilo; in India, nella regione dell’Indo; in Cina, lungo le rive del Fiume Giallo. Tali civiltà vengono pertanto definite civiltà fluviali.

I sumeri e le prime città-Stato
Una delle più antiche civiltà della Terra è quella dei sumeri, un popolo vissuto tra il IV e il III millennio a.C. in Mesopotamia (circa l’attuale Iraq), nella regione del delta, dove i fiumi Tigri ed Eufrate (un tempo separati, ora confluenti) sboccano nel mare (il nome Mesopotamia deriva dal greco e significa "regione tra i fiumi"). La loro civiltà e la loro stessa esistenza sono state scoperte di recente, da un gruppo di archeologi inglesi, americani e tedeschi. La regione in cui vissero era fertilissima, ma ogni anno veniva inondata periodicamente dalle rovinose piene del Tigri e dell’Eufrate. Col tempo, di generazione in generazione, i sumeri impararono a controllare le piene, costruendo argini con tronchi d’albero e terriccio e scavando canali per convogliare le acque. Il territorio, in tal modo, fu trasformato dal loro lavoro e diventò una campagna fiorente, dove crescevano l’orzo, il grano, i fichi, l’uva, i datteri. Ai prodotti della terra si univano l’allevamento di pecore e capre, il pesce dei fiumi e l’abbondante selvaggina. Dalle ricerche compiute, risulta che nel III millennio a.C. i sumeri vivevano riuniti in città di 25-3 0 mila abitanti. Gli scavi ne hanno riportato alla luce i resti: Ur, Nippur, Uruk, Umma, Lagash, Esnhunna, Kish sono i nomi delle più note. Queste città hanno un importante significato per la storia. Esse rappresentano le prime e più antiche forme di vita civile, poiché in esse appaiono per la prima volta nel mondo leggi scritte e governi creati dagli uomini per risolvere insieme i problemi della vita comune. A questi centri abitati si è dato il nome di città Stato, una forma di organizzazione politica fondata sull’autonomia e sull’autogoverno dei singoli centri, destinata a grande sviluppo e diffusione presso i popoli del Mediterraneo, in particolare i fenici, i greci, i romani.

La città e il tempio
Nelle città-Stato dei sumeri, la religione stava a fondamento di tutto: del governo, delle leggi, del lavoro, della vita pubblica e privata. Infatti si pensava che ogni cosa ( i campi, la città, gli abitanti) fosse proprietà degli dèi, e che dalla maggiore o minore benevolenza divina dipendesse il destino umano. Di conseguenza il governo della città era affidato ai sacerdoti. Il tempio ("Ziggurat") era il centro di ogni attività, religiosa, economica, sociale. Costruito con dimensioni grandiose e monumentali, aveva forma di torre a gradinate, con un proprio recinto di mura, dentro le quali si trovavano anche le abitazioni dei sacerdoti-sovrani e le botteghe degli artigiani; vi erano inoltre i magazzini dell’orzo e del grano, le scuole, il tribunale. I sacerdoti dirigevano i lavori agricoli e l’irrigazione. Suddividevano la terra in lotti e li assegnavano da lavorare a ciascun capofamiglia; i prodotti venivano immagazzinati e, in seguito, divisi in razioni e distribuiti alla popolazione. Nel tempio si depositava anche l’argento che, come in una banca, veniva prestato a chi ne faceva richiesta.

L’invenzione della scrittura
Ai sumeri si attribuisce l’invenzione di una delle più antiche forme di scrittura apparse nel mondo. La scrittura sumerica è formata da circa 1500 segni diversi, detti cuneiformi per la loro forma a cuneo; essi venivano impressi mediante una cannuccia su tavolette di argilla, che poi si cuocevano al forno. La scrittura cuneiforme si diffuse in tutta la Mesopotamia e oltre, fino al Mediterraneo, e fu adottata anche dai persiani. Leggerla per noi è molto difficile; il merito di averla decifrata, verso la fine del Settecento, è di uno scienziato tedesco, Grotefend. La scrittura fu utilizzata dai sumeri anzitutto per annotazioni pratiche e necessità economiche (compravendite, liste di merci, ecc.); poi servì ai re per registrare le tasse, amministrare la giustizia, fissare il ricordo di importanti avvenimenti politici o militari. In seguito vennero scritti anche testi di carattere scientifico (astronomia, matematica, ecc.) e opere letterarie, la più antica delle quali, risalente circa al 2000 a.C., è la cosiddetta Epopea di Gilgamesh, l’eroe metà uomo e metà dio di cui si raccontano le gesta.

Il più antico codice del mondo
I sumeri non costituirono un regno unitario: ogni città era un piccolo Stato autonomo, retto da un proprio re-sacerdote. Di uno di questi, Ur-Nammu, sovrano della città di Ur, si è scoperta una raccolta di leggi, che è considerata il più antico codice del mondo, databile intorno al 2100 a.C. Queste leggi sono ispirate a idee per quei tempi assai progredite. Ad esempio, gli atti di violenza sono puniti con un risarcimento in metallo (argento) e non con la vendetta (o taglione), come si verificherà invece circa cinque secoli più tardi, con il celebrato e notissimo Codice babilonese di re Hammurabi.

Lo studio del cielo e la misura del tempo
Come già avevano fatto gli antichi sumeri, i babilonesi diedero una grande importanza all’osservazione e allo studio degli astri, perché credevano che nei movimenti celesti si esprimesse la volontà degli déi e si potessero leggere il futuro e il destino dell’uomo. Le loro osservazioni, anche se basate su credenze magiche e religiose, diedero origine a conoscenze esatte, che contribuirono allo sviluppo dell’astronomia. Così, i sacerdoti babilonesi impararono a distinguere i pianeti dalle stelle fisse e i segni dello Zodiaco; scoprirono il moto dei pianeti, le cause delle eclissi e delle fasi della Luna; riuscirono a calcolare le posizioni di Mercurio e l’orbita della Luna; trovarono il sistema per accordare il mese lunare con l’anno solare (da loro calcolato in 365 giorni e 1/4), intercalando un mese ogni tre anni solari. Insieme con l’astronomia fecero notevoli progressi anche la matematica e la geometria. Furono i babilonesi a determinare le misure di tempo, di lunghezza e di peso, di cui poi si servirono gli altri popoli dell’antichità, compresi i greci e i romani. Il giorno fu diviso in 24 ore; l’ora in 60 minuti primi e in 3600 minuti secondi; l’unità di peso, il talento (= 2523 grammi), fu divisa in 60 mine e la mina in 60 dramme. Le credenze magiche sumerico-babionesi ebbero una straordinaria diffusione e fortuna. Che gli astri abbiano un’influenza sulla vita dell’uomo, che l’eclissi sia un preavviso di sventura, che esistano giorni fausti e giorni infausti, sono tutte idee di origrne mesopotamica: ancora oggi, è su queste idee che si fondano gli oroscopi e le altre tecniche di "lettura" del futuro.

Il pane e la birra
Assieme ad altri popoli medio-orientali come, in particolare, gli egizi, i sumeri furono tra i primi a fabbricare il pane, un alimento ricavato dalla farina di frumento, divenuto poi tipico delle popolazioni mediterranee. Essi appresero cioè a far lievitare la farina, controllando sapientemente il processo naturale della fermentazione. Contemporaneamente inventarono la birra, che si ottiene anch’essa dalla fermentazione di cereali. Pane e birra, cioè un cibo e una bevanda che non esistono in natura, ma sono costruiti dall’uomo. Oltre al pane, i sumeri consumavano zuppe d’orzo, formaggio di capra, carne di maiale e di pecora, pesci di fiume, datteri, fichi, uva, ortaggi e legumi.

La scoperta di Ebla, Ugarit e Mari
In Asia, oltre alla Mesopotamia sumerica, anche la Siria settentrionale fu sede di un’antica civiltà. Ciò risulta da recentissime scoperte, che hanno permesso di conoscere meglio la storia di questa regione, in precedenza incompleta e frammentaria. Le prime ricerche di rilievo in Siria sono state iniziate da archeologi francesi (Schaeffer nel 1929, Parrot nel 1933), che trovarono i resti di due città del III millennio a.C., Ugarit sulla costa mediterranea e Mari presso l’odierna frontiera tra Siria e Irak. In queste città furono rinvenute, fra l’altro, migliaia di tavolette di argilla con caratteri cuneiformi, dalle quali si poterono però ricavare informazioni solo parziali e limitate. La scoperta più importante, che ha permesso di conoscere meglio e più ampiamente la storia della regione, è avvenuta nel 1974-1978 per opera di una spedizione italiana, diretta da Paolo Matthiae; scavando in una località situata 55 km a sud di Aleppo, essa portò alla luce i resti di una città risalente al III millenio a.C., una città chiamata Ebla, con il palazzo reale sede del governo e un eccezionale archivio di 7 mila tavolette di argilla scritte a caratteri cuneiformi. Queste tavolette contengono una quantità enorme di informazioni, editti reali, relazioni di campagne militari, regole per l’industria, sentenze di tribunali, trattati commerciali, ecc., per cui è stato possibile delineare un primo quadro storico d’insieme della Siria settentrionale. È risultato, così, che Ebla nel III millennio a. C. era il centro di coordinamento politico e amministrativo di un vasto Stato, che comprendeva tutta l’alta Siria, alcune città dell’altopiano anatolico, il Libano settentrionale con Ugarit e parte dell’alto Eufrate, fino a Mari, regno che Ebla conquistò due volte. Uno Stato molto burocratizzato, con 11 mila funzionari dipendenti dal re, ai quali erano affidate non solo le funzioni politiche e amministrative ma anche il controllo del commercio del legname e dei metalli con tutto il Medio Oriente e la Mesopotamia. Ebla attraversò il suo periodo migliore tra il 2350 e il 2250 a.C. Nel 1760 a.C. la città fu presa da Hammurabi, re di Babilonia e circa 10 anni dopo venne conquistata dagli ittiti, il primo popoìo che impiegò armi di ferro.

I modi di vita
Nell’archivio di Ebla, dedicato in prevalenza ad atti amministrativi, si sono trovate anche testimonianze della vita quotidiana, come le pagelle degli studenti e i compiti in classe con le correzioni. Secondo Paolo Matthiae, capo della missione archeologica italiana, la società eblaita sarebbe stata molto più aperta e civile di tutte le altre del Medio Oriente; per esempio, pare che la donna godesse di una dignità e di un’importanza sociale sconosciute in altri Stati di quel tempo. Altre scoperte, come i raffinatissimi oggetti d’oro e gli ornamenti preziosi rinvenuti nelle tombe del palazzo reale di Ebla, fanno pensare a modi di vita molto evoluti e a capacità artistiche e artigianali assai sviluppate.

Sargon e il regno degli accadi
La civiltà dei sumeri, così come quella degli eblaiti, si era sviluppata attorno a città-Stato organizzate in maniera sostanzialmente autonoma. Verso la metà del III millennio a.C. cominciarono invece ad apparire in Mesopotamia delle forme di Stato più ampie e complesse, veri e propri imperi che presero il controllo di vasti territori. Il primo regno fu quello degli accadi, una popolazione di origine semitica stanziata nella regione mesopotamica a nord-ovest dei sumeri. Il loro re Sargon (circa 2350-2300 a.C.) conquistò le città sumeriche e pose la capitale del suo Stato a Akkad, nei pressi dell’odierna Baghdad. Una complessa rete di funzionari garantiva la riscossione delle imposte e la trasmissione degli ordini del re in tutte le città. Con Sargon e gli accadi iniziò il processo di divinizzazione del sovrano, che cominciò ad essere considerato come un rappresentante delle divinità sulla Terra. Ciò rimase caratteristico anche in seguito, quando altri popoli si affermarono in Mesopotamia.

Il regno di Babilonia e le leggi di Hammurabi
Attorno al 2000 a.C. la potenza degli accadi venne meno, mentre sulle terre che avevano visto nascere la civiltà sumerica si affermò un nuovo popolo, quello dei babilonesi. La loro capitale, Babilonia, posta presso le rive del fiume Eufrate, durante il II millennio a.C. diventò ricca e potente ed estese il suo predominio non solo sulle regioni dei sumeri ma sull’intera Mesopotamia e sulla Siria, costituendo un vasto regno che si spingeva fino alle coste del Mediterraneo. I re di Babilonia, eredi delle tradizioni sumeriche, governavano in nome delle divinità, assistiti da un’assemblea di sacerdoti, da funzionari e da scribi. Hammurabi (circa 1790-1750 a.C.) è il più noto di questi re, ricordato soprattutto per il suo Codice, una raccolta delle leggi del regno, che egli fece incidere a caratteri cuneiformi in una colonna di marmo nero; questa, conservatasi attraverso i secoli, fu scoperta a Susa, a est di Babilonia, nel 1901 e si trova attualmente a Parigi, nel museo del Louvre. Il Codice di Hammurabi è considerato uno dei più importanti documenti della storia, perché è la più antica raccolta completa delle leggi di uno Stato (il più antico codice sumerico di Ur-Nammu è frammentario e incompleto).

Gli Ittiti
Dopo cinque secoli di regno babilonese, verso il 1530 a.C. la Mesopotamia fu conquistata dagli ittiti, una popolazione di stirpe indoeuropea che aveva fondato in Asia Minore uno Stato con capitale Attusas (presso l’attuale città turca di Baghazkòi). Con la Mesopotamia e parte della Siria, il loro impero arrivò dall’altopiano anatolico fino all’Eufrate. Pare che queste conquiste fossero facilitate da un’arma nuova da loro costruita, il carro da guerra veloce, ottenuto perfezionando la ruota, fatta non più a disco di legno pieno e pesante, ma di ferro a sei raggi snelli e leggeri. L’Impero degli ittiti non ebbe una lunga durata; verso il 1200 a.C. esso non esisteva più, per cause non ancora ben note, forse nuove invasioni di nomadi. Gli ittiti impararono la scrittura dai babilonesi, come risulta dalle migliaia di tavolette d’argilla scritte a caratteri cuneiformi, scoperte nel 1906 ad Attusas. Esse sono state decifrate pochi anni fa da uno specialista cecoslovacco, Bedrich Hrozny, e ci hanno fatto conoscere diversi aspetti originali della vita di quel popolo. Il re, presso gli ittiti, non era considerato un dio (come in Egitto), né un vicario delle divinità (come in Mesopotamia), ma solo un uomo particolarmente valoroso che esercitava il potere non in forma dispotica ma con la collaborazione dell’assemblea dei nobili, dai quali egli derivava la sua autorità. Un altro aspetto originale della civiltà degli ittiti è lo spirito di pace e di tolleranza che essi mostrarono sia con i popoli assoggettati, sia con i regni confinanti: in particolare con gli egizi, che, dopo essersi scontrati con gli ittiti nella battaglia di Qadesh in Siria (1296 a.C.), stipularono con loro un trattato di pace (1278 a.C.). In esso si notano espressioni veramente singolari e nuove per quei tempi, come l’impegno di non molestarsi reciprocamente (oggi diciamo “patto di non aggressione”), di rispettare i profughi politici, di darsi aiuto reciproco nel caso di aggressione da parte di un nemico (oggi diciamo “alleanza difensiva”).

Gli Assiri
A cominciare dal 900 a. C. il regno di Babilonia, già scosso dall’invasione ittita, fu ripetutamente attaccato e, alla fine, conquistato dagli assiri. Costoro, stanziati oltre 300 chilometri a nord di Babilonia, in una regione che aveva il suo centro ad Ashur, erano un popolo guerriero, addestrato al combattimento dalla necessità di resistere alle continue calate di popolazioni nomadi sulla regione. Si erano dati un governo militare, la cui forza principale era l’esercito, che fu il primo ad essere dotato di armi di ferro, il primo a sfruttare tutta la potenza della cavalleria e ad impiegare le macchine da assedio, come arieti e torri da combattimento, alte quanto le mura delle città assediate. Nell’VIII secolo a.C. i re assiri Sargon II, Sennacherib, Assurbanipal allargarono i confini del loro dominio sull’intera Mesopotamia. Sennacherib elesse Ninive a capitale di questo Impero; per assicurare alla città il fabbisogno di acqua fece costruire un acquedotto, che dalle montagne convogliava l’acqua lungo un percorso di quasi 50 chilometri, superando profonde vallate con agili e robusti archi: uno dei più grandiosi lavori d’ingegneria dell’antichità. La spietata durezza dei dominatori assiri spinse i babilonesi ad allearsi con altre popolazioni soggette, i medi e i caldei, per tentare la riscossa. Nel 612 a.C., pochi anni dopo la morte di Assurbanipal, Ninive fu distrutta da una coalizione guidata dal capo dei medi, Ciassarre, e dal caldeo Nabopolassar, che diede origine a una nuova dinastia di re.
Crollati gli assiri, il regno babilonese visse un nuovo periodo di splendore detto secondo Impero babilonese, soprattutto durante il governo di Nabucodonosor (604-563), figlio di Nabopolàssar, che per qualche tempo riportò Babilonia all’antica potenza. La città fu interamente ricostruita con tale grandiosità e magnificenza che, più tardi, i greci ricordarono Babilonia come una delle sette meraviglie del mondo. La ziggurat, cioè la torre del tempio, fu rifatta alta e imponente, così da dominare con la sua mole il paesaggio a grande distanza; a questa costruzione grandiosa si riferisce quasi sicuramente la Bibbia quando accenna alla favolosa torre di Babele (Babele deriva da Bab-llu, il nome di Babilonia nell’antica lingua mesopotamica). ll secondo Impero babilonese non ebbe lunga durata; nel 538 a.C. Giro, re dei persiani, espugnò Babilonia e ridusse il paese a provincia dell’Impero persiano.
Modi di vita
Come vivevano gli antichi popoli della Mesopotamia? Le testimonianze in proposito non mancano. Le case erano costruite secondo uno schema molto semplice, che risaliva ai sumeri: un cortile-giardino centrale e, intorno, quattro-sei stanze, con porte e finestre sul cortile e nessuna finestra verso l’esterno. Alquanto basse, con un pianterreno e un primo piano, avevano i muri grossi di mattoni d’argilla pressata, seccati al sole, talvolta anche cotti in fornace. Anche i grandi palazzi seguivano il medesimo schema, moltiplicato decine e decine di volte; un esempio significativo è la reggia di Mari (2000 a.C.) presso l’Eufrate, costituita di 300 vani, su un’area di 30.000 metri quadrati.
Il cibo della terra e delle acque
I popoli della Mesopotamia avevano a disposizione cibi molto variati. La maggior parte proveniva dalle attività agricole: pane di frumento, focacce d’orzo, legumi (fave, lenticchie), una gran quantità di verdura e di frutta: datteri e fichi, mele, prugne, noci, cocomeri. Gli orti di Babilonia, sapientemente irrigati, erano famosi per i limoni e gli aranci, i pistacchi, le albicocche e tanti altri frutti che solo molti secoli più tardi sarebbero giunti in Occidente. Un’altra importante risorsa erano ipesci di fiume. Erodoto, uno storico greco, racconta che venivano seccati al sole e poi, pestati in un mortaio, ridotti in una specie di farina che veniva utilizzata per fare focacce e torte.
Viaggi terrestri e fluviali
Pochi viaggiavano: gli unici erano gli incaricati del re, i soldati, i mercanti che trasportavano merci; usavano dei carri trainati da asini. Solo dopo il II millennio a.C. incominciarono ad apparire i cavalli. I viaggi per terra erano molto faticosi e non frequenti; ad essi si preferiva il trasporto via acqua, sui fiumi, con battelli a remi o a vela.
Un medico di nome Lulu
Le prime forme a noi note dell’arte medica sono state trovate in Mesopotamia. Uno scienziato americano, S.N. Kramer, specialista nella lettura di testi sumerico- babilonesi, afferma che il primo medico di cui si sappia il nome è "un certo Lulu, che abitò nella città di Ur verso il 2700 a.C.; così pure proviene dalla Mesopotamia il più antico testo contenente indicazioni di medicinali. Eccone qualche esempio. Una pomata: polverizzare delle pere e della manna, mescolare con fondo di birra e applicare sulla parte malata". Un decotto: "sciogliere la resina di una pianta con birra calda, versare il liquido in olio e far bere al malato". Una lozione: "triturare radici di piante e pelle di serpente, versare in acqua bollente e lavare la parte malata". Si praticava anche la chirurgia, come confermano gli strumenti che si sono trovati e anche i segni di interventi scoperti nelle ossa. E da notare che le leggi ritenevano personalmente responsabili i medici se le loro prestazioni fallivano. Ad esempio leggiamo nel Codice di Hammurabi: "Se un medico ha operato un uomo libero con un bisturi di bronzo e gli ha salvato la vita, sarà ricompensato con dieci pesi d’argento. Se invece gli produce la morte, gli saranno tagliate le mani
La casa delle tavolette
I testi mesopotamici erano scritti su tavolette d’argilla cotte al Forno. Perciò la scuola, il luogo in cui si imparava a scrivere, era chiamata "casa delle tavolette". Essa era Frequentata da ragazzi delle classi medie e alte, che intendevano diventare scribi o sacerdoti. La vita quotidiana di uno di essi viene così raccontata in una tavoletta del 2000 a.C. circa, Forse un compito Fatto a scuola: Leggevo la mia tavoletta, studiavo le mie lezioni, preparavo la mia tavoletta, la scrivevo, la finivo. Alla fine della scuola andavo a casa. Entravo in casa e trovavo là mio padre seduto. Leggevo la mia tavoletta a mio padre. Poi gli facevo l’addizione sulla mia tavoletta. Egli la trovava buona. Svegliandomi presto la mattina, mi volgeva a mia madre e le dicevo: — Dammi la mia colazione, devo andare nella casa delle tavolette.
Il fascino del dodici
Per misurare il tempo, le ore del giorno e lo scorrere dell’anno, così come i pesi, le lunghezze, i prezzi ed ogni altra cosa, i babilonesi presero come base il numero 12, con i suoi multipli e sotto-multipli: a tale numero, infatti, molte civiltà antiche attribuirono un valore sacro, quasi magico. Dodici, pertanto, furono i mesi dell’anno, e dodici più dodici le ore del giorno; sessanta (cioè 12x5) i minuti di un’ora, sessanta i secondi di un minuto. Questo sistema di calcolo viene perciò detto "sessagesimale". Anche nei secoli successivi, nella civiltà greca e in quella romana, il 12 rimase il principale punto di riferimento numerico, il simbolo della perfezione. Così fu ancora per i cristiani (che, secondo il Vangelo, gli apostoli di Gesù siano stati dodici non è certamente casuale) e per tutto il Medioevo e gran parte dell’Età moderna, quando il sistema monetario era basato sul soldo di 12 denari, il podere-tipo misurava 12 iugeri, e così via. Solo molto di recente, tra XVIII e XIX secolo, tale sistema di numerazione ha cominciato ad essere sostituito dal computo decimale. Ma ancora pochi anni fa la sterlina inglese — oggi corrispondente a 10 scellini — ne valeva 12. E ancora oggi quando facciamo la spesa dal pollivendolo, siamo abituati a comprare sei uova, o dodici.

 
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