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Neolitico

Storia > Preistoria

Etimologicamente il termine Neolitico deriva dalle due parole greche "neo" (nuova) e "litos" (pietra): per nuovo, si intende il modo di lavorare la pietra, cioè la levigava per costruire soprattutto lame di asce e accette che servivano per disboscare. Il Neolitico è un periodo della preistoria, l'ultimo dei tre che costituiscono l'Età della Pietra. Fu contraddistinto da notevoli innovazioni, sia nella litotecnica (lavoratura della pietra), e dalla nascita dell'agricolturae dell'allevamentonella Mezzaluna Fertile.







" Mappa del Neolitico europeo all'apice dell'espansione danubiana, circa  4500 a.C.-4000 a.C. "







La "Rivoluzione" del Neolitico
Il principale di questi mutamenti, che avvenne in forme e in tempi diversi nelle varie parti del Vecchio e delNuovo Mondo, è costituito dal passaggio da un'economia di caccia e raccolta a una di tipo produttivo, basata sulla domesticazione di piante e animali. Dopo un lungo periodo di "manipolazione" delle piante selvatiche, consistente nella loro raccolta e nell'immagazzinamento, si arrivò, intorno alla metà dell'VIII millennio a.C.,alla domesticazione di cereali (soprattutto il Triticum dicoccum) e leguminose, in una vasta area compresa tra l'Anatolia orientale, l'Iraq settentrionale, la Palestina e l'Iran occidentale. Per quanto riguarda i primi animali domestici, la pecora sembra attestata già nel 9000 a.C., il maiale agli inizi del VII millennio a.C., il bue sembra invece presente alla metà del VII millennio, in Tessaglia. Tra il VII e il VI millennio a.C. le stesse innovazioni compaiono nell'Africa settentrionale e iniziano a diffondersi nel continente europeo. Nell'lt Asia sud orientale, la coltivazione del riso compare, in un'area compresa tra la Cina e la Tandiilaa, nel IV millennio a.C.; scavi condotti nella seconda metà del XX secolo hanno inoltre permesso di datare la comparsa del maiale domestico e le prime opere di irrigazione in lt Nuova Guinea allo stesso periodo. Nel Nuovo Mondo il passaggio a un'economia di produzione sembra compiersi, in alcune aree del Messico e del Perù, tra il VII e il IV millennio a.C... Vale la pena di ricordare che uno studio teorico sull'espansione dell'agricoltura in Europa e quindi della neolitizzazione a partire dal Medio Oriente è stata condotto da Albert Ammerman e Luigi Luca Cavalli Sforza utilizzando il modello matematico di reazione-diffusione e in particolare l'equazione di Fisher (Ammerman-Cavalli Sforza 1986).
La transizione neolitica
Il passaggio da un'economia basata sulla caccia e sulla raccolta – che ha accompagnato l'uomo per la gran parte della sua storia - ad un'economia basata invece prevalentemente sulla coltivazione e sull'allevamento è stato certamente di estrema importanza. Fino a pochi decenni fa, era dato per scontato che tale processo avesse avuto origine da qualche parte in Medio Oriente, e che in qualche millennio la pratica dell'agricoltura si fosse diffusa, da Oriente ad Occidente, in tutto il bacino del Mar Mediterraneo nell'Europa continentale. Le ragioni di tale passaggio rimanevano controverse. Venivano chiamate in causa alcune variazioni climatiche post-glaciali, che potevano aver reso più fertili zone desertiche della Turchia meridionale, aumentando la piovosità; oppure una forte crescita demografica, sempre conseguenza del miglioramento del clima dopo la fine dell'ultima lt glaciazione, che aveva reso necessario aumentare la disponibiltà di risorse alimentari; oppure ancora la crescita della foresta, che aveva reso impossibile la caccia ai grandi branchi di selvaggina. Ciò che non si dubitava era il carattere quasi immediato – nella scala temporale della storia dell'umanità, calcolata in milioni di anni – del passaggio all'agricoltura. Il famoso archeologo inglese lt Vere Gordon Childe, per sottolineare la velocità e la drammaticità del passaggio coniò l'espressione "rivoluzione neolitica" (Childe, 1934). Studi recenti di storia dell'agricoltura, unitamente a nuove tecniche di ricerca applicate all'archeologia, stanno mettendo in discussione teorie ritenute valide fino a qualche decennio fa. Il sempre maggior contributo che le scienze naturali danno alla ricostruzione degli aspetti della vita materiale dell'uomo durante la sua storia ci permettono di formulare nuove ipotesi ed aprono interessanti campi di indagine. L'attenzione degli studiosi si è spostata, in questi ultimi anni, dallo studio delle forme e delle sintassi decorative degli oggetti all'analisi dei resti organici presenti negli insediamenti preistorici. Dai focolari provengono semi combusti o noccioli; depositi di ossa di animali, sottoposti a ricerca tafonomica per capire se sono stati macellati o semplicemente mangiati (G. Giacobini, 1996) possono darci utili indicazioni sull'eventuale presenza di allevamento e/o domesticazione; altre indicazioni provengono dal confronto con scenari attestati in epoche diverse: i fitoliti rilevati in un sito calcolitico hanno indiziato l'utilizzo prevalente del terreno, presupponendo che alte concentrazioni corrispondano a una forte incidenza del pascolo (Biagi-Nisbet, 1984); una particolare usura delle dentature dei resti umani può evidenziare un'alimentazione ricca di scorie silicee, e quindi ricondursi alla molitura dei cereali con macine di pietra; scheletri femminili con segni di usura alle ginocchia, agli alluci ed alla colonna vertebrale provano che le donne passavano molto tempo chine a macinare cereali, e quindi sono un altro segnale di economia basata sull'agricoltura; infine, è recente notizia che dall'analisi del DNA condotta su frumenti selvatici con il sistema di marcatura molecolare si è dimostrato che la domesticazione dei cereali è avvenuta tra la Turchia orientale e l'Iraq nel 9000 circa a.C., nell'odierna zona del Karacadag.
Quali quindi le teorie più recenti sull'origine dell'agricoltura? Una sintesi chiara ed efficace è contenuta nel libro di F. Giusti, La nascita dell'agricoltura, 1996. Dopo un'attenta disamina delle varie teorie sull'argomento, l'autrice conclude che la nascita dell'agricoltura è dovuta a combinazioni diverse di vari fattori già in precedenza analizzati, a seconda delle aree nelle quali essa è avvenuta. Accettato come centro di origine il Medio Oriente (la mezzaluna fertile) ove certamente un aumento della piovosità favorì la diffusione delle graminacee, gli stadi successivi della transizione sono assai meno lineari di quanto finora ipotizzato. L'uomo "paleolitico" – l'uomo cioè che viveva esclusivamente di caccia e raccolta – aveva elaborato durante centinaia di migliaia di anni tecniche molto efficaci di controllo delle risorse alimentari. Tramite l'astinenza sessuale (le nascite venivano distanziate in modo da non costringere le madri al trasporto di prole numerosa durante gli spostamenti legati alla caccia), l'infanticidio o il senilicidio il rapporto tra i membri delle comunità ed il territorio disponibile veniva tenuto in costante equilibrio. La caccia e la raccolta venivano praticate in modo selettivo, favorendo la riproduzione della selvaggina o dei frutti selvatici; un'antica sapienza, ormai in gran parte perduta, permetteva di ricavare calorie e proteine da innumerevoli varietà vegetali.
L'affermazione delle tecniche di coltivazione e allevamento procedette dunque anzitutto lungo direttrici che attraversavano terreni particolarmente favorevoli, come quelli formatisi per deposito di polveri portate dal vento (loess) nell'Europa centrale; seguì il corso di grandi vie fluviali, come il Danubio; ebbe successo nelle ampie vallate dei lt Balcani e della Grecia orientale, dagli inverni freddi e piovosi e dalle lunghe estati, ambiente ideale per la pastorizia e la transumanza; ma penetrò con difficoltà nelle fredde foreste del Nord Europa e nelle regioni poste ai bordi della catena alpina.
In queste ultime in particolare, fenomeni di erosionee sedimentazione hanno creato ambienti favorevoli all'agricoltura di estensione assai limitata anche se diffusi in tutto l'arco alpino. Si tratta delle conoidi di deiezione, depositi alluvionali a forma appunto di cono posti allo sbocco di valli ripide e incassate, o dei terrazzamenti naturali, sacche di terreno soffice ed areato formatesi in conseguenza di fenomeni alluvionali contro sbarramenti rocciosi.
A Breno, in Valcamonica, una comunità neolitica scelse appunto una conoide preferendola al terreno di fondovalle, ricoperto da dense foreste composte da querce, olmi, noccioli selvatici e tigli. Successive comunità di agricoltori – cacciatori continuarono ad abitare lo stesso luogo fino all'età del Bronzo, e tuttora le conoidi poste allo sbocco delle valli secondarie sono intensamente coltivate in tutte le Alpi, in particolare a vite od a frutteto.
Le forme e le decorazioni dei vasi in ceramica - tecnica nata quasi ovunque assieme all'agricoltura - ci permettono di seguire passo passo il cammino degli influssi neolitizzatori, durato alcuni millenni, anche se non sempre abbiamo dati cronologici sufficientemente attendibili per stabilire una periodizzazione esauriente. La prima ondata giunse dal mare con lalt  cultura della Ceramica Impressa, decorata con impressioni a crudo ottenute prevalentemente con la conchiglia del genere lt Cardium (da cui anche l'appellativo di Cardiale), su tutte le coste del Mar Mediterraneo, fino alla Liguria, alla Francia meridionale ed alla Spagna. Un'altra ondata risalì il corso del Danubio, portando con sé ceramiche decorate a linee incise (Linienbandkeramik), collane ottenute con conchiglie di genere Spondylus o altri bivalvi, figurine femminili in argilla.
L'incontro tra i primi agricoltori e le comunità mesolitiche europee produsse numerose varianti regionali dei due filoni principali della Ceramica Impressa e della Linienbandkeramik. A Nord delle Alpi, si affermò la cultura delle ceramiche decorate "a punzone" (Stichbandkeramik), cultura generalmente nota come Cultura di Rössen, il cui centro di irradiazione era posto nel bacino meridionale del Reno. Ad Ovest delle Alpi la Cultura di Chassey, a contatto con il mesolitico attardato della Svizzera (cultura di Egolzwill) diede origine al Cortaillod, che attraverso i facili passaggi verso la Lombardia, alle soglie dell'età dei metalli influenzò la cultura lombarda della Lagozza. La cultura di Chassey ha lasciato tracce importanti in Val di Susa.

 
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