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Melfi

Borghi > Basilicata

Allungata sulle falde settentrionali del massiccio vulcanico del monte Vulture, Melfi sorge sullo spartiacque dei fiumi Ofanto e Sele, in un'area nella quale in epoca preromana si insediarono Dauni e Lucani. I primi erano un'antica popolazione di origine illirica della Puglia settentrionale, mentre i secondi, di stirpe sannita, si stanziarono intorno al IV secolo a.C. nella regione corrispondente all'attuale Basilicata. Già allora il sito di Melfi era intensamente popolato, come rivelano le tre necropoli messe in luce nel suo territorio ( una arcaica, una risalente al V-IV secolo a.C. e una di epoca ellenistico-romana ) i cui ricchi corredi funerari in oro, argento e bronzo documentano la fusione di correnti artistiche provenienti dalle Puglie, dalla Magna Grecia costiera e dal mondo etrusco-campano. Ma il momento di massimo splendore fu rappresentato per Melfi dall'arrivo dei Normanni, che nel 1059 vi stabilirono per qualche tempo la capitale dei loro domini pugliesi; già florido centro commerciale, nella prima metà del Duecento Melfi divenne residenza preferita dei re svevi, dopo l'ampliamento del castello normanno voluto da Federico II (1225 ca.). E dalle sue mura, nel 1231, che l'imperatore promulgò le Constitutiones Regni Siciliae, il più grande monumento legislativo laico del Medioevo, alla cui compilazione attese quel Pier delle Vigne ricordato da Dante nel XIII canto cell'Inferno. Denso di storia e di suggestioni federiciane, dal punto di vista strutturale l'imponente edificio quadrilatero, rinforzato agli angoli da otto massicce torri poligonali, tradisce però la mancanza di un assetto unitario, a causa dei ripetuti interventi architettonici succedutisi nei secoli. Esso accoglie nell'ampia corte principale, dove una sala a sé stante ospita il Sarcofago di Rapolla, di età tardo-antonina (fine del II secolo) e di provenienza mediorientale, mentre il corpo principale è occupato dal Museo Archeologico Nazionale. A far da contrappeso al castello, nel cuore del borgo medievale sorge il complesso della cattedrale con l'attiguo palazzo del Vescovado, rifatto in forme barocche agli inizi del Settecento: la chiesa, sorta nel XII secolo e ricostruita sia nell'Ottocento che nel Novecento ( dopo due disastrosi terremoti ) conserva di originario solo il campanile, del 1153, con due ordini di bifore decorate da intarsi di lavagna, opera di un tal maestro Noslo di Remerio. Ma la peculiarità del Vulture melfese è la presenza, nei dintorni del capoluogo, di alcune chiese rupestri decorate da notevoli affreschi di gusto bizantino, prima fra tutte Santa Margherita, interamente scavata nel tufo.



 
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