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Mark Wayne Clark

Biografie

MARK WAYNE CLARK nacque il primo maggio 1896 a Madison Barracks (New York) , in una famiglia di solide tradizioni militari. Diplomato a West Point nel 1917, partecipò ( con il grado di sottotenente di fanteria ) al primo conflitto mondiale, combattendo e venendo ferito sul fronte francese. Rientrato in patria dopo un periodo trascorso a Coblenza insieme alle forze di occupazione, iniziò quindi una carriera che gli avrebbe consentito di divenire, alla vigilia dello scoppio del secondo conflitto mondiale, capo di stato maggiore presso il comando generale delle forze terrestri. Fu così che, nel 1942, poté tornare in Europa con la qualifica di comandante del 2° Corpo USA, ed essere poco tempo dopo nominato da Eisenhower vicecomandante supremo delle forze alleate in Nordafrica. In questi panni, i suoi sforzi e i suoi contatti oltre le linee contribuirono non poco al successo, in novembre, dello sbarco dei reparti angloamericani in Tunisia (operazione Torch). Sebbene già in tale occasione la sua condotta fosse stata fortemente criticata (in particolare a causa dei termini, da alcuni ritenuti troppo generosi, concessi per la resa delle forze di Vichy presenti nella regione), in novembre fu nominato tenente generale (il più giovane dell'esercito USA) e, all'inizio del 1943, gli venne assegnato il comando della neocostituita Quinta Armata, allora impegnata in compiti di presidio in Marocco e Algeria, ma ben presto destinata a essere inquadrata all'interno del 15° Gruppo d'armate (generale Alexander), in vista della sua partecipazione alla campagna d'Italia. Alla testa della Quinta Armata sbarcò a Salerno, il 9 settembre 1943. Nonostante la forte resistenza tedesca riuscì ben presto a consolidare la testa di ponte alleata e a iniziare la propria marcia lungo la Penisola. Dopo la conquista di Napoli (primo ottobre 1943), l'azione dei suoi reparti rallentò, però, vistosamente (la conquista della cosiddetta Linea d'Inverno avvenne con oltre tre mesi di ritardo rispetto al programma), prima di arrestarsi definitivamente lungo la Linea Gustav. Nel gennaio 1944, nel tentativo di aggirare l'ostacolo che gli si parava di fronte, decise di sbarcare ad Anzio, dietro le linee nemiche, gli uomini del suo 6° Corpo, nel quadro dell'operazione Shingle, particolarmente sostenuta dagli inglesi. Negli intenti, questa operazione, insieme alla conquista delle posizioni tedesche di Cassino e l'attraversamento del fiume Rapido, avrebbe dovuto consentire alle forze alleate di uscire dall'impasse. Essa si concluse, però, con un sostanziale fallimento, e solo in maggio gli sforzi del 2° Corpo polacco e lo sfondamento operato dalla truppe francesi del generale Juin nel settore dei monti Aurunci consentirono agli Alleati di superare la Linea Gustav, alleggerire la pressione sulla testa di ponte di Anzio e infine avanzare su Roma (4 giugno 1944). Anche in questa occasione il suo operato fu, quindi, fatto oggetto di pesanti critiche, anche perché la sua scelta di puntare direttamente sulla capitale anziché impegnarsi in una più complessa ma sicura manovra aggirante consentì alla 10° Armata tedesca di disimpegnarsi con relativa facilità e, seppure in modo confuso, di ripiegare e di attestarsi sugli Appennini. La sua carriera, comunque, non ne fu in alcun modo influenzata. Nel dicembre 1944 Clark succedette infatti ad Alexander come comandante del 15° Gruppo d'armate, e nel marzo successivo ricevette la sua quarta stella. Pochi giorni prima del termine del conflitto (2 maggio 1945) accolse la resa delle forze tedesche in Italia, venendo in seguito nominato comandante militare della zona americana di occupazione in Austria (2 luglio) e rappresentante degli Stati Uniti in seno al consiglio interalleato di Vienna. Mantenne quest'ultima carica fino al 15 giugno 1947, quando venne richiamato in patria. Nel 1952 assunse il comando delle forze ONU in Corea, al posto del generale Ridgeway. Fu questa la sua ultima missione operativa. L'anno successivo, dopo avere siglato l'armistizio con il comando delle forze armate nordcoreane e delle forze volontarie cinesi, divenne rettore della Cittadella, incarico che mantenne per dodici anni, sino alla data del suo congedo dall'esercito. Nonostante la nomina a rettore emerito, dopo la metà degli anni Sessanta si ritirò a vita privata, sino alla morte, sopraggiunta a ottantotto anni, nel 1984.

 
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