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Lo Sviluppo delle Colonie

Storia > Storia moderna > La Rivoluzione Americana > Colonie Inglesi

Vi sono differenze sostanziali tra le due principali colonizzazioni del continente americano. Quella spagnola è il risultato di un grande piano di conquista, quella inglese invece è il frutto di una sommatoria di iniziative isolate.
I coloni spagnoli sono legati alla madrepatria di cui mantengono fede, tradizioni e società; quelli inglesi invece fuggono dalla madrepatria per poter praticare liberamente la fede religiosa e formare una società più aperta.Gli spagnoli, poco numerosi, sono più conquistatori che coloni: sottomettono le popolazioni locali, le riducono in schiavitù per predare le risorse del territorio. Gli inglesi sono coloni a tutti gli effetti, si insediano nel territorio, lo popolano con ritmi demografici molto intensi e si sostituiscono alla popolazione locale (che nel corso dei secoli verrà sterminata). La colonizzazione inglese del Nord America è avvenuta dal 1606 sino al 1733, sostanzialmente per due motivi:

Economici (compagnie commerciali, speculatori, singoli grandi proprietari). I re inglesi p. es. concedevano colonie ai loro favoriti, ch'erano soprattutto proprietari terrieri feudali, i quali però non riuscirono a trapiantare qui il sistema economico feudale, sia perché le terre (da sottrarre con la forza agli indiani) erano tantissime, sia perché la mentalità dei coloni lavoratori era già prevalentemente borghese (nelle farm [fattorie, non feudi] lavoravano salariati agricoli), tant'è che anche nelle città non si formerà mai un regime corporativo delle arti e dei mestieri. Di feudale si sviluppò inizialmente solo il principio del maggiorasco (eredità al primogenito).

Politico-religiosi (minoranze in cerca di quella libertà politica e/o religiosa negata in patria dall'assolutismo degli Stuart: Padri Pellegrini, di religione calvinista, che sbarcarono in America nel 1620 da una nave olandese, la May-Flower; emigrati puritani e quaccheri un decennio dopo; nel 1634 i dissidenti cattolici, e così via). Molte di queste emigrazioni venivano assecondate dalla corona inglese allo scopo di controbilanciare la presenza in America di colonie francesi e spagnole.

Inizialmente le colonie erano 13, si estendevano sulla costa atlantica per 2.250 km e la loro economia era prevalentemente rurale, ove dominava la piccola produzione mercantile. L'economia delle colonie del SUD era incentrata sulle piantagioni (tabacco, riso e più tardi cotone) destinate ai mercati europei; si fondava sulla grande proprietà e si reggeva sul lavoro di farmers (fittavoli) e degli schiavi di origine africana. I primi negri sbarcarono in Virginia nel 1619 in qualità di servi. La schiavitù come istituto giuridico ebbe sanzione ufficiale nel 1661 per garantire ai piantatori una manodopera che non abbandonasse i campi al termine del contratto. Le terre infatti erano vastissime e la manodopera molto scarsa e quindi molto costosa.Gli schiavi venivano comprati sul litorale occidentale dell'Africa: alla tratta partecipavano portoghesi, inglesi, olandesi e ad un certo punto anche gli stessi coloni americani. L'Inghilterra, dopo la pace di Utrecht del 1713 ottenne una sorta di monopolio sul traffico degli schiavi. Nel corso del XVIII secolo il numero degli schiavi aveva già superato quello dei bianchi nella Carolina del Sud e quasi eguagliato quello dei bianchi virginiani.Tra gli schiavi non c'erano solo gli africani, ma anche gli stessi coloni venduti per debiti, i contadini cacciati dalle terre inglesi, gli artigiani rovinati dalle industrie manifatturiere, molti detenuti politici, vagabondi, criminali, mendicanti, bambini... In genere i bianchi restavano schiavi per sette anni, poi, se erano sopravvissuti al duro lavoro, venivano liberati.Viceversa, nelle colonie del NORD (Nuova Inghilterra) e del CENTRO (ex-Olandesi), abitate anche molti olandesi, svedesi e tedeschi, non si utilizzavano gli schiavi e la conduzione padronale della fattoria era diretta. Le attività principali erano quelle commerciali-industriali della produzione manifatturiera (cantieristica, siderurgia, tessile, pesca ecc.) e delle piccole aziende contadine.Verso il 1775 circa 1/3 della flotta britannica veniva costruita qui, ma già nel 1750 il parlamento inglese, constatando i successi di questa attività, aveva vietato l'installazione di laminatoi, fonderie e la costruzione di officine per il taglio del ferro, al fine di difendere le industrie concorrenti della madrepatria.Nelle colonie nord-orientali l'agricoltura soddisfaceva la domanda del mercato locale; invece in quelle centrali, essendo gli appezzamenti molto grandi, il volume della produzione superava di molto la domanda locale e doveva essere esportato all'estero.L'economia delle colonie inglesi era strettamente integrata con quella della madrepatria, che si riservava il monopolio sui commerci. Solo le navi inglesi potevano accedere ai porti del Nordamerica e tutte le merci dirette alle colonie dovevano passare per la Gran Bretagna. La quasi totalità della produzione coloniale (vino, legname, spezie, tabacco, rum, cotone, canapa, catrame, pellicce e olio di balena) era destinata ai mercati inglesi. Le colonie però avevano sviluppato anche un fiorente commercio clandestino con i Caraibi.Nel commercio estero i farmers dovevano affrontare due gravosi problemi: 1. la disonestà dei mercanti intermediari, che speculavano sulla rivendita dei prodotti americani agli inglesi e su quella dei prodotti inglesi ai coloni; 2. i dazi doganali elevatissimi che Londra imponeva alle merci americane, di cui si temeva molto la concorrenza. Questi fattori provocarono un forte indebitamente delle colonie nei confronti della madrepatria, la quale ovviamente faceva di tutto per tenere le colonie separate tra loro.Nonostante questo lo sviluppo economico proseguì impetuoso: neppure il Canada francese reggeva il confronto. Tant'è che mentre qui la popolazione nel 1780 era di circa 65.000 abitanti, nelle colonie americane invece era arrivata a 2.781.000 (nel 1700 era di circa 275.000 unità). Questo perché in Canada, anche dopo la conquista inglese del 1763, continuava a dominare un sistema economico molto vicino a quello feudale. Solo il 3-4% della popolazione viveva nelle città. Il Canada infatti non parteciperà alla rivoluzione americana, anzi diventerà un rifugio della controrivoluzione dei conservatori.Sul piano politico, le colonie erano poste sotto il controllo di un Governatore di nomina regia, affiancato da Consigli anch'essi nominati dall'alto. Ma ogni colonia ben presto costituì una propria assemblea legislativa, eletta dai cittadini, con cui cercava di rivendicare una libertà d'iniziativa economica e di condizionare i poteri del governatore (ad es. controllandone la politica finanziaria e tributaria). All'inizio i funzionari nominati dal governatore esercitavano il diritto di veto all'interno di queste assemblee.Analoghe esperienze di governo rappresentativo non esistevano in alcuna parte del mondo, anche se va detto che la situazione politica delle colonie andava progressivamente trasformandosi da democratica a oligarchica, in quanto le due classi sociali prevalenti: piantatori e mercanti, erano riuscite a imporre il suffragio sulla base del censo.
Naturalmente i valori politici che queste colonie professavano: pluralismo e tolleranza, non si applicavano ai negri né agli indiani. I coloni si consideravano come una sorta di “popolo eletto”, destinato a realizzare il “vero cristianesimo”. Pur essendo fuggiti dall'Inghilterra per motivi politici o religiosi, essi si sentivano ancora legati alla madrepatria, anche perché i legami reciproci delle 13 colonie erano ancora troppo deboli perché potesse svilupparsi un'identità americana.Sul piano culturale si andava sviluppando il deismo filosofico, contro la superstizione, il fanatismo religioso e contro il controllo clericale dell'istruzione. Le teorie di maggior successo erano quelle di Locke (che aveva giustificato la rivoluzione inglese del 1688) sul diritto alla rivoluzione contro il tiranno, sulla formula triadica "vita, libertà e proprietà", sulla filosofia sensistica, sulla teoria del diritto naturale e della divisione dei poteri.La cultura nazionale del popolo americano non nacque però tra l'oligarchia legata agli interessi della madrepatria, ma tra i farmers, gli artigiani, tra coloro che tenevano rapporti con la cultura indiana, tra la piccola borghesia e gli intellettuali.

In sintesi:
Quattro colonie del NORD (Massachussets, Connecticut, New Hampshire, Rhode Island) formavano il New England, a maggioranza di origine inglese e con forti tradizioni puritane. Prevalevano piccole fattorie familiari, condotte con tecniche simili a quelle delle campagne europee; ma gli abitanti di queste regioni, coperte in gran parte da foreste, si dedicavano anche alla produzione di legname, resina, canapa e quindi alla costruzione delle navi, che erano utilizzate per la pesca, altra importante voce nel campo economico di queste colonie. I quattro stati del nord occupavano un territorio che non permetteva un grande sviluppo agricolo, ma che era favorevole alle attività manifatturiere e commerciali. I fiumi davano una forza motrice per mulini e segherie, le coste offrivano insenature per i porti, le foreste fornivano abbondante materiale per la costruzione di navi.
Quattro colonie del CENTRO (New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware) che possedevano le città e i porti più importanti ed erano abitate da gente d’origine diversa: inglesi, olandesi, svedesi, tedeschi, irlandesi e scozzesi. Nonostante l’attività commerciale dei porti e delle città, queste colonie vivevano prevalentemente di agricoltura: la terra era suddivisa in molti appezzamenti dove numerosi piccoli proprietari coltivavano grano, con la forza delle proprie braccia e dei familiari. Inoltre i coloni praticavano la caccia d’animali da pelliccia nelle zone montuose più interne e intenso era il commercio delle pellicce comprate dai pellirossa, e per la loro posizione erano il luogo di scambio dei prodotti tra il nord ed il sud. La tolleranza religiosa era massima e nelle colonie centrali si trovavano protestanti di chiese diverse (calvinisti, luterani, anglicani), cattolici ed ebrei.
Cinque colonie del SUD (Virginia, Maryland, Carolina del nord, Carolina del sud, Georgia) che fondavano la loro economia sulle grandi piantagioni di tabacco, d’indaco (la pianta da cui si estraeva il colorante azzurro per tingere i tessuti) e di riso (il cotone, altro pilastro dell’economia americana, fu introdotto solamente in seguito). Qui dominava un’aristocrazia terriera d’origine inglese e di confessione anglicana, formata da un gruppo relativamente esiguo di grandi proprietari, i piantatori, mentre i campi erano coltivati da schiavi di origine prevalentemente africana.


 
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