Lici - MondoStoria

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Lici

Storia > Storia antica > La Penisola Anatolica

I Lici furono un antico popolo che abitò la zona dell’attuale Turchia situata tra i golfi di Fethiye ed Antalya: un zona costiera prevalentemente montuosa di straordinaria bellezza.
La natura impervia del territorio permise agli abitanti di difendere, spesso con successo, l’indipendenza della Lycia ed è forse questo il motivo per cui la storia non ci ha lasciato un quadro molto esaustivo sulla sua popolazione, almeno fino al 546 a.C.Da questa data, infatti, cioè da quando i persiani, sotto il comandante Harpagos, invasero tutta l’Asia Minore durante il regno di Ciro II e conquistarono ed aggregarono la Lycia alla prima satrapia dell’impero persiano, è possibile reperire una sicura documentazione storica.
Cenni Storici
Durante il periodo di dominazione persiana di cui si è accennato sopra, alla Lycia fu lasciata una notevole autonomia governativa che portò la regione ad una forte crescita economica durante tutto il V e IV secolo a.C.E’ stato durante questo periodo di prosperità che vennero scavate le prime tombe nella roccia e che l’alfabeto Licio si diffuse diventando di uso comune.Dal 470 a.C la Lycia subì altre invasioni e venne assoggettata alla lega di Delo prima (Atene) e nuovamente ai persiani poi; durante questo periodo il costante tentativo dei Lici di rendersi indipendenti portò, nel 362 a.C., i persiani ad un’azione di forza che trasformò la regione in un territorio occupato con guarnigioni poste in tutti i luoghi strategici; questa azione si manifestò nella figura di un governatore persiano di origine Caria: Mausolo, famoso per essesi fatto costruire la tomba più grande del mondo (da cui deriva la parola mausoleo).Da questo momento in poi, i governanti Cariani iniziarono a sopprimere la cultura indigena della Lycia cominciando la lenta ellenizzazione della regione (il testo trilingue scoperto a Letoon nel 1973 – ora conservato nel Museo Fethiye – presenta proprio l’introduzione del culto Ellenico-Cariani nel cuore di Lycia).Quest’ultima dominazione fu, a quanto sembra, decisamente mal gradita dalla popolazione che, infatti, accolse nel 333 a.C. Alessandro Magno come un liberatore più che un conquistatore.Nel 309 a.C. La Lycia venne occupata da Tolomeo: uno dei generali di Alessandro Magno che, dopo la sua morte, si era auto-dichiarato re d’Egitto. Fu durante il periodo tolemaico, che durò più di un secolo, che la Lycia cominciò definitivamente a perdere il proprio carattere originario. Il Greco venne adottato come lingua nazionale e l’influenza greca si fece sentire anche nell’arte e nella cultura con la propagazione, ad esempio, delle tombe a sarcofago in sostituzione delle precedenti tombe scavate nella roccia.Nel 197 a.C. la regione fu occupata da Antioco III (re dei Seleucidi) e, successivamente, nel 188 a.C. passò sotto il dominio dei romani che la assegnarono a Rodi finché, nel 168 a.C., venne finalmente dichiarata libera.Con la libertà riconosciuta dai Romani era cominciata un’era nuova: a distanza di qualche anno, infatti, i rappresentanti delle città licie raggiunsero un accordo e crearono la Confederazione Lycia, costituitasi sul modello delle confederazioni greche, che continuò a esistere fin verso la fine del 5° secolo d.C. Essa comprendeva 23 città di cui le sei più importanti furono Xanthos, Tlos, Patara, Pinara, Myra e Olympos.Nel 43 d.C. la Lycia fu costituita in provincia insieme alla Panfilia sotto Claudio; ma solo Vespasiano ordinò la Lycia-Panfilia in provincia imperiale, che divenne poi senatoria sotto Adriano nel 135 d.C.In questo periodo la Lycia subì un naturale processo di “romanizzazione” della propria cultura, visibile sia nell’arte che nella vita quotidiana come possono testimoniare la maggior parte dei sontuosi monumenti e di opere pubbliche nelle più grandi città (ad esempio i teatri di Xanthos e Tlos).
Nel 141 d.C. la Lycia fu sconvolta da un violento terremoto; i danni furono ingenti e gli edifici gravemente colpiti. Fortunatamente l’uomo più ricco della Lycia, Opramoas di Rodiapoli, forse anche nella speranza di riconoscimenti da Roma, si impegnò in una eccezionale opera di ricostruzione. Il poderoso sforzo finanziario, purtroppo, non riuscì a ridare alle città della Lycia la floridezza del periodo persiano o dell’epoca della confederazione. In particolare, queste città non riuscirono ad inserirsi, se non in minima parte, nel grande movimento culturale del secolo successivo.La diffusione del cristianesimo (3° secolo d.C.) portò importanti cambiamenti sociali e culturali in Lycia anche se le profonde differenze religiose resero la convivenza molto difficile e, spesso, violenta, tanto da portare ad una vera e propria persecuzione dei cristiani (nei primi anni del 4° secolo d.C.) che fu definitivamente conclusa con la legalizzazione del culto cristiano, da parte dell’imperatore Costantino, nel 312 d.C.
Molte città della Lycia divennero insediamenti bizantini di una certa rilevanza tanto che 25 di loro divennero addirittura sedi vescovili.
Un altro disastro naturale che senza dubbio contribuì al declino della Lycia fu la peste bubbonica che nell’arco di 200 anni, dal 542 al 745 d.C., debellò quasi completamente la popolazione dell’Anatolia e, in Europa fu vista come la causa dell’inizio del Medioevo.
Lo spopolamento e il conseguente abbandono delle terre agricole e delle città prima, la pirateria ed i saccheggi iniziati in età romana e protrattasi fino al 9° secolo d.C. poi, determinarono la fine della Lycia.Come nel resto del mondo antico, durante il suo declino, gli edifici della Lycia vennero smantellati per riutilizzarne i materiali da costruzione così come altri edifici e forse anche statue furono fusi per recuperarne la calce (A Patara, infatti sono visibili ancora i resti di un forno di questo tipo).
Alcuni edifici di culto pagani furono distrutti durante il periodo bizantino dallo zelo dei religiosi nel loro sforzo per debellare il paganesimo


 
Torna ai contenuti | Torna al menu