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Le Truppe Corazzate Tedesche nella Seconda Guerra Mondiale

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Si può affermare che il primo vero e proprio impiego delle nuove grandi unità corazzate create in Germania nel 1935 fu in occasione dell'annessione dell'Austria nel 1938, cui prese parte un corpo motocorazzato formato dalla 2a Panzer-division e da un reggimento motorizzato. Comunque si può dire che le forze corazzate tedesche fossero allora ancora sulla carta e ben diverse dal formidabile complesso che la Wehrmacht poté mettere in campo al momento dell'invasione della Polonia. Non tutte le sei divisioni corazzate disponibili erano ancora però a pieni organici. Su 3.195 carri, 1.145 erano del mod. 1°, 1.223 del 2°, 3 del tipo 2° lanciafiamme, 215 del mod. 1° comando e soltanto 98 appartenevano al mod. 3° e 211 al mod. 4°. Cinque soli erano i cannoni d'assalto. Alcuni reparti carristi erano inoltre incorporati nelle cosiddette divisioni leggere, un ibrido con troppo pochi carri per poter definirlo «corazzato», e fanteria troppo poco numerosa per definirsi «motorizzata». Tuttavia queste truppe, animate da un altissimo morale e guidate da eccellenti capi, anche se il loro addestramento lasciava molto a desiderare ebbero facilmente ragione di un esercito le cui truppe blindate, eterogenee e sparse su vaste aree, potevano contare come organico solo su di una brigata corazzata leggera. Più poderoso, ma anche molto più impegnativo, fu l'apporto delle Panzertruppen nella successiva campagna «lampo», quella combattuta in occidente nel maggio 1940. A questa presero parte dieci divisioni corazzate, nove delle quali impiegate su un fronte ristretto e riunite in quattro corpi corazzati (3 dei quali con 2 Divisioni Corazzate e 1 Motorizzata, ed uno con 3 Divisioni Corazzate ed 1 Motorizzata), per un totale di 2.060 carri leggeri (dei quali 381 di tipo céco con cannone da 37 mm) e già 627 carri medi (modd. 3° e 4°). Anche in questa occasione le truppe corazzate germaniche dimostrarono la loro capacità e la risolutezza dei comandanti, pur trovandosi di fronte, molto spesso, a carri più pesanti e più moderni dei loro. Ma i francesi e gli inglesi non avevano saputo approfittare della loro superiorità numerica (che peraltro pare ignorassero). I loro carri furono impiegati a piccoli gruppi, e se si eccettuano i contrattacchi sferrati dalla 1a brigata corazzata del Corpo di Spedizione britannico e quello della 4a D.C.R. di De Gaulle, i Panzerkorps non incontrarono eccessive difficoltà a raggiungere i loro obiettivi. Le stesse ben collaudate tattiche confermarono la loro validità quando il famoso Afrika Korps nel febbraio 1941 sbarcò a Tripoli con una divisione leggera (90 carri), subito seguita da una corazzata. Ristabilita la situazione in Libia, la Wehrmacht si rivolse al teatro dei Balcani, che dava gravi preoccupazioni. Anche, qui, nonostante il terreno montagnoso, quattro Panzer divisionen risolsero in pochissimi giorni il problema jugoslavo, mentre una quarta grande unità corazzata attaccava i greci sul rovescio del fronte albanese, accelerandone la resa. Ma Hitler non permise soste o riposo alle sue truppe predilette. L'ultima, e più difficile prova, attendeva l'Esercito tedesco in Russia. Errori di valutazione fecero ritenere possibile una ennesima versione della guerra «lampo», con il triplice obiettivo di Kiev, Mosca e Leningrado. Erano disponibili per l'operazione una ventina di divisioni corazzate, ma di forza ormai ridotta (soltanto sei avevano tre battaglioni di carri, le altre solo due con una forza media di 150-200 carri). I modelli erano sempre gli stessi, anche se il 37 mm era quasi scomparso ed il mod. 1° ritirato dal servizio. Fra i 3.600 carri armati, maggiore era la percentuale di mezzi armati con cannone da 50 mm (tipo 3°) e da 75 (tipo 4°). Diffusi erano anche i cannoni d'assalto. Sembrò, in un primo momento, che ancora una volta la fortuna dovesse sorridere alle armi tedesche, ma dopo neanche un mese, l'entrata in linea dei nuovi carri russi (T-34 e KV) rese di colpo superati i più moderni carri su cui i tedeschi tanto contavano per la vittoria. Con immani sforzi, ma anche con il morale ormai a pezzi, le truppe corazzate germaniche riuscirono a raggiungere la periferia di Mosca, il loro principale obiettivo, ma non ad entrarvi. Ed alla resistenza dei russi, via via sempre più tenace e meglio organizzata, si aggiunsero i disagi di un terribile inverno. Si impose una sosta, di cui si approfittò per potenziare l'armamento dei carri già in uso, in attesa di studiare e produrre nuovi modelli. Si sostituì così il 50 mm corto dei mod. 3° con il 50 lungo, ed il 75 mm corto dei mod. 4° con il 75 lungo, il che permise di colmare almeno in parte le distanze. L'offensiva fu ripresa nel 1942, ma la forza corazzata tedesca non era più quella dell'anno precedente. Il materiale era logoro, e più ancora il morale degli uomini. Difficili erano inoltre i rimpiazzi ed i rifornimenti delle parti di ricambio, specie per l'enorme estensione della zona di operazioni. Intanto anche il teatro di guerra africano richiedeva maggiori impegni. In Libia, la divisione leggera era diventata Panzer ed i consumi aumentavano enormemente. Ma la speranza di vincere la partita colpendo da sud cominciò a farsi strada, e la vittoriosa avanzata in Egitto della primavera 1942 sembrò confermare le più rosee previsioni. Le branche della tenaglia concepita dallo Stato Maggiore tedesco si spezzarono però di lì a poco. A nord, la grande offensiva si smorzò nella lunga tragedia di Stalingrado, ed a sud. la sfortunata battaglia di El Alamein fece svanire ogni illusione. Iniziava così la seconda fase della guerra, che doveva concludersi tre anni dopo tra le fumanti macerie di Berlino. L'industria bellica tedesca riusciva nel frattempo a mettere in campo il suo primo nuovo prodotto di guerra, il pesantissimo e poderoso Tigre. Anche se poi il carro non corrispose del tutto alle aspettative, il suo cannone da 88 mm si rivelò un'arma formidabile. Ancor migliore, sia pure dopo una laboriosa messa a punto, fu il Pantera, con cui le truppe corazzate tedesche tentarono, a Kursk, di riscattare nell'estate 1943 la tremenda sconfitta di Stalingrado. Dopo la caduta dell'Africa, e la conseguente perdita di tre divisioni corazzate in Tunisia, si cercò infatti di preparare una grande offensiva. Furono concentrate in Russia le migliori unità corazzate, equipaggiate con il materiale più recente, mentre per rinsanguare i ranghi si cominciarono a costituire, dapprima per trasformazione di scelte unità motorizzate del Partito nazista, le prime divisioni corazzate SS. Queste nuove unità non solo erano più forti (battaglioni con 59 carri invece di 48 come nell'Esercito) ma venivano anche tenute a numero (possibilità permettendo) ed equipaggiate con il materiale più moderno. Soprattutto erano comunque considerate più ligie agli ordini, anche i più insensati, provenienti dal Rihrer. Ad ogni modo, anche Kursk si risolse in un insuccesso, tanto più grave quanto più definitivo. Mai più i tedeschi avrebbero potuto concentrare una forza equivalente (1 Panzerarmee di 5 divisioni corazzate, 1 motocorazzata e 3 di fanteria, più un distaccamento con 3 divisioni Panzer e 3 di fanteria, per un totale di 2.700 tra carri e semoventi). I russi, oltre a schierare imponenti unità, avevano migliorato la loro tattica ed anch'essi potenziato l'armamento dei loro carri. Il T-34, ad esempio, era stato riarmato con un poderoso 85 mm prolungato e, nonostante l'intervento da parte tedesca dei nuovi cannoni d'assalto Ferdinand con cannone da 88, l'azione combinata dei carri e dell'aviazione sovietica ebbe la meglio sui promotori della «Cittadella», com'era stata battezzata l'operazione. Da allora l'iniziativa rimase nelle mani sovietiche, ed iniziò una ritirata lenta ma inarrestabile, con soste più o meno lunghe dietro ogni corso d'acqua. Nonostante la produzione spinta al massimo, come risulta dall'allegata tabella, la forza delle Panzertruppen andò sempre più scemando, anche se si tentava di arginare la superiorità numerica introducendo un numero sempre più cospicuo di cannoni d'assalto o caccia-carri anche nelle divisioni motorizzate (Panzergrenadiere). Ed intanto la corazzatura dei carri russi diventò sempre più spessa; anche il famoso 88 non era più sufficiente. Si passò da parte tedesca al 128 mm., con le implicite complicazioni che ne derivavano. Così, anche il Tigre II, che aveva sostituito in produzione il primo modello, si dimostrò inadeguato, a meno che non si «serrasse sotto», mentre ad ovest si profilava una nuova e concreta minaccia: lo sbarco anglo-americano in Normandia. Fu questo il colpo di grazia per le armate naziste: il poco che si poteva fare per impedirlo, o per renderlo più costoso di quanto in effetti non fu, mancò per errori strategici. L'impie-go delle Panzerdivisionen più prestigiose e meglio armate della Wehrmacht e delle SS, come la Panzer Lehr (divisione modello), fu tardivo, ed a quel punto la situazione era già compromessa. Pur se la superiorità qualitativa restava dalla parte dei tedeschi, l'aviazione alleata aveva il dominio dell'aria ed impediva i concentramenti ed i rifornimenti, agevolando quelli dell'attaccante. Inoltre, le riserve corazzate accumulate in Gran Bretagna permettevano agli anglo-americani di sopportare qualsiasi perdita. Un estremo tentativo fu fatto alla fine del 1944 per capovolgere le sorti della battaglia in occidente: l'offensiva delle Ardenne. Ma anche questa, per cui erano state risparmiate le risorse più preziose, si arenò dopo i successi iniziali. Intanto i russi erano arrivati alla Vistola. La produzione di carri tedesca procedeva al massimo, ma spesso i mezzi non potevano raggiungere le truppe cui erano destinati per la paralisi delle comunicazioni. Anche il carburante cominciava a scarseggiare, com'era avvenuto nelle Ardenne. Mentre si tentava di fermare il nemico sulla linea Sigfrido, si spostò ad est l'unica grande unità corazzata disponibile, l'armata corazzata SS che aveva attaccato, con gravi perdite, in occidente. Ma essa raggiunse l'Ungheria troppo tardi, ed ai primi del 1945 non esistevano più a contrastare gli invasori grandi unità Panzer degne di questo nome, ma soltanto larve di gruppi corazzati che combattevano ormai senza speranza. Lo sforzo industriale dei tedeschi era stato colossale, specie se si tiene conto dell'offensiva aerea che bersagliava i centri di produzione giorno e notte. I carri germanici si erano dimostrati ottimi, grazie alla scala di priorità adottata (armamento, mobilità e protezione), specie nelle parti meccaniche e nelle apparecchiature ottiche e radio. Anche l'armamento era apparso efficiente. Caratteristico fu il freno di bocca montato su tutti i calibri a partire dal 75 mm e l'uso sempre più diffuso di corazze distanziate per impedire l'impatto diretto delle cariche cave, insieme con il rivestimen-to di intonaco antimagnetico. Le tendenze finali furono favorevoli, per una larga percentuale, a mezzi senza torretta, leggeri ed armati con il 75 mm (il 38 «Hetzer»). Unici modelli di cui era prevista l'ulteriore produzione erano i carri muniti di torretta Tigre II e Pantera. Il resto delle risorse doveva essere concentrato sui cacciacarri su scafo Tigre II (da 128) e Pantera (da 88), nonchè sulle ottime autoblinde ad 8 ruote.

Produzione dei Mezzi Corazzati in Germania dal 1939 al 1945 (*)

Tipi

ANNO

Totale

1939

1940

1941

1942

1943

1944

1945

Carri
Mod.

15

9

233

306

77

7

-

647

189

896

1.845

2.655

349

-

-

5.934

45

280

480

964

3.073

3.371

417

8.630

Pantera

-

-

-

-

1.850

3.964

459

6.273

Tigre I

-

-

-

78

647

623

-

1.348

Tigre II

-

-

-

-

-

377

112

489

38 (t)

-

275

698

195

87

124

-

1.379

Totale Carri

249

1.460

3.256

4.198

6.083

8.466

988

24.700

Semoventi

6

184

548

2.076

6.068

10.760

2.934

22.576

Mezzi Blindati

-

-

-

-

-

-

-

-

Semicingolati

-

741

2.642

5.397

12.804

18.834

1.248

41.666

Totale Generale

255

2.385

6.446

11.671

24.955

38.060

5.170

88.942

* Fino al 31 Marzo.

Non si hanno dati circa la produzione delle autoblinde dei primi tre modelli. Si sa tuttavia che al maggio 1940 erano in servizio nella Wehrmacht 800 autoblinde leggere (salite poi a 1.295 nel gennaio 1942) e 333 autoblinde pesanti a 6 e 8 ruote (salite nel Gennaio 1942 a 479, probabilmente tutte a 8 ruote).

 
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