Le Truppe Corazzate Italiane nella Seconda Guerra Mondiale - MondoStoria

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Le Truppe Corazzate Italiane nella Seconda Guerra Mondiale

Storia > Storia trasversale > Truppe Corazzate nella Seconda Guerra Mondiale

Al momento dell'entrata in guerra (10 giugno 1940), la situazione delle unità corazzate dell'Esercito italiano non era qualitativamente delle migliori. Esistevano 3 divisioni corazzate, ciascuna con un reggimento carri («Ariete», «Centauro» e «Littorio») ma che, tranne per 2 battaglioni dell'«Ariete» armati con i nuovi carri M 11, erano ancora equipaggiate con i leggerissimi L 3, che come concezione risalivano a quasi dieci anni prima ed erano pertanto pressochè inservibili nelle nuove circostanze. Esistevano inoltre numerosi battaglioni autonomi, nonchè 3 gruppi carri veloci di cavalleria inquadrati nelle divisioni celeri. Anche queste unità erano equipaggiate con gli L 3. Cinque compagnie di frontiera avevano materiale ancor più antiquato (Fiat 3000). Erano stati recentemente adottati comunque dei nuovi modelli più aggiornati, tra cui un'ottima autoblinda, un moderno carro leggero ed un nuovo tipo di carro medio derivato dall'M 11: l'M 13. Ma, mentre quest'ultimo potè entrare in produzione quasi subito, autoblinde e carri leggeri non poterono essere distribuiti prima della seconda metà del 1941, e fino allora le grandi unità restarono prive di reparti esploranti. Intanto, dalla Libia, gli italiani avanzavano in Egitto. Con il materiale già in loco (L3), più quanto si potè inviare dall'Italia (una settantina di M 11 ed i primi M 13) si allestì in tutta fretta una brigata corazzata, che non riuscì però a reggere alla controffensiva britannica dell'inverno 1940-41. Nè ebbero esito positivo le operazioni in Africa Orientale. Qui erano disponibili pochissimi reparti corazzati (24 M 11 e una sessantina di L 3) e la lotta fu impari. Le due compagnie carri M combatterono aspramente ad Agordat (1940) e la compagnia speciale (39 carri L) fu pressochè distrutta a Berentù. Dopo di che, gli inglesi poterono avere via libera. Frattanto, per ristabilire la situazione in Africa Settentrionale, insieme al Deutches Afrika Korps si provvide ad inviare in Libia l'«Ariete», ancora nella sua formazione originaria. Rinforzata ben presto da un reggimento su 3 battaglioni di M 13, e grazie al suo ottimo addestramento, questa divisione ottenne i primi successi già verso la fine del 1941. Anche sui fronti europei gli italiani avevano fatto impiego di unità carriste. Dopo un infelice tentativo sul confine francese effettuato dagli L 3 della «Littorio» nel giugno 1940, la stessa unità partecipò, nella primavera 1941, alla campagna-lampo contro la Jugoslavia, congiungendosi con la «Centauro», impegnata dal precedente ottobre sul fronte greco e poi su quello jugoslavo, spesso in terreni inadatti all'impiego dei carri. E proprio al confine jugoslavo la «Centauro» aveva duramente combattuto, impiegando a fondo il suo unico battaglione M 13. La fine del 1941 vide un graduale potenziamento delle truppe corazzate italiane. Vennero completate, secondo una nuova e più adeguata organizzazione, tutte e tre le divisioni, equipaggiandone i battaglioni carri con M 13 ed M 14, dotandole di un gruppo esplorante e di potenti artiglierie contraeree autoportate. Entravano anche in linea, nei gruppi dei reggimenti artiglieria delle stesse divisioni corazzate, i nuovi semoventi da 75 mm. Il semovente (o cannone d'assalto), realizzato sullo scafo del carro M ed armato di un potente obice in casamatta, non era in programma all'inizio della guerra, ma fu adottato sull'esempio dell'analoga realizzazione tedesca. Al momento della sua entrata in servizio sul fronte dell'Africa Settentrionale (inizio 1942), però, constatata l'inferiorità dei carri M13 rispetto ai nuovi modelli impiegati dagli anglo-americani, fu usato in attacco per l'accompagnamento delle unità carri al fine di sfruttare appieno la potenza della sua bocca da fuoco. Fu con due divisioni corazzate così equipaggiate (l'«Ariete» e la «Littorio», che l'aveva seguita in Libia all'inizio del 1942) che le truppe italiane raggiunsero nell'estate 1942 la stretta di El Alamein. E fu lì che dopo un fallito tentativo offensivo, furono distrutte nel successivo ottobre insieme a parte dell'«Armata Corazzata Italo-Tedesca» in cui erano inquadrate. Il programma intanto prevedeva la costituzione di altre tre divisioni corazzate. Ma la ridotta disponibilità di carri, a causa delle difficoltà produttive e dei forti consumi registratisi in Africa, fece sì che la trasformazione della 2a Divisione Celere «Emanuele Filiberto Testa di Ferro» in 134a Divisione Corazzata E.F.T.F. procedesse molto a rilento. La sua brigata corazzata inquadrava il Reggimento «Lancieri di V.E. II» (divenuto Reggimento corazzato dal gennaio 1942 ed armato con carri L 6 ed M 13) e, dal luglio, il ricostituito «Lancieri di Montebello», dotato di autoblinde 41. La 136a Divisione Corazzata «Giovani Fascisti», costituita nell'ottobre dello stesso anno, aveva di corazzato solo un reparto autoblinde e non fu mai in realtà poco più di una brigata motorizzata, con il reggimento di artiglieria armato di vecchi cannoni installati su automezzi e trattori. Rimaneva efficiente, nella metropoli, soltanto un'unica divisione, la «Centauro». Purtroppo anch'essa fu inviata quasi al completo in Africa Settentrionale, e fu distrutta alla battaglia del Mareth, in Tunisia, ai primi del 1943. Con l'abbandono dell'Africa, tutta la produzione di mezzi corazzati potè essere utilizzata per la ricostituzione di grandi unità corazzate destinate alla difesa della penisola. Già nell'aprile 1943 si era provveduto a riprendere il completamento della divisione di cavalleria, dandole il nome della gloriosa divisione corazzata distrutta in Egitto (132a Divisione di Cavalleria Corazzata «Ariete II»). Nel maggio, poi, grazie a forniture di «Tigre» e di StuG III da parte delle SS germaniche, si poterono gettare le basi di una seconda divisione corazzata, la «M» (poi «Centauro» dal luglio 1943). L'«Ariete II» fu completata in pochi mesi, e risultò un complesso di eccezionale potenza, anche se forse insufficientemente addestrato; la seconda invece era ancora incompleta al momento dell'armistizio, quando entrambe le unità si sciolsero. Sul fronte russo pochissime furono le unità corazzate italiane. Un gruppo carri L3 (il III «San Giorgio» della III Divisione Celere) fu presto appiedato e poi ritirato. Nel 1942 furono inquadrati nell'Armata Italiana in Russia un battaglione bersaglieri corazzato, su L 6, ed un gruppo semoventi da 47, che non presero parte ad azioni di rilievo, come il plotone autoblinde. Dopo la conclusione dell'armistizio, gli Eserciti italiani ricostituiti a nord e a sud non compresero unità corazzate. Soltanto l'Esercito della R.S.I. potè disporre di qualche gruppo blindo-corazzato armato con materiale di recupero piuttosto eterogeneo. Tutto quanto di nuovo e di moderno produceva l'industria (come i potenti carri P 40) fu incamerato dai tedeschi, che utilizzarono anche la parte migliore dei materiali, già appartenenti alle unità italiane da loro disarmate in Italia e nei Balcani.

Produzione Italiana 1939 - 1945

Anno

1939

1940

1941

1942

1943

1944

1945

Carri L e Smv. 47

-

-

-

-

-

Carri M

100

280

-

28

-

Carri P

-

-

24

77

-

Smv. M

-

-

81

162

22

Carri Com.

-

-

1

37

3

Totali

100

280

1.220

677

455

304

25

A questi dati occorre aggiungere:
— circa 1.400 carri leggeri di modello antiquato (disponibili al 10/6/40);
— circa 600 autoblinde 40-41 prodotte dal 1940 al 1943;
— altre 102 autoblinde 41-43 prodotte dal 1943 al 1945.
Non sono compresi qualche centinaio di mezzi blindati leggeri e trasporto truppe, e circa 200 carri di preda bellica e tedeschi ceduti dalla Germania.
Nota:
La seconda colonna del 1943 si riferisce ai mezzi prodotti dopo l'armistizio per i tedeschi.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu