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Le Truppe Corazzate del Regno Unito nella Seconda Guerra Mondiale

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Al 1° settembre 1939, l'Esercito britannico disponeva, a parte i materiali antiquati e quelli dislocati oltremare, di vari tipi di mezzi corazzati, quali le cingolette (o tankette) per il trasporto di armi automatiche e di mortai, in numero di 1.534, di 1.002 carri leggeri da ricognizione Mk IV, V e VI, di 67 carri incrociatori A9, A10 e A13 per azioni autonome a largo raggio e di 166 carri Mk I e II per la stretta cooperazione con la fanteria. Con questo materiale, oltre alle unità minori, era armata la Divisione Corazzata (3 in programma), la cui formazione prevedeva una brigata carri leggera (3 battaglioni misti carri leggeri ed incrociatori), una brigata carri pesante (3 battaglioni incrociatori), un battaglione fucilieri ed un gruppo artiglieria (entrambi motorizzati), con un totale di 213 carri incrociatori e 108 leggeri. Tale forza effettiva però fu raggiunta, ovviamente, soltanto quando la disponibilità di carri fu aumentata. Nel 1940 fu aggiunto un secondo battaglione di fanteria motorizzata, ed un gruppo misto controcarro e contraereo; le brigate corazzate furono tutte su carri incrociatori. Dopo la campagna di Francia, cui partecipò una brigata carri armata con carri leggeri e carri da fanteria, fu aggiunto alla divisione un battaglione autoblinde ed il gruppo misto fu scisso in un gruppo controcarro ed un gruppo contraereo. Fu questo l'organico delle GG.UU. impiegate nella campagna d'Africa, fino ad Alamein, alla quale parteciparono 3 divisioni corazzate britanniche, rinforzate in artiglieria da un secondo gruppo da 88/27 e ridotte di una brigata carri, sostituita da 3 battaglioni di fanteria motorizzata. Nel frattempo si era arrivati a costituire ben 11 divisioni corazzate, poi ridotte a 5 per dare impulso alle unità corazzate d'appoggio per la fanteria. La formazione divisionale restò identica per tutto il resto della guerra, ma il battaglione autoblindo fu gradualmente sostituito da un battaglione carri veloci incrociatori Cromwell e le artiglierie motorizzate da semoventi da campagna, controcarro e contraerei. Esclusi i carri gettaponte, ogni divisione venne così a raggiungere i 353 mezzi da combattimento. Circa il materiale che equipaggiò queste unità, occorre ricordare che i primi combattimenti in Francia furono sostenuti da carri leggeri Mk VI e da carri per fanteria Mk I e II, questi ultimi della 1a Brigata Carri d'Armata. In Africa Settentrionale, invece, all'inizio della guerra oltre ai soliti Mk VI leggeri vi erano soltanto 15 tra A9 ed A10 (i primi incrociatori). Solo in ottobre arrivarono i primi Mk II Matilda e, un anno dopo, i primi Valentine; seguirono di lì a poco Crusader e solo in Tunisia apparvero i Churchill. I carri americani Stuart giunsero nel 1941 e l'anno successivo i Grant, subito seguiti dagli Sherman. In Francia nel 1940, in Libia contro gli italiani ed in Grecia nel 1941, la priorità data alla mobilità e, in alcuni casi, alla protezione, non prestò il fianco a critiche. Il problema principale fu invece quello di migliorare l'efficienza dei carri, tutti ideati per un peso compreso nelle 14 t e nessuno apparso meccanicamente riuscito per il peso previsto. Il secondo problema più urgente, particolarmente dopo Dunkerque, sembrò essere quello di aumentare la produzione a qualsiasi costo. Si credeva, erroneamente, che i tedeschi in Francia fossero stati numericamente superiori in fatto di carri. Sebbene ciò non fosse assolutamente vero, i risolutivi effetti dell'abile e concentrato impiego delle loro Panzerdivisionen aveva destato in tutti una profonda impressione, e la necessità di rimpiazzare i carri perduti in Francia e di disporre di un esercito forte in questo campo indusse ad intensificare la produzione piuttosto che a favorire lo studio di modelli più moderni. Ciò almeno finchè gli aiuti americani, nel 1943, non furono abbastanza sensibili. Si era comunque già presentata la necessità di dare alla potenza di fuoco maggiore importanza. Il 40 mm, particolarmente sul Matilda, apparve sufficiente contro i tedeschi in Francia, e certamente lo fu contro gli italiani in Libia. Gli insuccessi in Africa Settentrionale della primavera e dell'inizio d'autunno 1941 furono principalmente dovuti ad altri motivi, e non fu che dopo le dure battaglie dell'autunno 1941 intorno a Tobruk che apparve chiara ed urgente la necessità di un armamento più potente, di una più efficace protezione e di una maggiore efficienza. Si sentì quindi la necessità di disporre quanto prima del 57 mm già allo studio, e di iniziare la progettazione del 76 mm. Intanto si fece strada il concetto che la grande mobilità teorica del carro incrociatore valeva ben poco, anche nel deserto, qualora non fosse congiunta ad una grande efficienza. Anche la maggior protezione dei Matilda e dei Valentine contava poco, dato che questi mezzi subivano le stesse percentuali di perdite dei carri incrociatori; e in un primo momento non si tenne presente che ciò era dovuto alla grande potenza dei 50 mm e degli 88 mm tedeschi. L'efficacia di queste artiglierie fu comunque evidente alla fine del 1941 e fu rafforzata dalle dure esperienze dell'estate 1942. Si credette di ovviare a tali inconvenienti affermando che non era compito dei carri combattere altri carri, ma delle artiglierie a ciò destinate. I mezzi corazzati dovevano invece agire sui punti deboli del nemico. Ciò portò ad una dannosa confusione di idee, anche perchè già si sarebbe potuto ordinare il montaggio del pezzo da 57, se non addirittura da 76, sui nuovi carri. La questione era ancora aperta alla fine del 1942, dopo la vittoria di El Alamein, dovuta in gran parte ai 75 mm dello Sherman, e prima che si incontrassero, almeno da parte inglese, Tigre e Pantera. E gli «utenti» si accontentavano del 75 mm dello Sherman, atto a sparare granate esplosive o perforanti a seconda dei casi. I tecnici proponevano intanto lo studio di un unico scafo per tutti i tipi di carri da combattimento, ivi compreso un mezzo pesante, in cui sacrificare tutto alla protezione, e di un nuovo carro incrociatore, destinato a combattere contro i mezzi nemici più leggeri. Solo una piccola percentuale di questo modello doveva disporre di un armamento più potente del 57 mm e del 75 mm. Unica soluzione «ad interim» era quella di installare il 76/55 a bordo dello Sherman, e fu solo per l'insistenza di un funzionario del Ministero dei Rifornimenti che carri di questo tipo poterono essere pronti per l'epoca dello sbarco in Normandia. La larga disponibilità di Sherman americani ed il fatto che l'industria britannica potè così interrompere la produzione dei vecchi modelli, permise l'inizio dello studio di nuovi carri, mentre i tipi utili ancora fabbricati venivano armati col 75 mm. Il primo nuovo veicolo fu il Comet, armato di un 77 mm. Alcuni esemplari di questo veicolo furono anche dotati di torretta più grande per montare il 76/55 già adottato sullo Sherman. Ma il carro entrò in servizio soltanto verso la fine della guerra. Il nuovo incrociatore, il Centurion, non fu invece distribuito che dopo la fine delle ostilità. Le ragioni per cui i carri inglesi rimasero sempre inadeguati alle esigenze belliche dipese dal fatto che fino alla fine del 1943 erano stati incontrati soltanto pochi Tigre e nessun Pantera (almeno dagli inglesi). Bastava allora il 75 mm. a doppio uso, data la forte preponderanza materiale degli Alleati specialmente in fatto di carri, e soprattutto data la natura dei combattimenti. Questi ultimi erano in genere statici e violenti, come in Italia, nella testa di sbarco in Normandia e sulle rive del Reno, dove la principale necessità sembrava essere una schiacciante superiorità in artiglieria. Una volta poi che la battaglia si «scongelava», poche erano le difese organizzate da superare, e il principale requisito era la mobilità nella più ampia accezione del termine. E la mobilità aveva principalmente preoccupato gli americani, le cui divisioni corazzate non erano state duramente impegnate nella battaglia di Normandia, e che, dopo aver sfondato ad Avranches, non avevano praticamente incontrato opposizione fino alla Mosa. Le loro impressioni erano condivise dai francesi che li accompagnavano. Anche i tedeschi, malgrado le ottime qualità dei loro carri, sentivano la necessità di raggiungere la massima mobilità a causa delle difficoltà che dovevano fronteggiare nei loro successivi ripiegamenti. Inoltre, pure l'accento posto sulla protezione sembrava perdere d'importanza per il diffuso impiego di armi leggere a carica cava e per la minor frequenza degli scontri fra corazzati. E noto che nei combattimenti degli ultimi sei mesi di guerra, svoltisi prevalentemente in zone agricole o fittamente abitate, le perdite dovute ai Panzerfaust e ad armi simili usate dai tedeschi furono di gran lunga più gravi di quelle provocate dai cannoni dei carri e dei controcarri. E fu così che verso la fine della guerra tornò in auge il concetto di carro incrociatore, pur dotato di conveniente armamento. A causa degli indirizzi poco chiari e dei numerosi modelli realizzati, la produzione britannica si articolò su ben sei tipi principali e due secondari, ciascuno prodotto in differenti serie. La prima tabella indica la percentuale dei diversi tipi, la seconda lo sforzo produttivo della Gran Bretagna nel suo complesso. Si deve anche ricordare che gli inglesi adoperarono anche quasi tutti i tipi di carri prodotti negli Stati Uniti, come si vedrà in seguito.

Tipo di Carro

Percentuale

Tipo di Carro

Percentuale

Covenanter

0,5%

Crusader

26%

Cavalier

5%

Centaur

17%

Cromwell

7,5%

Matilda

2%

Valentine

24%

Churchill

18%

Carri Britannici

Carri forniti dagli USA , Canada ecc.

Anno

Leggeri

Medi

Pesanti

Totale

1939

180

71

63

314

-

1940

175

476

748

1.399

-

1941

73

1.416

3.352

4.841

1.390

1942

8.611

9.255

1943

7.476

15.933

1944

2.474

6.670

1945

Totali

428

1.963

4.163

25.115

33.248

Gli inglesi hanno anche prodotto 74.442 altri veicoli blindati e ne hanno importati altri 52.186 nel solo periodo 1939-1944.

 
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