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La Rivoluzione di Fidel Castro a Cuba

Storia > Storia contemporanea > La Guerra Fredda

Una nuova crisi internazionale esplose nel 1962 a Cuba, isola dell’America centrale sotto l’influenza diretta del capitalismo statunitense. Qui la popolazione era insorta nel 1956 contro la dittatura filoamericana di Fulgencio Batista e, dopo diversi tentativi, se ne era liberata definitivamente alla fine del 1958. Il principale artefice del successo della rivoluzione cubana fu il giovane guerrigliero Fidel Castro, che assunse il potere il 1° gennaio 1959. Sulla base di un programma di ispirazione socialista, Castro realizzò una serie di riforme radicali, confiscando le grandi proprietà terriere per poi distribuirle ai contadini, nazionalizzando le raffinerie petrolifere straniere esistenti nell’isola, espropriando dei beni le numerose società straniere. Tali misure danneggiavano fortemente i tradizionali interessi economici degli Stai Uniti, che risposero sospendendo le importazioni (embargo) dello zucchero, che costituiva la principale risorsa dell’isola, e rompendo ogni rapporto diplomatico con Cuba. Inoltre Kennedy, nell’aprile 1961, appoggiò l’operazione di un corpo di spedizione composto da esuli cubani che si proponevano la liberazione di Cuba dal regime castrista. La spedizione si risolse in un pieno insuccesso nella baia dei Porci per il mancato appoggio da parte della popolazione locale e per la decisa reazione dei miliziani cubani. In politica estera Fidel Castro non solo riconobbe il regime comunista dalla Cina popolare, ma iniziò a intrattenere intensi rapporti commerciali con l’Urss: il che rese ancora più teso il clima politico messo già a dura prova dalla costruzione del muro di Berlino. Il 1° dicembre 1961 Castro annuncio ufficialmente di voler intraprendere una via di sviluppo comunista.

Le basi missilistiche sovietiche a Cuba e il rischio della guerra atomica
Fu allora che Krusciov credette di poter sfruttare la situazione, creando nell’isola una base di missili sovietici allo scopo di trattare con gli Stati Uniti da una posizione di forza. Gli Usa avvertirono però subito l’Urss che se qualche missile sarebbe stato lanciato da Cuba sarebbe seguita una rappresagli nucleare contro l’Unione Sovietica. Il mondo si trovò sull’orlo di una catastrofe atomica. Krusciov a questo punto ordinò alle navi sovietiche di tornare indietro e di ritirare le armi atomiche da Cuba. Gli Usa si impegnarono, da parte loro, a rinunciare a ogni intervento sull’isola (ottobre 1962). Cuba poté così da allora giovarsi della cooperazione economica, finanziaria e militare dell’Unione Sovietica, che sostituì gli Stati Uniti anche nell’acquisto dello zucchero.

Gli effetti della crisi di Cuba

Il pericolo di un conflitto nucleare era stato scongiurato e la volontà delle due potenze di mantenere la guerra fredda entro i confini della coesistenza pacifica ne uscì rafforzata. Dopo la crisi di Cuba il presidente Kennedy propose agli Stati del blocco comunista di dare vita a una competizione per la scoperta dello spazio e degli oceani, per la conquista dei deserti, per una completa eliminazione della fame e delle malattie, ma soprattutto per la pace quale unico e insostituibile presupposto per la salvezza dell’umanità. Il 5 agosto 1963, dopo lunghe e complesse trattative, Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna firmarono a Mosca un trattato che prevedeva la messa al bando degli esperimenti nucleari nell’atmosfera, nello spazio e nelle acque, ammettendo solo quelli sotterranei. A questo trattato aderirono in seguito oltre cento Paesi, fatta eccezione per la Francia e per la Cina (quest’ultima compì il suo primo esperimento nel 1964).
Nel giugno 1963 era stata inoltre aperta tra Washington e Mosca la cosiddetta linea calda, vale a dire una linea di telescriventi per lo scambio di informazioni tra i capi di Stato, finalizzata a evitare che scoppiasse una guerra a causa di eventuali errore di interpretazioni. Kennedy e Krusciov si presentavano così come i garanti della pace nel mondo.

 
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