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La Rivoluzione Bolscevica

Storia > Storia contemporanea > Le Rivoluzioni

La partecipazione della Russia alla prima guerra mondiale impose alla popolazione enormi sacrifici.
Nel 1917 l’impero zarista fu cancellato dalla Rivoluzione.
Guidato da Lenin nacque il nuovo Stato comunista, che eliminò la proprietà privata dei mezzi di produzione.
Dal 1914, con la morte dei Lenin, Stalin assunse il potere assoluto.

Situazione dell’impero russo
Il grande impero russo aveva raggiunto, alla vigilia della prima guerra mondiale, un’enorme estensione. Era abitato da popoli molto diversi e ben poco integrati fra loro (Russi, Finlandesi, Lettoni, Polacchi, Mongoli, Calmucchi, Georgiani, Armeni, Ucraini ecc.). Occupava una nazione come la Polonia, che ambiva all’indipendenza. Quasi tutti i popoli che lo costituivano chiedevano almeno una maggiore autonomia, che tuttavia fu riconosciuta solo ai Finlandesi.
Dal punto di vista politico l’impero russo era monarchia assoluta, sotto gli zar della dinastia Romanov. Ricordiamo che la parola zar (come del resto il tedesco kaiser) significa imperatore e deriva dal latino Caesar.
L’impero russo era lo Stato più arretrato d’Europa. Nel corso dell’Ottocento, l’unico imperatore che volle realizzare qualche riforma fu Alessandro I (1885-81); egli tuttavia venne ucciso in un attentato terroristico.
Il figlio e successore Alessandro III (1881-91) e il nipote Nicola II (1894-1917) repressero duramente ogni opposizione liberale e democratica. Con la loro politica di russificazione essi imposero con la forza la lingua, la cultura e gli usi dei Russi alle altre popolazioni. Nicola II si circondò inoltre di personaggi ignoranti e corrotti, come il fanatico monaco Rasputin. Sfruttando con astuzia la debolezza di carattere dei regnanti, costui divenne il vero padrone della corte imperiale negli anni che precedettero la prima guerra mondiale e la Rivoluzione.
Contro la povertà il clima di dura oppressione instaurato dalla polizia zarista, scoppiavano periodicamente delle ribellioni, sia nelle maggiori città russe che nei paesi sottomessi. Alcune ebbero luogo nel 1905, subito dopo la sconfitta subita nella guerra contro il Giappone. In breve, le sollevazioni popolari assunsero il carattere di una vera Rivoluzione, allargandosi a tutto il paese e persino alle forze armate (famoso è rimasto l’ammutinamento dell’equipaggio della corazzata Potemkin). Nicola II allora fu costretto a concedere la costituzione di un parlamento, la Duma. Il numero di elettori ai quali venne riconosciuto il diritto di voto fu tuttavia molto modesto, e tale parlamento ebbe poteri assai scarsi.

Economia russa
L’agricoltura era di gran lunga la risorsa economica più importante in tutto l’impero. Essa veniva tuttavia esercitata con tecniche molto arretrate. Con l’abolizione della servitù della gleba, realizzata da Alessandro II (1867), la proprietà di una parte delle terre (circa il 45% di quelle coltivate) poté essere riscattata da circa 20 milioni di contadini liberi. Dopo questa riforma, e grazie all’enorme estensione dei territori coltivati, la produzione di frumento cominciò lentamente a crescere, nonostante l’assoluta mancanza di attrezzature moderne e di macchinari agricoli. Nel 1910 essa arrivò a raggiungere e superare quella degli Stati Uniti. Insieme all’abbondante produzione, i prezzi molto bassi, a causa dei miseri compensi versati ai contadini, favorirono una forte esportazione di cereali verso l’Europa occidentale. Questo permise alla classe di imprenditori e commercianti che iniziava a formarsi di disporre dei capitali necessari per acquisire i primi macchinari, indispensabili per lo sviluppo dell’industria.
Sorsero così, tra il 1870 circa e il 1910, importanti manifatture tessili (cotone, lana, lino) e complessi industriali, costruiti con il sistema chiavi in mano da grandi industrie occidentali. Come avviene ancora oggi nei paesi meno sviluppati, la fabbrica veniva consegnata dai costruttori completa di tutto, mentre tecnici ed esperti stranieri assistevano per i primi anni i lavoratori russi.
Le dimensioni del territorio russo e le risorse naturali di cui disponeva erano così vaste che, pur in condizioni di profonda arretratezza, la produzione raggiunse in alcuni settori livelli importanti. Ad esempio si sviluppò fortemente in Russia l’estrazione del petrolio, tanto che nel 1910 un quarto della produzione mondiale proveniva dai territori dell’impero russo.
Intanto la popolazione cresceva notevolmente, passando da 70 milioni di abitanti nel 1850 ad oltre 161 milioni nel 1911. In questo stesso anno circa 5 milioni erano gli addetti alle industrie e alle attività minerarie. Si trattava, in sé, di una percentuale modesta di lavoratori rispetto al totale degli abitanti dell’impero. Tuttavia gran parte delle fabbriche era concentrata in poche grandi città, come Pietrogrado (così era stata ribattezzata l’antica capitale di San Pietroburgo), Mosca, Kiev, Rostov, Odessa, Baku.
Quindi, in quelle particolari città esisteva una forte componente operaia e proletaria.
Inquadrata e sostenuta dai socialisti, fu proprio questa base operaia a dare il sostegno maggiore alla Rivoluzione russa del 1917.

I partiti politici: Menscevichi e Bolscevichi
L’opposizione dei socialisti al regime degli zar era clandestina: organizzazioni sindacali e partiti politici erano vietati perché il governo zarista li riteneva pericolosi e sovversivi, la stampa era sottoposta ad una rigida censura da parte della polizia.
Si è calcolato che nel 1911 solo 40mila circa fossero di nascosto iscritti ai sindacati. Non molti di più, e sempre clandestini, erano gli operai e i proletariati che aderivano al Partito socialdemocratico russo. Nel congresso, tenuto a Londra nel 1903, tale partito si divise in due:
- il Partito menscevico (questa parola, in russo, vuol dire di minoranza);
- il Partito bolscevico (che significava invece di maggioranza).

I menscevichi erano il gruppo più moderato. Essi sostenevano che occorreva tenere una politica di riforme politiche e sociali alleandosi con la borghesia. Questo allo scopo di portare il Partito socialdemocratico ad essere legalmente riconosciuto e poi ad ottenere il successo in libere elezioni politiche.
I bolscevichi invece ritenevano che ciò non sarebbe mai stato possibile in un paese arretrato e quasi privo di una borghesia liberale come la Russia. Quindi, a loro modo di vedere, per realizzare qualsiasi tipo di cambiamento sarebbe stato indispensabile realizzare una rivoluzione e prendere il potere con la forza.
Il contrasto fra i due partiti, in sostanza, riproduceva quello che abbiamo visto nei movimenti socialisti dell’Europa occidentale, fra riformisti (detti anche socialdemocratici, o laburisti in Inghilterra) e massimalisti (detti anche rivoluzionari).
Occorre però aggiungere che c’era un’assoluta diversità di condizioni fra i paesi dell’Europa occidentale e la Russia. In Europa si erano affermati e diffusi il liberalismo e la borghesia: il movimento sindacale e i partiti socialisti, anche se a prezzo di dure lotte, avevano infine ottenuto la libertà di esistere e di agire.
In Russia, invece, il potere era in gran parte in mano alla nobiltà zarista, mentre scarsa per numero e per peso politico era la classe borghese. Tutt’altro che diffusa era l’adesione al liberalismo mentre i divieti contro l’attività politica e sindacale dei lavoratori erano fatti rispettare dalla polizia con spietata durezza. La differenza nelle idee politiche si rispecchiavano nella diversa composizione sociale della base dei due partiti. I menscevichi raccoglievano i loro seguaci fra operai specializzati, i tipografi, i ferrovieri e anche fra i piccoli borghesi; i bolscevichi avevano largo seguito soprattutto fra gli operai meno qualificati e fra i più poveri.

Lenin
Fra i capi del Partito bolscevico c'era un esponente della piccola nobiltà di provincia, Vladimir Ulianov detto Lenin, un rivoluzionario rifugiatosi all'estero che si ispirava alle teorie filosofiche di Karl Marx.. Marx aveva parlato di una rivoluzione realizzata dalla classe operaia, che si sarebbe compiuta nei paesi più industrializzati come conseguenza del crescente sfruttamento della stessa classe operaia da parte della borghesia.
Lenin invece diede una propria interpretazione politica del pensiero di Marx, interpretazione che venne poi chiamata marxismo- leninismo. Egli capovolse l'idea centrale di Marx sostenendo che, in realtà, la rivoluzione sarebbe scoppiata nei paesi più arretrati, proprio perché in tali paesi erano insostenibili le condizioni di vita dei lavoratori. Secondo la sua convinzione, il minuscolo Partito bolscevico (che aveva, prima della Rivoluzione, poco più di 50.000 iscritti, per di più clandestini) avrebbe dovuto rappresentare la guida e l'avanguardia rivoluzionaria di una nuova società comunista.Questa doveva fondarsi sulla dittatura del proletariato, cioè sul dominio di tale classe sociale sulle altre, che avrebbero finito con lo scomparire, e sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione (campi, miniere, fabbriche). Tra i mezzi di produzione da collettivizzare erano comprese quelle terre che non pochi contadini avevano riscattato a caro prezzo e coprendosi di debiti nel 1867. La piccola dimensione del suo partito non costituiva per Lenin un problema; al contrario lo rendeva più determinato ed efficiente nel suo compito, che era quello di guidare le masse, scegliendo per essi metodi da adottare e gli obiettivi da raggiungere anche a costo di imporli con la forza. La nuova organizzazione della società avrebbe dovuto comportare l'abolizione della religione, della proprietà privata e delle distinzioni fra classi e gruppi sociali.Escluso e lontano dall'idea rivoluzionaria bolscevica restava tuttavia il mondo contadino: un mondo disperso in un territorio sterminato, chiuso in piccole realtà separate l'una dall'altra. Nel primo Novecento i viaggi erano ancora difficili e ogni regione della Russia contadina viveva una sua vita tradizionale scandita dal ritmo delle stagioni. Dal punto di vista economico la campagna russa presentava situazioni e figure diverse. Molti erano i braccianti e i contadini poveri,proprietari di minuscoli fazzoletti di terra che li condannavano a una vita di miseria e Stenti. Ma esistevano anche contadini benestanti, se non proprio ricchi: i kulaki.Erano proprietari di appezzamenti un po' più grandi, di piccole fattorie, di stalle con capi di bestiame. I contadini russi erano in gran parte analfabeti e legati a una cultura orale fatta di racconti e di leggende, di favole e di avventure,erano anche fortemente tradizionalisti e molto religiosi.
Fra loro la Rivoluzione di Lenin avrebbe trovato enormi difficoltà.

Rivoluzione di Febbraio
Coinvolto nella prima guerra mondiale, il grande impero russo aveva dimostrato la fragilità e la debolezza della sua organizzazione politica e militare.In particolare, mentre le numerose sconfitte mettevano a nudo 'impreparazione dell'esercito, la produzione agricola si riduceva sempre di più, anche perché la maggior parte dei soldati proveniva dalle campagne, che restarono alle cure delle donne e dei vecchi. Durante l'inverno 1916-17 vi fu una dura carestia e molte città rimasero addirittura prive di generi alimentari. La fame provocò sollevazioni popolari e disordini. Nel febbraio 1917 violente dimostrazioni operaie contro il governo imperiale scoppiarono a Pietrogrado.
Fu questa la prima fase della rivoluzione, la cosiddetta rivoluzione di Febbraio. L'imperatore Nicola II fu costretto ad abdicare a favore del fratello Michele, il quale tuttavia rifiutò di assumere il potere. Cessò così di esistere l'impero degli zar.Dopo il crollo della monarchia zarista, due furono le forze che spontaneamente si organizzarono per prendere in mano le sorti della Russia: da una parte la borghesia liberale, dall'altra gli operai e, in parte minore, i contadini. Si formò un governo provvisorio, guidato da un principe liberale che aveva l'appoggio della borghesia. Gli operai delle fabbriche, i contadini delle zone prossime alle città e i soldati formarono dei soviet (in russo soviet vuol dire "consiglio") che avrebbero dovuto governare le fabbriche, le città, i villaggi e i reparti dell'esercito.
Quella dei soviet non era un'esperienza nuova: se ne erano formati anche durante la Rivoluzione del 1905 ed erano stati sciolti quando il governo zarista aveva ripreso il controllo della situazione.Il governo borghese e il popolo dei soviet erano divisi da un profondo disaccordo su molti punti, ma in particolare sulla condizione della guerra: il governo infatti intendeva proseguire la guerra a fianco degli alleati dell'Intesa, mentre le classi popolari, quelle che avevano subito le sofferenze più dure, desideravano una pace immediata.

Rivoluzione d'ottobre
A metà del giugno 1917 un'offensiva dell'esercito russo fu fermata dai tedeschi e si risolse in un ennesimo disastro militare. La guarnigione di Pietrogrado si rivoltò contro il governo invitando il soviet della città a prendere tutto il potere. La rivolta fallì e molti esponenti del partito bolscevico furono arrestati. Lenin fuggì in Finlandia. La guida del governo fu affidata al socialista Kerenskij nella speranza che questi potesse riconquistare il consenso popolare. La politica di Kerenskij fu ambigua su un punto che invece era ormai decisivo per il popolo russo: la pace. Egli prese tempo, rimandando ogni decisione. Debole fu inoltre la sua posiziona nei confronti di un colpo di stato tentato dal generale Kornilov, comandante supremo dell' esercito per stabilire una dittatura militare. Il colpo di stato fu sventato dai bolscevichi che organizzarono la resistenza armata contro il generale e decisero di prendere il potere.
Durante la notte fra il 6 e il 7 novembre 1917 formazioni armate bolsceviche occuparono tutti i punti strategici di Pietrogrado. L'8 novembre presero d'assalto e conquistarono il Palazzo d'Inverno, un'antica residenza imperiale dove era riunito il governo Kerenskij. Istituirono poi il nuovo governo rivoluzionario: il soviet dei commissari del popolo. Secondo il calendario allora in uso in Russia la data del 7 novembre corrispondeva al 25 ottobre.
E' per questo che la rivoluzione iniziata in quel giorno è nota come la Rivoluzione d'Ottobre.
Le prime iniziative prese dal governo rivoluzionario furono l'impegno a firmare una pace immediata con la Germania (pace di Brest- Litovsk) e un decreto che confiscava le grandi proprietà terriere. Con un altro decreto fu stabilito il controllo degli operai sulla produzione industriale.

La Guerra Civile: L'Armata Rossa conto le armate bianche e l'intervento straniero
Dopo la pace con la Germania la situazione continuò ad essere drammatica: in tutto il paese infuriava infatti la guerra civile.Contro il governo rivoluzionario si schierarono i generali rimasti fedeli all'imperatore, con le loro armate che furono dette armate bianche.
La controrivoluzione trovò l'appoggio delle regioni che volevano costituirsi in repubbliche indipendenti come l'Ucraina, la Georgia, il Caucaso e l'Armenia.Le grandi potenze: Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Giappone, per evitare che la rivoluzione si allargasse fuori dai confini russi, inviarono truppe a sostegno delle armate bianche. Lenin e Lev Davidovic Trotzkij, suo strettissimo collaboratore, agirono con grande durezza e decisione. Trotzkij in persona organizzò un esercito fedele alla rivoluzione, l'Armata rossa. Lo zar, già imprigionato in una località di campagna, Ekaterinenburg, venne fucilato con tutta la sua famiglia (1918). Lenin istituì una polizia politica, la Ceka, che perseguitò in modo spietato la borghesia, i contadini e perfino gli esponenti socialisti, rivoluzionari e anarchici che non avevano aderito al partito bolscevico.
La guerra civile fu crudele e sanguinosa, tanto che si è parlato di "terrore bianco" e "terrore rosso".Moltissimi pagarono con la vita , fucilati o impiccati, la scelta di sostenere l'una o l'altra parte.
Il 1921 segnò la vittoria dell'Armata rossa: le truppe straniere vennero ritirate, si arresero i generali zaristi, furono sconfitti i governi autonomi che si erano formati in Ucraina, Georgia, Armenia. Nacque un nuovo stato: l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. (URSS).

La nuova politica economica
Problemi enormi attendevano il nuovo governo sovietico, che aveva confiscato tutti i mezzi di produzioni (terre, industrie, macchinari, miniere) e li aveva dichiarati di proprietà collettiva.
La produzione agricola era nel frattempo calata al 55% rispetto a quella degli anni precedenti la guerra, mentre quella industriale era crollata addirittura al 10% e il commercio estero quasi non esisteva più
Lenin stesso si rese conto che non era possibile creare da un giorno all'altro una vera economia comunista. Trovò quindi una soluzione di compromesso che chiamò Nuova Politica Economica (abbreviato in NEP).
In sostanza, restarono in mano ai privati molte proprietà contadine di dimensioni medio-piccole, gran parte del commercio interno, la piccole aziende familiari.
Nonostante i severi limiti posti alle attività private, la NEP diede subito fiato alla disastrata economia sovietica: negli anni 1923-24 solo il 38,5% della produzione totale era frutto del lavoro del settore statale, mentre tutto il resto provenne dalle libere attività dei privati. La percentuale della produzione privata sul totale salì a oltre il 98% nell'agricoltura, grazie soprattutto all'intraprendenza dei Kulàki, i contadini benestanti.

Stalin
Nel 1924, alla morte di Lenin, il potere passò a Stalin, che si sbarazzò con la forza di ogni rivale. Negli anni successivi egli affermò con spietata durezza il suo potere personale.Rivale di Stalin per il potere, ma anche sul piano politico, era stato Trotzkij, l'eroe della difesa contro le armate bianche. Trotzkij avrebbe voluto l'esportazione del modello rivoluzionario sovietico, Stalin invece voleva mantenere il socialismo in Russia senza impegnarsi per il socialismo nel resto del mondo. Trotzkij fu costretto a scappare dalla Russia, ma Stalin lo fece uccidere da un sicario in Messico.

L'Eco Della Rivoluzione
In Occidente le notizie provenienti dalla Russia sollevarono grandi preoccupazioni ed emozioni.
I governi e le classi dirigenti ebbero il timore che il contagio rivoluzionario si allargasse. L'invio delle truppe occidentali in aiuto dei generali zaristi e delle armate bianche non fu sufficiente a sconfiggere la Rivoluzione ma la guerra creò enormi difficoltà alla nuova dirigenza bolscevica e al nuovo stato comunista. Anche per questo motivo prevalsero le idee di Stalin sul rafforzamento del comunismo all'interno della Russia e sulla rinuncia da esportare la Rivoluzione nel resto del mondo. Fortissime invece furono le emozione e le speranze che la Rivoluzione fece nascere nelle classi popolari dell'Occidente soprattutto fra gli operai. Per lungo tempo molti pensarono alla russia sovietica come al paradiso dei lavoratori: un paese dove il popolo poteva governarsi da sé, dove si era liberato con le proprie mani dall'oppressione e dallo sfruttamento. Anche se questo, molto più tardi, non si sarebbe rivelato vero, l'idea di "fare come in Russia" divenne per molti , che vi credettero in assoluta buona fede, un ideale traguardo di politica e giustizia sociale.

 
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