La Guerra dei Trent'Anni 3° Parte - MondoStoria

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La Guerra dei Trent'Anni 3° Parte

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Fase boemo-palatina: 1618-24
La scintilla che scatenò il conflitto si ebbe nel 1617, quando l'imperatore del Sacro Romano Impero Mattia  (1612–19) nominò re di Boemia (regione prevalentemente protestante), il cattolico e gesuita Ferdinando II. Questi vietò la costruzione di alcune chiese hussite e volle reintrodurre il servaggio, provocando una violenta ribellione, che culminò nel celebre episodio della "defenestrazione di Praga": due luogotenenti dell'imperatore furono scaraventati giù dalle finestre del palazzo reale (i due ne uscirono illesi, in quanto atterrarono su del letame presente nel fossato del castello). Venne costituito un governo provvisorio protestante e creato un esercito di 16mila uomini.
Alla defenestrazione di Praga seguì la rivolta degli abitanti della Boemia e dei possedimenti asburgici circostanti; i ribelli elessero loro re, nel 1619, il calvinista Federico V del Palatinato (1), invocando l'aiuto dell'Unione Evangelica e l'appoggio inglese e olandese. Dal canto suo l'imperatore Mattia invocava supporto da parte della Spagna, che inviò fondi e truppe in cambio della promessa, mai mantenuta, di ricevere l'Alsazia (anche il papato ovviamente lo appoggiò).
Morto l'imperatore Mattia, anche l'Ungheria esplose in rivolta: dopo alcuni successi limitati dei boemi, le forze imperiali e della Lega cattolica, guidate da Ferdinando II (successo a Mattia) procedettero all'invasione dei territori ribelli, culminata nella disfatta subita dai boemi nella battaglia della Montagna Bianca (1620), cui seguì la forzata cattolicizzazione e germanizzazione della Boemia. (2)
La repressione fu durissima: a Federico V fu confiscato il patrimonio e lo si costrinse all'esilio, ove morì nel 1632; il suo titolo di principe elettore palatino passò al capo della Lega cattolica, Massimiliano I di Baviera. Molte furono le condanne a morte, i beni dei nobili protestanti furono trasferiti a nobili cattolici fedeli all'imperatore e nel 1622 il Palatinato venne riconquistato dall'Impero.
La politica fiacca e passiva del sovrano inglese Giacomo I Stuart, imparentato con Federico V, durante quella prima fase del conflitto favorì sicuramente la disfatta del protestantesimo in Boemia. Invece d’intervenire militarmente contro gli Asburgo, rimase intento a rafforzare l'alleanza anglo-spagnola mediante una politica matrimoniale.
Intanto nel 1621, alla scadenza della tregua dei dodici anni con l'Olanda, si riapriva il fronte di guerra tra la Spagna e le Province Unite: sotto il controllo politico-militare del conte-duca de Olivares, le milizie iberiche inizialmente misero a segno una serie di vittorie che allarmarono notevolmente gli inglesi, avendo essi forti interessi nei Paesi Bassi.

Fase danese: 1625-29
La schiacciante vittoria cattolica nella prima fase della guerra provocò le apprensioni di molti dei sovrani protestanti del nord Europa, che trovarono la loro nuova guida nel re di Danimarca Cristiano IV, il quale era ben inserito nelle vicende tedesche, in quanto era Duca dell'Holstein e, grazie ad accorte manovre politiche, era riuscito ad imporre l'influenza danese sulla città di Amburgo e a far nominare suo nipote vescovo di Brema. Inoltre, grazie ad un'oculata amministrazione e a una situazione economica favorevole, aveva reso le finanze della Danimarca tra le migliori dell'intera Europa.
La Danimarca fu sostenuta dalla Francia che, sotto la guida del cardinale Richelieu, cominciò a contrastare la politica espansionista asburgica, temendo un nuovo accerchiamento come ai tempi di Carlo V. Sicché si decise, nel 1625, l'entrata in guerra della Danimarca e della Bassa Sassonia, con l'appoggio francese, inglese e olandese. La Svezia rimase neutrale, in quanto la Danimarca era sua rivale commerciale nel mar Baltico, poi perché, appoggiata dai prussiani, era ancora in guerra con la Polonia, sempre per il controllo del Baltico.
L'appoggio francese tuttavia fu più economico che militare, in quanto Luigi XIII di Borbone e Richelieu si trovavano ancora alle prese con gravi problemi interni legati alla volontà della corona di eliminare il potere degli ugonotti e della nobiltà, che non accettava uno Stato assolutistico e centralizzato. Anche l'Inghilterra non fece nulla, essendo travagliata da gravi disordini che avrebbero presto portato alla rivoluzione politica della borghesia. Quanto agli Stati regionali protestanti, Sassonia e Brandeburgo, non sembravano interessati ad unirsi alla lotta.In Francia gli ugonotti furono sconfitti nel 1628 nella fortezza di La Rochelle, ma la corona evitò d'infierire contro di loro: si accontentò di trattare da posizioni di forza, non di debolezza, come invece avevano fatto i sovrani precedenti. L'assolutismo regio francese si poneva in chiave controriformistica ma senza fanatismi ideologici. La corona sostanzialmente voleva risolvere il problema religioso in chiave politica, rispettando cioè le minoranze religiose. La cosa importante era ormai diventata un'altra: affermare un assolutismo regio contro la grande nobiltà feudale, imponendo a tutti i sudditi tasse regolari per costruire un potente esercito. Questo atteggiamento duttile prevarrà nei trattati di pace alla fine della guerra dei Trent'anni. (3)
Intanto il re danese Cristiano IV invase il Meclemburgo, ma non fu assolutamente in grado, da solo, di fronteggiare la reazione delle forze imperiali, per cui subì una dura sconfitta nella battaglia di Lutter (1626). Successivamente le truppe della Lega cattolica invasero la Danimarca stessa fino allo Jutland, e Cristiano fu costretto a firmare la pace di Lubecca (1629), con cui s'impegnava, se voleva salvare la propria corona, a non intromettersi più nelle vicende tedesche.
Oltre a ciò Ferdinando II emanò l'Editto di Restituzione (1629), in forza del quale dovevano essere riconsegnati alla Chiesa cattolica tutti i beni confiscati dopo il 1552 (5 vescovadi, 30 città imperiali e anseatiche, 100 conventi e un numero incalcolabile di parrocchie vennero recuperate dalla chiesa cattolica, inoltre un gran numero di protestanti furono forzati alla conversione al cattolicesimo o costretti a espatriare). Il provvedimento suscitò la reazione dei principi luterani rimasti fino ad allora neutrali, nonché della Svezia, il cui intervento sarà determinante per i futuri esiti del conflitto. Nella Dieta Elettorale di Ratisbona (1630) i principi forzarono l'imperatore Ferdinando II a diminuire l'entità delle truppe imperiali e della Lega.

Fase svedese: 1630-35
Una nuova potenza europea, la Svezia, guidata dal re Gustavo II Adolfo (1594-1632), stava per scendere in campo assumendo il ruolo di guida del partito protestante. Dopo avere realizzato una tregua con la Polonia, decise di difendere la causa protestante e il predominio svedese nel Mar Baltico, che sembrava minacciato dalla crescente aggressività dell'impero.
Anche la Svezia, come già la Danimarca, fu aiutata finanziariamente nella sua impresa dalla Francia, che si impegnò a versarle un cospicuo sussidio di guerra.
Nel 1630 Gustavo Adolfo sbarcò con le proprie truppe in Pomerania, occupò Stettino, poi entrò nel Meclemburgo. Nel frattempo le forze imperiali attaccarono l'unico alleato che la Svezia avesse allora in Germania, la città di Magdeburgo (1631), sottoponendola a un sanguinario saccheggio (24.000 morti tra uomini, donne e bambini, uno dei più crudeli episodi dell'intera guerra). Questo episodio indusse Pomerania, Brandeburgo e Sassonia ad appoggiare gli svedesi.
La guerra tra svedesi e imperiali ebbe alterne vicende, fino a quando lo stesso re Gustavo Adolfo non morì nella battaglia di Lützen (1632), la quale, comunque, grazie alla ritirata degli imperiali, si risolse in una vittoria svedese, anche se lo scontro era costato ad entrambe le parti perdite enormi. L'assenza di un comando nelle file degli svedesi dette la possibilità agli imperiali di riorganizzarsi e, con l'aiuto degli spagnoli, di continuare a combattere fino al 1648.
La Francia, visto che la sorte del conflitto sembrava volgere a favore degli Asburgo, decise di aumentare l'appoggio offerto ai protestanti e patrocinò la formazione di una Lega tra Svezia, Renania e Franconia, con il proprio supporto economico. Tuttavia gli Stati orientali, Sassonia e Brandeburgo, sollevarono obiezioni, in quanto temevano la presenza commerciale svedese nel Baltico e nella Germania settentrionale, per cui non vi aderirono. Fu un grave errore, poiché gli svedesi non riuscirono ad avere la meglio sulla Lega cattolica e nel 1634 furono rovinosamente sconfitti.

Franconia, Svevia e Württemberg caddero nelle mani degli imperiali quasi senza opporre resistenza, mentre le residue forze svedesi si ritiravano nella Germania del nord. La Sassonia intavolò trattative di pace, accettate poi dagli altri Stati protestanti dell'impero (pace di Praga, 1635), che sanciva le seguenti condizioni:
•spostamento della data di decorrenza dell'Editto di Restituzione di 40 anni;
•diritto ai protestanti di trattenere i territori ecclesiastici secolarizzati detenuti nel 1627;
•amnistia per i nemici dell'imperatore che si fossero uniti agli scontri dopo l'intervento svedese nel 1630;
•divieto agli Stati tedeschi di formare alleanze tra loro o con potenze straniere;
•l'unificazione di tutti gli eserciti degli Stati imperiali in un'unica armata al servizio dell'imperatore.

Questa pace, tuttavia, non soddisfaceva assolutamente la Svezia e tanto meno la Francia, che, temendo l'accerchiamento da parte degli Asburgo d'Austria e di Spagna, decideva, a questo punto, di entrare attivamente nel conflitto.

Fase francese - 1635-48
L'entrata in guerra della cattolica Francia contro l'Imperatore anch'esso cattolico mise fine al periodo della guerra in cui gli schieramenti erano basati su problematiche confessionali e trasformò il lungo periodo delle guerre europee di religione in una guerra per l'egemonia politica. Questa "laicizzazione" della politica sarebbe poi stata sancita dalla pace di Westfalia.
La data d'inizio dell'impegno militare francese coincide con la dichiarazione di guerra alla Spagna nel 1635, giustificata dall'attacco che gli spagnoli avevano sferrato contro l'Elettore di Treviri, sotto la protezione francese fin dal 1632.
L'andamento del conflitto dopo l'intervento francese può essere diviso in due fasi: nella prima, fino al 1641, si ebbe una serie di scontri che videro la Francia in difficoltà e le forze svedesi che non riuscivano a infliggere un colpo decisivo nella Germania del nord. Nella seconda fase, dopo il 1641, le forze alleate franco-svedesi riuscirono a sconfiggere le truppe imperiali e alleate fino alla loro definitiva resa nel 1648.
La pace di Westfalia (1648)
Con il trattato di Westfalia si inaugurò un nuovo ordine internazionale, un sistema in cui gli Stati si riconoscevano tra loro in quanto Stati, al di là della fede dei vari sovrani, nonostante ch'esso venisse firmato in due località separate a causa dei dissidi tra cattolici e protestanti. Infatti mentre i due trattati di Münster riguardarono la pace fra la Francia e l'Impero e fra le Provincie Unite e la Spagna, il trattato di Osnabrück riguardò invece la pace fra la Svezia e l'Impero. Fra Spagna e Francia non fu firmato alcun trattato e continuò la guerra. Il congresso europeo vide presenti tutte le potenze europee, tranne l’Inghilterra (che era in piena rivoluzione borghese), la Russia e la Turchia.

I principi sanciti dalla pace furono i seguenti:
•riguardo alla questione religiosa:
- fu confermata la Pace di Augusta (1555);
- furono estese ai calvinisti le concessioni stabilite dalla Pace di Augusta per i luterani;
- fu stabilita la parificazione dei diritti civili di tutte le confessioni;
- fu deciso che i beni ecclesiastici in possesso dei protestanti fino al 1624 non fossero restituiti alla chiesa cattolica;
- doveva essere tollerato ovunque il passaggio ad altra confessione, ad eccezione dell’Alto Palatinato e dei domini ereditari degli Asburgo, dove vigeva la sola fede cattolica, per cui se un principe si fosse convertito ad altra religione, non avrebbe più avuto alcun diritto sulle proprie terre;
- a chiunque si riconosceva il diritto di andare in esilio per motivi religiosi e i suoi beni potevano essere confiscati solo dopo tre anni;
•riguardo all'ordinamento interno del Sacro Romano Impero:
- fu riconosciuta ai principi la piena sovranità territoriale (principio di non ingerenza e di autodeterminazione), il diritto di approvare gli Atti imperiali nella Dieta (sui temi della guerra, della pace, della leva e delle tasse) e il diritto di stringere alleanze (jus foederationis), purché non fossero contro l'imperatore e l'impero; ovviamente gli Stati europei rifiutarono di riconoscere alcunché alle loro colonie extraeuropee o colonizzabili;
- il Palatinato fu diviso in Alto e Basso: il duca Massimiliano di Baviera ottenne l'Alto Palatinato (che quindi passò sotto l'Elettorato Bavarese) e conservò il titolo di elettore garantitogli nel 1628; il figlio di Federico V, Carlo I Luigi, cui fu restituita la dignità elettorale, ottenne invece il Basso Palatinato (l'attuale land Renania-Palatinato), che veniva costituito come elettorato: il numero degli elettori saliva così a otto, divisi tra cinque laici e tre ecclesiastici (cinque cattolici, due luterani e un calvinista);
- il Brandeburgo (futura Prussia) ricevette la Pomerania Orientale e i vescovadi di Magdeburgo, Halberstadt, Kammin e Minden, nonché i territori di Cleves, Mark e Ravensberg in seguito alla risoluzione della disputa per i territori del defunto Duca di Jülich-Cleves-Berg;
- i Paesi Bassi e la Svizzera furono riconosciuti sovrani e indipendenti dall'impero.
•riguardo ai mutamenti territoriali europei:
- la Francia, volendo spingere i propri confini sino al Reno (4), ebbe la Lorena, i vescovati di Metz, Toul e Verdun e i territori asburgici dell'Alsazia (senza la città di Strasburgo); in Italia si prese le fortezze di Pinerolo e Casale Monferrato;
- la Svezia ricevette un risarcimento in denaro, la Pomerania occidentale e i vescovati di Brema e Verden, che le assicuravano il controllo delle foci dei fiumi Oder, Elba e Weser, ottenendo in tal modo l'egemonia sul Mar Baltico; le fu inoltre concesso di inviare tre rappresentanti al Consiglio dei Principi dell'Impero che rappresentava uno dei collegi del Reichstag (la Dieta imperiale).
•I trattati non furono accettati dal papa Innocenzo X, poiché l'immediata conseguenza per la chiesa cattolica era la perdita di tutti i vescovadi della Germania settentrionale e centrale, e di molti conventi e monasteri. Tuttavia la protesta della Santa Sede venne completamente ignorata.

La guerra tra Francia e Spagna: 1648-59

Per gran parte dei secoli XVI e XVII, i francesi e gli austriaco-spagnoli della casa d'Asburgo furono disposti in blocchi contrapposti in tre punti dello scacchiere europeo: nei Paesi Bassi spagnoli a nord, nella Franca Contea sulla frontiera orientale e nel confine franco-spagnolo a sud.
Durante l'ultima fase della guerra dei Trent'anni la Spagna di Filippo IV, impegnata nei Paesi Bassi e sconvolta dalle rivolte separatiste della Catalogna (ma anche Andalusia e Aragona) e del Portogallo, s'era trovata in gravi difficoltà e non aveva potuto ottenere alcun aiuto dagli Asburgo, che anzi avevano firmato la pace di Westfalia.
Vedendola così indebolita, la Francia di Luigi XIII pensò di attaccarla nel 1635, con l'intenzione di occupare sia i Paesi Bassi spagnoli che, con gli alleati della Savoia, Mantova, Parma e la Milano spagnola.
La Francia attaccò dunque le forze armate spagnole nei Paesi Bassi meridionali e inviò armate in Lorena e in Alsazia per tagliare le linee di comunicazione principali fra il nemico e i suoi territori nei Paesi Bassi, che si sviluppavano attraverso quelle regioni e tramite il porto di Genova.
La battaglia decisiva fu quella condotta nel 1643 a Rocroi dal principe di Condé, che mise termine alla reputazione secolare di invincibilità della fanteria spagnola. La Spagna si vide costretta a firmare una pace separata con l'Olanda, cui riconobbe l’indipendenza politica (poi ratificata anche dall'impero con la pace di Westfalia).
Ciononostante la Spagna, non volendo riconoscere l'egemonia francese che si stava profilando in Europa, continuò a combattere, approfittando anche del fatto che nel 1648 la monarchia fu scossa da una seria rivolta: la Fronda. Parte della nobiltà non tollerava di dover sottostare al potere regale assolutista, incarnato allora dal cardinale Mazzarino e dalla reggente in nome di Luigi XIV, la regina madre Anna d'Austria, e si ribellò utilizzando la sua forte presenza nel Parlamento di Parigi e sobillando il popolo, stanco di pagare ingenti tributi per finanziare la guerra contro l'impero e la Spagna.
Il re, nel 1649, fu costretto a fuggire da Parigi con la madre e il cardinale Mazzarino, principale bersaglio dei frondisti. La prima fase della rivolta, detta Fronda parlamentare, domata con l'intervento del Condé, si esaurì nell'arco di un anno, ma subito ne emerse un'altra, quella dei nobili, detta anche Fronda principesca, più violenta della precedente, che dette luogo a movimenti di truppe delle due fazioni formatesi: i nemici di Mazzarino (ed anche della reggente Anna) e i suoi alleati.
Per lungo tempo le dispute interne create dalla Fronda e il conflitto con la Spagna, che sosteneva sia militarmente che finanziariamente i nobili rivoltosi, si intercalarono. Il principe di Condé, che Mazzarino aveva tentato di far arrestare perché temeva che volesse usurpare il trono a Luigi, cambiò partito schierandosi dalla parte degli spagnoli. La guerra fra i due regni continuò quindi su tutti i teatri ove le due potenze si trovavano a contatto: Fiandre (la Spagna riuscì ad occupare il porto di Dunkerque), Catalogna e Italia. Nel 1652 la regione del Rossiglione fu occupata dalle truppe francesi fedeli al re.
In virtù di un trattato d'alleanza promosso dal Mazzarino, Cromwell inviò un corpo di fanteria inglese di 6000 uomini in appoggio ai francesi: lo fece perché cercava di proteggere le navi inglesi dalla permanente minaccia dei corsari di Dunkerque (appoggiati dagli spagnoli), sperando di privarli del porto dal quale partivano i loro attacchi; Mazzarino gli promise, in caso di vittoria, Dunkerque e la Giamaica.L'esercito francese inflisse una sonora sconfitta agli spagnoli, guidati dal Gran Condé e da Don Giovanni d'Austria, nella battaglia delle Dune, presso Dunkerque (1658). La guerra venne a conclusione l'anno successivo con il trattato dei Pirenei (1659), che fu molto vantaggioso per i francesi: ottennero infatti l'Artois nelle Fiandre, la regione del Rossiglione nei Pirenei, 33 comuni della Cerdagna e numerose piazzeforti nelle Fiandre. L'anno successivo il principe di Condé chiese e ottenne da Luigi XIV il perdono, fu reintegrato nei suoi possedimenti e nel grado e da quel momento si comportò sempre con lealtà verso il suo sovrano.
Con la pace dei Pirenei la Francia si affermò come grande potenza in Europa, mentre la Spagna, la cui popolazione s'era ridotta da 8 a 6 milioni di abitanti, abbandonò definitivamente qualsiasi progetto egemonico e abdicherà, di lì in poi, al ruolo di grande potenza, recedendo in una posizione di secondo piano (la Catalogna ottenne la protezione della Francia e il Portogallo, resosi indipendente negli anni 1640-68, quella dell'Inghilterra).

Continua... (4° Parte)


 
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