La Guerra dei Trent'Anni 2° Parte - MondoStoria

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La Guerra dei Trent'Anni 2° Parte

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L'intervento della Svezia
Nell'autunno del 1629, con la pace in Polonia , una nuova ricchezza in tasca e la promessa dell'aiuto francese per il futuro, Gustavo Adolfo era pronto ad intervenire in Germania. La Francia si impegnò a versare 400.000 talleri annualmente per 5 anni così da finanziare l'impegno svedese.
Gustavo Adolfo aveva intrapreso la guerra animato dall'idea che gran parte delle necessità delle truppe sarebbe stata soddisfatta dalle risorse dei territori occupati, ma fino all'agosto del 1631 questi erano semplicemente troppo poco estesi per riuscire a provvedere ad una simile concentrazione di truppe. Allora, l'oro di Richelieu non avrebbe potuto arrivare in un momento più opportuno.Nell'aprile del 1631 l'esercito svedese avanzò verso sud nel Brandeburgo, ma era troppo lontano per salvare l'unico alleato in armi della Svezia, Il Magdeburgo, che venne occupato dalle truppe imperiali.L'intera città venne immediatamente sottoposta al saccheggio dai soldati furibondi e gran parte della popolazione venne massacrata ed ancor più perì nell'incendio scoppiato dopo la resa della città. Solo pochissimi riuscirono a salvarsi. In tutta Europa si sparse la notizia dell'eccidio in modo che tutti sapessero quale trattamento l'imperatore riservasse ai suoi sudditi protestanti. Il riluttante Giorgio Guglielmo del Brandeburgo si convinse al allearsi alla Svezia. Conclusa la pace di Cherasco con l'Italia settentrionale, Ferdinando II diresse Tilly contro Gustavo.La Sassonia era tra i due fuochi. Tilly invase la Sassonia per scontrarsi con Gustavo e Giovanni Giorgio di Sassonia si unisce alla Svezia. I protestanti erano più forti del 30% dei loro avversari e misero Tilly in fuga. La vittoria di Breitenfeld costituì la prima grande vittoria protestante in campo dall'inizio della guerra. Ma re Gustavo non aveva predisposto piani adeguati a una vittoria di così vaste proporzioni.La Svezia continuava ad attirare alleati che avevano poco o nulla da perdere: Brandeburgo-Kulmbach, Assia-Dramstad. Morto Tilly nel 1632 e messo in rotta il suo esercito non c'era più nulla che potesse ostacolare l'invasione della Baviera. Ora era la causa cattolica votata al fallimento: l'esercito della Lega era disperdo e la Baviera, la sua roccaforte, era in cenere. Per di più la Spagna era bloccata dall'esercito olandese nei Paesi bassi e anche l'Italia devastata dalla peste non potevano prestare aiuto all'imperatore.Quando l'ondata del successo svedese si avvicinò a Monaco e a Vienna, fu deciso che l'unica salvezza sarebbe stato un nuovo esercito imperiale e che solo Wallenstein era in grado di reclutarlo.Wellenstein si stanziò appena fuori Norimberga ed ottenne i primi successi su Gustavo, ma commise anche l'errore più grave della sua carriera: dopo aver tenuto in assetto da guerra per due settimane l'esercito concluse che la campagna era finita e diede ordine alle truppe di disperdersi nei quartieri invernali, ma gli svedesi stavano avanzando e al momento della battaglia Wallenstein disponeva di pochissimi uomini. Non gli restò che il ritiro. Il 17 novembre del1632 moriva anche Gustavo Adolfo. Ora le due parti erano di nuovo più o meno in una situazione di parità. Le speranze della Svezia erano puntate alla Francia, quelle dell'imperatore verso la Spagna.
Oxenstierna contro Wallenstein

Alla morte di Gustavo Adolfo la politica estera svedese fu affidata alla direzione di Axel Oxenstirna. La sua tattica consisteva nel rendere permanente la presenza svedese in Pomerania e in Prussia, così da assicurarsi il Baltico sia contro la Polonia sia contro l'imperatore; in secondo luogo organizzò una confederazione di principi amici nella Germania centrale.
Magonza era il quartier generale svedese e venne allestito un programma di rifondazione economica, fu coniata una nuova moneta e introdotta una chiesa luterana. Ma la pietra angolare della Magonza svedese fu un vasto campo fortificato battezzato “Gustavburg”, nel punto in cui il Meno confluiva nel Reno. La fortezza aveva lo scopo di garantire il controllo della zona e di servire da rifugio in caso di bisogno. Nel 1633 fu costituita una Lega difensiva legata alla Svezia, detta Lega di Heilbronn.I tre obiettivi di tale unione erano: le libertà tedesche, la restaurazione degli stati protestanti e la soddisfazione della corona di Svezia: la Lega di Heilbronn acconsentì a mantenere un esercito con un costo annuale di quasi 10 milioni di talleri e gli alleati accettarono di pagare anche gli arretrati delle unità in servizio. Questi ultimi erano così enormi che si rivelò impossibile accordarsi su una cifra totale.
Il problema si aggravava di giorno in giorno perché quante più aree venivano destinate al saldo degli arretrati, meno ne restavano disponibili per la retribuzione corrente. Per la fine del 1633 era chiaro che la Lega di Heilbronn non era in grado di reggere il peso dell'esercito: per vivere doveva necessariamente espandersi.La Svezia era intenzionata ad annettere la Pomerania incurante dei diritti del Brandeburgo. Allora Giorgio Guglielmo del Brandeburgo si convinse che una riconciliazione con l'imperatore era l'unico modo per ottenere la pace, ma le condizioni degli Asburgo erano talmente dure che il Brandeburgo e la Sassonia si unirono nuovamente alla Svezia per un'altra campagna. La tensione tra Svezia e i suoi alleati ormai non era più un segreto e Wallenstein lo sapeva, quindi cercò di sfruttare la spaccatura. Oxenstierna mise a capo dell'esercito svedese Thurn , ma Wallenstein lo costrinse alla resa nel giro di una settimana.Nel 1634 Wallenstein fu assassinato. Le possibili cause furono: l'imperatore era esasperato per aver dovuto pagare il mantenimento di un gigantesco esercito che non aveva concluso grandi cose; poi ci fu una diatriba sul comando dell'esercito quanto alle truppe di Wallenstein si unirono a quelle spagnole, ma l'ipotesi più probabile sull'assassinio di Wallenstein e lo misero in cattiva luce agli occhi dell'imperatore erano le manovre diplomatiche che Wallenstein condusse di propria iniziativa con la Sassonia e il Brandeburgo, rifiutandosi per di più di intraprendere le azioni militari prescritte da Vienna.In ogni caso, l'uccisione di Wallenstein diede alla Svezia il tempo per cercare di riparare alcune delle divisioni sorte nella Lega di Heilbronn. Successivamente Ferdinando cinse d'assedio la città protestante di Nordlingen, aspettando l'arrivo del cugino, il cardinale-infante Ferdinando (pure lui). Quando i due eserciti si trovarono di fronte, la città cadde immediatamente. Ora solo la Francia sarebbe stata in grado di salvare la causa protestante.Nel 1635 venne concluso un cessate il fuoco con la Sassonia e il Brandeburgo: pace di Praga, 30 maggio 1635. La pace di Praga segnò una svolta significativa nella guerra dei Trent'anni: provocò un declino notevole dell'aspetto religioso del conflitto. Nello stesso mese in cui venne firmata la pace di Praga, il re di Francia dichiarò guerra a Filippo IV.
La “guerra di diversione” della Francia

La dichiarazione di guerra della Francia alla Spagna avvenne a seguito dell'arresto dell'Elettore di Treviri, alleato francese, da parte di una colonna di soldati spagnoli. Da parte spagnola si dichiarò che la questione dell'Elettore di Treviri non era che un pretesto, e che i francesi erano decisi ad entrare in guerra in qualsiasi caso. La Spagna pensò allora di predisporre un attacco preventivo alla Francia in modo che il campo di battaglia fosse uno dei territori asburgici, piuttosto che si trovasse a combattere una guerra difensiva nelle viscere della Francia.
Fra il 1630 e il 1635, il governo francese aveva stretto accordi con la Repubblica Olandese e con la Svezia. Lo scopo di queste alleanze era quello di combattere gli Asburgo per procura, evitando l'intervento aperto della Francia nella guerra dei Trent'anni. Tra le altre considerazioni strategiche si inseriva la vulnerabilità della frontiera francese e la vicinanza di due stati clienti degli Asburgo: Savoia e Lorena; e queste furono le prime conquiste francesi.Inizialmente i francesi volevano comunque che il loro intervento fosse sia limitato sia indiretto. La Francia avrebbe portato avanti una massiccia “guerra di diversione” mantenendo il suo coinvolgimento in Germania a livelli minimi. La premessa di questa strategia stava nella convinzione che era il re di Spagna, non l'imperatore, a costituire la minaccia più seria alla sicurezza europea. Richelieu mirava a ad attirare fuori dall'alleanza asburgica Massimiliano di Baviera in cambio della conservazione da parte sua del titolo di Elettore.La Francia, inoltre, non era disposta a concedere libertà d'azione alla Svezia nel condurre il conflitto dato che godeva di un consistente contributo francese in uomini e denaro e per questo in cambio di una garanzia di assistenza in caso di aggressione per venti anni dopo la pace, la Svezia doveva cedere la suprema direzione del conflitto a rinunciare al sostegno francese.Naturalmente Oxenstierna rifiutò e fu costretto a recarsi personalmente da Luigi XIII. Conclusione dell'incontro fu il trattato di Compiègne del 28 aprile 1635, con il quale entrambi le parti si impegnavano a sostenere con le armi il partito protestante in Germania, mentre nessuna delle due avrebbe firmato paci separate. Una delle ragioni che avevano spinto Richelieu a dilazionale il più possibile l'intervento nella guerra dei Trent'anni era quella di rinsaldare l posizione finanziaria della monarchia francese, e la sua capacità di sostenere una guerra prolungata.Per questo, nel 1635, nel momento di massimo declino delle sorti delle cause svedese e protestante in Germania, entrò in gioco un nuovo potente fondo bellico, con il quale, né l'imperatore né la Spagna erano in grado di competere. Di fatto praticamente nulla andò per il verso giusto nelle prime due campagne francesi.La campagna franco-olandese del 1635 sfociò nel fallimento: l'esercito spagnolo delle fiandre riuscì a respingere gli invasori francesi. Poi la Francia occupò la Valtellina, ma nel 1637 il mancato versamento del sussidio provocò una sommossa generale contro tutti gli stranieri. Nella Francia settentrionale le forze asburgiche avanzavano, ma furono arginati. Se la programmata invasione della Linguadoca fosse avvenuta allora, invece di essere ritardata fino al 1637, il regno di Francia avrebbe potuto essere costretto a una resa ignominiosa. Ma la grande occasione per la causa asburgica venne persa nel 1636.Ma le vere grandi vittorie francesi nella guerra contro gli Asburgo giunsero dopo la rivolta dei catalani nel maggio del 1640; dunque gli anni della “guerra di diversione” non erano stati del tutto vani.
Conto alla rovescia per la pace

Alla morte di Gustavo Adolfo gli obiettivi bellici della Svezia erano stati raggiunti. Oxenstierna era convinto che la Svezia dovesse uscire dal conflitto, ma pace in che modo? Pace a quali condizioni?. La Svezia doveva negoziare la pace da una posizione di vantaggio. L'interesse principale della Svezia doveva essere quello di garantirsi da eventuali aggressioni da parte della Danimarca e soprattutto dalla Polonia.Il rifiuto della Svezia alle sue pretese sulla Pomerania implicò il netto rifiuto di Giorgio Guglielmo del Brandeburgo di unirsi alla Lega di Heilbronn. La strada per la disgregazione della Lega di Heilbronn era aperta. A questo punto la Germania centrale era perduta e a Oxenstierna appariva evidente che l'unico sostituto valido a Heilbronn era la Francia. Ma un'alleanza francese avrebbe sbarrato la strada a qualsiasi pace separata. Fu questo il dilemma col quale Oxenstriena continuò a confrontarsi fino alla decisione finale del 1641.Nel marzo del 1636 stipulò il trattato di Wismar che gli garantiva - se ratificato - l'alleanza francese; ma egli fece in modo di non firmarlo. Solo nel 1638 il trattato di Wismar venne ratificato col trattato di Amburgo: vincolava ognuna delle due parti a non concludere paci separate per altri 3 anni, e dotò la Svezia dei sussidi di cui aveva urgente bisogno. Nel 1641 l'alleanza venne di fatto rinnovata e la Svezia, in cambio di sussidi più frequenti, si impegnò a combattere a fianco della Francia per l'intera durata della guerra.Nel frattempo, il 15 febbraio del 1637 Ferdinando II morì. Gli successe suo figlio Ferdinando III, il quale pur proseguendo in Germania la politica del padre, fu sempre meno disposto ad impegnare i suoi eserciti e le sue finanze a favore della Spagna, che entrava proprio allora in una situazione di crisi interna.Torstensson, uno dei comandanti più validi svedesi venne mandato in Germania per vincere la guerra. Invase la Sassonia e raggiunse la Moravia passando per la Slesia, infine cinse Lipsia d'assedio. Il 2 novembre si scontrò con l'esercito imperiale e lo mise in rotte. Dopo quasi un quarto di secolo di guerra, l'imperatore era stato alla fine abbandonato da quasi tutti i suoi alleati tedeschi. Ora bisognava solo obbligare gli Asburgo a piegarsi all'inevitabile.
La disfatta degli Asburgo

Ferdinando III venne spinto a rispondere positivamente agli inviti di pace dal collasso improvviso e apparentemente totale della potenza spagnola. I francesi comunque non erano gli unici nemici della Spagna. La Repubblica Olandese continuava ad essere un osso duro, sia in Europa che nell'America del Sud. Come se non bastasse nel 1640 la provincia di Catalogna si ribellò e di seguito il Portogallo fece lo stesso. Ma anche la Francia stava ormai incontrando pesanti difficoltà nel sostenere il suo sforzo bellico. Poi nel maggio del 1643 spirò anche Luigi XIII, Richelieu era morto nel 1642.Dovunque in Germania si moltiplicavano gli appelli alla pace. Così per l'inizio del 1643, la pace era certo nell'aria respirata dai partecipanti alla guerra, tedeschi e non, e in breve si aprirono due sessioni di conferenze di pace. A Francoforte le rappresentanze di molti principi tedeschi, inclusa la maggio parte degli Elettori, si riunirono nel gennaio del 1643 per discutere le questioni esclusivamente tedesche. La Francia, la Spagna e altri stati cattolici stabilirono la propria sede a Munster; la Svezia ed i suoi alleati a Osnabruck. L'intenzione di Ferdinando III era quella di tenere le assemblee separate, poiché sperava che i suoi inviati particolari sarebbero stati in grado di condurre trattative a nome di tutto l'Impero. Ai principi cattolici stava bene, a quelli protestanti no e per questo le delegazioni protestanti si spostarono a Osnabruck. Le deliberazioni della conferenza in Vestfalia vennero dotate dello status
di Dieta, in modo che le decisioni prese in quella sede avrebbero goduto delle prerogative delle leggi emanate dall'Impero.
Nel 1643 la Svezia aveva dichiarato guerra alla Danimarca. Cristiano IV, il cui desiderio di gloria non era svanito neppure dopo le sconfitte patite, aveva cercato di ostacolare sempre la Svezia occupando il porto di Amburgo, dando rifugio agli avversari politici del governo svedese e depredando le navi svedesi nel Baltico. Quando si diffuse la notizia che Cristiano godeva di un'alleanza segreta con l'imperatore, la Svezia decise di attaccare per prima. Le forze di cristiano furono sconfitte e il 23 agosto fu firmata la pace a favore della Svezia. L'alto comando svedese decise allora di allestire un'operazione in grado di provocare l'immediato collasso della resistenza asburgica: l'invasione della Boemia avrebbe ferito l'imperatore dritto al cuore. Nello scontro di Jankau (5 marzo 1645) gli imperiali furono sconfitti. Ad agosto si raggiunse l'accordo secondo cui tutti i principi e le città con un seggio nella Dieta imperiale avevano diritto a una rappresentanza effettiva ai colloqui di pace. In settembre l'imperatore concesse un'amnistia a tutti i suoi vassalli ribelli. Il 29 novembre del 1645 il consigliere dell'imperatore nonché capo dei negoziati, il conte Trauttmannsdorf, arrivò a Munster. I problemi squisitamente tedeschi vennero trattati per primi. I punti salienti erano: il riconoscimento ufficiale del calvinismo; la restituzione dei terreni secolarizzati della Chiesa e la restaurazione dell'Elettore del Palatinato. I protestanti riuscirono a restare compatti fino a quando la frammentazione del Corpus Catholicorum
non segnò la vittoria per loro. Un accordo finale su tutte le questioni religiose venne concluso dal Congresso il 24 marzo 1648. La data di decorrenza per tutte le controversie religiose diventava il primo gennaio 1624. La tolleranza per il culto privato delle minoranze religiose sarebbe stata rispettata dovunque tali minoranze preesistessero alla data di decorrenza. In questo modo il principio del cuius regio eius religio venne abbandonato.Ora il congresso doveva affrontare le richieste delle potenze straniere. La Svezia adesso voleva anche il Meclemburgo, Brema e Verden, non gli bastava più solo la Pomerania. La Francia allora decise di rafforzare il Brandeburgo (sempre interessato alla Pomerania) per controbilanciare la potenza della Svezia. Alla fine la Svezia decide di suddividere la Pomerania e gli restò la parte occidentale più Brema e Verden, cedutegli dalla Danimarca. Le pretese territoriali della Francia erano più moderate. Mazzarino chiedeva il riconoscimento delle conquiste fatte nel territorio del Reno e la legalizzazione del controllo francese su Alsazia e Lorena.A settembre del 1646 fu conclusa la pace preliminare tra Francia e l'imperatore; ma la guerra continuò ancora per due anni. Furono le nuove richieste di Mazzarino. I suoi negoziatori a Munster cercavano ora di procurare a Luigi XIV lo status di principe dell'Impero, un'indennità di guerra e una soluzione per la questione del Platinato che non era do nessun vantaggio per la Baviera. Allora Massimiliano di Baviera rinnovò nel 1647 la sua antica alleanza con l'imperatore. Fu una mossa imprudente: l'esercito di Massimiliano non costituiva certo una minaccia per la Francia. Nemmeno gli aiuti imperiali salvarono Massimiliano dalla sconfitta.La Francia ora avrebbe sfruttato anche questa vittoria per ottenere altri vantaggi se non fosse scoppiata una grave rivolta in Francia (nota come “la Fronda parlamentare”: una serie di rivolte contro la corona francese, consumatesi tra il 1648 e il 1653, sotto il regno di Luigi XIV. Iniziata come protesta del parlamento di Parigi contro la politica fiscale del primo ministro del re, il potente cardinale Giulio Mazzarino, la Fronda degenerò presto in insurrezione armata.L'ordine fu ristabilito solo nel marzo 1649, quando le forze governative condotte da Luigi II principe di Condé stroncarono con la forza la rivolta, realizzando intanto un accordo tra parlamento e monarchia. Nel 1650 fu la volta dell'aristocrazia a ribellarsi all'autorità centrale; l'insuccesso di questo tentativo finì per rafforzare l'immagine e l'effettiva autorità del re. Nonostante la Fronda Mazzarino era deciso a proseguire gli scontri finché gli Asburgo d'Austria non si fossero decisi ad abbandonare la Spagna. Ferdinando crollò: non poteva permettersi di proseguire i combattimenti a solo beneficio della Spagna. I legami tra Spagna e Austria erano finalmente indeboliti.La “pace preliminare” tra Svezia e imperatore venne fatta dopo essersi messi d'accordo l'ammontare dell'indennità che spettavano all'esercito svedese: 5 milioni di talleri.Le condizioni definitive per porre termine alla guerra vennero firmate a Munster il 24 ottobre 1648.Nell'aprile del 1649, le città imperiali, costrette ad ammettere la parità delle confessioni, ottemperarono alle clausole del contratto. L'amnistia generale venne proclamata e l'Elettore del Platinato riprese il suo posto nel consiglio degli Elettori.Il 26 giugno del 1650 i delegati svedesi e gli imperiali firmarono un accordo di ritiro graduale di tutte le truppe, in giorni prestabiliti, dalle aree della Germania.
Le premesse

Se si esamina la storia della Germania, si noterà che tutti i suoi tentativi di creare un vasto impero sono sempre falliti miseramente: dagli Ottoni del X sec. agli Svevi del XII sec., dagli Asburgo del XVII sec. ai nazisti del XX. Per quale motivo? Forse i motivi vanno cercati nella loro pretesa d'imporsi senza mai scendere a compromessi. Sono talmente convinti d'essere superiori a tutti gli altri, e per molti versi lo sono, che ritengono disonorevole derogare ai propri principi. Questo li porta a compiere madornali errori di sottovalutazione delle forze del nemico. La guerra europea dei Trent'anni ne è un chiaro esempio. Fu il più grave evento che sconvolse l'Europa prima delle guerre mondiali, ed ebbe conseguenze molto rilevanti sotto tutti i punti vista. Praticamente dilaniò, in un modo o nell'altro, quasi tutte le regioni d'Europa.Tra il 1618 e il 1648 gli Asburgo controriformisti vollero riprendere la politica centralistica di Carlo V, che s'era illuso di poter tenere unita l'Europa in nome di principi feudali e di una religione enormemente corrotta, quale quella cattolico-romana.

I motivi furono molteplici:
•anzitutto ai luterani e calvinisti non stava bene che i sudditi dovessero avere la stessa religione del loro principe, sia ch'egli fosse cattolico o protestante (secondo il principio cuius regio, eius religio, formulato nella Pace di Augusta del 1555). Essendo ancora minoritari, i protestanti pretendevano maggiori spazi di manovra, maggiori diritti e non volevano affatto emigrare dai loro territori (da notare che i principi protestanti riconoscevano solo i luterani, non i calvinisti, che potevano però emigrare);
•le autorità cattoliche (in questo caso gli Asburgo) s'erano rese conto che, una volta legittimato il protestantesimo, questo s'andava espandendo molto velocemente tra la borghesia, che aveva interessi opposti a quelli dell'aristocrazia difesa dalla corona;
•in Germania era in corso una lotta politica fra i principi tedeschi e l'imperatore di casa Asburgo, il quale desiderava che il titolo di imperatore del Sacro Romano Impero non fosse più solamente una figura rappresentativa e un retaggio medievale, ma rappresentasse un potere effettivo sui territori che "nominalmente" appartenevano all'impero, per poter quindi affermare l'egemonia degli Asburgo su tutta la Germania;
•la Spagna era interessata a esercitare una decisiva influenza sul Sacro Romano Impero per garantirsi la possibilità di affrontare la guerra con gli olandesi che durava ormai da molti anni;
•la Francia non aveva alcuna intenzione di rischiare l'accerchiamento da parte degli Asburgo d'Austria e di Spagna.

I primi scontri, di carattere economico-religioso, si verificarono nel Sacro Romano Impero a causa del reservatum ecclesiasticum, una norma contenuta nella Pace di Augusta (1555), per cui, in cambio del riconoscimento dello status quo al tempo del Trattato di Passavia o Passau (1552), siglato dall'imperatore Carlo V, ogni dominio ecclesiastico che da quella data in poi fosse passato al protestantesimo, o secolarizzato da parte di un principe divenuto luterano, andava restituito ai cattolici.Immaginiamo cosa potesse voler dire questo per un nobile che ricopriva una carica ecclesiastica cattolica di vescovo o abate e fosse passato al luteranesimo: non avrebbe potuto, dopo il 1552, incamerare i beni del vescovato o dell'abbazia e renderli ereditari per la propria famiglia (vescovi e abati del Sacro Romano Impero erano quasi esclusivamente nobili).Il reservatum, siccome era stato proclamato unilateralmente in un decreto reale di Ferdinando I (senza essere votato dalla Dieta), non fu mai accettato dai protestanti, nella convinzione che, sentendosi in ascesa, avrebbero potuto incamerare molti più beni della chiesa, anche dopo il 1552. Le resistenze da parte di chi s’era impossessato di tali beni e delle loro rendite erano enormi. Abbazie, conventi, vescovati e i loro terreni erano una posta troppo allettante per cedere all’imposizione della clausola.

La questione cominciò ad accendersi quando il principe-arcivescovo di Colonia, Gerhard Truchsess de Waldbourg, eletto nel 1577, si convertì nel 1582 al calvinismo perché i fratelli di Agnès de Mansfeld, canonichessa di Gerresheim, con cui aveva avuto una relazione d'amore, pretesero che la sposasse e, siccome lui voleva conservare il patrimonio e l'elettorato, non si dimise, violando apertamente il reservatum. Poiché la protesta dei cattolici fu molto forte, egli pensò di trasformare il principato da ecclesiastico a civile. Ma la città gli era ostile, soprattutto dopo la scomunica di papa Gregorio XIII, sicché una frazione del capitolo generale propose che venisse sostituito da un suo precedente rivale, Ernesto di Baviera. Ne seguì una guerra tra cattolici e protestanti (1583-88) in cui Deutz, Bonn e Neuss furono devastate, finché, abbandonato anche dai luterani, l'arcivescovo si convinse ad andarsene. In seguito a questo successo cattolico, il principio del  cuius regio eius religio fu applicato più duramente in vari territori, costringendo i protestanti a emigrare o ad abiurare.
Intorno al 1618 le zone d'influenza dei vari territori religiosi erano piuttosto complesse:
•i luterani occupavano soprattutto i territori tedeschi del centro e del nord-est, come la Sassonia, la Slesia, il Brandeburgo, la Pomerania e la Danimarca;
•i calvinisti erano concentrati a ovest: Palatinato, Nassau, Assia ecc. e Olanda;
•i cattolici risiedevano in Baviera, Renania ecc.;
•in Boemia erano diffusi i dissidenti di origine hussita (Moraviani).

I cattolici reclamavano non pochi territori, ma gli imperatori non avevano intenzione di far scoppiare una guerra civile. Il successore di Ferdinando, Massimiliano II d’Asburgo (1564-1576) si dichiarò neutrale in materia religiosa e consentì la diffusione del luteranesimo nel nord della Germania. Il successore Rodolfo II (1576–1612), pur avendo introdotto la riforma tridentina nei domini asburgici, su pressione dei gesuiti, non fece nulla per metterla in pratica, anzi nel 1609 accordò, con la cosiddetta "Lettera di Maestà", la libertà religiosa ai protestanti boemi di tradizione hussita.Un nuovo scontro religioso si ebbe nel 1606 nella città di Donauwörth, in cui i protestanti tentarono di impedire ai residenti cattolici di organizzare una processione, dando vita ad aspri tumulti; questo provocò l'intervento di Massimiliano I, Elettore di Baviera che, appoggiando i cattolici, s'impegnò a ristabilire l'ordine.
Questi e altri eventi fecero sì che, specialmente tra i calvinisti, si prospettasse l'idea di un "complotto" cattolico per estirpare il protestantesimo. A tale presunta minaccia essi risposero creando, nel 1608, l'Unione Evangelica, sotto la guida del calvinista Federico IV, Elettore Palatino del Reno sin dal 1592: egli possedeva uno dei territori che erano fondamentali per garantire alla Spagna l'accesso all'Olanda. Alla Lega anticattolica aderirono Francia, Inghilterra e Olanda.I cattolici tedeschi risposero creando a loro volta, nel 1609, la Lega cattolica, sotto la guida di Massimiliano I di Baviera: essa era esplicitamente appoggiata da Spagna, Polonia, la Savoia e naturalmente il papato. Le due opposte Leghe disponevano di organizzazioni di armati. A questo punto la situazione politica in Germania era matura per uno scontro confessionale.Nel 1613 il matrimonio dell’Elettore del Palatinato, Federico V (figlio di Federico IV), con la figlia del re d’Inghilterra Giacomo I Stuart, spinse quest'ultimo a intromettersi negli affari tedeschi. Il re di Danimarca Cristiano IV, a sua volta, essendo anche duca di Holstein e quindi principe dell’Impero, accampava come tale dei diritti sui vescovati secolarizzati.La Spagna asburgica, sotto Filippo III, strettamente legata alla politica dell’Imperatore, era in guerra con le Province olandesi ribelli, di fede calvinista. Per raggiungere l’Olanda dalla terraferma, doveva assicurarsi un corridoio che dai suoi domini italiani (la Lombardia era sotto sovranità spagnola) attraverso la Valtellina svizzera (la Svizzera faceva parte dell’Impero) arrivasse lungo la valle del Reno.
La Francia si opponeva alla politica spagnola e alla presenza militare spagnola lungo i propri confini germanici. Ma fra il 1610, anno della morte per assassinio di Enrico IV di Borbone, e il 1624, cioè durante la reggenza di Maria de’ Medici, la politica francese non poté dispiegare la sua ostilità anti-asburgica. Solo con l’inizio dell’attività di ministro del cardinale Richelieu (1624) iniziò un vero e proprio appoggio della Francia ai principi e ai regni protestanti.

Continua... (3° Parte)





 
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