Junio Valerio Borghese - MondoStoria

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Junio Valerio Borghese

Biografie

JUNIO VALERIO BORGHESE nacque a Roma il 6 giugno 1906, da una delle famiglie più blasonate della nobiltà capitolina. Figlio di un diplomatico, trascorse l'infanzia e la giovinezza al seguito dei genitori, in viaggio fra l'Italia e le principali capitali estere, soggiornando più volte in Cina, Egitto, Spagna, Francia e Inghilterra. Presto attratto dalla vita militare, nel 1922 venne ammesso ai corsi della Regia Accademia Navale, dalla quale uscì nel 1928, con il grado di guardiamarina. Dovette comunque attendere quasi un anno per avere il suo primo imbarco, sull'incrociatore Trento. Nel 1930 venne promosso sottotenente di vascello e imbarcato su una delle torpediniere operanti in Adriatico; l'anno successivo frequentò il corso superiore dell'Accademia Navale, quindi, nel 1932, venne trasferito ai sommergibili. Anche se destinato a influenzare profondamente la sua carriera successiva, questo passaggio non sembrò, all'inizio, avere conseguenze particolari. Dopo aver frequentato il corso di armi subacquee, nel 1933, promosso tenente di vascello, venne infatti imbarcato dapprima sulla Colombo, quindi sulla Titano. Nonostante avesse nel frattempo conseguito i brevetti di palombaro normale e di grande profondità, fu solo nel 1935 che ricevette il primo incarico di sommergibilista, partecipando alla guerra d'Etiopia, dapprima imbarcato a bordo del sommergibile Tricheco, successivamente del Finzi. Nel 1937 assunse, infine, il primo comando. Con il sommergibile Iride prese parte alla guerra di Spagna, venendo insignito (8 aprile 1939) della medaglia di bronzo V.M. per "l'elevato spirito offensivo e le solide qualità professionali" dimostrate nel corso delle operazioni. Sempre con l'Iride fu in seguito trasferito presso la base di Lero, nel Dodecanneso, dove rimase fino allo scoppio delle ostilità, il 10 giugno 1940. Nel corso delle prime fasi del secondo conflitto mondiale, come comandante del sommergibile Vittor Pisani, prese parte (fra l'altro) alla battaglia di punta Stilo e a una serie di falliti tentativi di forzare il porto di Gibilterra, condotti fra il settembre e l'ottobre 1940. Promosso capitano di corvetta, nel 1941 venne destinato alla X° Flottiglia MAS, dove assunse gli incarichi di comandante del sommergibile Scirè (adibito al trasporto dei mezzi d'assalto subacquei) e di capo del reparto subacqueo. In questa duplice veste, fornì un contributo essenziale alla pianificazione e realizzazione dei progetti per il forzamento delle rade di Gibilterra (20-21 settembre 1941) e Alessandria (18-19 dicembre 1941, operazione questa che condusse all'affondamento delle corazzate Queen Elizabeth e Valiant), contributo per cui venne insignito della medaglia d'oro V.M. e dell'Ordine militare di Savoia. Il primo maggio 1943, promosso capitano di fregata, assunse quindi il comando della X° MAS. Dopo l'8 settembre si rifiutò categoricamente di smobilitare il reparto, riuscendo a concludere, il successivo giorno 14, un accordo con il Korvettenkapitan Max Berninghaus, comandante navale tedesco in Liguria, in virtù del quale la flottiglia venne riconosciuta unità complessa appartenente alla marina militare italiana con piena autonomia in campo logistico, organico, della giustizia, disciplinare e amministrativo. Anche grazie a questo accordo, riuscì, dunque, a mantenere il comando del reparto per tutti i venti mesi in cui il regime di Salò rimase al potere. Nonostante i contrasti con i vertici politici e militari repubblicani (contrasti che condussero, fra l'altro, al suo arresto con l'accusa di essere alla testa di una congiura tesa a rovesciare il governo), le sue forze furono impegnate su tutti i fronti più importanti, a partire da quello di Anzio e Nettuno. Al termine del conflitto, dopo lo scioglimento della X° MAS il 26 aprile 1945 a Milano, trascorso un breve periodo alla macchia, venne arrestato dalle autorità americane e trasferito al carcere di Cinecittà. Rilasciato in ottobre, venne nuovamente arrestato (questa volta dalle autorità italiane) e trasferito da un luogo di detenzione all'altro, in attesa di un processo che, iniziato due anni dopo, si sarebbe dimostrato lungo e complesso. Il 17 febbraio 1949, ritenuto colpevole di collaborazione con l'occupante tedesco, anche se non di crimini di guerra, venne condannato a dodici anni di detenzione, ma fu subito scarcerato in virtù dell'amnistia a suo tempo voluta da Palmiro Togliatti. Pur continuando per lungo tempo a rappresentare il referente obbligato della destra italiana (il suo nome fu anche associato a uno dei tanti, presunti, tentativi di golpe dei tardi anni Sessanta), fu questo l'ultimo atto della sua vita pubblica. Morì, infatti, in esilio a Cadice, in Spagna. il 26 agosto 1974.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu