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Joachim Peiper

Biografie

JOACHIM (JOCHEN) PEIPER nacque il 30 gennaio 1915 a Berlino, in una famiglia di solide tradizioni militari. Brillante ma poco versato negli studi, ebbe per tale motivo sbarrata la strada di una possibile carriera nell'esercito. Naturalmente portato al mestiere delle armi chiese quindi (e ottenne, pur non essendosi mai iscritto al partito nazionalsocialista) l'ammissione dapprima nella SS Reitersturm (Forza di cavalleria SS), poi, dal 1934, nella Leibstandarte Adolf Hitler, la guardia personale del Furher, allora comandata da Joseph "Sepp" Dietrich, sotto molti aspetti suo vero mentore. Nel gennaio del 1935 venne infine ammesso ai corsi della SS Junkerschule di Brunswick, da cui uscì l'anno successivo con il grado di sottotenente (Untersturmfuhrer). A partire da questa data il suo nome e il suo destino furono quindi indissolubilmente legati a quelli della Leibstandarte. Tranne un breve periodo, fra il 1938 e il 1939 (quando venne distaccato presso lo staff personale del Reichsfuhrer SS Himmler) tutta la sua carriera si svolse infatti all'interno di questa unità, con la quale ebbe il battesimo del fuoco durante la campagna del Belgio, nel maggio del 1940. Nelle prime fasi del conflitto prese parte a tutte le grandi campagne occidentali. Dopo il Belgio, passò in Olanda, quindi in Francia. Decorato con due croci di guerra e promosso capitano, nel 1941 passò dapprima in lugolsavia, quindi in Grecia, infine, in Russia. Partito per il fronte come comandante di compagnia, ascese rapidamente al comando di un battaglione, acquisendo un certa fama anche al di fuori degli ambienti militari durante la prima campagna invernale. Dopo essere stato ritirato dal fronte ad avere trascorso un periodo di riposo in Francia, ai primi di gennaio del 1943 tornò in Russia, con il grado di Sturmbannfuhrer (maggiore), come comandate del 3° btg. , 2° rgt. (Panzergrenadieren) LAH, inquadrato all'interno dell'SS Panzerkorps comandato da Paul Hausser. Combatté quindi sul Donetz (contribuendo ad arrestare l'avanzata sovietica su Kharkov), e nel settore di Belegorod, rendendo possibile il disimpegno delle forze della 320° divisione di fanteria, inchiodate dal contrattacco sovietico. Il 9 marzo 1943, su segnalazione di Dietrich, venne insignito della Ritterkreutz. Durante la primavera dello stesso anno continuò a combattere nel settore di Kharkov, prendendo parte alla conquista della cittadina, prima che l'avanzata tedesca si arrestasse del tutto. In luglio combatté a Kursk, prendendo parte alla fallita operazione Zitadelle, prima di lasciare la Russia entro la fine del mese. A partire da agosto trascorse un breve periodo in Italia, impegnato con il suo reparto in attività di controguerriglia nella zona del canavese. In queste periodo diresse, fra l'altro, la sanguinosa operazione che condusse alla distruzione dell'abitato di Boves. Agli inizi dell'inverno tornò per la terza volta in Russia, assumendo a dicembre il comando di un Kampfgruppe proprio, con il quale fornì un contributo essenziale ad arrestare l'avanzata della 16a Armata sovietica. Il 27 gennaio 1944 venne insignito delle fronde di quercia, ma. in concreto, i suoi successi non riuscirono a spezzare lo slancio del nemico. Nel gen-naio 1944 tornò per l'ultima volta in Francia. Combatté ad Avranches e a Faleise, riuscendo a sfug-gire miracolosamente all'accerchiamento delle forze alleate. Col grado di tenente colonnello (Obersturmbannflihrer), durante la controffensiva delle Ardenne assunse il comando di un Kampfgruppe di cinquemila uomini (costituita intorno a un forte nucleo del 1° SS Panzerregiment), incaricato di precedere l'avanzata delle forze della 6° Panzerarmee fra Losheim e Wanne. Il 17 dicembre, presso Malmedy, forse pressato dalla fretta, si rese responsabile dell'uccisione di un centinaio di prigionieri di guerra statunitensi del 285° btg. d'artiglieria. L'avanzata del suo reparto si interruppe comunque poco oltre il fiume Salm, dove la colonna venne accerchiata e, di fatto, distrutta, ponendo così fine all'ultimo contrattacco tedesco a occidente. Per il massacro di Malmedy venne condannato a morte da un tribunale militare alleato riunitosi a Dachau subito dopo il termine del conflitto. Dopo una revisione del processo promossa, fra gli altri, dal senatore McCarthy, la pena fu commutata in tredici anni di detenzione, trascorsi i quali venne rilasciato. Pur mantenendo vivi i legami con i vecchi camerati della LSSAH, si trasferì quindi in Francia. Visse a lungo, sotto falso nome, in una casa del piccolo villaggio di Travers, non lontano da Vesoul, ove morì (in circostanze mai del tutto chiarite) a seguito di un incendio, il 14 luglio 1976.

 
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