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Ischia

Borghi > Campania

Decantata dai poeti e celebrata dal vedutismo pittorico ottocentesco, la maggiore delle isole partenopee chiude a ovest il golfo di Napoli specchiandosi idealmente nella sua gemella Capri. Compresa nella regione vulcanica flegrea, Ischia ha avuto una storia scandita da continue eruzioni accompagnate da devastanti terremoti, che ne hanno segnato il travagliato profilo e condizionato l'insediamento umano, confinandolo lungo la ristretta fascia costiera. Dell'attività endogena rimangono tracce evidenti nelle fumarole e nelle numerose sorgenti minerali , che negli ultimi due secoli hanno rappresentato la fortuna della città dal punto di vista turistico. Il capoluogo, sulla costa nord-orientale, è articolato in due distinte località: Ischia  Porto , centro marittimo e terapeutico sviluppatosi attorno a un lago craterico marginale collegato al mare da Ferdinando II nel 1854 con un canale ; e Ischia Ponte , più a sud , piccolo borgo di pescatori distribuito longo la marina che fronteggia l'isolotto trachitico di Ischia Castello , l'insediamento di maggiore interesse storico dell'isola ( oggi adibito a museo ). Su quest'ultima nella seconda metà del Duecento si sviluppò infatti un fortilizio  la cui fondazione è legata alla figura di Carlo I d'Angiò: esso rimase isolato per quasi due secoli, fino a quando nel 1438 Alfonso V d'Aragona, poi re di Napoli con il titolo di Alfonso I, fece gettare un ponte in muratura che collegò l'isolotto all'abitato. Al suo intervento si deve anche la scalinata di accesso scavata nella roccia, che consente di raggiungere la sommità dell'isolotto (con splendido panorama), sul cui profilo spicca la settecentesca cupola della chiesa dell'Immacolata. Cuore del borgo, che arrivò a contare fino a 5.000 anime, furono i palazzi che accolsero in seguito la corte rinascimentale della poetessa Vittoria Colonna, andata in sposa nel 1509 a Francesco Ferdinando, rampollo della famiglia D'Avalos, qui trasferitasi nel 1495. L'apice dello splendore del castello, agli inizi del Cinquecento, segnò però anche l'inizio della sua decadenza, proseguita inesorabile fino alle distruzioni operate da Gioacchino Murat agli inizi dell'Ottocento. Risale a quest'ultimo atto anche il trasferimento della cattedra vescovile alla chiesa dell'Assunta, nell'abitato di Ponte, fondata nel XII secolo ma rifatta tra Sei e Settecento: dell'originario edificio di culto, eretto agli inizi del Trecento all'interno del castello, rimane oggi solo la cripta, con brani di affreschi di scuola giottesca.

 
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