Inca - MondoStoria

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Inca

Storia > Storia moderna > Le Grandi Scoperte Geografiche > Le Civiltà Pre-Colombiane

Quando gli spagnoli (intorno al 1524) con una spedizione guidata da Francisco Pizarro arrivarono per le prima volta nella zona andina trovarono questa regione occupata da una fiorente civiltà, quella degli Inca.
L'impero
L'impero Inca, in quei tempi, occupava una striscia sottile di territorio, lunga circa 4000 Km, sulla costa occidentale del Sudamerica, occupando gran parte dell'attuale Perù, parte dell'Ecuador e della Bolivia, l'Argentina nordoccidentale e una notevole porzione del Cile: gli abitanti di queste zone avevano raggiunto un livello altissimo di civilizzazione, creando capolavori d'arte, costruendo città di incredibile estensione e bellezza e sviluppando una cultura estremamente particolare.
Arte
Gli Inca furono una società conquistatrice e la loro politica assimilazionistica è evidente nel loro stile artistico, che utilizza modi e forme delle culture assoggettate, fondendoli insieme per creare uno stile standard facilmente riproducibile e di rapida diffusione attraverso tutto l'Impero. Le semplici e astratte forme geometriche e le rappresentazioni fortemente stilizzate di animali nelle ceramiche, nelle sculture di legno, erano tutte proprie della cultura inca. I motivi non erano così legati al passato come nelle civiltà precedenti.
Architettura
L'Architettura fu di gran lunga la più importante arte inca, sebbene, cosa sorprendente, il popolo capace di costruire Machu Picchu non conoscesse la ruota.
I templi di pietra costruiti dagli Inca usavano un processo di costruzione “a secco” utilizzato per la prima volta su larga scala dai Tiwanaku. Gli Inca importarono i lavoratori di pietre dalla regione di Cusco quando conquistarono le terre a Sud del Lago Titicaca abitate dai Tiwanaku. Le rocce usate per le costruzioni erano lavorate per incastrarsi insieme perfettamente sovrapponendo ripetutamente una pietra sull'altra e scavando alcune parti della pietra inferiore, sopra la quale veniva compressa la polvere. Il forte incastro e la concavità delle rocce più basse rendevano le costruzioni straordinariamente stabili anche nei frequenti terremoti che colpiscono l'area. Gli Inca costruivano muri dritti eccetto che nelle località religiose più importanti e realizzavano intere città in una sola volta.
Gli Inca riproducevano anche nelle sculture la natura che li circondava. Si potrebbe facilmente pensare che le rocce lungo le strade Inca siano completamente naturali, tranne se si guardano nel periodo giusto dell'anno, quando il sole proietta un'ombra sorprendente, che tradisce le loro forme artificiali.
I ponti di corda sospesi erano usati anche per trasportare messaggi e altri materiali dal Chasqui, una sorta di messaggero che svolgeva la funzione di “postino”.

Terrazzamento e irrigazione

Per trarre il massimo dalla loro terra, gli Inca realizzavano sofisticati sistemi di terrazzamento del suolo e avanzati impianti di irrigazione. La tecnica del terrazzamento consentiva di aumentare la superficie coltivabile e contribuiva a contrastare l'erosione del terreno provocata dall'azione dei venti e delle piogge.
Questa tecnica dell'agricoltura a terrazze era stata appresa dagli Inca dalla precedente civiltà Huari; gli Inca, però, non utilizzavano il terrazzamento solo per la produzione di cibo. Presso i “tambo” (edifici utilizzati come punti di sosta e di ristoro), come ad esempio ad Ollantaytambo, le terrazze erano coltivate con fiori, fatto straordinario per quella terra arida.
Le terrazze della città di Moray vennero lasciate senza irrigazione in un'area deserta e sembrano essere state solamente decorative. I troni provinciali inca erano spesso scolpiti in speroni di roccia naturali, e c'erano circa 360 sorgenti naturali nella zona intorno a Cuzco, come quello del tambo Machay. Presso il tambo Machay la roccia naturale era scolpita ed erano state aggiunte decorazioni di pietra, che creavano cavità e dirigevano l'acqua verso le fontane. Queste sculture pseudo-naturali avevano la funzione di mostrare sia il rispetto degli Inca per la natura e il loro dominio su di essa.

Le città
Le popolazioni della regione andina abitavano sugli altopiani oppure lungo la costa e costruivano le loro territorio e utilizzando i materiali presenti sul posto. Gli edifici sugli altopiani solitamente avevano il tetto spiovente di paglia e le pareti in muratura, mentre quelli sulla costa avevano le pareti costruite in adobe (mattoni crudi di argilla essiccati al sole), intonacate di fango e dipinte, con il tetto piatto. Le città degli altopiani, inoltre, a differenza di quelle sulle coste, dovevano fare i conti con le asperità del terreno, come ad esempio nel caso di Machu Picchu. Questa città, situata in posizione strategica si confini dell'Impero Inca è costituita da circa 143 edifici di granito, di cui circa 80 erano case, mentre gli altri erano templi dedicati al culto. Gli Inca avevano perfezionato delle tecniche molto sofisticate per la lavorazione della pietra: riuscivano infatti a tagliare enormi mattoni usando semplicemente un martello di pietra e della sabbia umida per levigarli. I mattoni così realizzati aderivano con tanta precisione l'uno all'altro che non c'era bisogno della malta per legarli. La capitale dell'Impero, Cuzco, sorgeva nel cuore delle Ande, ed era suddivisa in settori delimitati da strette strade lastricate, disposte in modo da riprodurre i quattro quarti dell'Impero Inca (o Tawantinsuyu). Era molto ricca di templi, palazzi e piazze cerimoniali. La zona centrale era riservata ai sovrani e ai nobili: i loro palazzi spesso erano provvisti di vasche di pietra interrate, in cui i re e i potenti potevano fare il bagno e rilassarsi. L'acqua giungeva alle vasche attraverso dei canali di pietra. Intorno alle città spesso venivano costruiti dei magazzini in cui gli Inca conservavano ogni genere di merce. A questi edifici potevano accedere solamente i funzionari statali in periodi di crisi o di assedio. I magazzini erano sempre forniti di armi, tessuti, lana, patate, mais.
Abiti
Gli abiti erano divisi in tre classi. Il tipo awaska veniva utilizzato in ambito domestico e presentava una tessitura di circa 120 fili per pollice. Abiti di miglior fattura venivano chiamati qunpi ed erano di due tipi. Il primo, indossato dagli uomini qunpikamayuq (portatori di buoni vestiti), era raccolto come tributo in tutto l'Impero ed era usato come moneta di scambio, per adornare i governanti, come regalo ai politici alleati e per cementare la lealtà. L'altro tipo di qunpi era di qualità ancora migliore: era tessuto dalle aqlla (ragazze vergini del tempio del dio sole) e utilizzato solamente per usi reali e religiosi. Aveva una tessitura di 600 fili per pollice, livello mai raggiunto in altre parti del mondo fino alla Rivoluzione Industriale nel XIX secolo.
Oltre alla tunica, le persone importanti indossavano un llawt'u, una serie di corde avvolte intorno alla testa. Per mostrare a tutti la sua importanza, l'Inca Atahualpa commissionò un llawt'u tessuto con i peli di un pipistrello. Il capo di ogni ayllu, o famiglia estesa, aveva il proprio copricapo.
Nelle regioni conquistate, gli abiti tradizionali continuavano ad essere tessuti ma i tessitori migliori, come quelli di Chan Chan, venivano trasferiti a Cuzco e tenuti là per tessere i qunpi.
L'uso della gioielleria non era uniforme attraverso l'impero. Gli artisti Chimú, per esempio, continuarono a portare gli orecchini anche dopo la loro integrazione nell'Impero inca, mentre in molte altre regioni potevano farlo solo i capi locali.
Scrittura
Gli Inca non avevano un vero e proprio metodo di scrittura, però annotavano i dati relativi ai tributi e alle merci contenute nei depositi sul quipu (o khipu), uno strumento simile all'abaco costituito da una corda tesa in orizzontale dalla quale pendevano una serie di fili annodati di diverso spessore e colore. Il dato numerico variava a seconda della lunghezza della corda, del colore e della posizione dei fili e dei tipi di nodi. di ceramiche e di metalli
Le ceramiche servivano principalmente per scopi pratici, ma nonostante ciò mostravano lo stile imperiale, che era prevalente nei prodotti tessili e negli oggetti metallici inca. Inoltre, gli Inca suonavano tamburi e strumenti a fiato, come i flauti, i flauti di pan e trombe fatte di conchiglie e ceramica.
Gli Inca inoltre realizzavano splendidi oggetti in oro. I metalli preziosi, però, erano molto meno presenti rispetto alle culture peruviane precedenti. Lo stile di lavorazione dei metalli degli Inca deve molta della sua ispirazione all'arte Chimú e infatti i migliori lavoratori di metalli di Chan Chan venivano trasferiti a Cuzco quando il regno di Chimor fu incorporato all'interno dell'Impero. A differenza dei Chimú, gli Inca non sembra considerassero i metalli così preziosi come gli abiti pregiati. Quando per primi gli spagnoli incontrarono gli Inca furono offerti loro in regalo dei vestiti di tipo qompi.
Le scene dipinte sul vasellame e sugli altri oggetti ci forniscono preziose informazioni sulla vita e la cultura delle civiltà andine: si è potuto notare, ad esempio, che generalmente i nobili inca portavano una lancia.
Religione
La religione degli Inca era panteista. Alle civiltà assoggettate dall'impero era permessa l'adorazione dei loro dei ancestrali a condizione che accettassero la supremazia di Inti, il dio sole, che era il dio più importante adorato dagli Inca. Di conseguenza, gli ayllu (cioè le famiglie estese) e le città-stato integrate all'interno dell'Impero avevano la possibilità di continuare ad onorare i loro dei, purché con uno status ridotto.
La maggior parte dei contatti tra le classi superiori e quelle inferiori era di carattere religioso e consisteva in complicate cerimonie che talvolta duravano dall'alba al tramonto.
Medicina
Gli Inca fecero molte scoperte in campo medico. Praticavano con successo la trapanazione del cranio. Le foglie di coca erano usate per attenuare la fame e il dolore. I Chasqui (messaggeri) mangiavano foglie di coca per un supplemento di energia per trasportare, nelle loro azioni come corridori, i messaggi attraverso l'impero. Recenti ricerche di Sewbalak e Van Der Wijk, studiosi dell'Erasmus University and Medical Center, hanno dimostrato che, contrariamente alle credenze popolari, gli Inca non erano dipendenti dalla coca.
Un altro rimedio usato consisteva nel prendere un pezzo di corteccia da un albero di pepe, bollirla, e metterla sopra una ferita mentre era ancora calda. I medici Inca spesso prescrivevano l'urina per calmare la febbre, mentre in altre situazioni ricorrevano al salasso. I loro chirurghi erano in grado di amputare un arto, grazie a bisturi realizzati in ossidiana.

Pratiche di Sepoltura

Gli Inca credevano nella reincarnazione. Coloro che obbedivano al codice morale inca, ovvero ama suwa, ama llulla, ama qhilla (non essere né ladrone, né bugiardo, né fannullone) andavano a vivere nel caldo regno del dio Sole. Gli altri erano costretti a trascorrere in eterno i loro giorni nella fredda terra.
Gli Inca inoltre praticavano la mummificazione dei loro personaggi più illustri. Le mummie venivano dotate di un grande assortimento di oggetti che sarebbero stati utili al momento del raggiungimento della destinazione finale, chiamata pacarina. Una volta raggiunta la pacarina, le mummie (o mallqui) avrebbero potuto conversare con i loro antichi antenati, gli lt huacas. Le mummie venivano anche usate in vari rituali o celebrazioni. Generalmente il corpo del defunto, sistemato in posizione fetale e legato, veniva avvolto in una stoffa di cotone e fatto sedere con la schiena eretta.
Altre Pratiche
Gli Inca praticavano la deformazione del cranio stringendo intorno alla testa dei neonati delle fasce di tessuto al fine di alterare il loro cranio ancora morbido. Queste deformazioni non causavano danni al cervello. Ricerche del Field Museum spiegano che la pratica era usata per marcare le differenze di etnia all'interno dell'Impero Inca.
Cibo e coltivazioni
Si stima che gli Inca coltivassero circa settanta specie di prodotti agricoli. I principali erano: patate, patate dolci, mais, peperoncini, cotone, pomodori, arachidi, una radice commestibile chiamata oca, e un cereale conosciuto con il nome di quinoa.
Gli Inca coltivavano prodotti agricoli sulle coste più secche del Pacifico, in alto sugli altopiani delle Ande, e in basso nella Foresta Amazzonica. Nell'ambiente montagnoso andino, essi fecero un uso estensivo dei campi terrazzati che non solo permettevano loro di sfruttare il suolo montano ricco di minerali quando le altre popolazioni dovevano lasciarlo a riposo, ma sfruttavano anche i microclimi favorevoli alla coltivazione di una grande varietà di prodotti agricoli durante tutto l'anno. Gli attrezzi agricoli erano costituiti per la maggior parte da semplici bastoni per scavare.
Gli Inca inoltre allevavano i lama e gli alpaca per la loro lana e la loro carne e per usarli come animali da trasporto, e catturavano le vigogne selvatiche per il loro ottimo pelo.
Il sistema stradale Inca era una delle chiavi del successo dell'agricoltura in quanto permetteva la distribuzione delle derrate alimentari su lunghe distanze. Gli Inca costruirono anche grandi depositi, che permettevano loro di vivere agiatamente anche durante gli anni in cui imperversava El Niño mentre le civiltà vicine pativano i morsi della fame.
I governanti inca registravano cosa produceva ogni singolo ayllu nell'impero, ma non ponevano tasse sulle loro produzioni. Essi invece usavano la mita per il supporto dell'Impero.
La dieta inca consisteva in primo luogo di pesci e vegetali, accompagnati meno frequentemente dalla carne di porcellino d'India e dei camelidi. Inoltre essi cacciavano molti animali per la carne, la pelle e le piume. Il mais era anche usato per produrre la chicha, una bevanda fermentata.
L' Impero Inca (Tawantinsuyu in lingua Aymara e Quechua moderne, o Tahuantinsuyu in antica lingua Quechua) è stato il più vasto impero precolombiano del continente americano. La sua esistenza va dal XIII secolo fino al lt XVI secolo e la sua capitale fu Cusco, nell'attuale lt Perù.
È stato la culla della civiltà inca, uno dei maggiori popoli nativi americani. Unificò, conquistando o annettendo pacificamente, la maggior parte dei territori occidentali dell'America del Sud. Ad ogni popolo conquistato venivano imposti l'idioma e la religione dell'Impero. A loro volta, gli lt incas si arricchivano della cultura dei popoli annessi.
Etimologia
Il significato di tawantin suyu in quechua è tradotto come "terra fra le quattro regioni" o "terra dei quattro angoli". L'impero comprendeva infatti quattro provincie (suyu) i cui angoli si incontravano a Cusco (nell'attuale Perù), la capitale dell'impero.
Il nome Impero Inca, dato dai colonizzatori, deriva dalla parola quechua Inca (capo del Tawantinsuyu, imperatore). Nonostante ciò, la parola Inca è utilizzata universalmente per indicare il popolo o la cultura di quell'impero o è usata come aggettivo per fare riferimento a oggetti, tradizioni, credenze religiose di quel popolo.
Lingua
La lingua ufficiale dell'impero era il quechua (o runa simi), parlato in tutto il Tawantinsuyu. Venivano parlate, come dialetti, anche le lingue originarie dei vari popoli annessi.
La nobiltà parlava, come lingua segreta, il puquina chiamato anche incasimi in quanto idioma originario dell'omonima etnia. Più tardi, a questa lingua, si attribuirono origini divine in quanto si credeva che la famiglia reale avesse discendenze divine.
Territorio
Divisione Amministrativa

L'Impero era organizzato in quattro grandi provincie (suyu) che formavano insieme il Tawantinsuyu. Ogni suyu era governato da un suyuyuq, il quale faceva parte del Consiglio dell'Impero. I suyu erano divisi in due gruppi a seconda dell'altitudine: alto e basso.
Il gruppo Hanan (alto) era costituito da:
Chinchay suyu (provincia del nord) - lungo la costa dell'attuale Ecuador e della maggior parte della costa dell'attuale Perù,
Qullasuyu (la provincia del sud) - l'attuale Cile (ad esclusione della parte meridionale), ovest dell'attuale Argentina, nord-est dell'attuale Bolivia e una piccola parte sud-ovest dell'attuale Perù.
Il gruppo Urin (basso) era costituto da
Antisuyu (provincia dell'est) - parte degli attuali stati di Ecuador, Bolivia e Perù, delimitata dalla foresta amazzonica
Quntisuyu (provincia del lt ovest) - piccola regione a sud-ovest dell'attuale Perù, tra le città di Arequipa, Moquegua e Tacna.
Ogni suyu, a sua volta, si suddivideva in huamani e questi in saya. Ogni saya includeva un numero determinato di ayllu.
Estensione
L'Impero Incaico comprendeva, al momento della massima espansione (verso il 1532), una parte significativa degli attuali stati sudamericani di Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile e Argentina. Si parla di un territorio di oltre 2 milioni Km², lungo quasi 9.000 Km. lungo la costa. Questa estensione era attribuita agli Inca Pachacútec e Túpac Yupanqui.
I confini dell'impero, attorno a questa epoca, erano:
Nord: rio Ancasmayo, a nord dell'attuale città di Pasto (Colombia).
Nord-est: foresta amazzonica tra gli attuali Perù e Bolivia (i confini erano diventati poco delineati causa sporadici spostamenti verso la foresta).
Sud-est: le Ande costituirono un confine naturale. Anti, come era chiamata la catena il quechua, veniva occasionalmente superato: sembra infatti che il Chaco (o Chakku che in quechua significa territorio di caccia), regione pianeggiante a est delle Ande, fosse oggetto di incursioni occasionali, nonostante sembra non possedessero nessun controllo effettivo.
Sud: esistono prove che l'Impero si estendesse fino al rio Biobío (attuale regione VIII del Cile). Probabilmente il freddo rigido dell'inverno australe, ha fatto sì che gli Inca lasciassero le terre oltre questo fiume agli aruanachi, originari di queste zone. Questi furono comunque limitati in questa regione da quando l'Impero conquistò la loro posizione originale, nei pressi dell'attuale città di Santiago del Cile.
Ovest: l'Oceano Pacifico. Gli Inca non sono stati particolarmente famosi per la loro forza navale, comunque sono state trovate evidenze di relazioni commerciali con i popoli polinesiani.
Politica
La forma di governo era una monarchia teocratica. La formazione dell'Impero era basata sul criterio di territorialità. L'obiettivo era, in breve, quello di unificare le quattro grandi parti del mondo conosciuto (vedi etimologia del Tawantinsuyu) con Cusco, la capitale (chiamata ombelico del mondo). (imperatore)
L'apellativo Inca era dato all'imperatore del Tawantinsuyu. A questi, a cui veniva attribuita un'origine divina, veniva infatti associato il titolo di Sapa (unico) e di Apu (divino).
Copaccuna
La copaccuna (deriva da inka qhapaqkuna, i poderosi tra gli uomini) era la lista ufficiale dei Sapa Inca e contava 12 nomi raggruppati in due dinastie: Urin Qusqu (Basso Cusco) e Hanan Qusqu (Alto Cusco). Secondo alcune teorie, il numero totale era maggiore, ma alcuni furono eliminati da questa lista ufficiale per vari motivi.
Tra gli imperatori Inca è normalmente incluso Atahualpa, figlio minore di Huayna Cápac. Egli governò de facto l'Impero tra il 1532 e 1533, ma non viene citato nella capaccuna poiché non indossò mai la mascaipacha (corona imperiale); pertanto, risulta improprio considerarlo un imperatore. panaca erano le famiglie imperiali ed erano dirette da uno dei figli del sovrano ad eccezione dell'erede al trono. A memoria dell'Inca defunto si occupavano della conservazine della mummia e di trasmettere alle generazioni future, l'uso del quipu e le arti (in particolare musica e pittura).
Il Consiglio Imperiale
Si tratta del massimo organismo consigliare nei confronti dell'Inca. Era formato da otto persone:
Suyuyuq - Governatori dei suyu (4 in totale).
Auqui - Principe ereditiero. Questa figura fu istituita da Pachacútec.
Huillaq Uma - Supremo sacerdote.
Un Amauta - Si trattava di maestri e appartenenti alla nobiltà.
Apusquipay - Generale dell'esercito imperiale.
Storia
Origine dell’Impero

Ci sono due leggende legate all'origine dell'Impero.
In una, Tici Viracocha della Collina delle Finestre a Pacaritambo, spedì i suoi quattro figli (noti come fratelli Ayar) per costruire un villaggio. Questi erano accompagnati da quattro sorelle. La leggenda narra che fu Sinchi Roca, nato da Ayar Manco (uno dei fratelli) e Mama Ocllo, la sua sposa, a raggiungere la valle di Cusco dove fondarono il loro villaggio. Lì, Ayar Manco divenne il loro capo e rimase famoso come Manco Cápac, il primo Inca.
Nell'altra leggenda, Manco Cápac e Mama Ocllo uscirono dal Lago Titicaca come coppia di dei e si diressero al nord per cercare la valle "scelta". Arrivando sulla montagna vicino a quella che un giorno sarebbe diventata Cusco, il bastone magico in possesso di Manco Cápac, cadde al suolo. Era il segnale sperato. Lì fondarono il loro villaggio-stato.
Dopo la Conquista Spagnola
Dopo la caduta del Tawantantansuyu, i conquistadores repressero le tradizioni e la cultura del popolo Inca. Gli spagnoli, facili all'omicidio, obbligavano inoltre un membro di ogni famiglia a lavorare nelle miniere di Potosì (Bolivia). Quando questi moriva (normalmente entro uno o due anni) la famiglia di appartenenza doveva sostituirlo. Sicché molti aspetti storico-culturali fondamentali sono andati persi, e di altri (tra cui l'uso dei khipu, il sistema di acquedotti e una parte significativa del simbolismo religioso) poco ancora ci è noto.
A seguito della repressione, vi furono alcuni episodi di ribellione. Uno dei più significativi fu quello messo in opera da Túpac Amaru II (1738-1781) nel 1781, finito con l'uccisione di questi per squartamento.


 
Torna ai contenuti | Torna al menu