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I Conquistadores

Storia > Storia moderna > Le Grandi Scoperte Geografiche

Dalla Spagna molte persone di ogni classe sociale giunsero in America attratti dal mito di una facile ricchezza e a causa di un aumento demografico in Spagna non sostenuto da un'eguale disponibilità di risorse. Preti, contadini, artigiani ma soprattutto nobili in cerca di quel feudo che non avevano trovato in Europa (i figli cadetti non ricevevano l'eredità della famiglia). Essi arrivavano con in mano l'autorizzazione del re dell'assegnazione di un encomienda o di un repartimiento. Il possessore di un encomienda poteva sfruttare una terra assegnata come il vecchio feudo europeo, poteva quindi imporre tasse o esigere corvées. Chi aveva un repartimiento poteva invece costringere gli abitanti di zone non comprese in una encomienda ai lavori forzati.
Di fatto queste autorizzazioni regie non furono altro che una legalizzazione delle efferatezze commesse dai conquistadores, che erano appunto questi avventurieri, in genere nobili, venuti a conquistare le terre scoperte per renderle appunto encomiende. Vanivano armati di tutto punto pronti a sostenere delle vere e proprie guerre.
Sicuramente uno dei più feroci fu Hernan Cortes
, che nel 1519, il soli quattro anni, riuscì a distruggere il regno azteco, che aveva conosciuto una grossa fase di splendore e di espansione attorno al XIV secolo. Tra il 1524 e il 1526 Fancisco Montejo sottomise i Maya, popolazione di grande cultura ma ormai in decadenza. Francisco Pizzarro sottomise tra il 1531 e il 1536 l'impero degli Incas, anch'esso molto evoluto dal punto di vista tecnologico e scientifico.
Una volta distrutte politicamente queste civiltà, i conquistadores le distrussero anche fisicamente costringendole a condizioni di vita a dir poco disumane. Animati dal loro cieco eurocentrismo, essi non considerarono quelle persone come uomini ma come selvaggi perché la loro cultura appariva ai loro occhi inferiore a quella europea di cui erano portatori: per questo vennero imposte agli indios condizioni di vita peggiori anche di quelle delle bestie da some. Essi erano costretti a lavorare numerose ore al giorno, senza potersi riposare, ridotti in uno stato di schiavitù e sotto alimentati. Inoltre le malattie banali che gli europei avevano portato con sé divennero fatali per il loro sistema immunitario, abituato a ben altre tipologie di virus e batteri (in compenso, gli europei hanno riportato in patria la sifilide, che allora e fino a quasi tutto il Novecento risultò incurabile). Debolezza del sistema immunitario, stress fisico provocarono, assieme alle uccisioni volontarie dei conquistadores un vero e proprio sterminio degli indios: aztechi si ridussero da 25 milioni a poco più di un milione, gli abitanti di Haiti da un milione a sessantamila: davanti a queste cifre c'è da rimanere impressionati, eppure la Chiesa non si scandalizzò più di tanto, visto che essa stessa partecipò all'evangelizzazione forzata di questi indios, che venivano costretti a battezzarsi. Solo nel 1552 ci fu un prima reazione con il frate domenicano Bartolomé de Las Casas, che denunciò tale sterminio e anzi propose, non pensando alle conseguenze, di andare a prendere in Africa gli schiavi necessari per il lavoro in America, visto che gli autoctoni erano per così dire "debolucci".
I reali di Spagna, resisi conto della situazione, promulgarono nel 1542 le Nuove Leggi
, con le quali limitava la libertà concessa agli encomienderos dando agli indigeni diritti simili ai cittadini di Spagna, istituendo anche dei tribunali per giudicare eventuali altri abusi. Seppur meritorie, queste leggi non furono ispirate da carità cristiana o civile, ma semplicemente dall'esigenza di imporre l'autorità della corona su queste terre che altrimenti sarebbero scappate di mano. Infatti, le condizioni degli indigeni non migliorano più di tanto, come testimonia de Las Casas.

 
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