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Hermann Hoth

Biografie

HERMANN HOTH, "Papà Hoth", come era affettuosamente soprannominato dai suoi soldati, nacque il 12 aprile 1885 a Neuruppen, non lontano da Berlino, in una famiglia dalle solide origini e tradizionalmente dedita alla professione delle armi. Figlio di un ufficiale medico dell'esercito guglielmino, anch'egli abbracciò quindi sin da giovane la carriera militare, entrando dapprima nei ranghi della fanteria imperiale e, successivamente, nel corso del primo conflitto mondiale, in quelli più ristretti dello stato maggiore generale. Ufficiale capace ed esperto, al termine delle ostilità riuscì inoltre a essere ammesso nella Reichswehr, all'interno della quale ricoprì diversi incarichi, sia di reparto sia di stato maggiore, salendo progressivamente la scala gerarchica sino al grado di tenente generale e al comando, fra il 1935 e il 1938, della 18° divisione, di stanza a Liegntiz. Fu proprio il 1938, però, l'anno di svolta della sua vita professionale. Promosso General der Infanterie, il 10 novembre assunse il comando del neocostituito 15° corpo motorizzato, di stanza nell'Alta Slesia, con cui prese parte, l'anno successivo, inquadrato all'interno della 10° Armata di Reichenau, all'occupazione della Polonia, meritandosi la Ritterkreutz e iniziando a costruire la propria fama di abile comandante sul campo. Trasferito alle truppe corazzate, nel maggio 1940, alla testa del Panzergruppe Hoth (composto dalla 5° Panzerdivision di Lemelsen e dalla 7° Panzerdivision di Rommel), prese quindi parte all'invasione della Francia, contribuendo in maniera determinante (con la sua rapida corsa attraverso le Ardenne, la Normandia e la Bretagna) al successo delle forze del Reich. Nuovamente promosso (questa volta a Generaloberst, il 19 giugno 1940), venne infine destinato al fronte orientale, per prendere parte all'operazione Barbarossa. Alla guida del Panzergruppe 3 (comprendente inizialmente il XXXIX Panzerkorps di Rudolf Schmidt e il LIX Panzerkorps di Adolf Kuntzen), del Gruppo d'armate Centro, a partire dal giugno 1941, fu così impegnato sui difficili fronti di Russia, Bielorussia e Ucraina. Durante la prima fase della campagna, schierato insieme alla 9° Armata di Adolf Strauss lungo l'estremo margine settentrionale del settore affidato al Gruppo d'armate Centro, partecipò alle operazioni per l'accerchiamento di Minsk e di Vitebsk, venendo insignito (il 17 luglio) delle Foglie di quercia. In seguito venne dirottato dapprima verso nord, in direzione di Demyansk (19 luglio), quindi nuovamente verso sud (5 settembre), infine, nel pieno delle operazioni per l'accerchiamento di Vyasma. rimpiazzato da Georg Hans Reinhardt, e trasferito al comando della 17° Armata, in Ucraina (4 ottobre). Il primo giugno 1942, dopo otto mesi spesi nell'inutile tentativo di sfondare la linea difensiva sovietica nel settore del Donetz, venne trasferito al comando della LP Panzerarmee, in procinto di essere impegnata nella grande offensiva dell'estate del 1942. Incaricato di prendere parte all'accerchiamento di Voronez e di dispiegare successivamente la propria azione in direzione sud, lungo il corso del Don, a partire dall'autunno partecipò inoltre alla difesa degli approcci meridionali a Stalingrado, contribuendo in maniera essenziale (nonostante la scarsa qualità dei reparti a sua disposizione) a mantenere aperta la via di Rostov, per permettere lo sganciamento dei reparti del Gruppo d'armate A di von Kleist. In occasione dell'operazione Zitadelle, Hoth, sempre alla testa della LP Panzerarmee, in questo caso costituita dal XLVIII e dal LII Panzerkorps della Wehrmacht, dal II Panzerkorps delle SS e dalla Luftflotte 2, occupò la parte inferiore del saliente, conseguendo, comunque, solo successi limitati, e di fatto incapaci di influire in maniera sostanziale sul suo esito finale. Dopo Kursk iniziò un lento ripiegamento (per il quale venne insignito delle spade il 15 settembre 1943) sulla linea del Dnepr, che tenne saldamente sino all'offensiva sovietica dell'inverno 1943, prima di essere rimosso dal comando il 26 novembre 1943 e decidere di entrare (a meno di cinquantanove anni) nelle file della riserva. Trascorse così in relativa tranquillità gli ultimi mesi del conflitto. Fatto prigioniero dalle forze angloamericane e sottoposto a processo, il 27 ottobre 1948 venne riconosciuto colpevole di crimini contro l'umanità (sembra, però, commessi solo da suoi subalterni) e condannato a quindici anni di detenzione. Scontò solo sei anni di pena. Nel 1954, dopo essere stato amnistiato, lasciò infatti il carcere e, ritiratosi a vita privata, si dedicò a un'intensa attività editoriale, proseguita sino quasi alla morte, avvenuta nel 1971.

 
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