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Galli

Storia > Storia antica > Celti

I Romani li chiamavano Galli, i greci Galati. Erano i Celti, rossi di capelli, svelti di mano, irascibili, passionali, fieri e crudeli, ma anche con l'arte nel sangue. S'affacciano alla storia nel primo millennio prima di Cristo. Da un nucleo di residenza originaria, tra la Boemia e la Germania meridionale, si diffondono a ovest: in Francia, nelle isole britanniche, in Spagna, in Italia, in Grecia, in Asia minore dove una regione, la Galazia, prende da loro il nome.
Ha scritto Diodoro Siculo: "Il loro aspetto era terribile. Sono alti di statura con muscolatura guizzante sotto la pelle chiara..Taluni ostentano baffi che coprono l'intera bocca e fanno da setaccio pe cui vi restano attaccati pezzi di cibo". E un altro storico latino, Strabone, ha aggiunto: "Tutta la razza gallica ha la passione della guerra: è irascibile, pronta alla battaglia, per il resto semplice e senza malizia..".

La storia la scrivono sempre i vincitori, ma non sempre sono attendibili. Con il saccheggio di Roma e quello di Delfi, agli occhi dei contemporanei i Galli sono diventati il simbolo della barbarie contro la perfezione del mondo della civiltà mediterranea. Purtroppo loro non hanno lasciato tracce letterarie (scrivere era vietato dai druidi per motivi religiosi), così non resta che affidarci alle fonti greche e romane. E alle ricerche archeologiche che hanno riabilitato i Celti.
I druidi erano i "filosofi morali", coloro che fissavano usi e costumi, vegliavano sull'osservanza dei riti religiosi, sull'amministrazione della giustizia, tenevano il catasto ma erano esenti dal servizio militare e dal pagamento dei tributi, come scriveva Cesare. La classe media era formata dai mercanti, da artigiani e anche da soldati professionisti. Gli schiavi venivano venduti o immolati nei sacrifici. I Galli credevano nell'immortalità dell'anima e in almeno 300 divinità diverse.
Vercingetorige ucciso in carcere
Quando Cesare conquistò la Gallia, questa arcaica società era al tramonto. La popolazione viveva in oppida, si era inurbata, ma i suoi capi erano sempre uomini potenti: come Vercingetorige che nel 52 a.C. mette assieme un esercito confederato e con la tecnica della "terra bruciata" dà scacco alle regioni romane. Alla fine, però, le forze in campo sono impari: Vercingetorige si chiude nella roccaforte di Alesia, ma Cesare espugna la città e cattura il nemico. Il giorno del trionfo di Cesare, il principe gallo viene fatto sfilare in catene per le strade di Roma, poi è assassinato nel Carcere Mamertino.
Abili scultori e padroni del sale
I Galli hanno lasciato capolavori straordinari che testimoniano la loro abilità nella lavorazione dei metalli. Ferro, bronzo, oro diventano armi, monili, gioielli. Erano lavorati a sbalzo, a martellatura, a fusione con stampi e poi cesellati, incisi a bulino. Famosa era la "torquis", collana in oro decorata con piccoli fiori stilizzati e linguette.
I Galli possedevano anche grandi quantità di sale che estraevano con perizia. Con il sale davano sapore ai cibi, lavoravano il cuoio e soprattutto conservavano gli alimenti. E proprio il fatto di avere sempre a disposizione delle razioni di cibo da portare nei loro spostamenti, spiega la loro grande mobilità.
Attratti dal vino
Si dice che a chiamare i Galli in Italia sia stato Arrunte di Chiusi per vendicarsi di un torto ricevuto. Per convincerli, Arrunte fece balenare ai loro occhi una ricchezza che i Galli apprezzavano molto: il vino. Così almeno racconta lo storico Tito Livio. Allo stesso storico romano dobbiamo un'articolazione dei Celti i nvari gruppi etnici, dai Cenomani ai Boi, dagli Insubri ai Senoni.
Sono proprio i Senoni di Brenno, nel 390 avanti Cristo, a saccheggiare Roma. Da quella incursione deriva una serie di racconti che sono stati definiti l'ultimo grande nucleo di tradizioni storiche e mitiche della città di Roma. Ecco dunque, tra realtà e leggenda, il plebeo Lucio Albinio che accoglie sul suo carro, dopo averne fatto scendere moglie e figli, le vergini Vestali che lasciavano Roma con un pesante fardello di oggetti sacri. Ecco i senatori che attendono la morte nelle loro case aperte, immobili al punto che i Galli li prendono per statue: ma quando tirano la barba a uno di loro, ed egli reagisce con un colpo di scettro, ne fanno una strage. Ecco le oche del Campidoglio che schiamazzando rivelano ai difensori l'assalto condotto furtivamente al colle..Sono racconti che s'apprendono sui banchi di scuola e tra essi spicca quello di Brenno che, di fronte alle proteste romane perchè usa una bilancia alterata per misurare il tributo, getta la spada sul piatto e grida: "Vae victis", "Guai ai vinti". Ma poi arriva il dittatore Marco Furio Camillo che mette in fuga gli invasori.


 
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