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Eccidio di Porzûs

Storia > Storia contemporanea > Le Due Guerre Mondiali > Seconda Guerra Mondiale

La strage di Porzus rappresenta uno degli episodi più oscuri e crudi della resistenza e va inserito nella particolare situazione di confine tra Italia e Jugoslavia propria del Friuli Venezia Giulia. All'interno dei gruppi della resistenza antifascista friulana si erano creati dei motivi di contrasto, dovuti soprattutto alle sorti future della regione. Da una parte c'erano i comunisti delle brigate garibaldine, che operavano in collegamento con le formazioni partigiane della Slovenia e che premevano per una collaborazione politico militare con i combattenti comunisti guidati da Tito. La cosiddetta brigata Osoppo, invece, pensava di difendere l'italianità del Friuli, appoggiata dagli alleati (che rimasero a governare l'intera zona, altri otto anni dopo il 1945) e da tutte le forze anticomuniste italiane, che non vedevano di buon occhio il proliferare di idee sovversive. Nella brigata Osoppo, si arruolò nel 1945, il fratello di Pier Paolo Pasolini, cioè Guido, assumendo Ermes come nome di battaglia (in onore di un amico di Pier Paolo). L'episodio di Porzus si consumò il 7 febbraio 1945. Un centinaio di garibaldini, capeggiati da Mario Toffanin, denominato "Giacca", dopo aver simulato di essersi persi, catturarono e fucilarono 22 partigiani della brigata Osoppo nelle malghe di Porzus. Comandante della Brigata Osoppo era Francesco De Gregori detto "Bolla", monarchico ed omonimo zio del cantautore, che fu subito ucciso insieme al commissario politico del Partito d'Azione Gastone Valente (detto "Enea") e ad un giovane, Giovanni Comin (detto "Gruaro", che si trovava in zona perché voleva arruolarsi nella brigata). Altri sedici partigiani furono imprigionati e fucilati nei giorni successivi dopo processi sommari: tra questi Guido Ermes Pasolini, fratello di Pier Paolo, che era riuscito a fuggire benché ferito, ma venne di nuovo catturato ed eliminato. Ne furono assolti soltanto due che passarono poi nei GAP. Sette anni dopo, nel 1952, trentasei dei responsabili dell'eccidio, tra cui Toffanin, che però era riparato in Jugoslavia, furono condannati con sentenza confermata in appello. In seguito a varie amnistie, furono liberati. Il commissario politico Padoan della formazione garibaldina ottenne l'amnistia nel 1959: quest'ultimo ha tuttavia sempre sostenuto l'innocenza della divisione, ritenendo che Giacca, sia stato solo l'esecutore ferocissimo, dell'operazione; il partigiano accusa invece il comando sloveno di essere stato il vero mandante dell'eccidio. L'errore più grande, fu quello di arrogarsi il diritto di emettere una condanna a morte, senza aspettare che gli eventi definissero la verità, senza dare a dei "fratelli partigiani" la possibilità di una difesa. Una ventata di odio e vendetta, permise a pochi partigiani, di commettere un orrendo crimine militare, politico ed umano, ai danni di altri partigiani. Pasolini che perse il fratello in questa tremenda tragedia, rimase comunista e trovò la forza per tentare di capire e comprendere, ricordando la tragedia del fratello nella poesia "Vittoria".

 
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