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Dall'Età del Bronzo all'Età del Ferro

Storia > Storia antica > Antica Grecia

Nelle isole Cicladi, già abitate dal 4500 a.C., si sviluppò a partire dal 3200 a.C. una cultura fiorente, che presentò caratteri originali e autonomi soprattutto fino al 2000 a.C., quando ebbe termine l'Antico Cicladico, periodo in cui questa cultura raggiunse anche il massimo splendore. Infatti le Cicladi erano, per la loro stessa posizione geografica, al centro degli scambi commerciali che si andarono sempre più intensificando nel corso del III millennio a.C. fra le varie regioni del Mediterraneo. Gli abitanti delle isole partecipavano attivamente alle attività commerciali (come testimoniano anche le raffigurazioni di navi su manufatti in ceramica), esportando soprattutto l'ossidiana. All'inizio del medio cicladico (2000-1570 ca. a.C.) venne edificato a Delo un importante santuario dedicato a una divinità femminile, successivamente identificata con Artemide. Ma già agli inizi del II millennio a.C. la civiltà cicladica cominciò a subire l'influenza di Creta e degli abitanti della Grecia continentale, che dal XVII secolo a.C. colonizzarono le isole dell'arcipelago fino a che, nel Tardo Cicladico (attorno al 1450 a.C.), tutto l'Egeo passò sotto il controllo di questi popoli invasori, i micenei.
Anche nell'isola di Creta, già abitata durante il Neolitico, si sviluppò all'inizio del III millennio una fiorente civiltà che rimase quasi completamente sconosciuta fino al 1900, quando l'archeologo britannico Arthur Evans vi condusse importanti scavi. Tale civiltà, definita proprio da Evans "minoica" dal nome del mitico re Minosse (che in realtà non è un nome proprio, ma un termine per indicare il re, come faraone in Egitto), è convenzionalmente divisa in tre fasi, determinate dall'evoluzione stilistica della ceramica: il Minoico Antico (dal 3000 al 2200 ca. a.C.), il Minoico Medio (dal 2200 al 1700 ca. a.C.) e il Minoico Recente (dal 1700 al 1450 ca. a.C.).
Durante il Minoico Antico la popolazione, che abitava in case di pietra, era dedita non solo all'agricoltura, ma anche alla lavorazione della ceramica e all'artigianato, i cui prodotti cominciavano a essere esportati per mare. Nel periodo successivo (Minoico Medio), fra il 2000 e il 1900 a.C., a Creta si formarono alcuni agglomerati urbani (Cnosso, Festo, Mallia), caratterizzati dai grandiosi palazzi, non difesi da mura, la cui costruzione è generalmente messa in rapporto con l'affermarsi di un potere monarchico: il palazzo divenne il centro non solo della vita politica della città, ma anche della vita religiosa, in quanto vi erano locali adibiti al culto. Al palazzo erano annessi anche ampi magazzini per le abbondanti merci che venivano scambiate dai marinai cretesi, la cui attività commerciale si sviluppava sempre di più in tutto il bacino dal Mediterraneo, grazie alla supremazia che Creta allora esercitava sul mare.
Anche la Grecia continentale era soggetta all'influsso culturale e commerciale di Creta: la leggenda di Teseo e del Minotauro celebrerebbe il ricordo di pesanti tributi imposti dai cretesi ad Atene, e lo svilupparsi della civiltà micenea nel Medio Elladico sarebbe dovuta all'influsso esercitato dalla civiltà minoica sul continente. All'inizio del II millennio si sviluppò la scrittura, dapprima ideografica (fino al XVII secolo a.C.), poi fonetica, detta "lineare A" e non ancora decifrata. Attorno al 1700 a.C. si ebbe la prima distruzione dei palazzi di Cnosso e Festo, probabilmente a causa di un terremoto o di un'invasione dall'esterno. Tuttavia ben presto non solo vennero ricostruiti i palazzi distrutti, ma ne furono edificati altri ed ebbe inizio un periodo caratterizzato da grande splendore e prosperità: il Minoico Recente.
I cretesi continuarono a esercitare il predominio sul Mediterraneo, instaurando rapporti commerciali sempre più frequenti con le Cicladi e con l'Egitto (dove esportavano per lo più legno, olio, tessuti, oggetti in bronzo); fondarono anche delle vere e proprie colonie a Thera (l'odierna Santorini), Citera, Melo e Rodi. Ma attorno al 1500-1450 a.C. avvenne la seconda distruzione dei palazzi, dovuta o all'invasione degli achei o a una catastrofe naturale (maremoto o terremoto) verificatasi in concomitanza all'eruzione vulcanica che distrusse l'isola di Thera, cui avrebbe comunque fatto seguito l'invasione degli achei, che si impadronirono di Creta e posero fine alla civiltà minoica. Gli achei ricostruirono solo il Palazzo di Cnosso e si sostituirono ai micenei nell'esercizio del ruolo egemone sul Mediterraneo.
Con il termine civiltà "elladica" si indica la civiltà sviluppatasi nella Grecia continentale nell'età del Bronzo e divisa convenzionalmente in tre periodi: Antico Elladico (2800-2000 ca. a.C.), Medio Elladico (2000-1580 ca. a.C.), Tardo Elladico (1580-1100 ca. a.C.). All'inizio dell'Antico Elladico agli originari abitanti, i pelasgi, si sarebbero aggiunti popoli provenienti dall'Asia Minore; poi, tra la fine del III millennio a.C. e l'inizio del II, si sarebbe verificata l'invasione dei popoli indoeuropei, fra cui gli achei, che si stabilirono nel Peloponneso. Questi popoli, la cui civiltà, fusasi con quella degli antichi abitanti, caratterizzò tutto il periodo seguente (il Medio Elladico), erano portatori di una cultura diversa: conoscevano l'uso della ruota da vasaio, si servivano dei cavalli, fino ad allora sconosciuti, e usavano sepolture individuali.
Alla fine del periodo Medio Elladico era praticato anche il commercio per mare, soprattutto con i cretesi che esercitarono un forte influsso culturale ed economico sui più importanti insediamenti achei nel Peloponneso (Micene, Tirinto, Argo, Pilo, Sparta, Corinto). Dall'incontro fra la cultura medio-elladica e quella minoica, si sviluppò la civiltà micenea (così chiamata dalla città più potente e importante, Micene) che viene solitamente divisa in tre periodi: Miceneo I (1580-1500 ca. a.C.), Miceneo II (1500-1400 ca. a.C.) e Miceneo III (1400-1100 ca. a.C.).
Della civiltà micenea si conosceva, fino alla fine del XIX secolo, solo quanto si poteva desumere dai poemi epici di Omero, l'Iliade e l'Odissea. Importanti perciò furono i risultati degli scavi compiuti, a partire dal 1878, da Heinrich Schliemann che riportò alla luce i resti dell'antica città di Micene, basandosi sia sul racconto di Omero che sulla descrizione fatta da Pausania il Periegeta; inoltre, la decifrazione nel 1952 da parte degli inglesi Michael Ventris e John Chadwick della scrittura micenea, detta "lineare B", contribuì a fornire un quadro più preciso della civiltà e dell'organizzazione sociale dei micenei.
Anche nel mondo miceneo, il palazzo, difeso però da solide mura e caratterizzato da un vasto mégaron (eredità delle popolazioni pre-indoeuropee), era il centro della vita amministrativa, politica e religiosa. Il potere supremo era esercitato da un sovrano, chiamato wánax, che svolgeva anche mansioni religiose, mentre l'esercito era comandato dal lawagétas. L'economia era basata sull'agricoltura, sull'allevamento e sull'artigianato, i cui prodotti venivano esportati nel bacino del Mediterraneo grazie alla florida attività commerciale. Infatti i micenei dapprima si affiancarono, poi scalzarono gli stessi cretesi nel dominio sul Mediterraneo: a partire dal XVI secolo a.C. cominciarono a conquistare le Cicladi e nel XV secolo a.C. stabilirono basi commerciali a Rodi e sulle coste dell'Asia Minore (Mileto, Rodi, Cnido, Alicarnasso) e occuparono Creta e Cipro; parteciparono anche all'attacco mosso dai cosiddetti popoli del mare contro l'Egitto nel XIII secolo a.C.
Nel periodo della massima espansione (Miceneo III) si sviluppò il commercio con l'Italia, soprattutto verso la Toscana, la Sardegna e le isole Eolie, ma la politica di espansione dei micenei continuava a rivolgersi anche all'Oriente: una coalizione di città achee, verso il 1200 a.C., mosse infatti una guerra (raccontata poi da Omero nell'Iliade) contro la città di Troia che controllava, grazie alla sua posizione strategica sullo stretto dei Dardanelli, il commercio nel bacino che collega l'Egeo al Mar Nero. La distruzione di Troia, avvenuta secondo la tradizione nel 1184 a.C., segnò il culmine della potenza micenea; subito dopo, infatti, Micene, Tirinto e Pilo vennero espugnate e devastate probabilmente dai dori che, muovendosi dall'Epiro e dalle regioni balcaniche del Nord, si spinsero verso il Peloponneso e, avuta ragione degli achei grazie a un più efficace armamento in ferro, si insediarono nella parte sudorientale della penisola e diedero inizio all'età del Ferro.
I dori occuparono tutto il Peloponneso, eccetto l'Arcadia, rimasta immune dall'invasione, come del resto anche l'Attica, e successivamente le Cicladi, Creta, Rodi e la costa sudoccidentale dell'Asia Minore. I rapporti fra i nuovi invasori e le popolazioni indoeuropee già stanziatesi in Grecia (ioni, eoli e achei) non furono sempre facili: molti achei trovarono rifugio nel Peloponneso settentrionale, nella regione chiamata da allora in poi Acaia; altri (soprattutto gli abitanti della Laconia e della Tessaglia) tentarono di opporre resistenza e, dopo essere stati soggiogati, vennero fatti schiavi. Tra le popolazioni che dal Peloponneso si trasferirono in Attica e nell'isola di Eubea, alcune migrarono insieme agli eoli verso le coste dell'Asia Minore, che venne colonizzata nei secoli successivi al 1200 a.C. (la cosiddetta prima colonizzazione).
L'invasione dorica segnò comunque l'inizio di una nuova fase, non molto conosciuta, chiamata tradizionalmente "Medioevo Ellenico " (XII-VIII secolo a.C.), in cui la Grecia non subì ulteriori invasioni esterne. Tuttavia questo fu un periodo di crisi economica, caratterizzato da un certo regresso culturale e materiale: scomparvero infatti la scrittura e l'architettura monumentale, che avevano caratterizzato la civiltà micenea, e l'economia si ridusse esclusivamente alla pastorizia e all'agricoltura. Si determinarono inoltre cambiamenti politico-istituzionali: al wánax miceneo si sostituì il basiléus, che non era propriamente un re ma un capo militare, di origine nobile, cui erano attribuiti anche compiti religiosi e civili. Nell'esercizio del potere, che tenderà a divenire ereditario, questi era affiancato da un consiglio di anziani, capi dei gruppi gentilizi (ghéne), che costituiranno l'aristocrazia nella futura società greca e che erano i proprietari delle terre lavorate dai ceti più bassi della popolazione.
Il Medioevo Ellenico non fu però solo un periodo di crisi, poiché vennero introdotte dai dori alcune significative novità che caratterizzeranno lo sviluppo delle età successive. Comparvero infatti i primi edifici religiosi dedicati esclusivamente al culto (vedi Templi), nella ceramica si affermò lo stile geometrico, si sviluppò la lavorazione del ferro e, soprattutto, si andò embrionalmente costituendo una nuova struttura politico-sociale, la pólis (città-stato).

 
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