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Dall'Egemonia Spartana a quella Tebana

Storia > Storia antica > Antica Grecia > L'Età Classica (V-IV Secolo a.C.)

Per liberarsi del giogo spartano, molte delle città greche non esitarono a rivolgersi al nemico di un tempo, la Persia, che dal 399 a.C. era tornata a premere sulle colonie dell'Asia Minore obbligando Sparta ad effettuare ripetute missioni militari nella regione. Nel 396 a.C. Argo, Corinto e Tebe si unirono ad Atene per abbattere definitivamente il potere di Sparta. La cosiddetta guerra di Corinto che ne seguì si concluse nel 387 a.C. con la pace di Antalcida, dal nome del generale spartano che si accordò con la potenza persiana, cedendole l'intera costa occidentale dell'Asia Minore in cambio del riconoscimento dell'autonomia delle città greche e del proprio ruolo di "gendarme" contro il risorgere delle pretese egemoniche di Atene.
Nel 382 a.C. la rinnovata supremazia di Sparta impose a Tebe un governo oligarchico, contro il quale tre anni dopo si ribellò (con il sostegno di Atene) il generale Pelopida; nel 371 a.C. questi, affiancato da Epaminonda, inflisse nella battaglia di Leuttra una disfatta militare a Sparta, che si vide così sostituita da Tebe nel ruolo di potenza egemone in Grecia. La nuova posizione raggiunta da Tebe si basava tuttavia in gran parte sull'abilità politica e sulle doti militari di Epaminonda e venne meno quando questi rimase ucciso nella battaglia di Mantinea (362 a.C.) contro le forze di una coalizione antitebana promossa da Atene e Sparta, alleatesi tra loro.


 
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