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Castelli

Borghi > Abruzzo

Grappolo di case in equilibrio su uno sperone breccioso ai piedi del monte Camicia, sul versante settentrionale del Gran Sasso, l'abitato di Castelli lega da sempre il suo nome alla fabbricazione di ceramiche e stoviglie in terracotta, fiorita specialmente tra il XVI e il XVIII secolo per merito della famiglia Grue, che introdusse nella decorazione eleganti motivi istoriati. La paternità, se così si può dire, di tale attività, è tradizionalmente attribuita a una comunità di monaci Benedettini, che nel Medioevo fu attirata in queste amene contrade dalla fertilità del suolo, dalla presenza di argilla e dall'abbondanza di acqua e di legna per alimentare i forni: fu così che essi iniziarono una produzione d'uso destinata a trasformarsi col tempo in raffinata forma d'arte, ancora oggi perpetuata dalle numerose botteghe del minuscolo centro storico. Preziosa e aristocratica, la ceramica di Castelli conquistò nel Rinascimento le corti di tutta Europa, come dimostrano gli esemplari di fattura sopraffina conservati al museo di Palazzo Venezia a Roma, o al Victoria and Albert Museum di Londra. Ma anche il locale museo dedicato alla gloria cittadina, ospitato nell'antico convento francescano, vanta una delle più interessanti collezioni d'Italia del genere, con pezzi realizzati tra il Cinque e il Settecento, ai quali si affianca la ricostruzione di una bottega artigianale dell'epoca. Le raccolte includono oltre trecento tra vasi, orci, ciotole, dischi e piatti, la cui produzione abbraccia tutti i periodi dell'arte ceramica locale, dal gotico di fine Quattrocento al cosiddetto "terzo istoriato" realizzato a partire dalla metà del Seicento, che testimonia lo splendore barocco dell'arte castellana dei Grue, dei Gentile e dei Cappelletti. Ma il museo non parla soltanto la lingua delle arti maggiori; nelle sue teche fanno infatti bella mostra di sé anche 160 mattonelle provenienti dal soffitto della Cona di San Donato ( chiesetta votiva che co-rona il vicino colle ) e rappresentano un insostituibile documento di ceramica a carattere popolare. Tornando ai Benedettini, pare certo che intorno all'anno 1000 abitassero l'imponente complesso monastico di San Salvatore, oggi sopravvissuto soltanto in due elementi del pulpito in pietra e in una preziosa scultura lignea policroma duecentesca raffigurante la Madonna col Bambino, conservati nella parrocchiale di San Giovanni Battista, tra i cui arredi spicca anche una pala d'altare maiolicata realizzata da Francesco Grue nel 1647.


 
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