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Capua

Borghi > Campania

Città natale di Ettore Fieramosca, condottiero il cui nome è legato alla leggendaria disfida di Barletta del 13 febbraio 1503, Capua è adagiata in un'ansa del Volturno, a una ventina di chilometri dalla costa tirrenica. Il suo primo nucleo sorse nell'anno 856 per volere del conte longobardo Landone I, dopo la distruzione della Capua romana ( quella dei celebri "Ozi di Annibale", oggi Santa Maria Capua Vetere ) avvenuta per mano dei Saraceni una quindicina di anni prima. I sopravvissuti si rifugiarono nella vicina Casilinum, già porto fluviale della Capua antica, sulla quale si sviluppò il nuovo insediamento. Spina dorsale dell'abitato, di forma quasi triangolare, è il corso Appio, collegato al tracciato della via Appia per mezzo del ponte romano che attraversa il Volturno; quest'ultimo è annunciato sulla sponda opposta dalle due torri di Federico II, unico avanzo della porta voluta dall'imperatore svevo nel 1233 quale ingresso della città e in seguito demolita dagli Spagnoli (le statue che la ornavano sono oggi al Museo Campano). Tutto attorno al nucleo storico si distribuisce la cinta muraria cinquecentesca, che ingloba elementi delle fortificazioni succedutesi a partire dal IX secolo, quando la città divenne Principato indipendente. La libertà politica inaugurò un periodo di notevole sviluppo civile e religioso, durato oltre due secoli, durante il quale furono eretti i principali luoghi di culto cittadini, primo fra tutti la cattedrale dei Santi Stefano e Agata, la cui storia iniziò nell'anno 856. Annunciata da un campanile risalente nelle forme attuali all'XI secolo, la cattedrale fu riedificata nel XII secolo, dopo la promozione della città a sede arcivescovile, e rimaneggiata sia nel Settecento che nell'Ottocento. Ad ascendenze preromane riconduce invece la sezione archeologica del Museo Campano, allestito all'interno del quattrocentesco palazzo Antignano (con prezioso portale di ispirazione catalana), che custodisce le 150 Matres Matutae, databili dal VII-VI secolo a.C. all'epoca imperiale, statue votive di madri sedute con in braccio uno o più neonati in fasce, realizzate in tufo grigio locale e consacrate alla dea italica della fertilità, Matuta. Imprescindibile mèta culturale è anche la vicina basilica di Sant'Angelo in Formis, uno dei maggiori monumenti religiosi della regione. Vera e propria antologia dell'arte e dell'architettura cassinesi, l'edificio risale all'ultimo quarto dell'XI secolo, così come lo splendido ciclo affrescato che ne decora il catino absidale.

 
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