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Brisighella

Borghi > Emilia-Romagna

"Romagna solatìa, dolce paese, cui regnarono Guidi e Malatesta; cui tenne pure il Passator cortese, re della strada, re della foresta": col suo soffio vitale, Giovanni Pascoli ha trasformato una terra in poesia, e anche Brisighella, che della Romagna è una porta d'ingresso, non tradisce le aspettative create dall'incipit. L'aggettivo «cortese», invece, raccoglie e fa propria la leggenda della generosità del "Passatore", al secolo Stefano Pelloni, bandito romagnolo vissuto nella prima metà dell'Ottocento e famoso ( o famigerato ) per la sfrontatezza delle sue scorribande. Ancora oggi all'audace personaggio è dedicata una manifestazione podistica tra le più belle del mondo, la quale, collegando Firenze a Faenza, corre appunto sotto la rocca di Brisighella. Lo storico monumento sorge su uno dei tre spuntoni di selenite ai cui piedi è adagiato il paese, con gli altri due occupati dalla Torre dell'orologio (in origine una torre di guardia duecentesca, ricostruita nel 1850) e dal santuario mariano di Monticino, di forme tardo-barocche. Eretta nel 1310 da Francesco Manfredi, la rocca fu rimaneggiata da un suo discendente, Astorgio II, intorno alla metà del Quattrocento, e completata dai Veneziani nel 1508 con la torre più alta, raccordata alla cinta di mura. Passioni e leggende vi si sono intrecciate per secoli, alimentate dalla fantasia popolare che le voleva al tempo stesso alcova e calvario; la prima legata ai folli amori di Caterina Sforza, il secondo alle atroci torture inflitte dal crudele duca Valentino. Il borgo storico, più in basso, ha il motivo di maggiore attrazione in un precoce e sorprendente esempio di strada sopraelevata: si tratta dell'antica via degli Asini, così chiamata perché vi passavano le carovane di animali adibiti al trasporto del materiale dalle vicine cave di gesso. La strada è in realtà un lungo portico, che un tempo poggiava su una base di roccia sulla quale sorgeva una compatta fila di case a protezione del lato sud del borgo. Solo in un secondo tempo lo zoccolo fu scavato per ricavarne stalle, fondaci e negozi, trasformando così il portico in una "sopraelevata": oggi ne rimane soltanto la parte centrale, illuminata da mezze arcate, con l'originario coronamento edilizio e lo sconnesso selciato dell'epoca. Anche l'architettura religiosa non è da meno: un chilometro fuori dell'abitato si incontra infatti la pieve romanica di San Giovanni in Ottavo, una delle più antiche della Romagna (VIII-IX secolo), di impianto basilicale con capitelli di spoglio.

 
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