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Bracciano

Borghi > Lazio

Alta su una rupe trachitica che domina la sponda sud-occidentale dell'omonimo lago, Bracciano si annuncia da lontano con il poderoso profilo merlato del castello Orsini-Odescalchi, sotto la cui ala protettrice si è sviluppato un fitto ordito di basse costruzioni, quasi inginocchiate ai suoi piedi. Siamo sui Monti Sabatini, una spolverata di rilievi montuosi di origine vulcanica alle porte di Roma, illeggiadrita dalla presenza dell'arioso specchio d'acqua vegliato dal minaccioso edificio. Come i giganti buoni delle favole, però, l'apparato guerresco con cui si presenta nasconde al suo interno una raffinata dimora signorile, ricca di ambienti ingentiliti da preziose decorazioni quattro-cinquecentesche. L'iscrizione all'ingresso, datata 1470, ricorda che la sua costruzione fu iniziata da «Napoleone della gente Orsina» e, parlando di sé in prima persona, avverte: «Respingo i colpevoli, difendo i buoni». Niente fa pensare che questa affermazione ( almeno per la prima parte ) possa essere confutata, vista la mole delle sue mura, formate da blocchi ci tufo e lava basaltica: di pianta pentagonale, con torri cilindriche angolari e struttura marcatamente irregolare, il castello incarna infatti in maniera mirabile il principio secondo il quale l'architettura militare deve sapersi adattare alle asperità del terreno, sfruttandole a suo vantaggio. In questo caso l'impresa, collaudata nel 1494 con l'assedio delle truppe di papa Alessandro VI ( vittoriosamente respinte ) sembra riuscita piuttosto bene, se oggi l'edificio è ancora lì, imperterrito, a sfidare i secoli. All'austera mano del suo fondatore seguì pochi anni più tardi quella del figlio Gentil Virgilio, persona di raffinata sensibilità rinascimentale, maturata presso la corte aragonese di Napoli. Per sua volontà fu iniziata la decorazione pittorica dell'ala di rappresentanza, risistemato il cortile interno e alleggeriti elementi esterni come i beccatelli e i bastioni, sull'esempio del generale rinnovamento edilizio avviato a Roma dopo il 1471 da Sisto IV. Gli appartamenti sono articolati in una quindicina di sale ( tra le quali spiccano quelle dei trofei di caccia e degli Orsini ) ornate da affreschi di Antoniazzo Romano e dei fratelli Zuccari (XV-XVI secolo) e arredate con una ricca collezione di armi, armature e opere d'arte, tra le quali un grande trittico di scuola umbra quattrocentesca. A completamento della visita, dalla camera della torre si può salire al camminamento di ronda, con vista sul piccolo borgo medievale sottostante.

 
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