Battaglia di Tsushima (1905) - MondoStoria

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Battaglia di Tsushima (1905)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1900 d.C. al 1945 d.C.

Luogo: Stretto di Corea
Data:
27 maggio - 28 maggio 1905
Forze in Campo:
Impero Giapponese contro l'Impero Russo
Esito:
Vittoria Decisiva Giapponese
Comandanti:
Impero Giapponese:
Tōgō Heihachirō - Impero Russo: Zinovij Rožestvenskij e Nikolaj Nebogatov

La Guerra Russo-Giapponese:

L'espansione verso il Pacifico della Russia zarista e il mancato riconoscimento del trattato di Shimonoseki, che aveva portato a Tokyo importanti diritti e territori dopo la guerra cino-giapponese del 1894-1895, combattuta in Corea, sono le ragioni essenziali della guerra russo-giapponese. Il Giappone infatti fu umiliato, dovendo restituire alla Cina la penisola di Liaotung e la base navale di Port Arthur, per poi vedere la Russia ottenere dalla Cina, soggetta a smembramento dalle potenze occidentali, il prolungamento della ferrovia transiberiana dalla Manciuria fino a Port Arthur e il controllo dell'importante porto, ottenuto in "affitto". Mosca non era affatto convinta a rinunciarvi in base alla "politica della porta aperta" che doveva assicurare a tutte le potenze il libero accesso alla Cina. Ci fu poi la rivolta dei boxer e la successiva spartizione della Cina. La Russia occupò la Manciuria e sconfinò fino alla Corea. Tokyo provò la via negoziale, la Russia sprezzantemente propose una spartizione della Corea, e il Giappone ricorse alla forza. L'8 febbraio del 1904 le navi giapponesi attaccarono quelle russe alla fonda a Port Arthur, con una operazione lanciata prima della formale dichiarazione di guerra. La base fu sottoposta a blocco navale, che gli inetti comandanti russi non provarono mai seriamente a rompere. Iniziarono le operazioni terrestri e, sia pure pagando un prezzo di sangue molto elevato, le truppe giapponesi arrivarono a mettere sotto assedio Port Arthur, la cui difesa fu condotta con un certo valore, anche se non nel modo migliore. Dopo i rovesci subiti, lo zar vuole ribaltare la situazione e salvare Port Arthur. L'idea è quella di inviare una forte squadra navale che raggiunga Vladivostok, si unisca alle unità presenti nella base, compia i necessari lavori e quindi affronti le forze navali giapponesi, ponendo fine al blocco navale. Un piano che forse si sarebbe potuto realizzare se le navi russe fossero state immediatamente pronte a muovere. Invece, anche se la decisione di inviare altre navi nel Pacifico viene sostanzialmente presa il 14 aprile, tra problemi organizzativi i preparativi si protraggono per mesi e quando finalmente le navi si muovono ormai è troppo tardi: Port Arthur cade il 2 gennaio 1905, quando la flotta di rinforzo è ancora in navigazione. Ma la missione non viene annullata. Nel contempo gli sforzi dei Russi di ribaltare la situazione con una controffensiva via terra falliscono e con la sconfitta subita nella battaglia di Mukden Mosca deve rinunciarvi definiti-vamente.

Le Forze in Campo:

Sulla carta, la flotta russa era superiore a quella giapponese: poteva schierare infatti 37 unità, 8 corazzate, 4 delle quali moderne, 3 incrociatori corazzati, 6 incrociatori leggeri, 12 cacciatorpediniere, 3 vetusti monitori costieri e 5 navi ausiliarie, per un totale di 206.000 tonnellate. La flotta giapponese, impegnata in operazioni fin dall'anno precedente, aveva subito diverse perdite, tra le quali due corazzate, saltate sulle mine, ed era composta da 142 unità, 4 corazzate, 11 incrociatori corazzati, 12 incrociatori leggeri, 20 cacciatorpediniere e 70 torpediniere. C'erano poi 10 navi ausiliarie e 13 sommergibili. Le navi erano quasi tutte modernissime, realizzate dai migliori cantieri occidentali, per lo più britannici, con un paio di incrociatori costruiti in Italia. I Russi avevano una superiorità molto marcata in potenza di fuoco, visto che potevano contare su 41 pezzi da 305 e 254 mm e 8 da 203 mm, contro i 17 da 305 ed i 30 da 203-230 mm delle navi giapponesi. Tuttavia buona parte dei cannoni giapponesi erano più moderni e disponevano di miglior munizionamento. Le analisi rivelarono che su 100 colpi sparati i Russi riuscirono a piazzarne l'1,5%, soprattutto a lunga distanza e quando non erano sottoposti al fuoco nemico. Per i Giapponesi la percentuale saliva al 3,2%. Inoltre molti dei proiettili russi non esplodevano. Le navi russe poi erano decisamente più lente, sia a causa della lunga navigazione che aveva logorato apparati motori e scafi, sia per la vetustà di molte unità. La velocità massima era mediamente di 14-18 nodi, contro i 17-20 delle principali unità giapponesi. Si aggiunga che la qualità degli equipaggi russi lasciava molto a desiderare: c'erano stati diversi casi di ammutinamento e ribellione durante la navigazione, repressi severamente, il morale era basso, diversi comandanti erano fatalisti e rassegnati, in perfetto stile russo. Inoltre la lunga navigazione, il caldo e gli stenti avevano messo a dura prova la resistenza di uomini e macchine. La flotta giapponese invece aveva avuto il vantaggio di poter aspettare nelle acque di casa l'arrivo del nemico, con tutto il tempo per riparare i danni subiti nelle precedenti battaglie e per portare le unità e gli equipaggi al massimo dell'efficienza ed il morale era altissimo. I marinai giapponesi erano certi di ottenere un nuovo trionfo.

La Battaglia:

La squadra russa salpa dal porto baltico di Libava il 14 ottobre e si divide in due formazioni: la prima guidata da Rozestvenskij deve compiere il periplo dell'Africa e percorrere 19.000 miglia nautiche per arrivare al suo tragico appuntamento; il secondo gruppo, con navi più vecchie e con pescaggio inferiore, guidato dall'ammiraglio Folkestram, passa invece per il Mediterraneo e Suez. Il ricongiungimento avviene in Madagascar, da dove la squadra combinata parte il 16 marzo. Intanto una terza formazione, battezzata Terzo Squadrone del Pacifico, guidata dal contrammiraglio Nebogatov è partita dal Baltico. Si tratta di vecchie navi che non hanno quasi utilità bellica e che Rozestvenskij aveva scartato, ma gli vengono imposte dall'ammiragliato e un suo tentativo di dimettersi viene respinto dallo zar. Il viaggio è difficile, anche perché occorre risolvere il problema del rifornimento di carbone: la flotta consuma 17.000 tonnellate di carbone ogni 1.000 miglia percorse. Pochi i porti dove è possibile fare rifornimento. La soluzione viene trovata grazie a 60 carboniere tedesche che raggiungono, scaglionate, le navi russe in successivi appuntamenti. Dopo l'arrivo del Terzo Squadrone il 9 maggio a Cam Ranh, in Vietnam, la squadra combinata leva finalmente le ancore il 14 maggio. L'obiettivo dei Russi è quello di raggiungere Vladivostok. Ci sono tre possibili rotte, due ad est del Giappone, passando per lo stretto di La Perouse tra le isole di Hokkaido e Sakhalin, oppure per lo stretto di Tsugaru, tra Hokkaido e Honshu, la terza è ad ovest dell'arcipelago giapponese, attraverso lo stretto di Tsushima. L'ammiraglio russo sceglie quest'ultima, la più breve, anche se è la più ovvia. Ed infatti Togo lo sta aspettando con il grosso delle sue forze nella baia coreana di Masan. Togo ha la conferma di aver indovinato il 25 maggio, quando viene informato che sei navi ausiliarie russe, comprese alcune carboniere, sono arrivate a Shangai. Ora il dubbio è se la flotta russa passerà a est o a ovest di Tsushima. L'incertezza viene risolta il 27 maggio, alle 03.30, quando il mercantile armato giapponese Shinanu Maru avvista le navi-ospedale russe in coda alla formazione, che navigano con tutte le luci accese. Togo ha ora posizione, rotta e velocità del nemico ed alle 5 del mattino prende il mare. Da sud è già partita la formazione del controammiraglio Kataoka, con 8 incrociatori, che segue le mosse delle navi russe, mentre da est arriva con 6 incrociatori il controammiraglio Kamimura. Il suo piano di battaglia prevede una combinazione di attacchi notturni di torpediniere e cacciatorpediniere, alternato dall'intervento diurno delle navi principali che devono bloccare l'avanzata della formazione nemica, assalita da tergo dagli incrociatori. Ma le condizioni del mare costringono per il momento Togo a rinunciare alle forze leggere, che si fermano tra le due isole di Tsushima, in attesa di ordini. Le navi russe procedono in linea di fila, divise in tre divisioni, che navigano parallele. L'ammiraglio russo commette l'errore di non mantenere uno schermo di incrociatori e navi leggere con funzione esplorante ed è quindi all'oscuro di quanto l'attende. Alle 06.00 l'incrociatore russo Ural ha il primo contatto con incrociatori nemici, che si tengono a distanza. Alle 9.45 la flotta russa viene seguita a distanza dalla terza divisione giapponese, guidata dal controammiraglio Kataoka. Rozestvenskij ordina alle sue navi di assumere la formazione di battaglia, ma deve cancellare l'ordine perché tornano visibili le navi di Kataoka che minacciano un attacco con i siluri. Le navi russe accostano, procedono quindi su due colonne, a sinistra il 2° e 3° squadrone, a destra il 1°, con le navi più moderne. A questo punto interviene Togo che con 12 navi, 4 corazzate e 6 incrociatori si dispone per "tagliare il T", ovvero navigare in linea di fila a 90 gradi rispetto alla rotta dei Russi, utilizzando quindi tutti i suoi cannoni contro le navi russe. Togo però corre un grosso rischio: vuole guidare la linea delle navi con le sue corazzate e ordina quindi di compiere una specie di semicerchio di 180°, con le navi a seguire l'ammiraglia, la Mikasa. Il tutto ad appena 3 miglia di distanza dalle navi russe, che aprono il fuoco sulle unità giapponesi che virano una dopo l'altra dopo essere state costrette a rallentare. I Russi piazzano diversi colpi, la Mikasa di Togo ne incassa una decina entro le 14.27, ma quando i Giapponesi entrano in azione il loro fuoco è devastante: in pochi minuti la Suvorov è in fiamme, la corazzata Oslyabya viene crivellata ed affonda alle 14.45, dopo appena 20 minuti. Una dopo l'altra le navi russe vengono messe fuori combattimento, pur battendosi con determinazione. La Alexander III cambia rotta, punta a nord seguita dalle altre navi, cerca di forzare la via per Vladivostok, puntando sulla coda della linea da battaglia giapponese. Togo deve invertire la rotta e perde il contatto, ma le navi russe sono presto raggiunte dagli incrociatori di Kamimura. Affonda la Alexander III. Alle 19 anche la Suvorov affonda, l'ammiraglio russo è stato ferito più volte, ma viene messo in salvo sul cacciatorpediniere Buyny. Esplode la corazzata Borodino, che affonda senza superstiti. Nel frattempo a sud si è svolto un feroce combattimento tra incrociatori e le navi giapponesi sono costrette ad abbandonare l'attacco alle ausiliarie russe, protette da 9 incrociatori. All'imbrunire Togo ordina l'attacco delle siluranti. Sono 58 unità, che si portano fino ad una distanza di 1.200 metri prima di poter lanciare, sfidando i cannoni russi. Sei navi russe sono colpite. La battaglia continua. Le navi russe superstiti, al comando di Nebogatov, non riescono a mantenere la formazione, alcune hanno già abbandonato la lotta cercando di fuggire navigando a sud. La corazzata Navarino viene autoaffondata, la Sisoy Veliky si arrende. A Nebogatov rimangono poche unità, circondate da quelle giapponesi e Vladivostok dista ancora 300 miglia. La corazzata Orel viene abbordata ed è presa a rimorchio dall'incrociatore giapponese Asama verso il porto di Sasebo. Nebogatov è conscio che non ha più senso continuare a combattere e offre la resa che Togo accetta solo dopo aver ancora continuato a sparare per qualche minuto di troppo sulle navi russe ormai inermi.

L'Esito e le Perdite:

Per i Russi si trattò di un disastro totale: ben 22 unità furono affondate, tra le quali 5 corazzate, 6 trovarono rifugio in porti dove furono costrette all'internamento, 6, tra le quali 3 corazzate si arresero al nemico e soltanto un incrociatore e due caccia raggiunsero la meta, il porto di Vladivostok. Furono 4.800 i marinai e gli ufficiali russi che perirono nella battaglia, 7.000 furono fatti prigionieri e 1.800 furono internati. I Giapponesi subirono soltanto l'affondamento di 3 torpediniere, anche se buona parte delle unità da battaglia ricevette colpi a bordo e fu più o meno gravemente danneggiata. Le vittime furono 110, i feriti 590.

Le Conseguenze:

Dopo le vittorie per terra e per mare la popolazione giapponese si aspettava nuovi trionfi, i nazionalisti più accessi parlavano di avanzare fino agli Urali. Ma la realtà era ben diversa: la Russia era stata battuta, ma aveva ancora immense risorse militari ed economiche su cui contare. Con 130 milioni di abitanti, due terzi dei quali Slavi, contro i 46,5 milioni del Giappone, i rapporti demografici erano ben chiari. Per di più il Giappone era prostrato dal conflitto, economicamente sull'orlo della bancarotta. Molti esponenti del governo erano favorevoli ad una soluzione negoziata, accettando gli uffici di mediazione offerti dal presidente statunitense Theodore Roosevelt. Tsushima fu considerata come la ciliegina per migliorare la posizione al tavolo delle trattative. Ma prima di arrivare al negoziato i Giapponesi approfittarono della debolezza delle difese russe per sbarcare e conquistare l'isola di Sakhalin. Tuttavia i Russi furono molto abili a limitare i danni in sede di negoziato, mentre rinforzavano le proprie armate in Manciuria. Alla fine, con il trattato di Portsmouth del settembre 1905, riuscirono ad evitare di dover pagare i danni di guerra al Giappone e ottennero di conservare la metà settentrionale di Sakhalin, rinunciando però a mantenere truppe in Manciuria, cedendo la penisola di Liaotung al Giappone e riconoscendo i diritti giapponesi sulla Corea. Davvero poco, e questo spiega le ribellioni e le proteste scoppiate a Tokyo, che provocarono un migliaio tra morti e feriti.

 
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