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Battaglia di Rosbach (1757)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1500 d.C. al 1800 d.C.

Luogo: Roßbach, Sassonia-Anhalt
Data:
5 novembre 1757
Forze in Campo:
Prussia contro la Francia e l'Austria Imperiale
Esito:
Vittoria Prussiana
Comandanti:
Prussia:
Federico II, Re di Prussia - Francia e Austria Imperiale: Principe di Soubise e Giuseppe Federico di Sassonia-Hildburghausen

"Gentil guerra", "Ultima ratio regum", "Gioco dei re", "Guerra in pizzi e merletti": queste alcune delle definizioni date dagli storici, ma anche spesso dai testimoni contemporanei dei fatti, del modo di guerreggiare nel XVIII secolo, in quella che noi chiamiamo l'età dei Lumi. È bene subito intenderci: le definizioni possono far immaginare un gioco quasi innocuo, una guerra quasi formale in cui il sangue, la morte, l'orrore non hanno parte, quasi non hanno diritto di cittadinanza; ma non è così, sul campo di battaglia i soldati continuano a morire, ad essere feriti, a rimanere mutilati. Nelle guerre del Settecento, come in tutte le guerre della storia, scorre il sangue e gli uomini soffrono e muoiono. Eppure di fronte agli stermini, ai massacri, agli orrori indicibili del secolo precedente ( alcune parti della Germania furono così spopolate dalla guerra dei Trent'anni da riprendersi demograficamente solo nel secolo passato ) hanno un che di moderato, di meno totalizzante, vorremmo dire, di quasi rassicurante. Prima di tutto le guerre settecentesche sono in grandissima parte limitate ai soldati, in questo periodo tutti professionisti soggetti a ferme lunghissime, mentre risparmiano nella maggior parte dei casi le popolazioni civili. Gli eserciti del XVIII secolo, almeno fino alla Rivoluzione francese, non vivono più del territorio, come avevano fatto quelli secenteschi; non ricorrono più, per sopravvivere, alle brutali spoliazioni, ai saccheggi indiscriminati che avevano fatto, nel XVII secolo, equiparare il termine soldato a quello di brigante. Le armate si muovono lentamente, seguite da enormi convogli di carriaggi che trasportano tutto il necessario per gli eserciti in marcia, dalle munizioni al cibo fino ai foraggi. È nata una nuova branca dell'arte militare, la logistica. Gli intendenti e gli addetti alle forniture militari diventano, in questo secolo, importanti quanto e più dei comandanti sul campo; sono loro che fanno muovere gli eserciti e, spesso, è alla loro capacità che si deve il successo o il fallimento di una campagna. Le campagne stesse condotte dai generali settecenteschi appaiono come un qualcosa di moderato, di razionale. Il fine delle operazioni militari si sposta dal puro e brutale annichilimento del nemico, alla ricerca di pegni, spesso le fortezze o le città fortificate, che consentano ai sovrani di sedere all'inevitabile tavolo delle trattative da posizioni di forza, capaci di far ottenere loro il possesso o lo scambio di un territorio o di una provincia. I movimenti sul terreno non sono, allora, finalizzati alla ricerca del nemico e alla sua distruzione; la battaglia campale, se non è evitata, non è però ricercata come lo sbocco ultimo e inevitabile di una serie di movimenti strategici durante una campagna. La guerra del XVIII secolo è guerra di evoluzioni strategiche, di assedi, di ricerca di posizioni favorevoli, più che guerra di battaglie campali, che pure ci furono: Rosbach fu una delle più importanti. Anche la struttura degli eserciti è mutata. I soldati del Settecento sono professionisti, sottoposti per lunghissimi periodi di ferma, ad un addestramento rigidissimo e a una disciplina draconiana. Chiusi nelle caserme o negli accampamenti, gli eserciti perdono pian piano ogni contatto col Paese che li circonda e col popolo da cui pure provengono, per trasformarsi in perfetti strumenti dell'assolutismo regio. Si moltiplicano, un po' ovunque, i reparti di mercenari, fedeli solo al sovrano: guardie svizzere, tedesche, irlandesi, olandesi, sono spesso i corpi d'élite di molti eserciti formando i reparti più vicini, anche fisicamente, agli stessi sovrani. Quando alla fine del secolo, in Francia, la necessità di inserire sempre più elementi borghesi nelle fila dell'ufficialità porterà ad un ravvicinamento tra esercito e Paese, tra soldati e nazione, rendendo sempre più compartecipi delle stesse esigenze e delle stesse pulsioni uomini in divisa e società civile, l'ancien régime andrà incontro alla propria irreversibile crisi spalancando le porte al cambiamento che porterà ad un mondo totalmente nuovo.

La Genesi:

La guerra dei Sette Anni, conflitto che coinvolse le grandi potenze europee tra il 1756 e il 1763, fu provocata dalla volontà austriaca di riprendersi la ricca provincia della Slesia, ceduta alla Prussia nel 1748 in seguito alla pace di Aquisgrana. Il 16 gennaio 1756 Federico II di Prussia stipulava a Westminster un accordo con la Gran Bretagna, formalmente per difendere l'Hannover da un eventuale attacco della Francia, in realtà per garantirsi un alleato nella guerra che stava iniziando. Il 1° maggio dello stesso anno Maria Teresa d'Austria, capovolgendo la tradizionale politica delle alleanze, concluse un trattato con la Francia, cui aderirono Polonia e Svezia, provocando la reazione di Federico II che aprì le ostilità invadendo la Sassonia nell'agosto del 1756. Il 2 febbraio 1757 la Russia firmava una convenzione con l'Austria, entrando a sua volta in guerra. La prima parte del conflitto fu dominata dal genio strategico di Federico, che riuscì ad approfittare a meraviglia della posizione centrale prussiana per affrontare uno alla volta gli eserciti nemici. Nell'autunno del 1757, dopo aver parato con una serie di accorte manovre una mossa alleata contro Berlino, Federico marciò in Sassonia per incontrare una forza franco-imperiale condotta dal generale francese Soubise e dal tedesco Hildburghausen. Come molte altre volte, gli alleati che contavano su una schiacciante superiorità numerica non rifiutarono di dare battaglia. I due eserciti si scontrarono il 5 di novembre nei pressi del villaggio di Rosbach, a ovest del fiume Saale.

Le Forze in Campo:

L'esercito prussiano agli ordini del re Federico II contava a Rosbach su 21.000 uomini di cui circa 5.000 cavalieri in 38 squadroni, agli ordini del veterano generale Friederik Wilhelm von Seydlitz. Gli alleati schierarono sul campo 40.900 uomini, di cui 30.000 francesi agli ordini del Soubise e 10.900 tedeschi, dai vari stati dell'impero, comandati dal generale Hildburghausen.

La Battaglia:

L'esercito alleato, forte dalla sua grande superiorità numerica, sul campo di Rosbach si schierò con l'intenzione di scardinare lo schieramento prussiano attraverso un movimento aggirante del fianco sinistro nemico. I comandanti alleati del resto erano convinti che Federico, di fronte ad un rapporto di forza così sfavorevole per il suo esercito, con ogni probabilità non avrebbe accettato battaglia e quindi non posero troppa attenzione ai piani per il movimento trascurando, soprattutto, di inviare la loro numerosa cavalleria leggera sul fronte delle colonne avanzanti per avere notizie dirette delle intenzioni del nemico. La risposta di Federico, che invece era ben informato sulle intenzioni del nemico dai picchetti dei suoi ussari, fu esattamente opposta a quanto si attendevano Soubise e Hildburghausen. Utilizzando il crinale della collina di Janus come schermo per il movimento, Federico spostò le sue truppe in direzione nord-est, piegando poi verso ovest e sud-ovest, in modo da avvolgere le colonne alleate avanzanti. La cavalleria prussiana, vigorosamente condotta dal von Seydlitz, sorprese la cavalleria nemica che precedeva le colonne di fanteria ancora in piena crisi di movimento; caricando i cavalieri nemici sul fronte e con una doppia manovra avvolgente gli squadroni prussiani riuscirono a ricacciare in disordine, addosso alle colonne della fanteria alleata, la cavalleria nemica. Il maggior generale von Seydlitz era uno dei migliori comandanti di cavalleria del suo tempo e sul campo di Rosbach riuscì in una delle manovre più difficili, in assoluto, per chi comandi delle truppe montate: dopo una carica vittoriosa egli riuscì a riordinare i suoi squadroni riformando i ranghi sulla sinistra delle fanterie prussiane che nel frattempo, raggiunto il luogo dello scontro, si erano aperte in ordine di battaglia. Le colonne franco-tedesche, già disordinate dalla ritirata della propria cavalleria, tentarono disperatamente di rischierarsi in linea di combattimento. Sotto il tiro di una batteria di diciotto cannoni prussiani e sotto il fuoco micidiale dei moschetti dei reggimenti prussiani, schierati in linea, la fanteria francese stava per riuscire a fare fronte per impegnare, come d'uso, il nemico in uno scambio di moschetteria. Fu in quel momento che gli squadroni di von Seydlitz riordinatisi sul fianco dell'armata alleata tornarono all'attacco. La carica della cavalleria prussiana, unita al fuoco preciso dei moschetti e dei cannoni, fu troppo per le pur valorose truppe francesi e imperiali: le colonne d'attacco, colte nel momento in cui stavano cambiando formazione, si dissolsero in una massa terrorizzata in fuga dalle sciabole della cavalleria leggera prussiana che subito aveva organizzato l'inseguimento; i comandanti alleati non poterono fare altro che cercare di salvare quanto più era loro possibile dell'esercito alleato. I franco-imperiali lasciarono sul campo di Rosbach, tra caduti e pri-gionieri, più di 10.000 uomini, mentre le perdite prussiane furono di poco superiori ai cinquecento caduti. Federico II aveva dimostrato che, con un esercito perfettamente addestrato, la sua capacità tattica oltre che strategica era in grado di controllare i movimenti anche complicati delle proprie formazioni, direttamente sotto il fuoco avversario o nell'immediata vicinanza del nemico. Molti dei commentatori militari rilevarono la somiglianza del movimento laterale dell'esercito prussiano a Rosbach, nonché della manovra simile compiuta un mese esatto dopo nell'altra battaglia vittoriosa a Leuthen, con l'ordine obliquo che aveva consentito la vittoria di Epaminonda a Leuttra nel IV secolo avanti Cristo. Con le sue vittorie, Federico entrava a buon diritto nel ristretto novero dei geni militari della storia.

Ussari, Dragoni e Corazzieri:

Le cavallerie degli eserciti europei, che nel corso della seconda metà del XVII secolo avevano recuperato il loro ruolo d'arma d'urto sui campi di battaglia, dall'inizio del Settecento man mano si erano andate differenziando in funzione dei compiti che erano loro richiesti nel corso delle campagne. Il ruolo di vera e propria arma di sfondamento era lasciato alla cavalleria pesante, di solito formata da corazzieri, che ancor conservavano dai loro antenati medievali un pettorale d'acciaio, i quali, montati su cavalli di grande taglia, potevano anche attaccare le formazioni della fanteria. Alla cavalleria leggera, cacciatori a cavallo o ussari ( gli eserciti europei avevano adottato questa definizione per molti dei propri reggimenti di cavalleria leggera abbigliati in una stravagante foggia ungherese ) era demandato il ruolo, sul campo di battaglia ma soprattutto durante i movimenti di campagna, d'elemento esplorante; muovendosi sul fronte e sui lati dell'avanzata gli squadroni leggeri fungevano da veri e propri occhi per i comandanti delle armate in marcia. Infine venivano i dragoni. Dalla fanteria montata che si muoveva a cavallo ma combatteva a piedi che erano stati il secolo precedente, questi soldati si erano evoluti in una vera e propria caval-leria con un ruolo intermedio: capaci di svolgere le funzioni della cavalleria leggera ma, all'occorrenza, anche in grado di svolgere i compiti di una vera e propria cavalleria da battaglia, i reparti di dragoni divennero, verso la fine del secolo, la maggioranza nelle cavallerie degli eserciti europei.

Le Conseguenze:

La vittoria di Rosbach aveva salvato la Prussia. Ben presto, però, nonostante il genio militare di Federico, la maggiore disponibilità in uomini e armi dell'alleanza nemica spostò ancora gli equilibri, così che nel 1759 la Prussia orientale cadde in mani russe e la stessa Berlino fu occupata. Le sorti della Prussia furono risollevate, più che dall'attivo appoggio dato a Federico da Gran Bretagna e Hannover, dal ritiro improvviso della Russia dal conflitto nel 1762: infatti, alla morte della zarina Elisabetta, il successore Pietro III si affrettò a porre fine alle ostilità. La guerra si concluse ufficialmente nel 1763. I110 febbraio di quell'anno fu firmato da Francia, Spagna e Gran Bretagna il trattato di Parigi, che sancì la cessione alla Gran Bretagna del Canada da parte della Francia e della Florida da parte della Spagna e la forte limitazione della presenza francese in India. Con la pace di Hubertsburg, siglata il 15 febbraio, la Prussia manteneva il possesso della Slesia e si confermava nel ruolo di grande potenza in Europa.

Il Drill:

Per i reggimenti di fanteria del XVII secolo l'addestramento era una religione e il campo d'addestramento la chiesa ove si officiavano i riti della casta militare. L'evoluzione del sistema di tiro a salva, potenziato dall'introduzione del moschetto a ruota, molto più leggero, efficace e rapido del vecchio moschetto a miccia, aveva ulteriormente accentuato la tendenza allo schieramento lineare della fanteria. Privato dall'impiccio dei picchieri, il cui ruolo era stato assunto dalle baionette, i reggimenti di fanteria si schieravano sul campo in lunghe linee di uomini che si scaricavano addosso i moschetti. Per far evoluire sotto il fuoco queste formazioni e per rimanere in piedi sotto il fuoco nemico, sparando e ricaricando era necessario disporre di soldati dotati di sangue freddo, disciplina ferrea e grande addestramento. Ciò portò all'introduzione del drill, un termine forse di origine inglese che conteneva gli strumenti di formazione di un soldato. Attraverso la ripetizione maniacale dei movimenti, dei cambi di formazione e delle operazioni di caricamento del moschetto ai soldati venivano inculcati il principio del rispetto dello schieramento assieme alla capa-cità di compiere evoluzioni sul campo come se si trovassero in addestramento. In questo tipo di guerra l'iniziativa individuale era inutile e chiaramente scoraggiata; tutto ciò che si chiedeva ai soldati, che per la loro obbedienza furono detti "automi in uniforme" o "moschetti ambulanti", era la cieca obbedienza. Così, attraverso il drill, l'assolutismo si estrinsecava anche sui campi d'addestramento.

 
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