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Battaglia di Rocroi (1643)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1500 d.C. al 1800 d.C.

Luogo: Rocroi, Francia
Data:
19 maggio 1643
Forze in Campo:
La Francia contro la Spagna
Esito:
Vittoria Francese
Comandanti:
Francia:
Luigi, Duca d'Enghien - Spagna: Francisco de Melo

Nella storia dell'arte della guerra si vede bene come le lezioni del campo di battaglia, tanto nel dominio delle evoluzioni tattiche quanto in quello delle riforme organizzative, siano difficili da comprendere e richiedano molto più tempo di quanto sarebbe lecito aspettarsi per essere recepite. È un fenomeno comprensibile: i comandanti militari sono di norma spiriti conservatori e nel corso della loro carriera tendono a mantenere ben ferme le nozioni e i precetti appresi negli anni della loro formazione. Il destino cui l'armata spagnola delle Fiandre andò incontro il 19 maggio del 1643 sul campo di Rocroi, nella Francia settentrionale, si spiega chiaramente in questa chiave di lettura. Nella prima metà del XVII secolo la fanteria spagnola godeva ancora di ottima fama. I solidi tercios, composti di soldati italiani, spagnoli o fiamminghi, erano considerati i migliori reparti di fanteria del mondo e l'esercito delle Fiandre, in particolare, era circondato da un'aura d'invincibilità. In realtà, potremmo affermare che proprio la considerazione di cui godevano le armate spa-gnole ancora in quel momento fu uno dei motivi della disfatta a Rocroi e del declino militare iberico che ne conseguì. A Breitenfeld, dodici anni prima di Rocroi, l'esercito imperiale del Tilly, organizzato secondo il modello spagnolo, era stato duramente battuto dagli Svedesi che avevano mostrato al inondo l'efficacia di uno schieramento che associava il potere di fuoco delle fanterie in ordine sottile e la forza d'urto delle cavallerie tornate a caricare a fondo. I condottieri spagnoli, però, erano troppo convinti della bontà del loro metodo e della qualità superiore delle truppe al loro comando per inte-ressarsi a quanto era successo sul campo di battaglia sassone. Nel 1643, quindi, a differenza di quanto avevano fatto i comandanti dei cugini Asburgo d'Austria, gli eserciti degli Asburgo spagnoli non avevano iniziato ancora a rivedere la loro struttura e il loro tu do di schierarsi e di combattere secondo il sistema portato da Gustavo Adolfo in Germania. Il ritardo fu fatale all'armata delle Fiandre.  I Francesi, al contrario, privi di una tradizione militare recente all'altezza di quella spagnola, e appoggiati ad una società più vivace in cui i germi del nuovo, in ogni settore, trovavano un più fertile terreno di coltura, avevano avviato un processo di riflessione sul modo di combattere le guerre che aveva, al tempo di Rocroi, già dato qualche frutto. Probabilmente, le fanterie francesi non avevano l'addestramento delle brigate svedesi e i loro comandanti non avevano ancora recepito l'importanza dell'appoggio del fuoco dei cannoni reggimentali, ma la lezione dell'ordine più sottile e del fuoco per extraduzione e a salva era stata compresa e applicata. La cavalleria francese, inoltre, che per tradizione lontana era più portata di altre alla risoluzione dello scontro ravvicinato, aveva trovato più facile di altre riconvertirsi ad arma d'urto e ricercare un ruolo nuovamente decisivo sul campo di battaglia. Queste differenze, unite alla freschezza del giovane condottiero Luigi, duca d'Enghien e principe di Condé, che avrebbe avuto una brillantissima carriera, posero un problema tattico che, sul campo di Rocroi, i comandanti e i soldati spagnoli non furono in grado di risolvere.

La Genesi:

Per quanto potenza cattolica, la Francia era intervenuta nella guerra dei Trent'anni a fianco della coalizione protestante. La contraddizione era soltanto apparente: schierandosi contro gli Asburgo, allora sia sul trono imperiale sia su quello spagnolo, i Francesi non facevano che continuare la politica dell'ultimo secolo, cercando di opporsi ad una saldatura tra i domini spagnoli ed imperiali che avrebbe chiuso in una morsa d'acciaio il Paese strangolandone l'economia e minacciandone la stessa integrità territoriale. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1642, il cardinale di Richelieu si era limitato a finanziare economicamente la presenza svedese in Germania con una precisa funzione antimperiale; quando però l'armata spagnola delle Fiandre aveva minacciato le regioni nord-occidentali del Paese, rischiando di aprire una via verso la stessa Parigi, al governo del re cristianissimo non era rimasta altra scelta che mobilitare un esercito. L'esercito spagnolo si era mosso, all'inizio della primavera del 1643, attraversando le Ardenne e ponendo sotto assedio la piazzaforte di Rocroi, importante nodo sulla strada di Parigi. Per liberare la città assediata e, nello stesso tempo, affrontare l'armata spagnola del famoso generale Francisco de Melo, si era mosso il ventiduenne duca d'Enghien con un esercito organizzato secondo i criteri più moderni.

Le forze in campo:

L'armata francese a Rocroi contava circa 23.000 uomini, di cui forse 6.000 a cavallo; il duca d'Enghien disponeva anche di una ventina di cannoni da campagna, mentre nell'esercito francese non erano ancora stati introdotti i cannoni reggimentali alla svedese. L'esercito comandato da Francisco de Melo era formato da 27.000 uomini di cui circa 9.000 nei reggimenti di cavalleria. La fanteria era organizzata in cinque pesanti tercios mentre i cavalieri erano in maggioranza ancora addestrati al caracollo secondo la vecchia maniera. Completava l'armata il solito parco di artiglierie da campagna e d'assedio.

La Battaglia:

Giunto in vista dell'esercito spagnolo impegnato nell'assedio di Rocroi il duca d'Enghien, avvertito che un tercio di rinforzo, circa 6.000 uomini, stava per raggiungere il De Melo, decise di attaccare quanto prima. L'unica via d'accesso alla città era uno stretto passaggio tra una palude e il bosco di Harey, ad ovest della cittadella, che gli Spagnoli avevano trascurato di bloccare. Contro il parere dei suoi più anziani subordinati, il ventiduenne duca decise di schierare l'esercito proprio all'imboccatura di questa strettoia, appoggiando l'ala destra al bosco e la sinistra alla palude. Il de Melo fece subito schierare il suo esercito frapponendolo tra lo schieramento francese e la città; i due eserciti bivaccarono, la notte del 18 maggio, molto vicini, già sulle posizioni da cui, l'indomani, avrebbero iniziato la battaglia. Lo schieramento assunto dalle due armate era molto simile: al centro i cinque tercios spagnoli fronteggiavano le più sottili unità della fanteria francese mentre le rispettive cavallerie occupavano le ali. Il de Melo era assieme alla fanteria spagnola, avendo lasciato l'ala destra al generale Isembourg, abile comandante di cavalleria, mentre l'ala sinistra spagnola era comandata dal marchese d'Albuquerque. Enghien aveva preso il comando della cavalleria sulla destra, formata dai reggimenti più addestrati secondo le nuove tattiche mentre aveva affidato la fanteria sul centro al generale Gassion e l'ala sinistra al signore di Ilópital. Secondo gli usi del tempo, la battaglia fu aperta da uno scambio di tiri delle artiglierie da campagna, che erano schierate davanti alle rispettive fanterie. Come al solito il fuoco dei cannoni fece più fracasso che danni effettivi, data la scarsa perizia degli artiglieri, in questo periodo ancora dei civili assunti all'occorrenza. La prima vera mossa toccò ai Francesi. Alla testa dei suoi reggimenti di cavalieri Enghien mosse all'attacco delle cavallerie di Albuquerque il quale, sorpreso dall'aggressività dell'assalto, non fu in grado di organizzare una risposta efficace, con i suoi reggimenti di cavalieri armati principalmente di pistole, e presto fu messo in rotta. Anche sul lato del campo prospiciente la città di Rocroi si era accesa, quasi contemporaneamente, una mischia di cavalleria. Qui era stato Isembourg a prendere l'iniziativa: più abile del collega sull'altra estremità del campo, e trovandosi davanti le unità meno addestrate di Hopital , il generale spagnolo era riuscito a mettere in fuga le prime linee della cavalleria francese. Per il momento, solo l'intervento della riserva opportunamente inviata dal Gassion aveva evitato il disastro. Avvisato della crisi sulla sua sinistra, il giovane duca prese una decisione coraggiosa: invece di piegare, come avrebbe voluto l'ortodossia militare, sul fianco sinistro della fanteria spagnola, scoperto dalla fuga dei reggimenti di Albuquerque, Enghien fece compiere alla sua cavalleria un giro completo del campo di battaglia, dietro lo schieramento nemico, e piombò sul retro dei cavalieri di Isembourg che stavano per avere la meglio anche sulle riserve francesi. Sorpresi dall'improvvisa comparsa del nemico dietro le loro spalle, i cavalieri di Isembourg non poterono reggere l'urto e, dopo un breve ma violento scontro, furono costretti ad abbandonare il campo in disordine, lasciando senza più alcuna protezione la fanteria al centro dello schieramento. Isolati, privi del supporto della propria cavalleria e in balia di quella nemica, i fanti spagnoli, italiani e tedeschi che formavano i tercios dell'armata di Francisco de Melo sapevano bene di non avere più nessuna speranza. Fedeli alla loro fama di ottimi soldati i fanti dell'armata spagnola, diciottomila uomini, chiusero i ranghi e riuscirono a respingere quattro cariche della cavalleria e della fanteria francese, dimostrando che al di là dell'inadeguatezza dei sistemi di combattimento si trattava ancora dei migliori soldati del mondo. Ammirato dal valore del nemico, ma deciso a chiudere al più presto la partita, Enghien mise assieme i propri cannoni a quelli nel frattempo catturati al nemico e portatili a meno di cento metri dalle dense formazioni spagnole fece aprire un fuoco che questa volta si dimostrò devastante. Il risultato fu inevitabile: uno ad uno, massacrati dai cannoni nemici, i tercios dovettero chiedere quartiere arrendendosi. La battaglia era terminata con il completo trionfo del giovanissimo condottiero francese. L'armata spagnola delle Fiandre aveva lasciato sul campo ottomila dei suoi preziosi veterani, mentre altri settemila erano stati catturati dai Francesi. Il duca d'Enghien dovette contare circa quattromila perdite tra le file del suo esercito a riprova della durezza della resistenza nemica.

Le Conseguenze:

La vittoria francese di Rocroi fu salutata con grande scalpore dai contemporanei. La sconfitta dell'armata spagnola delle Fiandre, ritenuta invincibile, fece passare in secondo piano le conseguenze della battaglia. Anche se dopo un anno la Spagna fu in grado di allestire un nuovo esercito nei suoi possedimenti fiamminghi, non fu più in grado di rimpiazzare le perdite con uomini altrettanto validi. La Francia poi, parata la minaccia spagnola nelle sue province settentrionali, poté volgere la propria potenza, confermata dalla vittoria di Rocroi, verso la Renania, portando un appoggio diretto all'azione delle armate svedesi e protestanti in Germania. Le vittorie del Condé e del Turenne, altro grande condottiero francese, a Friburgo nel 1644 e a Mirdlingen l'anno successivo, contribuirono grandemente a mettere in crisi il potere imperiale, tanto che nel 1648 con la pace di Westfalia, che mise fine alla guerra dei Trent'anni, l'imperatore fu costretto a riconoscere i domini dei principi protestanti e a cedere definitivamente l'Alsazia e la Lorena alla Francia.

Il Tercio:

Derivato dalle colunellas spagnole del secolo XVI, il tercio era una formazione di combattimento per la fanteria adottata da tutti gli eserciti tra la fine del XVI e i primi decenni del XVII secolo. L'obiettivo di questo tipo di formazione era di offrire alla fanteria la capacità di fuoco del moschetto non disgiunta dalla forza d'urto e dalla protezione contro la cavalleria, assicurata dalla picca. I tercios erano grandi formazioni, fino a cinquemila uomini, per quanto la norma fosse di non più di tremila, formate da un nucleo di picchieri, schierati in quadrato, ai cui angoli si univano piccoli qua-drati di moschettieri dette maniche. Sul campo il tercio si muoveva quasi come una fortezza, con le maniche di moschettieri a fare da torri angolari, e garantiva una protezione contro gli attacchi a trecentosessanta gradi. Dopo aver dominato i campi di battaglia europei per almeno cinquant'anni, i tercios, la cui debolezza stava nella lentezza e nell'eccessiva pesantezza che gli precludevano manovre agili, furono spazzati via dal sistema olandese e svedese, che dagli anni Trenta del XVII secolo si rivelò più agile, duttile ed efficace.

 
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