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Battaglia di Raphia (217 a.C.)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1500 a.C. al 1 a.C.

Luogo: Raphia
Data:
Primavera del 217 a.C..
Forze in Campo:
Regno di Siria contro il Regno d'Egitto
Esito:
Vittoria Egiziana
Comandanti:
Regno di Siria:
Antioco III - Regno d'Egitto: Tolomeo IV

Tra le tante tecniche militari e armi usate sui campi di battaglia dell'antichità, certamente gli elefanti da guerra colpiscono di più la fantasia del lettore moderno. Questi pachidermi, specificamente addestrati per il combattimento, bardati da pesanti corazzature, montati da soldati armati di picca o di arco, spesso racchiusi in una piccola fortificazione di legno issata sul dorso dell'animale, sono stati per circa due secoli un elemento importante degli eserciti del mondo ellenistico prima e di quello cartaginese poi per apparire infine, a fianco dei legionari romani, nelle ultime battaglie dell'epoca repubblicana. Fu dopo le conquiste di Alessandro che il mondo occidentale venne a conoscenza dell'uso degli elefanti da guerra; il giovane sovrano macedone ne fu, infatti, molto impressionato quando se li trovò di fronte nella battaglia del fiume Idaspe (326 a.C.) inquadrati nell'esercito indiano del re Poro. Dopo di allora gli eserciti occidentali fecero largo uso di elefanti per quanto, spesso, le difficoltà nel controllare i pachidermi durante il frastuono di un battaglia creassero più problemi che vantaggi. Il mondo ellenistico, cioè i regni fondati dopo la morte di Alessandro dai suoi successori, fece un grande uso di questa risorsa militare. Due erano le razze di elefanti che in quel periodo furono usati come arma da guerra: la specie indiana, più robusta e più docile e una specie, ora estinta, che allora si trovava nel massiccio nordafricano dell'Atlante, più piccola ma anche più aggressiva e difficile da controllare. Della prima razza si servirono soprattutto le potenze orientali, quali il regno seleucida di Siria o la Macedonia; alla seconda, invece, ricorsero le potenze occidentali, come i Tolomei d'Egitto, i Cartaginesi o i Romani. La battaglia di Raphia, combattuta dall'armata seleucida di Antioco III il Grande contro quella tolemaica del re d'Egitto Tolomeo IV, fu una delle battaglie che vide il maggior numero di pachidermi costretti, probabilmente contro la loro volontà e la loro natura, a combattere per conto dei loro padroni umani. Sul campo di Raphia, una località vicina all'odierna città di Gaza, Siriani ed Egiziani schierarono la bellezza di 176 elefanti da guerra delle due specie, dando vita ad una delle tante cruente battaglie che da decenni dividevano i due regni. Oltre agli elefanti a Raphia furono in azione anche tutte le altre componenti tipiche di un esercito ellenistico: le falangi di picchieri, le cavallerie leggere e pesanti, le fan-terie mercenarie di varie etnie e provenienze. In qualche modo si può dire che il campo di Raphia, con la massa di elefanti e gli eserciti in cui suonavano quasi tutte le lingue del mondo allora conosciuto, sia una rappresentazione del cosmopolitismo e del gigantismo che contraddistinsero per tutta la sua storia il mondo ellenistico.

La Genesi:

Alla morte di Alessandro il Grande, avvenuta nel 323 a.C., il grande impero che il giovane sovrano macedone aveva conquistato si frantumò per le lotte intestine tra gli stessi generali del re. Antipatro, Seleuco, Tolomeo, Perdicca e gli altri giovani ufficiali dell'esercito macedone, selezionati da Alessandro per le loro capacità militari ma anche per la loro personalità e la loro ambizione, scatenarono quasi subito una serie di guerre civili per la successione del grande condottiero scomparso, che coinvolsero anche la componente orientale e persiana dell'impero. Da quaranta e più anni di guerre, passate alla storia come guerre dei Diadochi, emersero alla fine alcune forti entità statali che costituirono, per il secolo successivo, l'ossatura politica del mondo ellenistico, prima dell'avvento, in tutto il vicino oriente, del potere di Roma. Tra questi stati sicuramente i più forti militarmente ed organizzati politicamente furono il regno di Siria, fondato da Seleuco nella parte centrale di quelle che erano state le conquiste di Alessandro, e il regno che Tolomeo si era ritagliato, difendendolo dalle pretese dei colleghi, in Egitto. Tra l'Egitto dei Tolomei e la Siria seleucide le lotte furono all'ordine del giorno in particolare per stabilire la linea di confine nell'area palestinese, tradizionale punto di frizione per i regni nilotici e i potentati orientali fin dall'età del bronzo. Una linea di confine, o per meglio dire una malsicura linea che divideva le aree di influenza, passava, attorno alla fine del II secolo a.C., in quella zona situata grosso modo tra la penisola del Sinai e il medio corso del Giordano. Era qui che negli anni precedenti Seleucidi e Tolomei si erano scontrati, senza per altro riuscire a definire una volta per tutte chi dovesse controllare la regione. Quando nel 223 il re di Siria Seleuco III fu ucciso da due ufficiali, il fratello Antioco III aveva solo 17 anni e sul trono salì lo zio, Antioco II. La complicata situazione dinastica provocò un intervento in Palestina da parte del regno egiziano: Tolomeo IV, infatti, aveva osservato con molta attenzione le convulsioni che affliggevano il potente regno siriano, nella speranza di riguadagnare le posizione perdute dal padre, Tolomeo III. Con un'accorta politica di alleanze e dopo aver sconfitto la minaccia degli Attalidi di Pergamo a nord, Antioco che in seguito per le sue conquiste indiane verrà detto il Grande, riuscì ad insediarsi con sicurezza sul trono e nel 217 a.C. mosse con l'esercito verso la Palestina, nel frattempo occu-pata dagli Egiziani, con tutta l'intenzione di riconquistarla.

Le Forze in Campo:

A Raphia l'esercito egiziano, al comando del re Tolomeo IV, disponeva di circa 65.000 uomini, di cui 6.000 cavalieri e 25.000 falangiti, e di 73 elefanti da guerra di razza africana. Antioco III, al comando dell'armata della Siria seleucide, aveva a sua disposizione 6.000 cavalieri tra macedoni ed asiatici, 30.000 falangiti, 103 elefanti da guerra indiani e altri 30.000 uomini di varia provenienza compreso un contingente di mercenari celtici.

La Battaglia:

Entrambi gli eserciti si schierarono secondo il consolidato modello operativo ellenistico; la falange al centro delle linee di battaglia con i fianchi protetti dalle truppe leggere e dalle unità mercenarie, sulle due ali le cavallerie. Tolomeo aveva schierato i suoi reparti migliori, la guardia reale sia montata che a piedi, sul lato sinistro, fronteggiato da Antioco che si era schierato con la guardia sul fianco destro del proprio esercito. Entrambi i sovrani avevano piazzato i propri elefanti in avanti, sulle due ali, di fronte alla propria cavalleria. Le prime fasi della battaglia furono a favore dei Seleucidi: Antioco, infatti, lanciò decisamente all'attacco propri elefanti sul suo fianco destro; i pachidermi indiani, più robusti di quelli africani a disposizione di Tolomeo, per quanto in inferiorità numerica, riuscirono a 'mettere in rotta gli elefanti tolemaici, con i reparti di arcieri ausiliari che li accompagnavano. La rotta dei pachidermi egiziani travolse e mise in fuga anche la guardia e la cavalleria di Tolomeo, costringendo lo stesso sovrano a mettersi in salvo precipitosamente. Sul fianco destro le cose andarono meglio per gli Egiziani: seb-bene gli elefanti di Tolomeo, su quel lato, forse spaventati dal frastuono della battaglia, si rifiutassero pertinacemente di muovere all'assalto del nemico, facendo fallire ogni tentativo dei conduttori di farli muovere, un deciso attacco della fanteria mercenaria greca e celtica mise in fuga i reparti siriani, che su quell'ala erano composti in maggioranza da truppe di origine araba. Anche la cavalleria egizia sul lato destro si mosse e, dopo essere riuscita ad evitare i propri elefanti, rimasti tenacemente immobili in mezzo al campo di battaglia, cadde, con un movimento aggirante, sul fianco della cavalleria siriana mettendola definitivamente in rotta. Ognuna delle ali destre degli eserciti avversari aveva sconfitto i reparti nemici che si trovava davanti, mettendoli in rotta e gettandosi all'inseguimento. A quel punto, era evidente che la battaglia si sarebbe decisa al centro. Prive della protezione dei reparti ausiliari sui fianchi, entrambe le falangi mossero, una contro l'altra, verso il centro del campo di battaglia. Lo scontro delle falangi fu lungo e sanguinoso, ma la falange tolemaica, leggermente più forte numericamente e supportata dalla presenza di Tolomeo che dall'ala sinistra si era rifugiato al riparo dei ranghi serrati dei propri falangiti, iniziò a prendere, pian piano, il sopravvento. I Siriani, privi del conforto del proprio re ( Antioco aveva, infatti, seguito la propria cavalleria all'inseguimento della cavalleria nemica, e non era riuscito a rientrare nelle proprie file in tempo per lo scontro decisivo ) dapprima vacillarono, poi cominciarono a perdere terreno, infine si diedero alla fuga. Per Antioco era la rotta e per Tolomeo il trionfo. Nella battaglia, oltre al controllo della Palestina, secondo una stima moderna sulle fonti antiche, Antioco III perse 10.000 fanti, 1.000 cavalieri e 5 elefanti; le perdite dell'esercito di Tolomeo IV furono di 1.500 fanti, 700 cavalieri e 16 elefanti.

Le Conseguenze:

La conseguenza più immediata della battaglia di Raphia fu il mantenimento e il consolidamento dell'occupazione tolemaica in Palestina. Per Antioco, i problemi erano ben altri. Appena si sparse la voce della disfatta subita dal giovane re a Raphia, il cugino del re, Acheo, insorse proclamandosi a sua volta re di Siria. Antioco reagì con prontezza: raggruppato ciò che rimaneva dell'esercito, strinse alleanza con l'ex nemico Attalo, che considerava Acheo più pericoloso. Antioco invase l'Asia minore e, assediato Acheo a Sardi, lo catturò e lo uccise mentre ten-tava di fuggire dalla città bloccata dall'esercito. Ristabilito il proprio potere in Siria Antioco III lanciò una serie di campagne verso oriente, dove in sette anni si fece riconoscere come sovrano dai re subordinati di Battriana e dagli Arsacidi di Partia, mentre dal re Sofageno in India riuscì ad ottenere un'alleanza e un contratto per la fornitura perpetua di elefanti da guerra. Tornato in Siria con l'appellativo di Antioco III il Grande, il re seleucida approfittò della minorità di Tolomeo V, salito al trono d'Egitto alla morte del padre avvenuta nel 205 a.C. Rientrato in Palestina, Antioco prese la fortezza di Gaza e nel 201 sconfisse definitivamente gli Egiziani nella battaglia del Panion, nella Palestina settentrionale. Nel 199 Tolomeo si arrese cedendo ai Seleucidi tutta la Palestina e la costa del Libano e accettando di sposare la figlia di Antioco, Cleopatra. Il matrimonio fu celebrato nel 197, alla maggiore età di Tolomeo, facendo diventare l'Egitto, nei fatti, un protettorato seleucide. Antioco sembrava essere vicino a realizzare il sogno di riunire tutto quello che era stato l'impero di Alessandro, ma di lì a poco un'altra forza doveva fare il suo ingresso sul palcoscenico del Vicino Oriente: Roma avrebbe in pochi anni ridotto in suo potere tutto il mondo ellenistico mettendo le basi per la costruzione del proprio impero.

Il Sistema Militare Ellenistico:

Filippo II di Macedonia, sviluppando i concetti evolutivi introdotti nel modo di combattere della falangi di opliti dai tebani Epaminonda e Pelopida, aveva profondamente rinnovato l'approccio tattico degli eserciti di lingua greca al campo di battaglia. Con la creazione, conforme alle tradizioni macedoni, di una forte componente di cavalleria pesante, l'argeade
aveva rotto lo schema lineare quasi puro della battaglia tra opliti. Ormai le fasi tattiche dello scontro erano decisamente più evolute del semplice scontro frontale tra le masse che aveva caratterizzato il modo di combattere delle poleis elleniche. Nello schema macedone, magistralmente applicato da Alessandro nel corso delle sue campagne, la falange non era più la sola arma risolutiva a disposizione del comandante, ma piuttosto uno degli elementi di manovra, in un complesso operativo che vedeva la cavalleria pesante, dopo aver sfondato su uno dei fianchi nemici, muoversi come un martello che schiacciasse sull'incudine della fanteria in ordine chiuso il centro, cioè il grosso, della formazione nemica. Tale schema fu applicato con efficacia contro le armate persiane tanto al Granico quanto ad Isso per raggiungere la perfezione tattica nella vittoria decisiva di Arbela. I vari conflitti, tra i diadochi prima e tra i regni ellenistici poi, ci mostrano altre e più raffinate evoluzioni tattiche. Tutti gli elementi evidenziati nello schema operativo sono ancora presenti, ma la presenza negli eserciti ellenistici di grandi masse di combattenti provenienti da culture militari ed abitudini belliche differenti offrono ai condottieri dell'epoca una serie di strumenti più raffinati. La falange perde conseguentemente di valore, ridotta ormai a minaccia capace di fissare sul campo il grosso delle forze nemiche, mentre sempre di più le truppe che combattono in ordine più aperto diventano strumento per ottenere l'aggiramento tattico, considerato ancora la chiave di volta della vittoria, a Raphia, al Panion e nelle altre grandi battaglie del periodo. La schematicità e la riproduzione del movimento sul campo appare evidente. Altra significativa innovazione è l'uso degli elefanti da guerra: essi sono usati per scompaginare la cavalleria nemica ( i cavalli non addestrati temono l'odore degli elefanti e spesso fuggono di fronte ad essi ) e per mettere in crisi, anche dal punto di vista psicologico, la fanteria nemica. L'efficacia di questo sistema, complesso e strettamente codificato, al tempo mai messo in discussione, verrà ribaltata solo dall'apparire sul campo di uno strumento bellico altrettanto raffinato ma infinitamente più capace di duttilità: il sistema legionario di Roma.

 
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