Battaglia di Narvik (1940) - MondoStoria

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Battaglia di Narvik (1940)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1900 d.C. al 1945 d.C. > Seconda Guerra Mondiale (1939-1945)

Luogo: Narvik, Norvegia
Data:
9 Aprile - 28 Maggio 1940 (Operazione Weserübung)
Forze in Campo:
Germania contro il Regno Unito , la Polonia , la Norvegia e la Francia
Esito:
Vittoria Tedesca a seguito della ritirata degli Alleati

Scenario:

Dopo la conquista della Polonia, la guerra subisce uno stallo di alcuni mesi. L'obiettivo di Hitler è quello di rivolgersi a occidente perché, nella sua ottica, la Francia meriterebbe una lezione, ma al contempo il Führer non vuole lanciarsi in manovre avventate. La campagna di Polonia ha dimostrato che, con una preparazione accurata, è possibile ripetere quel successo su scala molto più vasta. Anche in Francia quindi si può applicare la strategia della Guerra-lampo e l'attacco va preparato ripercorrendo magari la strada già indicata dal piano di von Schlieffen del 1906 (che prevedeva l'attacco contro la Francia passando attraverso il Belgio e l'Olanda in modo da sconfiggere repentinamente l'esercito francese per poi potersi dedicare al fronte orientale), non completamente attuato nel corso della Grande Guerra. Un'aggressione attraverso l'Alsazia e la Lorena, tuttavia, non è praticabile: le due linee che si contrappongono (Maginot da una parte e Sigfrido dall'altra) sono impenetrabili e non possono essere attaccate frontalmente, ma solo scavalcate. Il tempo scorre e la tattica attendista della Germania nazista inizia a mettere in apprensione i governi di Francia e d'Inghilterra. La prima crede fermamente che l'attacco avverrà all'inizio della bella stagione, come era già successo nel 1916 a Verdun e nella Somme, ma in realtà l'attesa non è legata ad aspetti metereologici. Il Führer ha deciso di dare corso all'Operazione Weserübung (letteralmente: "esercitazione del Weser"), ovvero la conquista del Nord Europa prima di affrontare Francia e Gran Bretagna. La decisione viene presa a marzo, forse anche per dare respiro e preparare più nei dettagli l'auspicata disfatta francese. Forti di un lavoro accurato di intelligence, Inghilterra e Francia cercano alleanze e appoggi con i Paesi del Nord Europa, pensando a un rafforzamento della linea scandinava e inviando anche alcune truppe di supporto, ma la rapidità di esecuzione dei piani alleati è ancora ben lungi dall'essere paragonabile all'efficienza tedesca. L'ammiraglio Erich Raeder, non troppo entusiasta dell'apertura di un fronte a Nord, aveva cercato di convincere Hitler a tralasciare il piano per la Norvegia, ma non era riuscito nella sua opera di persuasione: il Führer era fermamente deciso a invadere Danimarca e Norvegia. Il 1 aprile 1940, quale prova generale dell'operazione, Hitler illustra al suo Stato Maggiore il piano redatto con il generale Nikolaus von Falkenhorst, soffermandosi su alcuni dettagli: è una sorta di lezione di strategia, con l'occupazione dei porti, lo sbarco di alcune divisioni di fanteria e di montagna e la conquista delle capitali Copenhagen e Oslo. La tattica prevedeva l'interazione completa tra Marina, esercito e aeronautica, com'era nello stile tedesco. Gli Alleati, nel frattempo, si perdevano in discussioni e ipotetici piani strampalati, come l'Operazione Royal Marines, messa a punto dagli inglesi. Essa prevedeva mine mobili sul Reno, ma aveva subito incontrato la ferma opposizione della Francia, preoccupata da eventuali ritorsioni tedesche contro le popolazioni dell'Alsazia. Hitler intanto aveva fissato la data di inizio delle operazioni da lì a sette giorni: l'8 aprile. E la Wehrmacht, con tutto l'apparato militare, era già pronta a eseguire gli ordini.

Le forze in Campo:

La Germania dispone di poche forze ma di élite. In questa operazione, la Marina tedesca viene schierata nella sua interezza con 22 navigli, 10 cacciatorpediniere su Narvik, l'incrociatore Hipper e altri 4 cacciatorpediniere su Trondheim, mentre a Bergen l'attacco è demandato agli incrociatori leggeri Koln e Konigsberg, più una quindicina di vascelli di piccolo cabotaggio. Sulla capitale Oslo avrebbero operato gli incrociatori pesanti Blücher e Lützow, più una flottiglia di piccole imbarcazioni, cinque dragamine a Egersund con i due incrociatori pesanti (Scharnhorst e Gneisenau) a scortare i convogli deputati all'equipaggiamento e ai rinforzi. La Luftwaffe avrebbe pattugliato con metodo tutta l'operazione lanciando paracadutisti su Copenhagen. Due sono le brigate corazzate necessarie per la Danimarca, mentre la Norvegia sarebbe stata l'obiettivo di alcuni battaglioni alpini e di altri reparti di fanteria. In particolare, sul saliente di Narvik le forze tedesche possono contare circa seimila uomini tra truppe di terra, alpini, paracadutisti, oltre a marinai riqualificati come fanti. Gli eserciti alleati, invece, si affidavano a una forza navale di prim'ordine: una portaerei, cinque corazzate di prima classe, una quarantina di cacciatorpediniere, oltre a un numero imprecisato di navigli utili al trasporto di uomini e mezzi. In Norvegia si concentrano truppe inglesi, francesi, norvegesi e polacche, e il loro numero è di gran lunga superiore alla forze tedesche, ma la dispersione nel comando non aiuta la manovrabilità. Solo per il fronte di Narvik verranno schierati 25.000 uomini, in un rapporto di uno a cinque con le truppe tedesche, che ciò nonostante non risulterà decisivo.

Lo Scontro in Norvegia e la Battaglia Navale di Narvik:

In gran segreto, il 7 aprile i primi cacciatorpediniere tedeschi cominciano a solcare i mari con uomini ammassati sui ponti. Vengono utilizzati sistemi di camuffamento per fare in modo che le navi non siano identificabili. All'alba del 9 aprile le truppe varcano la frontiera e le navi entrano nei porti di Bergen, Trondheim, e Narvik. Ma, mentre la Danimarca cede senza combattere nel breve volgere di 24 ore, i norvegesi ( grazie alle loro batterie costiere ) si difendono; il re, accompagnato dai suoi ministri, lascia la capitale e raggiunge la parte settentrionale del Paese, da dove organizza la resistenza. L'occupazione dei porti, però, non sarà indolore per la Germania: l'incrociatore corazzato Breslau verrà affondato nel fiordo di Oslo, quello leggero Konigsberg sarà danneggiato, ma lo sbarco avverrà nella totale sorpresa. Gli inglesi, per tornare padroni del Nord Europa, scateneranno due battaglie a Narvik, una per mare e una di terra. Dopo una breve scaramuccia in cui affonda due incrociatori norvegesi (Eidsvold e Norge), il generale tedesco Eduard Dietl è in grado di sbarcare la sua forza di terra. La Royal Navy inglese, tuttavia, non rimane con le mani in mano, e già il giorno successivo cinque cacciatorpediniere entrano nel golfo di Ofotfjord e affondano due navi tedesche, ma vengono sorprese da una forza di supporto alla Kriegsmarine, che affonda l'Hardy, l' Hunter e l' Hotspur. La gran quantità di navi schierate dagli alleati pone gli inglesi in una posizione di vantaggio, di cui approfittano l'11 aprile, mettendo a segno un gran colpo con un bombardamento aereo che fa naufragare l'incrociatore tedesco Konigsberg. Il 12 aprile la flotta inglese si avvicina al porto di Narvik con la possente nave da guerra Warspite, che sbriciola letteralmente la forza tedesca, affondando i pochi cacciatorpediniere tedeschi rimasti e costringendo i marinai ad abbandonare i propri mezzi e a sbarcare a Narvik. Il generale Dietl rimane così bloccato sul suolo straniero, mentre l'esercito norvegese ( capitanato da Otto Ruge ) si ritira verso nord. Gli Alleati elaborano un piano che consente di riprendere la Norvegia e indicano Trondheim, e soprattutto Narvik, come punti nevralgici della controffensiva. L'avanzata si scatena contro la prima località con tre linee d'attacco: quella centrale, presto scartata perché ritenuta pericolosa, quella verso sud, che passa dal centro di Andalsnes, e quella a nord, diretta verso Namsos. In tutti i casi, però, il terreno ostile, la difficoltà nei rifornimenti e la scarsa manovrabilità delle truppe alleate (unite alla forte resistenza di quelle tedesche) causano il fallimento dell'operazione. Il 28 aprile viene deciso di abbandonare il fronte: alcuni reparti vengono reimbarcati, mentre due navi da supporto, due cacciatorpediniere inglesi e francesi vengono affondati da cinque bombardieri Junkers Ju87 Stuka. Il fallimento di questa prima parte della campagna ha anche implicazioni politiche e costa il posto al primo ministro inglese Neville Chamberlain, che si dimette. La crisi politica aperta viene immediatamente risolta con l'ascesa al potere di Winston Churchill. Mentre sta fallendo l'offensiva su Trondheim, le truppe alleate si concentrano sul saliente di Narvik.

La Battaglia di Terra a Narvik:

Narvik era il bastione della campagna di Norvegia. Verrà occupata con un'azione a sorpresa da un contingente tedesco agli ordini del generale Eduard Dietl, che deve scontrarsi con le soverchianti truppe norvegesi, francesi, inglesi e polacche. Il nucleo centrale degli schieramenti di Dietl è costituito da poco più di duemila uomini del Gebirgsjager-Regiment 139, un battaglione che fa parte di una divisione da montagna, con truppe in prevalenza di origine austriache, abituate a combattere a temperature polari. A loro supporto, c'è anche una batteria di cannoni da 150 mm e alcuni pezzi antiaerei Flak. Dopo la battaglia navale, Dietl raccoglierà tra le sue file i marinai dei vari cacciatorpediniere affondati, che verranno inquadrati in un battaglione armato con fucili norvegesi. Isolato dal resto delle truppe tedesche, il sistema di rifornimento per Dietl è difficoltoso ma non impossibile, poiché alcuni trasporti Ju52 riescono a consegnare gli approvvigionamenti, mentre un'intera compagnia di paracadutisti e fanti di montagna (circa 600 uomini ben preparati) vanno a ingrossare le file tedesche. La Luftwaffe non cessa mai di bombardare con i suoi Junkers 88 e Heinkel 111, mentre gli Alleati possono contare sull'intera 6a divisione norvegese, composta da tre reggimenti di fanteria, un gruppo di artiglieri da montagna e un battaglione di genieri. Gli inglesi guidati da Piers Mackesy mettono in campo tre battaglioni di fanteria, oltre a una cinquantina di aerei Gladiator e Hurricane. Inoltre, il loro dominio dei mari permette di impiegare grosse navi come la Warspite e la Resolution, che dispongono di cannoni di grosso calibro ( quali batterie aggiunte ), una flottiglia di caccia e altri mezzi da trasporto. I francesi, guidati da Antoine Béthouart, impiegano i loro cacciatori delle Alpi e una brigata di legione straniera, cui si unisce anche un reparto dell'esercito polacco. Dopo la seconda battaglia sul mare, che vede la distruzione delle poche navi tedesche, Dietl organizza la difesa del porto e di Narvik, occupando le limitrofe cittadine di Bjerkvik e Gratangsbotn. Nell'ottica di salvaguardare un perimetro abbastanza ampio, il generale tedesco decide di mandare le sue migliori truppe montane a presidiare l'accesso alla città, mentre la difesa del nucleo urbano viene demandato ai marinai. I norvegesi si tengono alla larga da Narvik e attendono le forze alleate. Le prime, quelle inglesi, arrivano il 14 aprile a Harstad, a 150 km nord-ovest da Narvik. I reparti sbarcati diventano operativi entro le successive 48 ore, ma si tratta di truppe non addestrate per il combattimento in zona artica. Agli Alleati difetta una certa organizzazione, e anche la rapidità di comando, poiché non tutti i generali hanno le stesse idee sulla condotta da seguire in guerra. Dopo otto giorni di attesa, comincia la marcia di avvicinamento alle postazioni germaniche; le truppe norvegesi iniziano ad attaccare il perimetro da nord a Fossbakken e sul passo di Lapphaug con azioni di disturbo, costringendo i tedeschi ad abbandonare queste località per difendere una zona più circoscritta, fatto che avviene dopo tre giorni di duri combattimenti. A dare manforte all'attacco norvegese, interviene un bombardamento inglese nella baia di Narvik condotto dagli incrociatori Enterprise e Effingham con la corazzata Warspite, che però viene respinto dalla sapiente difesa orchestrata dai tedeschi, capaci di impegnare gli assalitori con il semplice fuoco delle mitragliatrici. Il temuto sbarco di truppe inglesi, che sarebbero state esposte a un tiro di infilata preciso e micidiale, non ha quindi luogo, e gli Alleati sono perciò costretti a desistere. Con l'arrivo dei reparti francesi, si cerca di attaccare da sud il fronte norvegese; tra il 28 e il 29 aprile gli attacchi congiunti degli Alleati sbarcati a Ballagen e poi confluiti verso Ankenes accorciano la linea e il fronte di guerra, mettendo nel mirino la cittadina norvegese. Il primo tentativo di occuparla, il 2 maggio, viene respinto dal fuoco dei cannoni tedeschi, così come la controffensiva condotta attraverso una sortita di un centinaio di alpini. Francesi e norvegesi attaccano il passo di Labergdal, ma trovano la dura resistenza dei tedeschi, che mantengono le loro posizioni per oltre una settimana, dopodiché ripiegano con ordine verso Bjervick. Intanto gli aerei della Luftwaffe continuano a martellare il nemico e talvolta riescono a mettere a segno qualche colpo affondando mezzi navali, ma gli Alleati continuano a rifornire con truppe e mezzi gli attaccanti. Londra preme per un'accelerazione della battaglia di Narvik e viene così pianificata un'azione congiunta terra-mare per prendere Bjervick, che avrebbe di fatto reso più accessibile la strada verso la prima città. L'operazione doveva scattare verso il 12 maggio, poi verrà posticipata alla serata successiva; l'azione è preceduta da un duro bombardamento delle corazzate Resolution e dagli incrociatori Aurora ed Effingham. Sono necessarie due azioni consecutive per rendere le teste di ponte sicure e conquistare le posizioni; l'attacco dal mare (il primo sbarco anfibio degli Alleati nel secondo conflitto mondiale) ha successo grazie anche al coordinamento con i cacciatori delle alpi francesi. L'operazione vittoriosa è però offuscata dalle notizie che giungono dal fronte francese e quindi alcuni reparti vengono prontamente reimbarcati per tornare disponibili su altri teatri di guerra. Il 24 maggio, quando oramai sembra certa la completa disfatta del fronte occidentale e le truppe inglesi rischiano di essere completamente accerchiate e annientate su quello francese, Churchill decide di ritirare il corpo di spedizione in Norvegia. La partita è quindi chiusa e il Nord Europa è perso, eppure gli Alleati vogliono portare a casa una vittoria di prestigio. Alle truppe viene chiesto di chiudere vantaggiosamente la battaglia, di distruggere il porto per renderlo inservibile ai tedeschi e soprattutto di recuperare il maggior numero possibile di soldati. L'attacco comincia il 27 maggio con la copertura e il bombardamento delle navi di appoggio britanniche: la spiaggia a 2 km da Narvik, ribattezzata Orneset Beach, viene presa d'assalto dal primo battaglione inglese con due carri H39, che però a causa del fango diventano inservibili non appena toccano terra. La seconda ondata incontra maggiori difficoltà anche per colpa del fuoco di sbarramento tedesco, ma dopo cinque ore di furiosi combattimenti la zona sembra essere sicura. Un attacco della Luftwaffe in appoggio delle truppe di Dietl danneggia l'incrociatore Cairo e distrugge due mezzi di appoggio. Un allentamento dei bombardamenti via mare permette ai tedeschi di ricacciare indietro gli attaccanti ma, non appena le navi riprendono a bombardare la città, i tedeschi si ritirano. Il terzo commando, sbarcato dodici ore dopo il primo, prende possesso delle alture che dominano il porto, costringendo i tedeschi a ripiegare. Nel frattempo, due battaglioni polacchi lanciano un attacco contro Ankenes. Ciò allenta la pressione e, dopo alcuni scontri violenti, costringe i tedeschi a ripiegare su Balsfjord. L'ultimo assalto ( quello che porta alla liberazione della città ) è lasciato ai norvegesi del secondo battaglione, che alle cinque del pomeriggio del 28 maggio entrano finalmente a Narvik. Nonostante l'effimero successo alleato, c'è ancora un compito da sbrigare: il porto è reso inagibile per un anno, onde evitare che possa diventare una base operativa in mano tedesca.

Risultati:

Il 1 giugno l'esercito alleato comincia le operazioni d'imbarco dopo aver respinto all'interno le esigue truppe di Dietl: il 4 giugno prende corpo l'Operazione Alphabet sotto la direzione del vice ammiraglio John Vivian. Tre i convogli previsti, i primi due sono dedicati alle truppe, l'ultimo agli equipaggiamenti; tre sono gli incrociatori a disposizione, scortati da sedici cacciatorpediniere. Il primo convoglio parte da Narvik l'8 giugno con a bordo 16.000 uomini, mentre il secondo, con soli 10.000, prende il mare il giorno successivo. L'incrociatore Devonshire si reca a Tromso, dove si imbarcano il re norvegese e lo Stato Maggiore dell'esercito norvegese; le truppe restanti, al comando del generale Otto Ruge, avviano immediatamente contatti con quelle tedesche per trattare la resa. La Kriegsmarine lancia quindi l'Operazione Juno per affondare quante più unità possibili, ma l'unico grosso colpo messo a segno è la portaerei Glorious, carica di aerei RAF, più poche altre navi minori; i convogli fanno così ritorno in Inghilterra senza subire grandi danni. La sconfitta sul campo è indolore per la Germania, che può comunque rioccupare Narvik e assoggettare la Norvegia garantendosi porti e risorse naturali. Nella cittadina norvegese i tedeschi hanno messo in scacco forze preponderanti con poche truppe scelte e ne hanno distratto altre che avrebbero potuto risultare più utili sul teatro francese. La Marina tedesca paga un alto tributo ed è incapace di risollevarsi dopo le perdite qui subite: la Marina di superfice lascia pertanto la scena alla "guerra di corsa" (ovvero quella sottomarina combattuta dagli u-Boot). L'ennesima sconfitta per gli Alleati, invece, suona come un campanello d'allarme; di lì a poche settimane la Francia sarebbe collassata definitivamente, e a contrastare Hitler in Europa sarebbe rimasta solo l'Inghilterra, che a questo punto faceva quadrato, pronta a difendersi con tutte le proprie forze.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu