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Battaglia di Montaperti (1260)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1000 d.C. al 1500 d.C.

Luogo: Montaperti (o Monteaperti), località in provincia di Siena
Data:
4 Settembre 1260
Forze in campo:
Guelfi (Firenze e alleati), Ghibellini (Siena e alleati)
Esito:
Vittoria dei Ghibellini
Comandanti:
Guelfi: Pazzi, Abati - Ghibellini: Manente degli Uberti detto Farinata (fuoriuscito di Firenze)

Alla morte di Federico II, nel 1250, la temporanea vacanza del potere imperiale aveva sotenuto le ambizioni egemoniche di Manfredi, figlio naturale di Federico II, vicario nel governo del meridione italiano del fratellastro Imperatore Corrado IV , morto nel 1254. Alla notizia, falsa, della morte dell'erede diretto, l'infante Corrado V, Manfredi si era proclamato Re di Sicilia, cosa che gli aveva procurato la scomunica papale. La situazione aveva favorito a Firenze la presa di potere guelfa, lasciando a Siena la fedeltà ghibellina. Manfredi nella tensione fra Siena e Firenze diede quindi l'appoggio alla coalizione ghibellina, capeggiata da Siena e comprendente i fuoriusciti fiorentini di quella parte, guidati da Manente degli Uberti, soprannominato Farinata. L'apporto di Manfredi fu reso tangibile dall'invio di un migliaio di cavalieri tedeschi provenienti dalla Puglia, insieme a contingenti di arceri saraceni e greci, addestrati in Sicilia e nei suoi castelli pugliesi. L'esercito fiorentino constava di circa ventimila uomini provenienti dalla Firenze guelfa e dai suoi alleati toscani, tra cui Pistoia e Lucca. Si trattava di un'armata di "cittadini" tutt'affatto diversa per provenienza e preparazione da quella ghibellina. Lo scontro fra i due schieramenti si ebbe il 4 settembre del 1260, in una zona ad est di Siena in prossimità del torrente Arbia, in località Montaperti. Le fonti documentarie coeve sono relativamente lacunose, anche se ci è giunto un interessante documento sulle caratteristiche dello schieramento fiorentino e sugli avvenimenti sino al giorno precedente allo scontro. Di fondamentale interesse è il cosiddetto Libro di Montaperti, una cronaca registrata, probabilmente da uno dei "notari" appositamente inviati dalla Repubblica fiorentina, che documenta la composizione dell'esercito guelfo, i suoi spostamenti, il vettovagliamento e gli armamenti, solo fino al 3 settembre, forse perché la precipitazione degli eventi impedì all'autore di continuare l'opera. Lo svolgimento della battaglia è quindi in gran parte affidato ad ipotesi, molte delle quali derivanti da cronache posteriori di almeno un secolo ed in gran parte tendenziose. Una voce in proposito si deve anche a Dante che trattando di Farinata degli Uberti, (Inferno X, 22), così cita la gravità dello scontro: "Lo strazio e il grande scempio che fece l' Arbia colorata in rosso". Le sorti dello scontro furono segnate dal ruolo professionale dell'armata tedesca che integrò la capacità d'assalto senese con l'agilità della propria cavalleria. Già al primo assalto ad opera di un drappello di cavalieri tedeschi, l'avanguardia fiorentina, costituita da sole "cento lance", fu costretta a ripiegare. Il più cruento scontro avvenne quando i senesi e le armate di Manfredi si abbatterono sul grosso dei Fiorentini, salmerie e reparti armati disordinatamente mischiati e ancora stanchi dalla marcia notturna, e fondamentalmente impreparati allo scontro. Fu una vera e propria carneficina. La sconfitta guelfa sul campo riporta in Firenze i fuoriusciti ghibellini, ma la particolare situazione interna alla città, nel momento della massima ascesa della borghesia industriale guelfa, radicata nel potere economico della nuova moneta, il fiorino, non cambia totalmente gli equilibri di potere; nel contempo, nello scacchiere internazionale, si accrescono i legami fra il papato e il francese Carlo d'Angiò favorendone la discesa nella penisola nel 1265.

Il luogo della battaglia

L'ampia valle attraversata dall'Arbia scende verso la valle dell'Ombrone e verso Siena. Al contado di questa, la Val d'Arbia ha da sempre fatto riferimento in termini politici ed economici. Il sistema vallivo orientato da nord a sud, rappresenta un corridoio naturale verso l'area senese. Gli insediamenti posti sui crinali formano una rete di raccordo fra il capoluogo e il territorio del Chianti e della Valdelsa. Non a caso fu un'area di contese fra la Repubblica fiorentina e quella senese. Nell'occasione della battaglia, la viabilità che univa le pievi e i centri collinari da Pianella a Pievasciata, a Vagliagli, a Fonterutoli fino a Castellina in Chianti, viene a costituire una strada veloce verso Siena. La zona di Montaperti, una splendida pianura punteggiata da lievi coni sabbiosi, è un'area strategica dal lato militare, essendo immediatamente adiacente alla città senese. Dai poggi i comandanti degli eserciti potevano distinguere con nitidezza le torri cittadine. Grazie al cosiddetto "libro di Montaperti", cronaca diretta della spedizione militare fiorentina, è possibile formulare ipotesi sul percorso intrapreso dalle truppe alla volta di Siena. Le ipotesi degli storici sono formulate in base alle notazioni relative alle soste effettuate dall'esercito in marcia. Si narra di una prima sosta a San Casciano, di una seconda a San Donato in Poggio, successivamente il campo fu posto presso il castello di Ricavo e la successiva sosta a Monsanese, che è oggetto di studio per la "scomparsa" del toponimo dalle carte moderne. Dalla sosta a Pievasciata, dove l'esercito fiorentino s'accampò in attesa della battaglia, è possibile ipotizzare un percorso di crinale da Fonterutoli verso Valgliagli, lungo la val d'Arbia. Tale descrizione è utile per rintracciare la viabilità principale sul territorio in quel particolare periodo storico. Il libro, la cui cronaca si interrompe al momento della battaglia, diventò "bottino di guerra" e custodito gelosamente dai senesi negli archivi della città. Dopo la caduta della Repubblica senese il prezioso libro fu riportato a Firenze. Nel 1872 Cesare Guasti che era il Soprintendente all'Archivio di Stato di Firenze, affidò a Cesare Paoli il compito di trascrivere le pergamene. La zona mantiene ancora intatto il fascino millenario del luogo. Il sistema ambientale contrassegnato da un'agricoltura ancora attiva, rimane integro senza inserimenti industriali. Il sapiente recupero del patrimonio storico edilizio favorisce l'uso turistico di questo territorio.




 
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