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Battaglia di Midway (1942)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1900 d.C. al 1945 d.C. > Seconda Guerra Mondiale (1939-1945)

Luogo: Nei pressi delle Isole Midway
Data:
4 - 6 Giugno 1942
Forze in Campo:
Stati Uniti d'America contro l'Impero Giapponese
Esito:
Vittoria Tattica e Strategica USA
Comandanti:
Stati Uniti d'America:
Frank Fletcher , Raymond Spruance e Chester Nimitz - Impero Giapponese: Chuichi Nagumo e Isoroku Yamamoto

Lo Scenario:
Dopo Pearl Harbor, il Giappone aveva ottenuto una sequela di successi sia sulla terraferma sia in mare, ma la grande strategia militare del Paese restava il frutto di un compromesso tra la visione dell'esercito, che puntava sulla Cina e vedeva eventualmente la Russia come nemico da battere e quella della marina, per la quale invece il vero pericolo era costituito dagli Stati Uniti. Per questo andava creato un ampio perimetro difensivo e si doveva ottenere il controllo delle vie di comunicazione marittima e occupare, o almeno neutralizzare, tutti gli alleati degli USA nella regione, a partire dall'Australia. Ma l'esercito non voleva rendere disponibili per questi progetti le necessarie, consistenti forze di terra. Ecco perché, invece di sbarchi in forze e dell'occupazione dell'Australia, la marina fu costretta ad accontentarsi di conquistare posizioni di controllo e minaccia, con l'operazione MO nei confronti dell'Australia, che fu poi abbandonata dopo la battaglia del Mar dei Coralli. Il comandante della Flotta Combinata, l'ammiraglio Yamamoto, però, aveva concentrato l'attenzione su una diversa operazione offensiva: la conquista delle isole Midway, che rappresentava l'esca con la quale attirare e annientare in uno scontro in alto mare la flotta americana. Midway sarebbe poi servita per esercitare pressione e controllo sulle Hawaii. Il tutto nella (mal riposta) speranza che una nuova sconfitta avrebbe portato gli Stati Uniti a trovare un accordo negoziale e a concludere le ostilità. L'esercito ovviamente non aveva nulla da obiettare, visto che gli si chiedeva soltanto un minimo contributo per la forza di occupazione di Midway. In compenso, lo stato maggiore della marina non era affatto entusiasta, ne temeva l'estrema complessità e i rischi, evidenziati anche in alcuni "giochi di guerra". Ma Yamamoto minacciò le dimissioni se non fosse stato approvato il suo progetto ed ebbe partita vinta, anche perché il raid dimostrativo condotto il 19 aprile dai bombardieri di Jimmy Doolittle, lanciati dalla portaerei Hornet ed arrivati a colpire Tokyo, Yokohama, Nosoya e Kobe, aveva avuto un profondo effetto sui Giapponesi, che volevano "chiudere" la porta attraverso la quale passavano le formazioni navali americane. Quella porta era Midway.

Le Forze in Campo:
Dopo Pearl Harbor, la flotta statunitense del Pacifico si trovava in una condizione di netta inferiorità numerica e per certi aspetti qualitativa nei confronti di quella giapponese. Questo non aveva impedito coraggiose azioni offensive, raid e il deciso contrasto delle operazioni giapponesi. In particolare Tokyo aveva subito un primo scacco durante la battaglia del Mar dei Coralli. Con l'operazione MO la marina giapponese si proponeva di conquistare l'isola di Tulagi nelle Salomone e di sbarcare a Port Moresby in Nuova Guinea. Ma gli Americani erano pronti ad impedirlo. Nello scontro che ne risultò, la prima battaglia navale combattuta solo da portaerei, i Giapponesi persero una portaerei leggera, la Soho, ma soprattutto ebbero la Shokaku danneggiata seriamente e la Zuikaku privata di buon parte del suo gruppo aereo. Gli Americani persero la Lexington, una portaerei di squadra e una seconda unità fu gravemente danneggiata, la Yorktown, ma questa nave fu riparata miracolosamente in tempo per prendere parte alla battaglia di Midway, mentre per i Giapponesi la mancanza di due grandi portaerei doveva rivelarsi fatale. Per la battaglia di Midway Nimitz poteva contare su due Task Forces di portaerei, la TF 16 con due portaerei, Enterprise e Hornet, scortate da 2 incrociatori pesanti e 11 cacciatorpediniere e la TF 17 con la Yorktown, scortata da 2 incrociatori pesanti e 6 cacciatorpediniere. Nimitz aveva escluso di impiegare le poche corazzate disponibili. In realtà gli Americani avevano una quarta, inaffondabile portaerei: l'isola di Midway, le cui difese contraeree e terrestri erano state rinforzate, mentre sulle sue piste erano stati concentrati 120 velivoli eterogenei. Per difendere le Aleutine era disponibile solo la TF 8, con 5 incrociatori e 10 cacciatorpediniere. Ma forse l'alleato più prezioso di Nimitz era Hypo, il nome in codice del centro intelligence della mari-na delle Hawaii, guidato dal capitano di fregata Joseph Rochefort che era riuscito a scoprire buona parte dei segreti del codice di cifratura giapponese JN25. Il JN25 sarà poi cambiato poco prima della battaglia, ma Hypo è comunque in grado di fornire a Nimitz informazioni preziosissime, in base alle quali Nimitz forgia i propri piani. Per l'operazione contro Midway Yamamoto poteva contare su una flotta immensa, quasi 200 navi. A queste forze si aggiungevano in supporto gli aerei basati a terra. Il suo piano era però molto complesso e l'eccessiva fiducia lo portò a suddividere troppo le sue forze, alle quali vennero assegnati compiti diversi. La Quinta Flotta doveva eseguire l'operazione AL, l'attacco di diversione sulle Aleutine, con 2 portaerei leggere, 4 corazzate, 3 incrociatori pesanti, 4 incrociatori leggeri, 24 cacciatorpediniere, sottomarini, navi da trasporto e supporto. Per l'operazione MI su Midway c'era la Seconda Flotta con il compito di invadere le due isole, con la portaerei leggera Zuiho, 2 corazzate, 8 incrociatori pesanti, 1 incrociatore leggero, 21 cacciatorpediniere, 12 trasporti con a bordo 5.000 soldati. C'era poi la prima forza d'attacco portaerei, con le 4 unità di squadra Akagi, Kaga, Hiryu e Soryu scortate da 2 corazzate, 2 incrociatori pesanti, 1 incrociatore leggero, 12 cacciatorpediniere nonché la Prima Flotta, la forza principale, con 3 corazzate, 1 portaerei leggera, 1 incrociatore leggero, 9 cacciatorpediniere e unità ausiliarie. Tutte queste formazioni dovevano muoversi separatamente, distanziate di centinaia di miglia le une dalle altre. Soprattutto, l'ammiraglio giapponese continuava a ritenere che le portaerei fossero importanti elementi, ma non il fulcro della guerra navale. Lo conferma il fatto che l'elemento cruciale della forze d'attacco per Midway era rappresentata dal gruppo corazzate, sulle quali si trovava Yamamoto. Le portaerei dovevano aprile la strada alle navi da battaglia, che avrebbero condotto lo scontro decisivo. Yamamoto pensava di poter sferrare l'attacco a Midway, per occuparle, mentre le sue portaerei e corazzate avrebbero eliminato in una grande battaglia le forze navali americane, in particolare le portaerei, mobilitate per difendere le isole.

La Battaglia:
Se i Giapponesi contavano sull'effetto sorpresa, e non sapevano di averlo perso ancora prima che le loro navi uscissero dai porti, gli Americani solo godendo della sorpresa potevano accettare lo scontro e solo riuscendo a infliggere per primi un colpo che doveva essere da knock-out. Il vantaggio di cui godeva Nimitz era quella di sapere quale fosse l'obiettivo principale dei suoi avversari, nonché quello secondario di diversione. A Nimitz era anche noto quando l'attacco nemico sarebbe stato sferrato, la sua consistenza e la direzione di massima della flotta di Yamamoto, perciò fece muovere per tempo le sue portaerei che, proprio per questo anticipo e per una serie di coincidenze, sfuggirono sia agli schermi di sommergibili sia ai ricognitori giapponesi. Yamamoto e Nagumo però procedevano senza preoccuparsi troppo, nella convinzione che le navi americane sarebbero casomai intervenute dopo l'attacco a Midway, certo non prima. L’13 giugno le varie formazioni giapponesi si stanno avvicinando agli obiettivi. Nelle prime ore del mattino le portaerei Ryujo e Junyo attaccano le installazioni di Dutch Harbor, dando inizio all'operazione AL nelle Aleutine. Intanto, alle 9 del mattino, un ricognitore Catalina di Midway avvista quella che ritiene essere il gruppo principale della flotta giapponese. Si tratta invece della forza di invasione dell'ammiraglio Tanaka che si trova a 600 miglia dall'isola. Anche i Giapponesi si accorgono dell'aereo e avvisano Yamamoto. Da Midway vengono lanciati attacchi di bombardieri contro le navi di Tanaka, senza esito; solo l'indomani c'è il siluramento di una petroliera da parte di un altro Catalina. Fletcher e le sue portaerei ricevono da Nimitz la conferma che non si tratta della forza principale, che invece attaccherà l'indomani, all'alba e da nord-ovest. Le portaerei americane navigano per portarsi a 200 miglia a nord di Midway, in attesa delle informazioni indispensabili per colpire. Intanto le portaerei di Nagumo sono giunte alla distanza utile per sferrare il loro attacco: 108 aerei decollarono a partire dalle 04.00. Subito dopo dalle navi giapponesi vengono lanciati i ricognitori che devono coprire su un arco di 180° i settori da nord a sud, per scoprire l'eventuale presenza di navi americane. Ci sono ritardi, inconvenienti tecnici e in ogni caso il numero degli aerei assegnato è insufficiente per ottenere una reale copertura: ancora un eccesso di fiducia. A Midway, intanto, i radar scoprono gli aerei nemici ad una distanza di 90 miglia, un ricognitore avvista la flotta principale giapponese già alle 5.20. Da Midway si fanno decollare tutti gli aerei disponibili, tranne i bombardieri B-17 già partiti verso la forza di Tanaka, mentre le due Task Forces americane serrano le distanze, con 10 ricognitori che le precedono. Le navi giapponesi sono a 180 miglia da Midway, le navi americane distano ancora 200 miglia. Alle 06.20 i caccia di Midway affrontano gli aerei giapponesi in arrivo: su 25 caccia americani 15 sono abbattuti, gli aerei giapponesi colpiscono un aeroporto vuoto e vari obiettivi e si ritirano intorno alle 7, ma il comandante Tomonaga non è soddisfatto dei danni arrecati e chiede a Nagumo di lanciare un secondo attacco. Poco dopo sulle navi giapponesi arrivano i primi aerei americani decollati da Midway, senza copertura caccia, perché Buffalo e Wildcat, contrariamente a quanto ordinato da Nimitz, sono rimasti a proteggere la loro base. Gli Zero giapponesi hanno così buon gioco, abbattono 7 dei primi 10 aerei d'attacco americani. Nagumo decide che davvero c'è bisogno di un secondo attacco su Midway, ordina che gli aerei rimasti sulle portaerei, pronti per attaccare con siluri e bombe perforanti eventuali navi americane, siano riportati negli hangar per montare bombe a frammentazione. Non cambia idea neanche quando un ricognitore finalmente avvista un gruppo di navi americane. Il messaggio arriva intorno alle 07.35. Alle 7.48 entra in azione una seconda formazione di aerei partiti da Midway: non ha migliore fortuna, 8 su 16 bombardieri in picchiata Dauntless sono abbattuti, gli altri non colpiscono nessuna nave, così come i bombardieri B-17 indirizzati sul nuovo bersaglio quando erano già in volo verso le navi di Tanaka. Nessun centro neppure per i 9 vecchi Vindicator dei marines. Sembra che tutto vada per il meglio ai Giapponesi quando, alle 08.30, il ricognitore che segue le navi americane segnala di aver scorto una portaerei. Non c'è dubbio, bisogna cambiare i piani. L'alternativa è tra lanciare un attacco contro le navi statunitensi con aerei equipaggiati per bersagli terrestri, ma quasi senza scorta caccia, perché gli Zero sono stati impegnati nella difesa delle navi giapponesi, oppure attendere il ritorno degli aerei della prima ondata, che cominciano a farsi vedere, e intanto riportare negli hangar gli aerei della seconda ondata e cambiar loro nuovamente armamento. Visto che un attacco contro le portaerei americane senza protezione caccia avrebbe poche possibilità di successo, Nagumo opta per la seconda soluzione. Ordina poi che appena gli aerei che ritornano da Midway sono stati recuperati, la flotta cambi rotta, proceda per est-nord-est ad alta velocità, avvicinandosi alle navi americane. Una decisione importante. In effetti da parte americana l'ammiraglio Fletcher ha ordinato a Spruance di attaccare appena ha informazioni precise sulla posizione del nemico con i gruppi aerei di Enterprise e Hornet; lui lancerà i suoi aerei quando avrà un quadro più preciso. Sono quasi 120 gli aerei che alle 07.00 sono partiti dalle navi di Spruance, seguiti alle 08.30 da 37 aerei della Yorktown di Fletcher. E la rotta che seguono li deve portare all'appuntamento con la flotta giapponese, supponendo che questa abbia mantenuto rotta e velocità. Così quando arrivano al punto previsto, gli aerei della Hornet, 35 bombardieri Dauntless e 10 caccia Wildcat, non trovano nulla, proseguono verso sud e tornano poi verso la propria nave o atterrano a Midway o ancora, nel caso dei caccia, sono costretti all'ammaraggio, avendo esaurito il carburante. Un secondo gruppo di aerei della Hornet, 15 aerosiluranti Devastator e 10 caccia ha scelto invece di puntare a nord e non a sud... e alle 9.20 trova la preda ed inizia l'attacco. Tutti i Devastator sono abbattuti dai caccia e dalla contraerea. Ora attaccano i colleghi della Enterprise, 14 Devastator. Sono 11 quelli abbattuti, gli altri lanciano i siluri senza colpire. Alle 10.15 arriva il gruppo d'attacco della Yorktown ma, a causa delle nubi e problemi radio, non riesce ad attaccare in modo coordinato e simultaneo. Solo 12 Devastator si fanno sotto, con 6 caccia di scorta. È un nuovo massacro, appena 2 aerei sopravvivono e nessun siluro va a bersaglio. Ma ora tocca ai bombardieri in picchiata, ci sono i 37 Dauntless della Enterprise che hanno scelto di cercare le navi di Nagumo a nord, non a sud, ed ora le hanno trovate. Anche i 17 Dauntless della Hornet sono pronti. I primi attaccano da sud-ovest, i secondi da sud-est. Ed hanno la sorpresa di non trovare ad attenderli gli Zero, che sono scesi a bassa quota per braccare gli aerosiluranti, mentre le navi giapponesi sono sparpagliate e non riescono a creare quel muro di fuoco organizzato che ha massacrato i primi gruppi americani. I Dauntless picchiano quasi verticalmente, sganciano le bombe e fanno centro: 4 bombe sulla Kaga, poi 2 sulla Akagi e poi altre 2 sulla Soryu. L'esplosione delle bombe è devastante, ma forse non sarebbe letale se non provocasse una reazione a catena tra gli aerei giapponesi sui ponti di volo, quasi pronti al decollo, carichi di bombe e siluri, nonché negli hangar, dove altri aerei vengono riforniti e dove sono accatastate bombe da 800 kg. Le tre portaerei sono squassate da esplosioni ed incendi. Affonderanno in serata o all'alba del giorno dopo, portando nei loro scafi 1.800 tra marinai ed aviatori navali. I Giapponesi hanno ancora una portaerei, la Hiryu, che lancia alle 10.58 la prima di due deboli formazioni d'attacco, formata da 18 bombardieri in picchiata Val e 6 caccia Zero. Sono guida-ti contro la Task Force 17 e la Yorktown dalle indicazioni di un idrovolante, che ombreggia le navi americane. Sono 13 i Val abbattuti dai Wildcat e dalla contraerea, ma 5 riescono a passare e 3 bombe centrano la Yorktown. Gravi danni, ma la nave è ancora in grado di navigare e combattere. Alle 13.31 la Hiryu lancia i suoi ultimi aerei, 10 siluranti Kate e 6 Zero. Le difese abbattono 5 siluranti e 3 caccia, ma gli altri proseguono e piazzano 2 siluri, mentre un Kate si schianta volontariamente sul ponte di volo della Yorktown. La nave americana viene abbandonata, ma non affonda e il 5 giugno si prova persino a tentare di salvarla, ma alle 13 un sottomarino giapponese, l'I-168 le lancia contro 4 siluri: due centrano la portaerei, uno il cacciatorpediniere Herman, entrambe le navi affondano. Ma neanche la Hiryu riesce a farla franca. Nel pomeriggio del 4 è stata avvistata da un ricognitore americano e alle 15.30 Enterprise e Hornet le lanciano contro 40 Dauntless, senza scorta caccia. Gli aerei americani arrivano sorprendendo i Giapponesi, che sono intenti a preparare un ultimo attacco con i 15 aerei che sono rimasti a bordo. La Hiryu viene centrata da 4 bombe, affonderà il 5 giugno, con 416 membri del suo equipaggio. Yamamoto, dopo la notizia dell'affondamento di 3 delle portaerei di Nagumo, considera ancora possibile recuperare: cancella l'operazione AL, richiama la Seconda Flotta di Kondo per riunirla alla sua Forza Principale, ordina alle portaerei Ryujo e Junyo di cercare di raggiungerlo, anche se presto si rende conto che non arriveranno prima del 6 giugno. Ordina poi a 4 incrociatori guidati dall'ammiraglio Kurita di avanzare verso Midway per bombardarla di notte. Pianifica una battaglia notturna, specialità della marina giapponese. Ma gli ammiragli americani si sono ritirati verso est proprio per prevenire questa evenienza, con l'intento di tornare sulla scena il 5 per colpire nuovamente. Alle 17 Yamamoto apprende che anche la quarta portaerei di Nagumo è affondata. Alle 19.15 sa che le navi americane si ritirano. Alle 02.55 del 5 giugno cancella l'operazione MI e ordina il ricongiungimento delle forze e il ripiegamento generale. Ma non è ancora finita. Alle prime ore del 5 giugno i quattro incrociatori pesanti di Kurita, Mogami, Mikuma, Kumano, Suzuya sono ad appena 80 miglia da Midway e a causa di una manovra di emergenza per scampare ad un supposto sottomarino Mogami e Mikuma collidono, con gravi danni. Proseguono da soli a 12 nodi, scortati da 2 caccia. Alle 06.30 un Catalina li avvista e alle 8 sono attaccati dagli aerei di Midway, senza esito, ma un Vindicator si schianta sul Mikuma. Il 6 giugno gli aerei di Hornet e Enterprise chiudono la partita con il Mikuma, che affonda con 300 marinai, mentre il Mogami miracolosamente sopravvive a 6 bombe e ripara nella base di Truk.

Le Perdite e le Conseguenze:
Per il Giappone la sconfitta di Midway fu un disastro, segnò la fine della fase offensiva: se si escludono operazioni minori ormai Tokyo, privata delle sue migliori forze aeronavali, soprattutto della élite dei suoi piloti, insostituibili, sarebbe stata costretta ad una strategia difensiva. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, ora potevano guardare con fiducia alla guerra nel Pacifico, anche se per riconquistare il terreno perduto e minacciare direttamente l'arcipelago giapponese sarebbero stati necessari anni ed aspre e sanguinose battaglie. A Midway la marina giapponese perse 4 portaerei di squadra ed un incrociatore pesante, mentre un secondo fu gravemente danneggiato, 2 cacciatorpediniere furono danneggiati. I velivoli complessivamente perduti furono 332. Da parte statunitense le perdite assommavano ad una portaerei di squadra, un cacciatorpedi-niere, 147 aerei e danni significativi, ma riparabili, alle installazioni militari delle isole di Midway. Questi numeri indicano come anche a livello tattico, oltre che sul piano strategico, la sconfitta giapponese sia stata pesantissima.

 
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