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Battaglia di Marengo (1800)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1800 d.C. al 1900 d.C.

Luogo: Marengo
Data:
14 giugno 1800
Forze in Campo:
Prima Repubblica Francese contro l'Impero d'Austria
Esito:
Vittoria Francese
Comandanti:
Prima Repubblica Francese:
Napoleone Bonaparte - Impero d'Austria: Michael von Melas

La battaglia di Marengo, combattuta nei pressi di Alessandria il 14 giugno del 1800, rappresentò uno dei punti di svolta decisivi nella vicenda di Napoleone Bonaparte, dal punto di vista sia politico-militare sia personale. Se la prima campagna d'Italia, culminata nel trionfo di Rivoli, fu in qualche modo un modello del sistema tattico e operazionale che il grande còrso avrebbe in seguito replicato con successo, in faccia agli eserciti di tutta Europa, la campagna del 1800, ancora combattuta nella pianura padana, rappresentò la prima occasione per il giovane generale, ormai diventato Primo Console della Repubblica, di poter padroneggiare e controllare completamente la macchina bellica francese. Nel 1800 non ci furono un Moreau o un Jourdan con incarichi considerati più importanti del suo; non ci fu un Direttorio a controllare, e spesso ad ostacolare, le scelte di Bonaparte. Napoleone poté, per la seconda campagna d'Italia, dirigere personalmente le scelte politiche, strategiche e militari dell'intera nazione; per la prima volta fu in grado di affermare uno dei principi cardine del suo pensiero strategico: l'assoluta unità di comando. Analizzando, sia pur sommariamente, i risultati della campagna si possono notare parecchie cose interessanti. Dal punto di vista dell'organizzazione e della gestione strategica della guerra, Bonaparte fu quasi perfetto: il concentramento delle armate francesi nel sud-est della Francia, la sorpresa strategica ottenuta dal Primo Console col passaggio delle Alpi e lo sfruttamento del saliente svizzero misero in grave difficoltà l'esercito austriaco in Italia, tutto concentrato sull'assedio di Genova, e ridiedero ai Francesi, in un sol colpo, l'iniziativa strategica che avevano perso. Sul piano operazionale invece la condotta dei movimenti che portarono alla battaglia di Marengo non fu altrettanto efficace da parte di Napoleone. Non riuscendo ad avere in mente un quadro chiaro delle intenzioni di Melas, il comandante dell'armata austriaca, Bonaparte nei giorni immediatamente precedenti la battaglia contravvenne ad uno di quelli che sarebbero poi diventati i suoi principi cardine: la concentrazione delle forze in vista del nemico. L'aver distaccato le divisioni di Boudet e di Desaix, alla ricerca di ipotetici movimenti alternativi del nemico, stava per portare alla disfatta dell'esercito francese sul campo di Marengo. Solo il ritorno sul campo di Desaix e delle sue truppe quando, nel pomeriggio avanzato, la battaglia era virtualmente perduta poté, infatti, trasformare in vittoria una battaglia irrimediabilmente persa. Napoleone, in seguito, non avrebbe mai più commesso errori del genere e la sua campagna seguente, quella del 1805, fu un susseguirsi di intuizioni strategiche che semplicemente surclassarono tutti i comandanti nemici; nel 1800, si potrebbe dire, l'aquila stava ancora imparando a volare. Un'ultima notazione da fare sulla battaglia di Marengo riguarda l'effetto che l'evento ebbe sulla stessa personalità di Bonaparte. Leggendo le Mémoires è evidente che la battaglia di Marengo, col suo drammatico trasformarsi da sconfitta in vittoria e con la morte eroica di Desaix proprio nel momento risolutivo, incise profondamente nell'animo del futuro imperatore: fu a Marengo che egli comprese quale sarebbe stato il suo destino, fu a Marengo che la sfrenata ambizione di un generale si trasformò nella volontà di potenza di un capo di stato, fu a Marengo che il generale e Primo Console Bonaparte diventò Napoleone.

La Genesi:

Dopo aver sistemato la situazione interna con il colpo di stato del 18 brumaio, che sostituì il corrotto regime del Direttorio con il Consolato instaurando di fatto un vero e proprio regime militare, Bonaparte dovette dedicarsi al ristabilimento della situazione militare che le vittorie della seconda coalizione avevano reso difficile per la Francia. Se, infatti, nel 1799 Massena era riuscito a fermare, con la battaglia di Zurigo, l'avanzata dei Russi di Kutuzov, gli Austriaci erano riusciti a rimpadronirsi di tutta l'Italia salvo Genova, dove lo stesso Massena era rinchiuso assediato dall'esercito del generale Melas. Il piano di Bonaparte per sconfiggere gli Austriaci in Italia era semplice ma, proprio per questo, geniale. Approfittando della posizione di saliente costituita dalla Svizzera, tornata in mani Francesi, il Primo Console, una volta attraversate le Alpi al passo del Gran San Bernardo, sarebbe calato sulle retrovie di Melas, ancora fermo davanti a Genova, prima che il nemico fosse in grado di prendere qualsiasi decisione di movimento per contrastare l'improvvisa minaccia. A guardar bene si trattava, come spesso succederà in seguito, di una maneuvre sur les derrières, su scala gigantesca. Mentre Massena, la cui resistenza dentro Genova diventava essenziale, avrebbe svolto il ruolo di fissare sul fronte il nemico, il grosso dell'esercito, concentrato in Savoia, avrebbe compiuto un grande aggiramento strategico, con le Alpi come elemento di copertura, capace di sorprendere Melas e di mettere a rischio immediato le sue linee di comunicazione. Le cose però non andarono esattamente così. Se il passaggio delle Alpi, per quanto pieno di rischi e di difficoltà, si era svolto come previsto, Bonaparte si trovò di fronte, una volta superata Aosta, il forte di Bard: presidiato da un deciso distaccamento austriaco che bloccò una strettoia della vallata, gli fece perdere giorni preziosi. Il generale Moreau poi, mantenuto al comando dell'esercito sul Reno poiché il Primo Console ancora non era del tutto certo del proprio potere, adducendo scuse su scuse ritardò l'offensiva che Napoleone aveva progettato in quel settore per impegnare quante più forze austriache possibili. Nonostante tutto, Bonaparte portò oltre le Alpi la sua armata di riserva ( così era stata denominata la massa di manovra francese per la campagna ) ottenendo la sorpresa strategica e il 2 giugno del 1800 Bonaparte, forzato il Ticino, entrò per la seconda volta in Milano. Sembrava che la campagna dovesse, tutto sommato, continuare secondo gli schemi previsti dal Primo Console, ma il 5 giugno la notizia che Massena, a corto di viveri, aveva capitolato con diciottomila uomini, cedendo Genova e liberando per la manovra il grosso del nemico, giunse a scombussolare i piani di Bonaparte. L'armata di riserva, cui si era unito di ritorno dall'Egitto il generale Desaix, al quale Napoleone diede subito il comando delle divisioni di Boudet e di Monnier, non poteva più attendere passivamente che Melas tentasse di riaprire le linee di comunicazione con Mantova; al contrario, se non voleva che il nemico si rinforzasse ulteriormente, doveva cercare di impegnare al più presto gli Austriaci in una battaglia risolutiva. Il 10 giugno l'armata francese si era concentrata su Stradella dove varcò il Po su tre ponti di barche: la direzione di marcia sarebbe stata quella di Alessandria, nella cui piana Napoleone pensava di dare battaglia. Nei giorni seguenti però la situazione si fece confusa; con l'armata di riserva impegnata in numerosi piccoli combattimenti da parte di distaccamenti nemici che ostacolavano l'avanzata verso Alessandria, Bonaparte si convinse che il Melas, che aveva concentrato le sue forze ad Alessandria pronto a dar battaglia, stesse cercando una via di fuga per rifugiarsi nelle fortezze del quadrilatero. Attraversato il 12 giugno lo Scrivia, sotto una pioggia battente, Bonaparte il giorno dopo inviò le divisioni di Desaix in direzione di Novi e Rivalta per tagliare un'ipotetica linea di ritirata austriaca verso sud. La scelta si rivelò quasi fatale. Nella tarda serata del 13 le divisioni francesi si accamparono nei pressi del villaggio di Marengo, sulla piana che fronteggia Ales-sandria, certe di dover ancora marciare all'indomani per inseguire un nemico in ritirata. Interpretando male la situazione e le informazioni raccolte, Bonaparte non aveva compreso che Melas, lungi dall'essere in ritirata, era deciso a dare battaglia. Il giorno seguente, 14 giugno 1800, l'armata di riserva avrebbe combattuto una battaglia che non si aspettava e in grave inferiorità numerica.

Le Forze in Campo:

Bonaparte schierò sul campo di Marengo circa 24.000 uomini e non più di 50 cannoni. Solo nel pomeriggio con l'arrivo sul campo delle forze di Desaix e di Boudet gli effettivi francesi salirono a circa 30.000 uomini. Melas disponeva di 31.000 uomini, che aveva concentrato nella città di Alessandria e di almeno 100 cannoni.

La Battaglia:

La sera del 13 di giugno il generale austriaco O'Reilly di fronte alle avanzanti unità dell'armata di riserva aveva mantenuto una stretta testa di ponte oltre la Bormida. Fu proprio da questa striscia di terreno che Melas fece iniziare il suo attacco, destinato a cogliere di sorpresa i Francesi; attorno alle 6 del mattino le colonne austriache si misero in movimento per attraversare la Bormida e disporsi in ordine di battaglia. Sulla sinistra O'Reilly alla testa di 4.000 uomini respinse gli avamposti francesi da Petrabona, per poi schierarsi in linea a costituire l'ala destra austriaca. Al centro erano lo stesso Melas e il suo capo di stato maggiore Zach, con i reparti dei generali Haddick Kain ed Elsnitz, che avrebbero formato con i loro 19.000 uomini l'asse portante dell'attacco. A sinistra la colonna del generale Ott forte di 8.000 uomini puntò verso Castelceriolo ove Melas credeva erroneamente fossero schierate ingenti forze francesi. Sebbene la ristrettezza della testa di ponte provocasse ritardi nello spiegamento del dispositivo austriaco, la mossa prese totalmente di sorpresa i Francesi e, per alcune ore, tutto il peso della battaglia fu sostenuto dalle sole divisioni Gardanne e Chambaillac, del corpo di Victor. Questi reparti appoggiati alla linea del torrente Fontanone riuscirono comunque a resistere a lungo nonostante fossero in nettissima inferiorità numerica. Nel frattempo, il Primo Console che ancora si trovava a Torre Garofoli rimaneva convinto che i combattimenti che si erano accesi sul Fontanone non fossero altro che tentativi austriaci di coprire la via di ritirata, tanto che alle 9 del mattino confermò l'ordine, per la divisione di Lapoype, di marciare verso Valenza, sottraendo così altri 3.500 uomini all'armata di riserva. Verso le 10 però Bonaparte si rese conto della gravità della situazione mandando in aiuto a Victor le truppe di Lannes e Murat. Ora i Francesi potevano contare su circa 15.000 uomini in linea, rimanendo comunque in inferiorità per uno contro due rispetto agli Austriaci. La divisione Watrin prese posizione a destra di Marengo, ma subito cadde sotto un pesante attacco del centro austriaco, mentre da Castelceriolo le truppe di Ott minacciavano di avvolgere tutto il fianco destro francese. Bonaparte giunse sul terreno attorno alle 11 e subito si rese conto della necessità di tenere a tutti i costi la parte destra del campo di battaglia. La guardia consolare e la cavalleria di Champeaux furono mandati a turare la falla. Ma non poteva bastare; gli aiutanti di campo furono inviati in tutta fretta alla ricerca di Lapoype e di Desaix per farli tornare indietro. A Desaix Napoleone scrisse: "Credevo di attaccare Melas. Egli mi ha attaccato per primo. Per l'amor di Dio vieni a raggiungermi se ancora puoi." Attorno a mezzogiorno vi fu una breve pausa nei combattimenti, mentre gli Austriaci si riorganizzavano per un ulteriore sforzo offensivo. Bonaparte sapeva bene che le stanche divisioni di Victor, in linea fin dall'alba sulla posizione del Fontanone, poi intorno a Marengo, non avrebbero potuto resistere ancora molto a lungo. La divisione Wattrin era ormai decimata e solo un attacco della guardia consolare sulle colonne di Ott, pagato con un alto tributo di sangue, permise a Monnier di schierare la sua divisione sostenendo le sfinite demi-brigades di Wattrin. L'attacco della guardia consolare coincise però con la perdita, da tempo attesa, del villaggio di Marengo; anche se si era guadagnato un po' di tempo ogni soldato francese disponibile era ormai impegnato sul fianco. Alle 3 del pomeriggio, abbandonata la linea di Marengo, tutto l'esercito francese forte in quel momento di 23.000 uomini era in ritirata verso San Giuliano e, a peggiorare le cose, giunse la notizia che le avanguardie di Desaix non sarebbero potute giungere sul campo prima delle cinque. La sconfitta sembrava del tutto inevitabile per l'armata di riserva. Così la pensava anche il generale Melas che, stanco e anche leggermente ferito, abbandonò la bat-taglia lasciando al suo capo di stato maggiore, generale Zach, il compito di organizzare l'inseguimento. Mentre i battaglioni austriaci si disponevano in ordine di marcia la battaglia ebbe un'altra pausa, graditissima per i Francesi; Bonaparte aveva concesso spazio in cambio di tempo e ora sperava che il soccorso arrivasse in tempo. Poco dopo le 3 al gran galoppo giunse sul campo un infangatissimo Desaix: "Cosa ne pensi?" gli chiese il Primo Console, e Desaix guardando l'orologio: "Questa battaglia è completamente perduta, ma sono solo le due", in realtà erano le 3 passate, "e vi è ancora il tempo per vincerne un'altra". Rinfrancate da queste notizie, le truppe francesi ripresero coraggio ( sembra che un sergente dei granatieri abbia gridato "Su con la vita" al passaggio di Bonaparte ) e iniziarono a formare una linea difensiva all'altezza di San Giuliano. Dopo circa un'ora i primi rinforzi, la divisione Boudet, cominciarono a giungere sul campo. Subito fu steso un nuovo piano di battaglia che avrebbe richiesto la massima coordinazione tra tutte le forze francesi; Marmont mise assieme i pochi cannoni che rimanevano alle divisioni dell'armata di riserva e, formata un'unica batteria, aprì un fuoco efficacissimo sulle colonne di Zach che avanzavano lungo la strada. Desaix mosse quindi all'attacco con le sue brigate schierate in linea di combattimento e, dopo un primo momento di indecisione, cominciò ad aver la meglio sulla testa della colonna austriaca che cominciò a vacillare nel tentativo di formarsi in linea di battaglia. Approfittando del momento Desaix si mise alla testa dei quattrocento uomini della sua cavalleria guidandoli contro lo sbigottito fianco sinistro della colonna di Zaeh. Fu il momento della verità. In breve, senza capire bene neppure cosa fosse successo, Zach e seimila dei suoi granatieri da inseguitori trionfanti si trasformarono in prigionieri e sull'intero fronte austriaco la resistenza cessò di colpo, trasformandosi in una disordinata rotta verso la Bormida e la sicurezza delle mura di Alessandria. Come scrisse Bourrienne: "Un minuto più presto o tre minuti più tardi la cosa non sarebbe riuscita; ma il momento fu perfetto, e l'Italia del nord fu recuperata in quell'istante dalla repubblica francese". Gli Austriaci avevano perduto 15 bandiere, 40 cannoni e circa 6.000 uomini, oltre a almeno 8.000 prigionieri. Anche le perdite francesi però non erano state lievi e quasi un quarto dell'armata di riserva giaceva morto o ferito sul campo di Marengo. La perdita più grave fu quella dello stesso Desaix. Proprio mentre caricando coi suoi cavalleggeri aveva assicurato il trionfo alle armi francesi, Desaix era stato ucciso da una palla di moschetto in pieno petto. Bonaparte pianse la perdita del giovane subordinato ed amico e, ad onore del vero, non negò mai il debito di riconoscenza verso Desaix per il suo comportamento a Marengo. Lo stesso fanno i molti, e tra loro chi scrive, che ancora oggi passando per l'abbazia del Gran San Bernardo si fermano a rendere omaggio alla tomba del giovane, coraggioso e sfortunato generale repubblicano.

Le Conseguenze:

La battaglia di Marengo di fatto mise fine alla guerra contro la seconda coalizione. Le operazioni si trascinarono ancora per qualche tempo in Germania ma, con l'Italia di nuovo in mano ai Francesi, prima l'Austria con la pace di Luneville e poi l'Inghilterra con quella di Amiens vennero a patti col Primo Console. Napoleone dal canto suo, col prestigio della vittoria, aveva consolidato il potere che aveva ottenuto attraverso un colpo di stato l'anno precedente. Ora il Primo Console poteva dedicarso a quell'opera di riorganizzazione dello Stato francese che, nel suo pensiero, avrebbe dovuto essere complemento e superamento della rivoluzione. Di lì a poco Bonaparte avrebbe trasformato la repubblica in un impero portando la Francia attraverso quindici anni, gloriosi ma anche pieni di lutti, a ridisegnare per sempre il volto dell'Europa.

Le Coalizioni Antifrancesi:

- I coalizione ( I 793-1797): Inghilterra, Austria, Prussia, Spagna, Sardegna, Napoli. Campagna d'Italia di Bonaparte: Vittorie di Dego, Lodi, Arcole e Rivoli. Pace di Parigi e Trattato di Campoformio.
- II coalizione (1798-1802): Inghilterra, Turchia, Austria, Russia. Sconfitta di Abukir. Vittoria di Marengo. Paci di Luneville e di Amiens.
- III coalizione ( 1805): Inghilterra, Austria, Russia. Vittoria di Ulm e Austerlitz. Sconfitta di Trafalgar. Pace di Presburgo.
- IV coalizione (1806-1807): Inghilterra, Russia, Prussia. Vittorie di Jena, Auerstadt, battaglia non decisiva di Eylau, vittoria di Friedland. Pace di Tilsit. Blocco continentale. Invasione di Spagna e Portogallo.
- V coalizione (1809): Inghilterra, Austria, Spagna, Portogallo. Vittoria di Wagram. Pace di Vienna. Campagna di Russia (1812). Vittoria di Borodino. Ritirata e sconfitta della Beresina.
- VI coalizione (1813-1814): Inghilterra, Russia, Svezia, Prussia e Austria. Sconfitta di Lipsia. Trattato di Parigi. Abdicazione e ritiro all'isola d'Elba. I Cento giorni (marzo-luglio 1815).
- VII coalizione (1815): Inghilterra, Prussia, Russia, Austria. Vittoria di Ligny. Sconfitta di Waterloo. Seconda abdicazione ed esilio a Sant'Elena.

 
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