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Battaglia di Leuttra (371 a.C.)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1500 a.C. al 1 a.C.

Luogo: Beozia
Data:
6 Luglio del 371 a.C.
Forze in Campo:
Tebe contro Sparta
Esito:
Decisiva Vittoria Tebana
Comandanti:
Tebe:
Epaminonda e Pelopida - Sparta: Cleombroto I

La battaglia di Leuttra, combattuta nei pressi di Tebe, in Beozia, nell'anno 371 avanti Cristo, rappresenta un punto di svolta importante nella storia dell'arte della guerra nel mondo ellenico. Per almeno quattro secoli il panorama dell'arte della guerra in Grecia, sia nei numerosi conflitti interni tra le poleis che nello scontro con l'invasore persiano, era stato dominato dalla supremazia del sistema militare spartano, mai messa seriamente in discussione. Sparta non era sempre uscita vincente dalle molteplici battaglie che i suoi opliti avevano combattuto, tuttavia la saldezza della falange lacedemone, il valore dei suoi opliti, reclutati tra i cittadini di diritto, e la robustezza delle sue istituzioni, meno soggette che in altre città al variare delle fortune politiche, avevano fatto della città peloponnesiaca una sorta di punto di riferimento in campo militare non solo nel mondo ellenico. Dopo le vittorie nelle guerre messeniche, attorno ai secoli VIII e VII avanti Cristo, il potere spartano si era diffuso in tutto il Peloponneso, strutturandosi secondo il sistema istituzionale, tradizionalmente fatto risalire al mitico legislatore Licurgo, di una rigida oligarchia militare, con una stretta divisione in classi e una mobilità sociale praticamente nulla. L'organizzazione sociale dello stato spartano aveva consentito la nascita di una classe di cittadini, gli omoioi, uguali, in grado di dedicarsi soltanto all'addestramento militare e alla preparazione della guerra fin dalla tenera età, fornendo allo stato lacedemone uno strumento bellico permanente, altamente addestrato e del tutto ( diremmo oggi ) professionale. Nei confronti delle altre poleis Sparta disponeva quindi di un esercito di gran lunga più efficace rispetto alle forze di cittadini, che prendevano le armi solo in caso di necessità, che tutte le altre città erano in grado di mettere in campo. Tale sistema, se aveva consentito a Sparta di assumere dopo la resa ateniese del 404 a.C. l'egemonia sull'intera Ellade, conteneva già al proprio interno i germi della crisi e della conseguente decadenza. L'organizzazione sociale chiusa, il controllo, quasi eugenetico, della qualità delle nascite, e la totale mancanza di mobilità in seno alla società spartana avevano alla lunga portato ad un indebolimento della città e dello stato. Proprio quando sembrava che Sparta avesse ottenuto la supremazia sulle altre poleis questa crisi emerse in tutta la sua drammaticità. Nella piana di Leuttra toccò ai Tebani di Pelopida ed Epaminonda mettere a nudo questa decadenza, infrangendo assieme alle file della falange spartana anche il mito della sua invincibilità.

La Genesi:

Dopo la vittoria contro l'invasore persiano la Grecia non era più stata capace di trovare, nelle comuni lingua e cultura, i motivi per costruire un qualsiasi tipo di unità politica. I dissidi strategici già emersi durante la seconda guerra persiana nascondevano, in realtà, differenze di obiettivi politici ed economici che subito dopo portarono allo scoppio di un conflitto, la guerra del Peloponneso, destinato a durare quasi un secolo e a lasciare in ultima analisi l'Ellade in uno stato di sfinimento politico e militare assoluto. La contrapposizione militare tra Sparta e Atene, basata oltre che su diverse visioni del mondo soprattutto su contrapposte necessità di egemonia politica ed economica, era terminata con la disfatta della città attica, la quale, nel 404, era stata costretta ad accettare una resa umiliante. Scomparsa di fatto la rivale ateniese dalla scena politica, sembrava che la Grecia dovesse subire un lungo periodo di egemonia spartana. Sparta, che durante la guerra aveva beneficiato della politica ateniese di oppressione e talvolta di annullamento delle tradizionali libertà delle poleis, commise però lo stesso errore che aveva, alla lunga, condotto Atene alla disfatta. Nel tentativo di dare concretezza ed effettività al loro potere sui Greci, i Lacedemoni iniziarono ad installare governi-fantoccio, spesso sostenuti dalla pre-senza di guarnigioni spartane nelle città più importanti, con l'aggravante che, al contrario di ciò che avevano fatto gli Ateniesi, tali governi erano espressione delle oligarchie più retrive, suscitando quindi ancora più forte il malcontento popolare. Tra alti e bassi e con una serie di evoluzioni politiche e strategiche che trascendono l'oggetto di questo saggio, la politica spartana era, bene o male, riuscita a mantenersi per circa 25 anni. Fu nel 381 a.C. che iniziò la catena di avvenimenti destinata a cambiare per sempre il corso delle cose nella penisola ellenica. La città di Tebe, che aveva saputo mantenere un certo grado di autonomia, fu accusata dal governo spartano di tramare, contro la libertà della Grecia, col nemico persiano. In realtà tale accusa presupponeva una buona dose di ipocrisia, dato che proprio l'amicizia con i Persiani e il loro sostegno economico avevano consentito a Sparta di rafforzare il proprio potere sugli altri Greci. Mentre si preparava a resistere, Tebe fu consegnata da una congiura di una minoranza oligarchica ad un esercito spartano che, insediata una guarnigione sull'acropoli, consentì agli oligarchici l'instaurazione di un governo di terrore e di vendette personali e politiche. La maggioranza dei cittadini tebani mal sopportava questo stato di cose e, dopo 10 anni di tale governo, insorse, sotto la guida di Pelopida ed Epaminonda, cacciando i governanti oligarchici e le truppe spartane. Non potendo permettere incrinature al suo sistema di potere, Sparta dovette reagire subito. Nella primavera-estate del 371 un esercito spartano sotto il comando del re Cleombroto invase la Beozia e mise il campo nella pianura di Leuttra, vicino alle mura di Tebe.

La Battaglia:

I Peloponnesiaci e i loro alleati erano più numerosi dell'esercito tebano e, soprattutto, contavano tra le loro fila almeno 2.000 opliti spartiati con la loro fama di invincibilità. Epaminonda, che aveva preso il controllo della politica tebana, riuscì tuttavia a convincere i propri concittadini della necessità di opporre resistenza. L'esercito tebano, forte di 9.000 uomini, di cui 6.500 opliti, si mosse così per incontrare i 14.000 uomini accampati nei pressi della città. L'esercito spartano si schierò nella pianura assumendo la formazione di combattimento e disponendo le truppe in una sorta di ampia e schiacciata mezzaluna con la concavità rivolta verso il nemico; sulla destra dello schieramento, nel posto tradizionalmente ritenuto più onorevole, stavano i 2.000 spartiati con tra di loro il re Cleombroto. Le novità tattiche stavano tutte dalla parte dei Tebani; Epaminonda aveva schierato l'esercito in una formazione fino ad allora sconosciuta nelle battaglie di opliti rifiutato il fianco destro, con una formazione in obliqua, aveva schierato sulla sinistra il reparto d'élite della falange tebana al comando di Pelopida, il battaglione sacro, in una formazione molto profonda, 50 ranghi invece dei soliti 12, mettendo davanti al quadrato di opliti la propria cavalleria. Fu proprio sul lato sinistro che la battaglia si decise; la cavalleria tebana, leggermente superiore in numero a quella avversaria, mise in rotta quella nemica e si schierò a protezione del fianco sinistro tebano mentre la falange del battaglione sacro, con Pelopida in prima linea, si schiantava contro le file lacedemoni. Subito si accese una violenta mischia ma, lentamente, il maggior peso della formazione tebana iniziò ad avere la meglio. Quando lungo le file spartane si seppe che assieme a molti ufficiali lo stesso re Cleombroto era stato ucciso dalla lancia di un oplita tebano la formazione peloponnesiaca iniziò a vacillare. Era quello che Pelopida aspettava: incalzati dalla spinta del battaglione sacro, gli Spartani si misero presto in fuga. L'ala sinistra lacedemone non era ancora entrata in combattimento ma, vista la fuga delle migliori truppe sul campo, ruppe la formazione e si mise anch'essa in rotta, inseguita dalla cavalleria tebana. La battaglia era durata solo un'ora e sul campo rimanevano più di 1.000 spartiati assieme a 300 opliti tebani. Con l'abilità della manovra e la spregiudicatezza dello schieramento, Epaminonda aveva ottenuta una vittoria decisiva su quello che era considerato il miglior esercito dell'epoca.

L'Esercito Spartano:

L'esercito spartano, considerato per secoli il migliore di tutta l'Ellade, era diretta conseguenza della struttura sociale cittadina. Nell'esercito potevano entrare, anzi, erano obbligati a farlo, solo gli spartiati, cioè i cittadini che godevano i pieni diritti e che, a differenza dei perieci, abitavano in città. Gli spartiati, che rappresentavano il ceto dominante dello stato spartano, appartenevano al più alto livello dei cittadini liberi, gli eguali (in greco, omoioi), i quali ricevevano la tipica educazione spartana: molto rigida dai sette ai tredici anni, essa comprendeva l'assunzione di pasti in comune (i sissizi) e la proibizione del lavoro manuale e dell'attività commerciale. La loro fonte di reddito era infatti costituita dalle proprietà terriere, lavorate dagli iloti. Proprio in ragione dell'inalienabilità dei lotti di terra (ereditati dal primogenito), ma anche dei pesanti impegni militari, gli spartiati si indebolirono notevolmente come gruppo sociale, riducendosi progressivamente di nume-ro: da diverse migliaia a circa 700 nel IV secolo a.C. Secondo Tucidide, attorno al 400 a.C. l'esercito spartano era organizzato sull'unità base della fila, formata da 4 uomini che nella falange si schieravano uno dietro l'altro. Quattro file formavano una enomoitia, plotone, mentre quattro enomoitie formavano una pentekosys, compagnia. Quattro di queste costituivano un lochos, o battaglione, comandato da un locharca. I lochoi erano organizzati in morai, o reggimenti, che venivano messi in campo a seconda delle necessità tattiche. Alla fine del periodo, a causa della crisi demografica, la città fu in grado di mettere in campo contemporaneamente solo 4 morai.

Le Conseguenze:

La sconfitta subita dagli Spartani a Leuttra ebbe conseguenze dirompenti sugli equilibri politici di tutta l'Ellade. Incapaci di riprendere il controllo della città di Tebe i Lacedemoni, che pure nove anni dopo si presero una parziale rivincita a Mantinea, dove Epaminonda trovò la morte, non furono più capaci di mantenere una qualsiasi forma di potere egemonico sulle città-stato della Grecia. Lasciata in balia di se stessa la politica ellenica tornò alle divisioni e agli scontri che avevano caratterizzato il periodo immediatamente precedente alla fine della guerra peloponnesiaca. Quando sembrava che si potesse instaurare una fase di chiara supremazia tebana, si profilò all'orizzonte un altro nemico esterno per la libertà delle poleis. A nord, Filippo II della dinastia argeade, che in gioventù era stato ostaggio a Tebe, dove aveva conosciuto Epaminonda e Pelopida, aveva rafforzato lo stato macedone e, soprattutto, sviluppando ulteriormente i concetti strategici e tattici tebani aveva riformato e rinforzato il suo esercito. Stavolta l'invasore, i Macedoni, veniva da nord e, per quanto considerato semibarbaro, era di lingua greca. Nel 338 a.C. l'armata macedone, guidata da Filippo, sconfiggeva un esercito ateniese e tebano nella battaglia di Cheronea ponendo fine, di fatto, alla libertà della Grecia. Sottomessa sul piano politico l'Ellade non vide però scomparire la sua cultura; toccò al figlio di Filippo, Alessandro, che a Cheronea aveva comandato la cavalleria del padre, portare con le armi la cultura greca in Asia, ponendo le basi per quello sviluppo della civiltà greca che fu l'Ellenismo.

 
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