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Battaglia di Legnano (1176)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1000 d.C. al 1500 d.C.

Luogo: Legnano
Data:
29 maggio 1176
Forze in Campo:
Esercito del Sacro Romano Impero Germanico contro la Lega Lombarda
Esito:
Decisiva vittoria della Lega Lombarda
Comandanti:
Sacro Romano Impero Germanico:
Federico Barbarossa - Lega Lombarda: Alberto da Giussano e Guido da Landriano

Per lungo tempo una certa storiografia ha visto la battaglia di Legnano, combattuta il 29 maggio del 1176 tra l'esercito imperiale di Federico Barbarossa e le milizie cittadine della Lega lombarda, come uno dei primi sussulti nella lunga lotta per la liberazione e l'unificazione d'Italia. Oggi questa visione storiografica, che face-va dell'idea d'Italia un continuum sotterraneo sotteso ad ogni fase della storia della Penisola, è largamente superata. L'episodio di Legnano, però. resta importante, assieme a tutte le vicende che lo precedettero e seguirono, e vale la pena di soffermarcisi un poco. Quello che nei nostri ricordi scolastici ci appare come un tentativo da parte delle città lombarde, o almeno di una parte di esse, raggruppate in una lega, di affermare di fronte ad un potere lontano autocratico un principio di libertà di tipo quasi moderno appare, se analizzato un po' più da vicino, qualcosa di profondamente differente. Innanzi tutto sarà bene capire con esattezza che valore assegnare al termine medievale di libertà. Nel Medioevo un po' in tutta Europa la parola libertates, le libertà, non significava esattamente libertà in senso moderno. Sotto la categoria delle libertates, infatti, si riunivano tutto quell'insieme di privilegi, di norma concessi dal potere signorile, spesso ottenuti a scapito di privilegi revocati ai propri vicini, altre libertates ma decadute, che ogni comunità custodiva gelosamente all'interno del proprio patrimonio tradizionale di leggi e di costumi. Non è un caso che ogni tentativo di riforma, di razionalizzazione e di modernizzazione dei nascenti stati nazionali si sia dovuto scontrare, fin dall'inizio, con la persistenza sul territorio di sistemi di "libertà" diffuse, spesso contraddittorie, che in quanto garanti della conservazione di usi ormai stratificati facevano da freno ed opposizione ad ogni tentativo di trasformazione del sistema sociale e politico. L'Italia del XII secolo, e l'Italia settentrionale in particolare, non faceva eccezione. Non è obiettivo di questo lavoro approfondire l'analisi della formazione della società comunale nell'Italia altomedievale, ma schematizzando si potrebbe dire che l'elemento progressivo, nella vicenda che vide a lungo contrapposte le città lombarde (ma non tutte dato che molte, proprio nella speranza di accrescere le proprie "libertà" a scapito delle vicine, erano schierate nel campo imperiale) e il Barbarossa, l'elemento di modernità e ( ma qui forse arrischiamo troppo ) di progresso stava proprio dalla parte dell'imperatore tedesco. La politica degli imperatori a partire da Ottone il Grande era sempre stata, infatti, quella di istituire e nel caso imporre la supremazia dell'impero, potremmo quindi dire dello stato, sulla congerie di poteri feudali, ecclesiastici o cittadini che, profittando della lunga vacanza dei poteri legittimati, avevano usurpato la gestione del territorio tanto sul piano economico che su quello politico e militare. Con gli imperatori delle casate di Sassonia e degli Hohenstaufen questo conflitto, in special modo in Italia, si era radicalizzato, trasformandosi in breve in uno scontro frontale con la Chiesa e col suo potere temporale. Dentro le pieghe di tale scontro, a partire dalla fine dell'XI secolo si erano inserite le città del nord della Penisola che speravano, liberandosi dal controllo dei funzionari imperiali, di godere di sempre maggiori franchigie e di essere in grado di rafforzare i loro interessi localistici e di piccola potenza. In questo quadro, contraddittorio ma estremamente vitale, si andarono a collocare gli avvenimenti di quel 1176, che si conclusero col sangue versato a Legnano.

La Genesi:

Il tentativo da parte di Federico Barbarossa di restaurare il potere imperiale nella penisola italiana lo portò ben presto in urto con gli interessi delle città del nord dell'Italia che ormai non accettavano più che un potere lontano, per quanto legittimo, interferisse nei loro affari interni, quali ad esempio la nomina dei podestà. Tra il 1154 e il 1176 l'imperatore tedesco condusse almeno quattro campagne in Italia per indurre alla ragione le città ribelli che nel frattempo, approfittando della lotta tra impero e papato, si appoggiarono al papa Alessandro III che l'imperatore non riconosceva come legittimo. Dopo la campagna condotta dal Barbarossa negli anni tra il 1158 e il 1162, nel corso della quale l'esercito imperiale prese le città di Crema e di Milano facendone abbattere le mura, e incendiò altre sei città tra cui Novara, Asti e Tortona, sembrava che la situazione si fosse in qualche modo stabilizzata ma nel 1167 il sovrano svevo fu ancora costretto a scendere in Italia per fronteggiare, senza risultati definitivi, le rinate rivendicazioni delle città lombarde. Il primo dicembre del 1167 sedici città lombarde tra cui Milano strinsero una Lega giurata, con l'obiettivo di sostenersi a vicenda nella lotta contro l'imperatore per l'affermazione delle loro libertà. Per sottolineare anche in modo simbolico questa loro determinazione i Lombardi decisero di fondare una nuova città, del tutto sottratta all'influenza imperiale: Alessandria, dal nome del papa che appoggiava le rivendicazioni dei Comuni lombardi e che aveva scomunicato Federico. Fu proprio contro Alessandria che il Barbarossa diresse all'inizio la sua campagna nel 1174 ma nell'aprile del 1175, dopo un lungo assedio, l'imperatore fu costretto a ritirarsi su Pavia, città che non aveva mai abbandonato il campo imperiale. Per diversi mesi sembrò che, come spesso accadeva, la situazione potesse essere risolta da una trattativa, ma le città della Lega, saputo che dalla Germania Enrico il Leone non era riuscito, o forse non aveva voluto mandare rinforzi all'imperatore, ruppero le trattative. Si era alla fine dell'inverno del 1176; il Barbarossa doveva fare affidamento soprat-tutto sulle milizie delle città italiane avversarie delle sedici riunite nella Lega, oltre ai suoi cavalieri tedeschi. La Lega lombarda riuscì a mobilitare altri 2.500 cavalieri e 900 fanti dalla città di Milano. La soluzione al conflitto sarebbe stata trovata sul campo di battaglia, nei pressi della città di Legnano.

La Battaglia:

L'esercito lombardo si mise in marcia verso Legnano, formando una lunga colonna, il mattino del 29 maggio 1176. Convinti che l'armata imperiale fosse ancora lontana, i Lombardi non pensavano di dover accettare battaglia in quella giornata. Ma Federico era molto più vicino di quanto pensassero i suoi nemici e, dopo aver passato la notte nei pressi di Cairate, si era messo in moto per attraversare il Ticino e giungere a Pavia. Il contatto tra i due eserciti avvenne quando l'avanguardia imperiale, un nucleo di circa 300 cavalieri tedeschi, incappò negli esploratori lombardi. Per quanto l'imperatore fosse stato consigliato di non accettare lo scontro, egli decise di dare battaglia quel giorno e rapidamente fece schierare tutto l'esercito attorno al punto in cui si era accesa la mischia. A questo punto le narrazioni della battaglia, della quale non siamo nemmeno in grado di definire con precisione il numero dei combattenti (per quanto un'ipotesi di circa 20.000 uomini per parte sia considerata accettabile), si fanno confuse. Pare di capire che la cavalleria tedesca abbia facilmente messo in rotta l'avanguardia dei cavalieri cittadini, i quali con la loro fuga esposero all'attacco nemico il carroccio milanese, simbolo delle libertà comunali. Mentre le fanterie poste a difesa del carroccio stavano per cedere, sembra che l'intervento della "Compagnia della morte", una confraternita giurata di soldati al comando di Alberto da Giussano, che la moderna critica considera però una figura mitica, valse a ristabilire la situazione. Si accese una mischia confusa, durante la quale il Barbarossa ebbe un cavallo ucciso sotto di sé, che alla fine si risolse con la sconfitta dei tedeschi, o per meglio dire delle milizie lombarde che servivano, con onore, in campo imperiale. Federico, coinvolto nella rotta ( sebbene non sembri che l'armata della Lega, probabilmente molto provata, s'impegnasse in un vero e proprio inseguimento ) riuscì, si dice a piedi, a rifugiarsi tra le mura della fedele Como. L'ultima grande spedizione in Italia dell'imperatore Federico I si era conclusa con la sconfitta.

Le forze in campo:

Come spesso capita nelle battaglie dei primi secoli dell'età feudale è difficile dare numeri esatti per la consistenza degli eserciti presenti sul campo di Legnano. Una stima di circa 20.000 combattenti per parte può essere considerata accettabile. Il Barbarossa poteva avere con sé tra i 2.000 e i 3.000 cavalieri, mentre per i lombardi i cavalieri non dovrebbero aver superato le 1.500 unità.

Le Conseguenze:

La sconfitta di Legnano mutò profondamente la politica di Federico Barbarossa nei confronti dell'Italia: deluso di fronte all'ottusità delle borghesie mercantili cittadine, che non riuscivano ad andare al di là dei loro interessi immediati per appoggiare il suo disegno, dopo la battuta d'arresto legnanese Federico volse il suo interesse verso oriente e, in seguito, verso il Mediterraneo. Nel 1183, con la pace di Costanza, l'impero riconosceva i privilegi delle città lombarde rinunciando, di fatto, ad ogni ipotesi di intervento modernizzatore e razionalizzatore in Italia. La vittoria non tenne unite a lungo le città della Lega. La struttura comunale, di per se stessa basata sull'interesse particolare, si mostrò incapace di diventare cemento unitario per cittadini uniti da una medesima lingua ma fortemente divisi per interessi. La vittoria di Legnano si mostrò, in questo senso, come un'occasione doppiamente mancata; avevano fermato il disegno unificatore del Barbarossa ma non erano stati capaci di sostituirgli un'ipotesi di sviluppo e di crescita politica per la società mercantile che stava sviluppandosi. Le lotte fratricide dei secoli successivi e la fine delle libertà cittadine, scomparse nel nulla con l'affermarsi del potere signorile, erano forse già scritte nelle conseguenze immediate della battaglia di Legnano.

 
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