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Battaglia di Lechfeld (955 d.C.)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1 a.C. al 1000 d.C.

Luogo: Pianura di Lechfeld, vicino ad Augusta (Germania)
Data:
10 agosto 955
Forze in Campo:
Germani contro i Magiari
Esito:
Vittoria di Ottone I il Grande
Comandanti: Germani:
Ottone I il Grande - Magiari: Arpad

Nell'immaginario europeo la minaccia orientale è stata in qualche modo sempre presente, come un incubo ricorrente: dall'antichità al Medioevo, le incursioni o le invasioni dei cavalieri della steppa furono viste come una sorta di piaga biblica mandata da Dio per purgare i peccati della cristianità. Tale era stata la reazione del mondo civilizzato di fronte agli Unni, considerati alla stregua di bestie, e di fronte agli Avari, che minacciarono l'Europa germanica del dopo impero d'Occidente; fu la stessa di fronte agli Ungari che, alla fine del primo millennio della nostra era, sembravano dover far rivivere gli orrori delle incursioni unne. Dopo la crisi dell'impero carolingio sembrava che una serie infinita di flagelli dovesse abbattersi sull'Europa cristiana. A sud la minaccia araba e musulmana, arrestata ma mai eliminata, tornava a farsi pericolosa con incursioni che colpivano le coste di tutto il Mediterraneo; a nord gli incursori vichinghi, uscendo dai loro fiordi scandinavi, non solo saccheggiavano villaggi e abbazie ma, risalendo i fiumi, minacciavano persino le grandi città come Parigi, mettendo l'Europa continentale e le isole britanniche sotto una tale pressione da costringere i governanti a concedere loro terre per i loro insediamenti, quali la Normandia o il Danelaw inglese. Ma era la minaccia da est quella che più di tutte terrorizzava gli Europei. Uscito dalle steppe dell'Asia centrale, un popolo di stirpe turco-altaica si era mosso verso occidente venendo in contatto con la frontiera tedesca dell'impero: erano i Magiari, noti anche come Ungari. La struttura sociale e quindi anche militare degli Ungari era quella tipica dei popoli nomadi o seminomadi delle steppe: una serie di clan che talvolta si riunivano sotto un capo tribale più forte degli altri per una spedizione o un'impresa particolarmente importante ed impegnativa. Fu proprio uno di questi capi, Arpad, che nell'896 o nell'897 ( le fonti sono incerte ) condusse gli Ungari verso occidente fino ad occupare quell'anticamera della steppa centro-asiatica che era la Pannonia, attuale Ungheria. Fondando un principato nomade alle porte dell'Europa, Arpad aveva offerto al suo popolo una base ideale per le scorrerie, che egli stesso condusse, verso le regioni coltivate e sedentarie dell'Europa centrale e meridionale. Nell'899 Arpad guidò una grande incursione in Italia dove, sconfitto un esercito condotto da Berengario, mise a sacco il Friuli, il Veneto e scese fino all'Italia centrale. Alla morte di Arpad le incursioni ungare si rivolsero verso la Germania, il vecchio cuore austrasiano dell'impero carolingio. Qui, però, gli Ungari trovarono un sovrano forte, Ottone I, che aveva capito che il futuro dell'impero, o almeno della parte tedesca, si sarebbe giocato verso est. Per Ottone il primo ostacolo da risolvere per l'espansione ad oriente era il potere degli Ungari: con questi presupposti lo scontro era inevitabile.

La Genesi:

Dopo la grande incursione in Italia della fine del IX secolo gli Ungari avevano costituito un pericolo costante per le regioni orientali dell'impero. A partire però dal secondo quarto del X secolo, i cavalieri magiari avevano subito una serie di sconfit-te da parte dei Bavaresi mentre il rafforzato controllo imperiale sull'Italia del nord impediva loro l'accesso alle ricchezze della Penisola. Approfittando dei dissensi interni all'impero (953-955), gli Ungari cercarono di restaurare le loro fortune. Nel 954 un esercito ungaro attraversò il Reno come alleato del duca Corrado di Lorena, ribelle all'autorità imperiale di Ottone I, e mise a sacco la Francia nord-occidentale, mostrando le vere intenzioni dei cavalieri magiari: il saccheggio era ancora la loro unica prospettiva. L'anno seguente essi invasero la Baviera, ma commisero l'errore di fermarsi attorno alla città fortificata di Augusta offrendo all'esercito di Ottone la possibilità di una battaglia campale e rinunciando al grande vantaggio della loro mobilità. Sapendo che una vittoria contro i predoni ungari sarebbe stata il coronamento ideale per la restaurazione del suo potere, Ottone aveva concentrato un esercito di cavalieri svevi, boemi, franchi, sassoni e bavaresi ai piedi della selva di Franconia. Da qui, puntando a sud, intendeva tagliare ai Magiari la via di ritirata per costringerli ad accettare battaglia. Dopo aver marciato su Augusta, l'esercito germanico incontrò il nemico a Lechfeld, in una strettoia tra i fiumi Lech e Schmutter. Quello sarebbe stato il campo per la battaglia che Ottone voleva.

Le forze in campo:

Ottone disponeva di otto legiones di cavalieri, provenienti da ogni parte dell'impero, per un totale di circa 8.000 combattenti. Inoltre è probabile che con l'imperatore marciassero anche fanti ausiliari slavi che però non risulta siano stati impegnati in battaglia. Le fonti ci parlano di 100.000 Ungari accampati attorno ad Augusta. In realtà, una valutazione delle forze di Karchas Bulcsu in circa 50.000 cavalieri pare più vicina alla verità.

La Battaglia:

L'esercito con cui Ottone aveva tagliato la via di ritirata ai Magiari era una piccola forza composta esclusivamente da cavalleria pesante. L'imperatore aveva con sé otto legiones ( era tipico da parte degli imperatori ottonidi il resuscitare termini militari romani allo scopo di rafforzare la propria legittimità imperiale ) ognuna di circa 1.000 uomini, salvo forse quella sotto il comando dell'imperatore stesso che potrebbe essere stata un po' più grossa. Il principe arpade Karchas Bulesu, che comandava i Magiari, si accorse del pericolo costituto dalla mossa di Ottone e, riunito l'esercito che assediava Augusta, gli mosse incontro. Bulesu tentò di sfruttare la superiorità numerica impegnando la testa della colonna imperiale mentre un contingente operava un movimento avvolgente attaccando la coda dell'esercito tedesco. La mossa degli Ungari in un primo momento sembrò aver successo; i contingenti boemi e svevi, colti sul retro e sul fianco, furono travolti, ma un deciso intervento della legio franca, che fatto dietro-front attaccò gli Ungari, ristabilì le posizioni. Nel frattempo, sul fronte di Ottone, i cavalieri bavaresi avevano respinto gli attacchi magiari e, riuscendo a schierarsi in linea di battaglia, contrattaccarono violentemente il nemico. Vistisi perduti, i Magiari si diedero alla fuga sotto la copertura di nugoli di frecce. Con le vie di ritirata tagliate la sorte dell'esercito ungaro era segnata. Molti Magiari furono catturati, altri annegarono tentando di passare il Lech, altri ancora furono presi ed uccisi nei villaggi vicini in cui avevano cercato di trovare rifugio. Molti dei nobili magiari catturati furono fatti impiccare da Ottone sulle mura di Regensburg, come monito ai cavalieri ungari di non osare più varcare le frontiere dell'impero.

Le Conseguenze:

La vittoria di Lechfeld portò ad Ottone I due tipi di vantaggi. Il consolidamento della frontiera orientale dell'impero era un obiettivo vitale per la nascente spinta germanica verso oriente; inoltre la fine della minaccia ungara fu accolta con gran-de entusiasmo in tutta Europa e Ottone, che da allora fu detto il Grande, fu salutato come il salvatore della cristianità. Questo permise all'imperatore germanico di rafforzare il suo potere, che ancora pochi anni prima era stato messo in discus-sione da una serie di rivolte, e di spostare la sua attenzione verso la politica italiana, inaugurando quella tradizione di intervento nelle cose d'Italia e, di conseguenza, del papato, che tanto peso avrebbe avuto sulla storia dell'impero nei secoli successivi. Gli Ungari uscirono definitivamente fiaccati dalla sconfitta subita sulle sponde del Lech. Quella del 955 fu l'ultima delle loro grandi scorrerie. Indebolita nelle sue compo-nenti più strettamente asiatiche, la società magiara andò via via perdendo quei connotati nomadi che l'avevano caratterizzata. Nel 1000 Stefano I, un discendente di Arpad, dopo essersi convertito al cristianesimo fu incoronato primo re d'Ungheria. Quella che era stata una tribù di cavalieri nomadi si avviava a diventare una nazione.

 
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