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Battaglia di Isandlwana (1879)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1800 d.C. al 1900 d.C.

Luogo: Montagna Isandlwana, attuale Sudafrica
Data:
22 Gennaio 1879
Forze in Campo:
Impero Britannico contro il Regno Zulu
Esito:
Vittoria Zulu
Comandanti:
Impero Britannico:
 Henry Pulleine e Anthony Durnford - Regno Zulu: Cetewayo

La battaglia di Isandlwana ( o forse, date le poche truppe impegnate, sarebbe meglio dire lo scontro ) fu una delle rare vittorie di un'armata di nativi contro un reparto regolare occidentale nel corso delle guerre coloniali del XIX secolo. Dopo aver stabilito una colonia al Capo di Buona Speranza gli Inglesi, dalla metà del secolo, andarono estendendo la loro area di influenza verso l'interno dell'Africa entrando in contatto e, conseguentemente, in attrito con le due potenze locali: gli stati boeri e il regno Zulu. Rimandato per il momento il confronto con i Boeri, il comandante militare inglese della colonia del Capo, visconte di Chelmsford, alla fine del 1878 rivolse l' attenzione contro il re zulu Cetewayo che, da quando era salito al trono dopo una guerra civile della nazione zulu, si era dedicato a ricostruire la sua potenza militare. Gli Zulu rappresentavano un caso unico nel panorama africano. Nei primi anni del secolo Shaka, fondatore della potenza zulu, aveva riformato l'esercito, l'impi, costruendo una forza di migliaia di guerrieri professionalmente addestrati militarizzando al contempo l'intera società zulu. Per Shaka, che disponeva di una forza militare assolutamente sconosciuta alle altre tribù o nazioni africane, era quindi stato facile sottomettere i propri vicini creando un vero e proprio impero nell'Africa sud-orientale. Gli zulu di Cetewayo erano una società fortemente militarizzata; i guerrieri, suddivisi in vari reggimenti, ibutho, vivevano una vita comunitaria, dedicandosi all'addestramento bellico nutriti dal lavoro delle popolazioni sottomesse. Gli uomini non potevano sposarsi fino a che il loro ibutho non avesse mostrato di essere capace di battersi bene in guerra: a quel punto l'intero reggimento veniva fatto sposare con un gruppo di donne, anch'esse allevate comunitariamente, scelte direttamente dal re per assicurare la discendenza e il futuro dell'esercito. Con una struttura così gerarchizzata e modellata sull'efficienza bellica il regno zulu era stato, per tutta la prima metà del XIX secolo, in grado di misurarsi alla pari con le colonie che gli Inglesi e i Boeri di origine olandese avevano installato nella regione del Capo, nel Transvaal e attorno al fiume Orange. Chelmsford sapeva bene che se voleva far avanzare il potere britannico verso l'interno doveva prima abbattere quello di Cetewayo e della nazione zulu.

La Genesi:

Con l'annessione avvenuta nel 1877 del Transvaal, che in seguito porterà alla guerra boera, la colonia inglese del Capo aveva ereditato le dispute dei Boeri con la nazione zulu. Da sempre i rapporti tra gli Zulu e i Boeri erano stati tesi; un susseguirsi di sconfinamenti, di piccoli scontri e di incidenti lungo la mal definita frontiera che divideva il Transvaal e il Libero Stato di Orange dai territori zulu aveva sempre tenuta alta la tensione nella zona. L'alto commissario della colonia inglese del Natal, sir Henry Bartle-Free, in passato si era adoperato per formare una sorta di confederazione che vedesse convive-re le varie etnie presenti nella zona, ma l'annessione del Transvaal, cui non era stata estranea la scoperta di una ricchissima miniera di diamanti a Kimberley, aveva risvegliato l'interesse inglese sull'intera area. Nel 1877, ormai, Bartle-Free vedeva la presenza di una forte nazione zulu come una minaccia alla posizione britannica in quei territori. L'arrivo nel Natal del nuovo comandante militare, il tenente generale sir Frederick Thesinger, in seguito Lord Chelmsford, diede a Bartle-Free un sicuro alleato nei suoi propositi aggressivi. Sebbene Londra avesse raccomandato ai responsabili della colonia una politica cauta e che privilegiasse i metodi pacifici, Chelmsford contava sulla lentezza delle comunicazioni con la capitale per mettere il governo davanti al fatto compiuto di una vittoria militare. Alla fine del 1878 Chelmsford fece avere al re zulu Cetewayo un ultimatum in cui chiedeva al re di accettare un virtuale protettorato britannico sulla nazione zulu. Cetewayo, che si considerava nel suo pieno diritto, e che aveva sempre continuato a rinforzare la preparazione militare del suo popolo, rifiutò senza alcuna esitazione. Era quello che gli Inglesi attendevano e 1'11 gennaio del 1879 Chelmsford iniziava l'invasione dei territori zulu. Chemlsford aveva diviso la sua forza d'invasione costituita da 5.000 soldati britannici e da 8.200 nativi in tre colonne: la colonna di destra sotto il comando del colonnello Charles Pearson attraversò la frontiera vicino alla foce del fiume Tugela con l'obiettivo di riprendere la missione abbandonata di Eshowe per trasformarla in una base per le future operazioni; la colonna di sinistra entrò nello Zululand dal Transvaal, al comando del colonnello Evelyn Wood; mentre la colonna centrale, più forte, comandata dallo stesso Chelmsford, alla ricerca dell'esercito di Cetewayo, attraversò il Buffalo River all'altezza di Rorke's Drift. Pur non ignorando la presenza dell'armata zulu, forte di circa 30.000 uomini, Lord Chelmsford commise una serie di errori di valutazione sul proprio avversario, il bellicoso popolo africano, all'apice del suo splendore e della sua potenza. Nei primi dieci giorni della campagna gli Zulu si dimostrarono praticamente invisibili nell'immensità della savana, rifiutando lo scontro. Proprio la speranza di un rapido e decisivo scontro indusse Chelmsford a commettere l'errore decisivo: egli suddivise ancora la sua colonna per aumentare il raggio delle ricerche del nemico e fu così che all'alba del 22 gennaio egli stesso con metà delle sue forze lasciò il campo, ove rimase un battaglione del 24° fanteria assieme agli ausiliari nativi, posto ai piedi di un curioso rilievo roccioso, nel luogo chiamato "il posto dell'erba secca", in lingua zulu: Isandlwana.

Le Forze in Campo:

A Isandlwana Chelmsford aveva lasciato un battaglione del 24° reggimento di fanteria, circa 900 uomini, accompagnati da un paio di migliaia di ausiliari indigeni. Le forze zulu impegnate nella battaglia possono essere stimate in circa 20.000 guerrieri.

La Battaglia:

Al mattino del 22 gennaio gli esploratori del 24° reggimento scoprirono il vero esercito zulu accampato dietro le colline in vicinanza di Isandlwana. Sebbene non fosse stato previsto un attacco, molti guerrieri si lanciarono dietro gli esploratori trascinandosi dietro tutto l'esercito raggiungendo il campo inglese. Gli ufficiali inglesi rimasti al comando del tenente colonnello Henry Pulleine, ancora convinti di affrontare una forza locale, si trovarono all'improvviso di fronte al grosso dell'esercito composto di 20.000 uomini. La disposizione dell'esercito zulu per il combattimento era chiamata impondo zankomo ("le corna della bestia") e prevedeva un centro formato dai guerrieri più anziani ("petto") con due ali di guerrieri giovani ("corno destro e sinistro"). Mentre il petto doveva sostenere l'urto dell'esercito nemico, le corna avrebbero compiuto un aggiramento per rinchiuderlo in una tenaglia. E fu proprio questo che accadde a Isandlwana, dove un battaglione del 24° fanteria, un reggimento gallese, fu sopraffatto dagli Zulu maggiori di numero tanto da resistere al fuoco britannico e da accerchiare la linea di Pulleine. All'inizio sembrava che il tiro rapido dei fucili Martini Henry potesse tenere a distanza i guerrieri zulu, che soprattutto sul centro subirono perdite molto pesanti. Ma gli Zulu erano guerrieri coraggiosi e addestrati e nonostante il fuoco britannico continuarono ad avanzare. Il problema per gli Inglesi era mantenere costante il volume di fuoco; l'afflusso delle munizioni alle compagnie impegnate era il punto cruciale se la resistenza doveva continuare. Ma i nemici erano troppi e via via il fuoco dei fucilieri gallesi del 24° cominciò a diminuire. Era quello che aspettavano i guerrieri zulu: con un ultimo sforzo furono addosso alle linee inglesi dove si accese un violento scontro corpo a corpo; ma così il numero degli Zulu non poteva non avere la meglio e la resistenza presto fu soffocata. I superstiti tentarono la ritirata verso Rorke's Drift ma furono attaccati dal corno destro che li aveva aggirati e furono costretti a dirigersi verso Sothondose's Drift dove però la piena era tale da rendere impossibile il guado tanto che molti furono spazzati via dalla corrente. Alla fine della battaglia solo 55 soldati inglesi e un centinaio di nativi riuscirono in qualche modo a rientrare nelle proprie linee, mentre le perdite zulu non sono esattamente conosciute ma sicuramente devono essere ammontate a qualche migliaio di guerrieri.

Le Conseguenze:

La sconfitta inglese subita ad opera delle forze zulu a Isandlwana fece molto rumore, in Africa e in Europa. In realtà nessuno pensava che un reparto occidentale, armato dei modelli di fucile più recenti, potesse rischiare la sconfitta di fronte a dei guerrieri armati in grande maggioranza di lance. A ben vedere, la sconfitta nacque proprio da questo atteggiamento; Chelmsford, sicuro della superiorità occidentale, non aveva preso nessuna precauzione, non aveva fatto fortificare il campo e aveva diviso la sua colonna in piccoli reparti molto più vulnerabili. La convinzione di avere a che fare solo con un pugno di selvaggi gli era stata fatale. Il giorno seguente la battaglia gli Zulu, contravvenendo un ordine di Cetewayo che non voleva si sconfinasse dai territori zulu per mantenere il carattere difensivo alla guerra, attaccarono la postazione di Rorke's Drift, dove gli Inglesi avevano installato un ospedale da campo. Protetti dalle costruzioni che avevano rafforzato con barricate e ben riforniti di munizioni, i soldati della guarnigione, poche decine, riuscirono a resistere ad ogni assalto, dimostrando che se messi di fronte a fortificazioni, sia pure primitive, gli Zulu non erano in possesso della soluzione tatti-ca per avere la meglio su un nemico trincerato. Chelmsford nei mesi seguenti organizzò una serie di spedizioni contro Cetewayo ( ormai anche in Inghilterra ci si era rassegnati alla guerra ) e alla fine, dopo una serie di vittorie, sconfisse definitivamente gli Zulu il 4 di luglio nella battaglia di Ulundi. Lo Zululand fu diviso in tredici province i cui capi giurarono fedeltà alla Corona inglese, mentre Cetewayo fu incarcerato al Capo. L'ultimo re degli Zulu morirà nel 1884 quando ormai lo Zululand era stato definitivamente annesso alla Corona britannica.

Il Fucile Martini Henry:

Fucile Mod. 1871, in dotazione all'esercito imperiale britannico nel corso degli ultimi decenni del XIX secolo. Era un'arma di calibro 11,5 mm costituita da una scatola di culatta cui era avvitata la canna, la canna Henry a sette rigature, che oltre a servire da raccordo tra il fusto della cassa, l'impugnatura e il calcio conteneva tutti i meccanismi di carica e sparo, meccanismi inventati da Martini. Il sistema di otturazione era manovrato mediante una leva posta sotto la scatola di sparo, consen-tendo un fuoco decisamente sostenuto. La capacità di fuoco del Martini Henry fu uno dei fattori chiave per le vittorie britanniche, dopo Isandlwana, sui guerrieri zulu.

Il Sistema Militare Zulu:

La struttura della società zulu era pensata in base alla tradizione guerriera della nazione e in funzione delle necessità belliche. In caso di guerra, il re nominava generali delle truppe i suoi capi tribù più valenti ed esperti ed erano questi a condurre in battaglia l'esercito. La tradizione militare zulu prevedeva che i giovani di 19 anni si riunissero in un ibutho (reggimento) e vi prestassero servizio fino al matrimonio, concesso all'intero reggimento se si era ben comportato in battaglia, quando passavano alla riserva. Pertanto, in periodo di necessità i re impedivano il matrimonio prima dei 40 anni, dopo di che il passaggio di condizione sociale era indicato dal dono dell'isicoco, un anello di gomma lucida portato intrecciato ai capelli. Durante il combattimento, il guerriero zulu indossava solo un perizoma e degli ornamenti per le braccia e le gambe. Le armi erano la tradizionale zagaglia a lama larga detta assegai: il guerriero ne portava due tipi diversi, uno più leggero, da lancio, e uno con la lama più pesante da usare nel combattimento ravvicinato.

 
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